Abbiamo fatto questo viaggio Irlanda molti anni fa (era il 2002) quando facevamo parte di un camper club dell’Italia centrale e, più o meno improvvisamente, ci siamo ritrovati a capo di cinque equipaggi con destinazione Irlanda – sia Repubblica di Irlanda che Irlanda del Nord. Quello che state per leggere è il diario di quel viaggio della durata di circa un mese. In alcuni passaggi, con la descrizione dei siti (tutti controllati per questa stesura tramite ricerche in Internet), potete trovare anche un po’ di narrazione, in stile scherzoso, con al centro alcuni dei momenti ed i protagonisti di quel viaggio. Speriamo che questa parte vi possa strappare qualche sorriso.
Prima del viaggio. Avevamo aderito ad un viaggio in Spagna organizzato dal Club. Scoprimmo gente simpatica ed impegnata nel sociale. Allora eravamo dei “giovani camperisti” con alle spalle solo due anni di viaggi. Poco sapevamo dell’importanza dei “baracchini” (ovvero i ricetrasmittenti CB) durante gli spostamenti e, lo capimmo dopo, delle possibili conseguenze delle parole più o meno in libertà dette per riempire il tempo. Stavamo rientrando in Italia quando dalla mia bocca uscì il termine “Irlanda”, “viaggio in Irlanda”. In quel momento ci fu un coro di voci: “io vengo”, “io vengo”, “noi veniamo”, “anch’io”, “anch’io”. Fu così che due solitari viaggiatori si ritrovarono a capo di un gruppo di persone. All’inizio non eravamo pienamente convinti, ma potevano ancora tornare indietro? In sequenza, i nostri pensieri/tentativi per l’estate (periodo in cui il viaggio avrebbe dovuto aver luogo) sono stati: andiamo in Australia a fotografare canguri e rincorrere koala per ritrovare la fanciulla del famoso picnic; ci uniamo ad una tribù dell’Amazzonia per dare più sostanza alla nostra coscienza ecologica, cantando qualche canzone di Sting; inseguendo le anatre vado a Nord ad insegnare inglese e con Cri ricerco i vari tipi di neve descritti in un famoso romanzo; leggendo Chatwin, andiamo in Patagonia dove possiamo fondare un club di lettori di Robert Byron.
Chiaramente tutto fu inutile anche perché la cosa ci appassionava. Fu così che alla sera di venerdì 27 luglio 5 equipaggi, che provenivano da diverse parti d’Italia, si ritrovarono a Courmayeur. In ossequio alla volontà del Presidente del Camper Club, dotammo i nostri camper dell’adesivo con il nome del club e la destinazione del nostro viaggio: l’adesivo venne messo sul cofano e, al rientro, maledimmo quel momento quando lo dovemmo staccare.
Il viaggio. In una giornata raggiungemmo Calais e, all’alba del giorno dopo, traghettammo verso Dover. Poiché era davvero molto presto, decidemmo di allungare il viaggio verso Pembroke, da dove avremmo preso il traghetto per l’Irlanda. Fu così che visitammo Canterbury: la cattedrale, uno degli esempi più illustri del gotico inglese ed il centro cittadino.
Un po’ di autostrada, un po’ di strade di campagna ed arrivammo di sera (ore 8 circa) a Cardiff. Con un po’ di fatica riuscimmo a trovare il campeggio cittadino: “Cardiff Caravan and Camping Park”, Pontcanna Fields, http://www.cardiffcaravanpark.co.uk. Ci fu tempo per una breve visita serale della capitale del Galles (Cardiff merita comunque ben altro tempo).
Alla mattina del giorno dopo arriviamo a Pembroke, prendiamo il traghetto e dopo circa quattro ore siamo a Rosslare. Raggiungiamo Wexford e ci sistemiamo nel campeggio, “Ferrybank Caravan and Camping Park”, a circa 20 minuti dal centro cittadino. Il tempo è inclemente, ma nebbia e pioggia non trattengono due di noi che si precipitano a pescare.
