E’ stato un viaggio di alcuni anni fa, affascinante ma anche difficile. Affascinante per la bellezza della natura e delle località che abbiamo visitato, ma anche difficile perché abbiamo passato molte ore in camper, il tempo non è stato clemente (molti sono stati i giorni di intensa pioggia) e, come leggerete nel diario, perché abbiamo avuto un serio problema con il motore del camper (che poi è stato l’unico in vent’anni di viaggi …). Nonostante ciò il ricordo della Norvegia è molto forte e sicuramente in futuro ci ritorneremo.
Sono circa 2000 i chilometri che separano la Lombardia dove viviamo da Oslo e, dopo due giorni interi di viaggio, nella tarda mattinata, raggiungiamo il “Bogstad Camping“, https://bogstadcamping.no. E’ un bel campeggio, immerso nella natura (c’è un lago ed un bosco) e molto vicino al centro della capitale, raggiungibile in un quarto d’ora con il bus 32, che ferma fuori dal campeggio.
Dopo aver sistemato il camper, ci spostiamo subito nel centro di Oslo per l’intero pomeriggio. Non abbiamo una meta definita ed allora seguiamo l’affollata via pedonale Karl Johans gate. La nostra attenzione è attirata dalla Domkirke, la cattedrale, con la sua elaborata vetrata ed il soffitto, entrambi splendidamente dipinti. Seguono poi l’elegante palazzo del parlamento in mattoni gialli (Stortinget); il Radhus, il municipio, in Fridtjof Nansens Plass, con le sue due torre gemelle, e con la facciata, non particolarmente attraente, in mattoni rossi in stile funzionalista, al cui interno, il 10 dicembre di ogni anno, viene conferito il premio Nobel alla pace; il teatro nazionale (National theatre), il più importante della Norvegia, con la sua bella hall in stile rococò. Al termine della via, circondato da un grande parco, si trova il neoclassico Slottet o più formalmente Det kongelige slott, costruito nella prima parte del XIX° secolo, la residenza ufficiale dei reali norvegesi. Un po’ stanchi per il viaggio e per la visita del centro di Oslo, rientriamo in campeggio.

Radhus 
Karl Johans gate con lo Slottet
Continuiamo la visita il giorno dopo. Ci sono tanti musei nella città e considerato il tempo che abbiamo disposizione decidiamo di visitare il Viking-skipshuset, il Norsk Folkemuseum ed il Vigelandsparken. I primi due si trovano nella penisola di Bygdoy, che dista pochi minuti dal centro ma che sembra appartenere ad un altro mondo: rurale. E difatti i reali hanno qui la loro residenza estiva, come pure molti ricchi abitanti di Oslo. La penisola si raggiunge in traghetto che parte difronte al municipio: le corse sono molto frequenti e i due musei si raggiungono con una breve passeggiata a piedi dalla fermata del terminal dei traghetti di Dronningen.
Il primo museo (Viking-skipshuset, in Huk Aveny 35) espone due eleganti navi vichinghe, Oseberg e Gokstad, costruite in legno di quercia nel IX° secolo, utilizzate nella terraferma come tombe per nobili vichinghi (in realtà il museo presenta anche i resti di una terza nave, che però sono poca cosa rispetto all’imponenza ed al livello di conservazione delle altre due) e degli oggetti ritrovati sulle navi, doni che avrebbero accompagnato il defunto nell’aldilà. Oseberg fu sepolta nell’anno 834, è lunga 22 metri, richiedeva trenta rematori ed è decorata da sculture che raffigurano un drago ed un serpente. Contiene una grande camera sepolcrale, ma quando venne dissepolta i gioielli erano già stati tutti trafugati. Gokstad è più solida, fu costruita attorno all’890, ed è considerata il più bell’esempio rimasto i nave vichinga (anche qui la camera sepolcrale venne depredata prima della sua scoperta). Il Norsk Folkmuseum, http://www.norskfolke.museum.no, in Museumsveien 10, il museo del folklore norvegese, è il più grande museo all’aperto di Norvegia: comprende 140 edifici, quasi tutti del XVII° e XVIII° secolo, provenienti da tutto il paese, appartenente sia ad un contesto rurale che cittadino.

Gokstad 
Tune, la terza nave 
Slitta vichinga 
Chiesa in legno 
Casa rurale 
Casa
Lasciamo la penisola e ci spostiamo in Aker Brygge, il vecchio cantiere navale ora un complesso commerciale all’avanguardia, nuovi edifici residenziali in vetro ed acciaio ed una grande area di ristorazione. Qui come fanno gli abitanti di Oslo ed i numerosi turisti gustiamo degli ottimi gamberetti, accompagnati da una baguette fresca, maionese ed una spruzzata di succo di limone.
Dopo il pasto, prendiamo il tram 12 in direzione Frogner per visitare il Vigelandsparken. Come dice il nome è un parco e come tale presenta laghetti, vasti prati , ruscelli, alberi ombrosi che attirano gli abitanti di Oslo nelle belle giornate. Per noi invece è soprattutto un’esposizione all’aperto di 212 opere del grande scultore norvegese Gustav Vigeland, in bronzo ed in granito. Le emozioni sono tanti e di forte impatto sia che si ammiri le statue degli amanti abbracciati, dei mendicanti, degli anziani, dei bambini, sia che ci si trovi difronte al monolito di 14 metri, che svetta sulla sommità della collina del parco, che rappresenta 121 figure umane che si contorcono, si abbracciano e si ostacolano nella loro lotta per raggiungere la cima.

Veduta dall’ingresso del Parco 
Il monolito 



Il giorno successivo lasciamo Oslo in direzione di Lillehammer e Trondheim, dove intendiamo arrivare verso sera. Entriamo nella parte centrale della Norvegia ed il percorso complessivo è di circa 500 chilometri. La prima – breve – sosta è Lillehammer. Fu sede degli giochi olimpici invernali nel 1994 e gran parte della vita della cittadina ruota attorno ai siti olimpici e agli sport invernali. Ci sono però anche degli interessanti musei: tra questi il Maihaugen, il museo folkloristico, allestito all’aperto che raccoglie 180 edifici, valutato dalla nostra fedele guida “Lonely Planet”, come il più bello di tutta la Norvegia.

Seguiamo l’itinerario E6 e dopo circa 200 chilometri, alla fine del lago Mjosa, lo stesso su cui si trova Lillehammer, ci fermiamo in prossimità di Ringebu per visitare la splendida stavkirke, tipicamente norvegese, una delle 28 sopravvissute ai giorni nostri, anche se tutte pesantemente rimaneggiate nel corso dei secoli. Situata a circa due chilometri dal centro abitato e poco distante dall’itinerario che stiamo seguendo, questa chiesa in legno risale in larga parte al 1220 circa (la torre rossa fu aggiunta durante una ristrutturazione del XVII° secolo), presenta al suo interno una interessante statua di san Lorenzo e delle incomprensibili iscrizioni runiche.
Una volta superata Dombas, entriamo nel Dovrefjell-Sunndalsfjella Nasjonalpark, un grande parco nazionale che è la più ampia area protetta continua della Norvegia, istituito per salvaguardare gli splendidi altopiani che circondano il monte Snohetta e le paludi di Fokstumyra, habitat ideali di numerosi animali (per citarne solo alcuni: volpi artiche, renne selvatiche, buoi muschiati e, tra gli uccelli delle paludi, il croccolone, il gambecchio nano, il combattente, l’albanella reale). E’ il primo assaggio di quella natura per la quale avevamo deciso questo viaggio: le vedute mozzafiato ci riempiono gli occhi, ci resteranno negli anni a venire e ci spingeranno a tornare in Norvegia.
In serata arriviamo a Trondheim e ci sistemiamo nell’area di sosta per camper (Trondheim parkering), in Maskinistgata 2, Coordinate: 63°26’17.9”N; 10°25’15.6”E.
Il giorno dopo visitiamo Trondheim: è stata la prima capitale ed ora è la terza città più grande della Norvegia. Il centro si estende su una penisola, è molto frequentato, le biciclette sono ovunque (molti sono i giovani: è sede universitaria), i bar ed i ristoranti sono invitanti, soprattutto quelli nel quartiere Bakklandet, che occupano spazi che una volta erano magazzini e residenze operaie, ed in quello di Solsiden, qui più stilosi. Ci restiamo fino al primo pomeriggio e riusciamo visitare la Nidaros Domkirche, con il palazzo dell’Arcivescovo, ed i quartieri storici. La cattedrale di Nidaros, in Konsgardsgata, risale al Medioevo, è imponente, ha una facciata riccamente decorata da numerose statue di personaggi biblici, vescovi e re norvegesi, mentre nella penombra dell’interno, si possono ammirare l’altare con la tomba del re vichingo che introdusse il cristianesimo (Olav il Santo), gli elementi architettonici d’influenza anglo-normanna nel transetto e nella sala capitolare e quelli gotici del coro e del deambulatorio. Nel transetto meridionale c’è l’ingresso per la salita alla torre (ogni mezz’ora circa): salendo si può avere una bella vista sulla città. Il biglietto dell’ingresso alla Cattedrale permette la visita anche dell’adiacente Erkebispegarden (il Palazzo dell’Arcivescovo), anch’esso medioevale (1160 circa), all’interno del quale si può ammirare il tesoro della corona norvegese e visitare un museo dedicato alla cattedrale.
Terminata la visita ci siamo spostati Kjopmannsgaten, al cui inizio, sulla destra, c’è il vecchio ponte cittadino (Gamle Bybro). E sul ponte ci siamo fermati perché si può avere una splendida veduta del Bryggen, una serie variopinta di magazzini del XVIII° e XIX° secolo che s’affacciano sul fiume e che, lo scopriremo più avanti nel viaggio, ricordano quelli (molto più belli) di Bergen. A est del ponte ci sono i due quartieri storici di Mollemberg e Bakklandet. Oltre a cedere alla tentazione di fermarci in un pittoresco bar e gustare un ottimo caffè (a proposito: i norvegesi sono grandi bevitori di caffé) accompagnato da deliziose fette di torta, ammiriamo, lungo le vie acciottolate, le numerose case dai colori pastello, tutte circondante da piccoli ma molto curati giardini, ed i diversi edifici in legno del XIX° secolo (tra questi: la Hospitalskirchen, una chiesa ottagonale in legno, situato nel perimetro dell’ospedale).