L’indomani, in una bella giornata di sole, visitiamo Wexford con la sua “Main street”, lunga e con botteghe tutte colorate, con ai lati numerosi vicoli, così da formare una struttura a spina di pesce tipica di molti antichi insediamenti dell’isola. Facciamo i primi acquisti: carne, uova e pane. Che troviamo di ottima qualità e a prezzi più bassi che in Italia (questa sarà uno delle costanti del nostro viaggio).
La tappa successiva è Waterford, la città più antica di Irlanda (i primi insediamenti vichinghi risalgono nella seconda metà del IX° secolo). La parte più vecchia dell’attuale città si chiama, non a caso, “Viking Triangle”: circondata dalle originali fortificazioni, è a forma triangolare con al vertice la “Reginald’s Tower”. Passeggiare nella città è molto gradevole: tanti sono gli edifici che risalgono al Medioevo, molti sono i pittoreschi vicoli, numerosi i ristoranti ed i negozi.
Waterford è famosa nel mondo per la sua fabbrica di cristalli. Anche se è in questi ultimi anni la cristalleria ha vissuto momenti difficili (con passaggi di proprietà e trasferimento della produzione), in città si può visitare l’”House of Waterford Crystal”, https://www.waterfordvisitorcentre.com. Con una visita guidata di circa un’ora, si ha modo di assistere alle varie fasi di lavorazioni del cristallo e visitare il negozio al dettaglio per gli eventuali acquisti. Durante la nostra visita, siamo restati abbagliati dai giochi di luce, dalla complessità e dalla bellezza delle lavorazioni. Alcuni di noi comprarono, con grande soddisfazione, degli oggetti (c’è anche la sezione “outlet”); ottime, inoltre, le torte gustate nel “Crystal café”.
Una volta usciti dalla città, lungo il percorso l’attenzione delle signore si rivolge alle case e, soprattutto, ai giardini: le dimore sono impeccabili, grandi, accoglienti, dai vivaci colori. I fiori ed i prati sono lussureggianti, con colori intensi e per noi insoliti, sapientemente coltivati ed organizzati. Questa risulterà una costante di tutto il viaggio: certo le condizioni climatiche (l’Irlanda è lambita dalla Corrente del Golfo: mai troppo freddo mai troppo caldo, con una buona dose di sana pioggia), ma anche la grande passione per il giardinaggio ed il buon gusto fanno il resto.
La successiva tappa è la “Jerpoint Abbey“, vicino a Thomastown (2,5 km. circa a sud ovest) sulla strada regionale R448. Nel centro visitatori, una gentile signorina ci informa che possiamo acquistare una tessera che ci permette di visitare molti posti con un costo decisamente basso: è la “National Heritage Card”. Jerpoint Abbey fu fondata nel tardo XII° secolo da monaci cistercensi e continuò ad espandersi sino ai tempi di Enrico VIII°. Le attuali rovine contengono elementi architetturali romanici (nella chiesa) e di transizione tra la fase tardo-normanna ed il primo gotico inglese. Notevoli infine sono la torre quadrata e le numerose incisioni soprattutto quelle sulle tombe.
In tarda serata raggiungiamo altre rovine famose, rinchiuse all’interno di una proprietà murata privata con però accesso al pubblico, in prossimità del villaggio di Gortnahoe nella contea di Tipperary: quelle della “Kilcooley Abbey“. Anch’esse di una abbazia cistercense, fondata alla fine del XII° secolo, facevano parte dell’ingresso della chiesa con un interessante fonte battesimale, della chiesa stessa di cui si possono ammirare le splendide finestre, interessanti ed apprezzabili tombe con effigi e deliziosi lavori di intagli, della torre, e della sagrestia con numerosi incisioni tra cui una che presenta la scena della crocefissione ed una sirena con uno specchio. All’esterno c’è una rovina di un columbarium che poteva essere usato o per raccogliere la cenere o come luogo per allevamento di piccioni.