La cattedrale 
Bryggen – particolare 
Eleganti case dei quartieri storici
La parte restante della giornata la dedichiamo alla Atlanterhavsveien, la Strada dell’Atlantico, un tratta lungo circa 8 chilometri, costruito negli anni ’80 del secolo scorso. E’ composta da 8 ponti e viadotti, si innalza e serpeggia su 17 isolette tra Verang e l’Isola di Averoya, è classificata come “strada nazionale del secolo”, per molti una delle più belle strade del mondo. Percorrerla è stato un gran piacere per i panorami che regala (anche se nella brutta stagione diventa estremamente pericolosa per il forte vento e le mareggiate) quando si innalza o s’incurva, con il mare ai suoi lati. Lungo la strada ci sono delle rientranze: in una di queste trascorriamo la notte. Ed il mare stimola una delle mie passioni: la pesca. Così tra la sera e la mattina presto alcuni merluzzi abboccano agli artificiali.
Dopo la pesca mattutina, ci spostiamo ad Alesund, nella zona dei Fiordi settentrionali. Nel primo pomeriggio arriviamo nell’area di sosta nel centro della città: Bobilparkeroing I Sentrum, GPS: 62°28’36.8”N; 6°09’35.9”E.
Visitiamo il centro della città che si sviluppa su una penisola a forma di amo. Ci sono molto edifici in stile art nouveau continentale e con ornamenti e motivi della tradizione norvegese conseguenza della ristrutturazione seguita al devastante incendio che colpì Alesund il 23 gennaio 1904 e alla quale parteciparono l’imperatore Guglielmo II di Germania, che spedì navi cariche di provviste e materiali edili, ed un gruppo di giovani architetti norvegesi di formazione germanica. Questi edifici possono essere ammirati sopratutto nella via Kongensgata. Tralasciamo i musei, un po’ perché defilati rispetto al centro un po’ perché il tempo a disposizione non ce lo permette, mentre ci impegnano a salire i 418 scalini sulla collina di Aksla per raggiungere il belvedere di Kniven, da cui si può avere una bella panoramica della città e delle isole che la circondano.
L’area di sosta è prospiciente il mare: è possibile pescare e due merluzzi finiscono sul barbecue.
Il giorno successivo ci spostiamo a Runde, 67 chilometri a sud-ovest di Alesund, e sostiamo nel campeggio, alla fine della strada, direttamente sulla spiaggia, Goksoyr Camping.
Runde viene definita l’isola degli uccelli e per la nostra guida “ospita mezzo milione di uccelli marini di 230-240 specie diverse, tra cui 100.000 coppie di pulcinella di mare” (gli abitanti sono circa 150!). Appena fuori il campeggio parte un sentiero che corre a picco sugli scogli che percorriamo. La pioggia ci disturba molto, ma la vista degli uccelli (e tra questi le pulcinelle di mare sono le più numerose), degli scogli e del tempestoso mare sono indimenticabili. Dopo due ore circa, fradici, rientrano in camper.
La pioggia si interrompe un po’ e mi lascia un breve spazio per una infruttuosa pesca, ma poi riprende con grande intensità. Tutto fuori diventa grigio scuro ed il cielo non si distingue dal mare. Lo spettacolo è molto suggestivo, ma noi con la stufa accesa siamo all’interno del nostro camper …

Veduta dal sentiero 
Il mare 
Beccaccia di mare
Lasciamo l’isola il giorno dopo sempre sotto la pioggia. Ci spostiamo in direzione di Adalsnes a sud della quale vogliamo percorrere la Trollstigen, la “scala dei Trolls”. E’ una strada di montagna da brivido, portata a termine nel 1936 dopo otto anni di lavoro: 11 tornanti, con pendenza del 12% o superiore, quasi sempre ad una sola corsia, spesso con scarse protezione ai lati. Pochissime le rientranze: una in corrispondenza della cascata Stigfossen, dove, come tutti, anche noi ci fermiamo per le fotografie di rito. Arrivati in cima altre rituali fotografie: della vertiginosa vista sulla vallata sottostante, delle cime dei monti che la circondano e del cartello stradale che avverte “Attraversamento di Troll”. La strada è famosa anche nel mondo della bicicletta ed infatti, quando saliamo, davanti al nostro camper, c’è un padre che, in auto, incita a perdifiato il figlio adolescente in bicicletta a salire il più velocemente possibile. E noi restiamo basiti anche guardando il volto stravolto dell’ansimante adolescente.

L’inizio 
La cascata 
Il cartello
Nel villaggio, al termine della discesa dopo una breve sosta, sentiamo un rumore provenire dal motore del nostro Sleek 585. Andiamo da un meccanico, che ci consiglia di ritornare ad Alesund. Così, passiamo la notte ad Alesund, davanti ad un’autofficina, dopo un breve controllo del motore del camper da parte di un meccanico. Con molti pensieri infausti nella testa. Il giorno dopo i meccanici controllano il motore. Ci comunicano che per loro si sta rompendo la pompa dell’acqua e, per la riparazione, di andare ad Oslo, nella sede centrale dell’officina.
Arriviamo, dopo circa 500 km, con un forte rumore nel motore, quando stanno per chiudere. Ci lasciano entrare con il camper e nel cortile dell’officina trascorriamo la notte. Il giorno dopo prima controllano un camper di una coppia tedesca, poi il nostro Sleek. Attendiamo. Silenzio. Prendo l’iniziativa di andare a chiedere informazioni: scopro che per aggiustare Sleek chiedono un controvalore in corone di 2500 euro. Discutiamo animatamente, telefono alla nostra officina di fiducia in Italia per un confronto (li metto in crisi quando comunico che quotano circa 125 euro per ogni ora di lavoro), ci dicono che stanno chiedendo troppo per sostituire la pompa dell’acqua e tutto quello che questo comporta, e tra il meccanico che parla in italiano, io che traduco in inglese, loro che rispondono in norvegese/inglese, alla fine scendiamo a 17.000 corone, circa 1800 euro. Accettiamo. Ordinano la pompa ed iniziano il lavoro. Ovvero ci comunicano che smontano il motore. A questo punto, per la prima volta nella nostra vita, facciamo valere l’assicurazione grazie alla quale riusciamo a trovare un ottimo albergo nel centro di Oslo. Anche se abbiamo tanti pensieri nella nostra mente (che fare: continuare il viaggio o ritornare in Italia? se restiamo: come continuare il viaggio?), approfittiamo per un’ulteriore visita di Oslo.
Passeggiamo nel centro e ci spostiamo in Aker Brygge. Ci deliziamo con una cena in uno dei suoi numerosi e stilosi ristorante consistente in un piatto misto di pesce, affumicato e non, uovo di gabbiano (più grande rispetto a quella di gallina, bluastro, gustoso) e, con qualche rimorso, un trancio di balena.
Per tutta la mattina del giorno dopo restiamo nel centro di Oslo. Visitiamo Akershus Festning e Akershus Slott, la fortezza ed il castello di Akershus, entrambi ricchi di storia. Costruiti durante il Medioevo, si trovano sul lato orientale del porto, sono affacciati sul mare, hanno subito più volte opere di ristrutturazione e di rinnovamento ed oggi si presentano come una specie di parco per concerti e spettacoli vari, a ragion veduta sono una grande attrattiva della città. Il castello comunque mantiene la sua facciata medioevale, ma nell’insieme è un palazzo rinascimentale, con, nei sotterranei, le prigioni mentre ai piani superiori grandi sale di ricevimento e banchetti.
Mentre visitiamo Oslo, prendiamo la decisione di continuare il viaggio. Alle 3 del pomeriggio ritorniamo all’officina. Paghiamo il convenuto e ripartiamo con qualche timore. Percorriamo la E16 e ci fermiamo a Fagernes, un tipico villaggio di montagna. Sostiamo lungo il lago. Facciamo un barbecue, ci sono altri camper e qui trascorriamo la notte.
La mattina dopo lasciamo Fagernes e seguiamo la R51, che sale lungo colline, foreste, un brullo altopiano, con sullo sfondo alte ed innevate montagne mentre costeggia numerosi laghi. In uno di questi e nel torrente immissario, dopo aver pagato il permesso giornaliero, provo a pescare: il posto è incantevole, ma l’esito della pesca infausto. Raggiungiamo il villaggio di Lom e visitiamo la stavkyrkje: posizionata nel centro, in prossimità del fiume, è stata ampliata e modificata nel corso della storia (l’attuale pianta a croce risale al XVII° secolo, mentre la sua costruzione invece è avvenuta nel 1170): è una delle più belle della Norvegia e tuttora in uso come chiesa parrocchiale.

R 51 
R 51 
R 51 
R 51 
R 51 
Lom – Stavkyrkje
Lom è in posizione fantastica ed è molto importante perché punto d’intersezione delle strade che portano a Geiranger (a circa 70 chilometri) e la Sognefjellvegen (R55), una strada panoramica che corre in quota (raggiunge i 1434 metri), inclusa nell’elenco delle 18 strade turistiche nazionali, e che attraversa lo splendido Jotunheimen Nasjonalpark. Noi decidiamo di seguire quest’ultima direzione: la salita è graduale ed inizia con l’incantevole valle del Bovra. Qui e per tutto il percorso ci sono splendide vedute: all’inizio c’è molta vegetazione e numerose sono le foreste di pini, poi prevalgono laghetti più o meno ghiacciati, la neve sui prati, ghiacciai che lambiscono la strada o che si sviluppano come braccia tra due costoni di montagna. Di questi ci colpisce il colore blu ed il pensiero va al XIX° secolo quando questo ghiaccio veniva commercializzato e gli inglesi (ma non solo) lo utilizzavano nei loro drink. Il cielo molto nuvoloso, d’un grigio pesante, completa il paesaggio: è una sintonia di colori, un po’ malinconica, comunque dotata di un suo particolare fascino.

R 55 
R 55 
R 55
Alla sera raggiungiamo Sogndal e trascorriamo la notte nel Kjørnes Camping og Fjordhytter Kjørnes, GPS: Latitudine: 61.211712 | Longitudine: 7.120832.
Il giorno dopo andiamo a Solvorn, che scopriamo essere un tipico ed elegante villaggio, per prendere il battello che, attraversando il Lustrafjorden, ci porta a Urnes, una località con una bella chiesa in legno, Patrimonio dell’Umanità. Che raggiungiamo dopo una passeggiata di un chilometro, ma la chiesa è chiusa perché purtroppo in ristrutturazione. C’è però una locanda dove mangiamo delle ciliegie accompagnate da un waffle.

Stavkirke 
Le decorazioni 
Il fiordo
Riprendiamo il battello, risaliamo sul camper che abbiamo lasciato nel parcheggio vicino al molo per le due prossime tappe: il grande ghiacciaio Josdalsbreen, o meglio il suo braccio più accessibile (e meta di numerosi turisti) Briksdalsbreen, e il Geirangerfjord, dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, per la nostra guida “molto probabilmente il fiordo più bello del mondo” e, per questo, invaso da molti turisti e percorso da molti ed inquinanti traghetti.
Briksdalsbreen è a circa 25 chilometri dal villaggio di Olden da cui ha inizio la strada per la salita al ghiacciaio. Lasciamo il camper nell’ampio parcheggio gratuito e camminando lungo un facile sentiero arriviamo al lago che raccoglie le acque del ghiacciaio: la vista è impareggiabile, il colore blu del ghiaccio ci colpisce, purtroppo è evidente il suo restringimento.
Nel tardo pomeriggio ci troviamo sul punto della strada a picco su Geiranger, il villaggio in fondo al fiordo. Che, però, possiamo soltanto immaginare perché c’è tanta nebbia, quella nebbia fitta che una volta caratterizzava le giornate della nostra Lombardia. Lentamente percorriamo gli 11 tornanti e raggiungiamo il campeggio Geiranger Camping, a pochi passi dall’attracco dei traghetti, sconvolto dalla pioggia di questi giorni e dalle acque del torrente impetuoso che lo attraversa, e lì passiamo la notte.
La mattina dopo, con il traghetto, sul quale abbiamo caricato il nostro camper, percorriamo il fiordo per tutta la sua lunghezza di circa 20 chilometri. Lo spettacolo è di quelli che rimangono nella mente: sulle parete scoscese sono abbarbicate alcune fattorie (che fanno sorgere domande: come avranno fatto a costruirle? saranno abitate?), impetuose cascate gettano le loro acque in quelle verde smeraldo del fiordo, gabbiani si lasciano trasportare dalle folate di vento e sembrano prepararsi per le nostre foto ricordo. Fa anche molto freddo però e la voglia di rinchiudersi all’interno del traghetto è molto forte. La crociera finisce a Hellesynt.

Il traghetto 
Particolare di Geiranger dal traghetto 
La cascata delle “sette sorelle” 
(Di fronte) La cascata del “Pretendente” 

Ci muoviamo in direzione sud fino a Laerdal, con sosta in un pittoresco bar. Forse perché stanchi o perché sicuramente disattenti, partiamo lasciando la borsa con i soldi ecc. su una delle sedie all’esterno. Quando ce ne accorgiamo qualche chilometro dopo velocemente ritorniamo al bar. Veniamo accolti dal sorriso del gestore che si ricorda di noi e ci consegna la borsa: “tutto bene quel che finisce bene”.
Lungo il percorso ci sono degli impetuosi torrenti e delle splendide vedute. Inizia però a serpeggiare la stanchezza delle troppe ore passate in camper e scappano dei confronti con altri viaggi: soprattutto con la nostra amata Gran Bretagna, la sua campagna e le numerose possibilità di sosta che spezzano i lunghi tragitti, dove gustare ottimi cream tea o sorseggiare le bitter.
A Laerdal ci fermiamo nell’accogliente campeggio in Grandavegen 5. Per contatti, il sito è : https://www.laerdalferiepark.com. Il villaggio è in una splendida posizione: al termine della lussureggiante valle con lo stesso nome, in cui si coltivano “ottime ciliegie dolci” (apprezzamento citato dalla guida) e sulle sponde del Sognefjord, il fiordo più lungo del mondo (203 chilometri). Vicino al campeggio c’è un fiume ideale per la pesca al salmone: tutto questo risveglia la passione della pesca, ma mentre mi accingo a gettare l’artificiale leggo un cartello di divieto di pesca per la presenza di un batterio che sta uccidendo i salmoni. Non rinuncio: vado sul molo per qualche merluzzo. E qui … c’è un altro ostacolo: i ciarlieri italiani che, arrivati in pullman e sistemati nell’albergo, incontrano un italiano e con lui vogliono condividere informazioni ed impressioni sulla nazione che si sta visitando.
Il giorno dopo mi alzo presto e pesco lungo la massicciata del porto. Dopo la pesca (2 ore circa), visitiamo il villaggio di Laerdal: elegante, e a tratti aristocratico, nei suoi edifici in legno. Con il bus, andiamo alla stavkirke di Borgund: dedicata a Sant’Andrea, è una delle più note e fotografe della Norvegia. E’ molto ben conservata ed è l’unica ad avere conservato il campanile indipendente dal corpo della chiesa. Ci sono anche degli antichi sentieri che partono dalla chiesa. E se il tempo lo permette (ma non è il caso nostro), è bello fare una passeggiata. Una volta rientrati, sotto la pioggia, per circa tre ore, mi rimetto a pescare: tre pesci persi e due merluzzi. Purtroppo non si può fare il barbecue perché diluvia. O quasi.

Casa di Laerdal 
Stavkirke di Borgund 
Stavkirke di Borgund
Il giorno dopo ci spostiamo a Flam attraverso una galleria di più di 24 km per prendere il treno che vertiginosamente si inerpica su una montagna e collega il villaggio a Myrdal: una meraviglia sia per il paesaggio che per la qualità della costruzione: a trazione elettrica e a scartamento normale nonostante la pendenza: sale praticamente dal livello del mare (2 s.m.l.) per 864 metri in 20 chilometri circa. La linea ferroviaria si chiama Flamsbama, il sito web è http://www.flaamsbana.no., ci sono fino a 10 corse giornaliere nel periodo estivo ed è di collegamento con la principale Oslo-Bergen. Quando arriviamo scopriamo che molte corse sono complete (molti sono i turisti). Così visitiamo il paese, scopriamo sia interessanti negozi di alta qualità, sia anche di cattivo gusto (la solita paccottiglia per turisti), ci riposiamo e, finalmente alle 4, prendiamo il treno. Che sale, sale … . Le cascate sono numerose, tutte imponenti, soprattutto Kjosfosse, difronte alla quale il treno si ferma per le fotografie di rito. Assistiamo anche ad uno spettacolo organizzato sulla montagna, tra nebbie, naturali e non, nel quale cantanti liriche (?) sono abbigliate come vestali celtico-vichinghe ed una danzatrice impersona una figura del folklore nordico protettrice dell’acqua e dei fiumi. Arrivati in cima a Myrdal, attraverso ardite gallerie a spirale dentro e fuori la montagna, come all’andata, il treno ora scende … scende con una pendenza pari al 55 per mille sull’80% del percorso.

Il treno 
Il percorso – particolare 
La cascata
Riprendiamo il camper ed arriviamo a Voss, famoso centro per gli sport estremi (bungee jumping, parasailing), ma che per noi, come d’altro canto per molti altri viaggiatori, è una tappa del percorso dai fiordi verso Bergen. Sostiamo nel campeggio Voss Campingm http://vosscamping.no, è sul lago e vicino al centro della cittadina. Il motore è ancora caldo quando accendiamo il barbecue: i tre merluzzi della cena sono quasi buoni.
Nel pomeriggio del giorno dopo arriviamo a Bergen, naturalmente sotto la pioggia: sono le 14.00 quando entriamo nell’area di sosta in Vilhelm Bjerknes, 24, N 60.354543, E 5.359813, difronte al palazzetto del ghiaccio, vicino alla fermata del tram che porta in centro.
Bergen è una bella città, in fantastica posizione circondata come è da colli e fiordi, ricca di storia con il suo quartiere del Bryggen, ora nella lista dei siti Patrimonio dell’Umanità, l’animato porto di Vagen, le molte case di legno sulle colline circostanti, interessanti musei, gente simpatica. Per noi una piccola delusione è però il mercato del pesce della Torget, la piazza sul lungomare: l’atmosfera è sì gioiosa e vivace, ma l’impressione che ne ricaviamo è che è troppo turistico ed il pesce ed i frutti di mare sono buoni ma cari.
La nostra visita, per la quale troviamo molto utile la Bergen Card (http://www.visitbergen.com.) occupa il pomeriggio dell’arrivo e tutto il giorno dopo. Non possiamo non partire dal Bryggen, (il “molo” nella traduzione in italiano) che si snoda lungo la riva orientale del porto di Vagen. Gli edifici attuali sono stati tutti ricostruiti dopo l’incendio dell’inizio del XVIII° secolo ma seguono l’impianto originale. Sono tutti in legno, di due o tre piani, con una grande sala luogo di incontro per i dipendenti. Fungevano da locali per uso commerciale, alloggio e magazzino ed erano condivisi da più società commerciali. C’è anche un museo che illustra la vita del Bryggen nel corso dei secoli e fornisce una dettagliata guida per la visita (anche di altri siti di Bergen): si chiama Bryggens museum, si trova in Dreggsalmenning 3.
Per conoscere la vita dei commercianti della Lega Anseatica, di cui Bergen faceva parte, i posti migliori sono Hanseatiske Museum, http://www.museumvest.no, in Finnegardsgaten e la Schotstuene, in Ovregaten 50. Dalle difficili condizioni di lavoro e di vita dei commercianti e dei loro apprendisti al lusso della classe dirigente di allora, alla ricostruzione di una sala in cui l’ordine dei commercianti teneva le riunioni o festeggiava bevendo birra (la Schotstuene), alla preghiera del commerciante: tutto questo è dettagliatamente documentato e la ricca conoscenza che se ne ricava è certamente esaustiva della Lega, delle sue regole e della mentalità dei commercianti che ne diedero vita.
Per ammirare Bergen dall’alto ci avvaliamo della funicolare Floibanen, in Verlidsalmenning 21, www,floibanen.no. Completano la nostra visita la Bergenhus Festning (fortezza), all’ingresso del porto, la Mariakirken e la Domkirke: la prima è l’edificio più antico di Bergen (XII° secolo), con facciata a due torri gemelle in stile romanico e all’interno con uno splendido pulpito barocco, dono dei mercanti della Lega Anseatica; la seconda è la cattedrale di Bergen, dall’interessante ingresso.
Come ci capita spesso nei nostri viaggi, con la pioggia che non ci abbandona, passeggiamo anche senza una meta precisa. E così percorriamo tranquille e suggestive vie, tutte con ciottoli e fiancheggiate da belle case in legno, con bar nei quali gustare piatti di salmone e baccalà oppure caffè con deliziose torte, soprattutto dietro la stazione della funicolare, a Sandviken, a Nordness (e qui c’è un ristorante piuttosto conosciuto: il Kafe Kippers, in Gergenes Verft, 12).

Bryggen 
Bryggen 
Bryggen 
Domkirke 
Mariakirken 
Bergen dall’alto
Lasciamo Bergen sotto la pioggia. Facciamo una tappa a Haugesund, città portuale un po’ fuori dai percorsi turistici. Interessante il Radhus, nelle cui vicinanze c’è il tumulo di Krosshaugen, con una croce in pietra, che ricorda i raduni cristiani che si svolgevano qui attorno all’anno 1000. Ha lunga via centrale con qualche casa in legno piuttosto interessante. Una curiosità: la città rivendica il titolo di patria originaria i Marilyn Monroe perché figlia di un fornaio locale emigrato negli Stati Uniti (c’è anche un monumento sul porto in ricordo della sua morte). Troviamo un ristorante di pesce. L’ambiente è bello, la zuppa di pesce che ci riscalda un po’ è buona.
Il nostro viaggio continua sull’isola di Karmoy. Assolutamente non interessante all’inizio: solo fabbriche. Poi, quando la strada corre lungo la costa, si aprono dei bei paesaggi che ci accompagnano fino all’incantevole Skudeneshavn, dalle molte case bianche di legno. Passeggiando nel paese scopriamo che la località è collegata con un un traghetto a Stavenger. Con il camper ci spostiamo sul molo: la pesca è infruttuosa, la notta tranquilla.
La mattina dopo, il traghetto, in realtà un grosso battello economico, ci porta, dopo un viaggio di un’ora e trenta minuti, in prossimità di Stavanger. Visitiamo Stavanger: davvero bella è la parte vecchia e quella lungo il molo dove attraccano le navi da crociera (la città accoglie un grande flusso di turisti). Lungo la via centrale della Gamle Stavanger, la vecchia Stavanger, ci sono molte case in legno (la guida ne conta 173) dell’inizio del XVIII° secolo, tutte imbiancate e ben conservate, con meravigliosi giardini in fiore. C’è anche un museo-fabbrica di aringhe Hermettikkmuseum: che naturalmente visitiamo. E così veniamo edotti circa l’importanza di Stavanger in questo settore merceologico all’inizio del XX° secolo, il processo di lavorazione in 12 fasi del pesce ed il suo inscatolamento. Possiamo vedere molte delle etichette usate per abbellire le confezioni e veniamo informati che ora assai ricercate dai collezionisti.
La giornata è davvero bella: finalmente! Sotto il gradevole sole vistiamo la Domkirke: una bella cattedrale medioevale in pietra, più volte restaurata, al punto che ora si presenta come un insieme di elementi gotici, barocchi, romanici ed anglo-normanni. La mite temperatura e, dopo tanti giorni di pioggia, il ritemprante sole ci tengono lontano dallo Stavanger Museum (www.stavanger.museeum.no): sarà per un altro viaggio!

Stavanger 
La vecchia Stavanger 
La vecchia Stavanger
Lasciamo Stavanger nel pomeriggio. Seguendo la strada n. 44, ci ritroviamo all’improvviso in un territorio che diventa roccioso, con molti laghi oscuri e tanta erica. Cerchiamo un posto per la notte: ci fermiamo nel porto della bella Egersund, dalle molte case in legno lungo la Strandgaten.
Il giorno dopo continuiamo lungo la strada 44. Il paesaggio non cambia. Ci indirizziamo nel territorio del comune di Sokndal, inserito nell’elenco delle città internazionali “slow” (www.cittaslow.org). Qui c’è l’incantevole è villaggio dei pescatori di Sogndalsstranda, a ragion veduta, uno dei posti più fotografati di tutta la Norvegia. La piccola via centrale è ricca di bar, dove è possibile gustare degli ottimi waffles.

La via centrale 
Una casa 
Case
Proseguiamo sotto la pioggia sempre più intensa fino a Flekkefjord. Parcheggiamo lungo il fiordo. Andiamo all’ufficio del turismo per avere una mappa del centro, mangiamo una pizza per scappare dalla pioggia, ritorniamo in camper. Decidiamo di fare un giro del paese sotto la pioggia che fortunatamente diminuisce. Vediamo belle case antiche in legno, tutte bianche, sono nel quartiere Hollenderbyeb (“città olandese”), costruite nel passato da olandesi. Mi alzo presto e vado a pescare. Prendo un grosso merluzzo. E, finalmente, capisco come migliorare la mia pesca, ma è anche il posto che lo permette: esca metallica recuperata verticalmente dal fondo.
Lasciamo Flekkefjord per Farsund, bella cittadina con bianche case in legno. Ci spostiamo al faro che domina il promontorio roccioso di Lindesnes. Lindesnes è il punto più meridionale della Norvegia, ed è qui che le acque dello Skagerrat, il canale naturale tra la Danimarca e la Norvegia, si scontrano con quelle del mar del Nord, e che, per gli opuscoli turistici della zona, si possono avere scorci fotografici migliori di quelli di Capo Nord. Il faro è come devono essere tutti i fari: piccolo, bianco e rosso, rotondo, a picco sul mare, con le rocce tutte attorno. Pittoresco.
Transitiamo da Kristiansand, luogo di ferie per i norvegesi, ed arriviamo a Lillesand. Parcheggiamo nell’area di sosta, Gjestehavn Lillesand Bobilhavn GPS: N 58.24728, E 8.38355 N 58°14’50”, E 8°23’01″790 . Il villaggio merita una visita per il suo centro, intatto, tutto di case intonacate a calce.
Il giorno successivo visitiamo Grimstad che è il punto più soleggiato di tutta la Norvegia, con una media di 266 giorni di sole. L’architettura della città è quella degli altri centri che in questi giorni abbiamo visitato: case in legno, molte delle quale dal colore bianco. Ma diversamente dagli altri centri fiancheggiano le numerose stradine che dal lungomare si indirizzano verso l’interno e non viceversa. Nel passato – fine ‘800 – la città è stata un grande centro cantieristico ed la città in cui ha vissuto il drammaturgo Henrik Ibsen (interessante la visita alla casa-museo, Ibsen-Museet, in Henrik Ibsens Gate, 14).
La cittadina di Arendal è la seconda tappa del giorno. Interessante la visita attorno al porto con il suo vecchio quartiere (Tyholmen): tanti edifici in legno del XVII°/XIX° secolo, che elementi neoclassici, barocchi e rococò, con il Radhus, imponente ed in legno.
Ci spostiamo nel campeggio Nidelv Brygge og Camping, in Versterveien 251, a Hisoy, lungo il fiume Nidelv, 6 chilometri a ovest di Arendal. Il sole splende e scotta (!) sulla nostra pelle: ci abbandoniamo sulle sdraio, un buon caffè , un buon libro e poi una cena.

Iniziamo il rientro in Italia il giorno dopo. Ci spostiamo nella cittadina di Larvik da dove partono i traghetti per Fredrikshavn in Danimarca. Larvik vale una breve visita soprattutto la zona lungo il mare. C’è un interessante area che è un po’ porto, un po’ mercato del pesce, con anche degli invitanti ristoranti. Vorremmo portare qualche regalo, ma la macchina per il sottovuoto non funziona: niente salmone norvegese da gustare in Italia. Passiamo la notte nel parcheggio del porto.
Il giorno dopo riusciamo a partire prima del previsto. La prima tappa la facciamo in Germania: una bella cittadina medioevale: Celle. Che sarà una delle tappe di un altro viaggio. Alla sera arriviamo all’area di sosta di Rothemburg od der Tauber. Che visitiamo e, come da consuetudine per noi, compriamo delle Schneeballen (palla di neve), dolce tipico a base di pasta frolla ed ingredienti vari come zucchero a velo, glassa, mandorle, marzapane; gustiamo una coppa di gelato nella gelateria D’Isep. E anche se è agosto visitiamo il Kathe Wohlfahrt Weihnachtsdorf , https://kaethe-wohlfahrt.com, nella piazza centrale, negozio/villaggio di Natale, con la sua grandiosa selezione di articoli per il Natale.
Ed iniziamo a parlare della Norvegia usando il passato …