Lungo la vicina strada, in prossimità di un pub, trascorriamo la notte, con preventiva richiesta di permesso rivolta ai proprietari del pub, soddisfatti sia per le visite della giornata sia per le nostre prime Guinness. (Useremo questa forma di sosta notturna più volte nei nostri viaggi in questa terra e nel Regno Unito: da ricordarsi che in quasi tutto il territorio la sosta notturna in camper non è permessa!)

Il giorno dopo arriviamo a Kilkenny. Visitiamo la cittadina: ci sono numerosi vicoli, tortuosi, lungo i quali ci sono molti negozi di artigianato che presentano una interessante produzione di ceramiche, gioielli e dipinti di vario genere. Ma sono soprattutto gli edifici religiosi ed il castello ad attirare la nostra attenzione. La “Cattedrale di San Canizio” (“Saint Canice’s Cathedral”), costruita nel corso del XIII° secolo, anglicana, è famosa per le sue lapidi, una antica iscrizione normanna e la sedie di san Kieran. Più antica della cattedrale sono la torre campanaria ed il cimitero. Cristiano-cattoliche sono invece la “Black Abbey” e la “St. Mary’s Cathedral”. L’imponente castello, invece, risale al periodo dell’arrivo dei Normanni in Irlanda (XVIII° secolo), venne eretto a scopo difensivo ma nel corso della sua storia è stato ricostruito, ampliato e adattato scopi diversi (la stato attuale risale al rifacimento del periodo vittoriano). Molto belli sono i giardini ed il grande parco che lo circonda.

Nel pomeriggio proseguiamo verso un sito di grande fascino ed importanza storica nonché uno dei siti più visitati di Irlanda: la rocca di Cashel (o anche in modo più formale “Saint Patrick’s Rock” o “Cashel of the Kings”) vicina all’omonimo villaggio situato a breve distanza dalla N8. La rocca, che sorge al vertice di una ventosa collina, è un imponente complesso archeologico, in gran parte del XII° e XIII° secolo, circondato da mure, che comprende una torre rotonda, in ottimo stato di conservazione, un’abbazia priva di copertura, le rovine della sede arcivescovile, ed una cattedrale gotica. Lungo il pendio della collina ci sono numerose croci celtiche e la vista che si gode dalla rocca diventa ancora più suggestiva ed “irlandese”.
La successiva tappa è gastronomica. Vicino a Fethard, alla “Beechmount Farm”, a Foulkstown, la “J&L Grubb” producono un ottimo erborinato di latte vaccino che dà il meglio di stesso stesso attorno ai quattro mesi: il “cashel blue”. Ed è lì che ci dirigiamo: quel formaggio resterà uno dei sapori indimenticabili del viaggio in Irlanda.
Dove trascorrere la sera? Cri sfoglia le nostre sudate carte. Trova l’indicazione di un campeggio. Telefono: c’è ancora posto. Arriviamo. Alberi da frutto (mele) e fragole. Ci sistemiamo, scopriamo che al costo di una sterlina (siamo nel 2002!) possiamo raccogliere le fragole in contenitori forniti dai proprietari. Così facciamo, ma contenitori diventano anche la nostre tasche…i soliti italiani. Poi si riproduce la solita situazione: in men che non si dica, alcune signore del gruppo si mettono ai fornelli per preparare la marmellata di fragole (in due ore è bella che pronta) e risotto alle fragole, alcuni signori del gruppo, approfittando dell’oscurità, perlustrano la zona e scoprono lamponi e prugne, che in buona quantità raggiungono le loro tasche. Il campeggio/farm shop/coltivatore di mele ma non solo/produttore di succhi di frutta è: The Apple Farm, Moorstown, Cahir, Contea Tipperary, tel. 052-41459. https://www.theapplefarm.com/camping.htm (sito ora anche in italiano).
La mattina successiva visitiamo il castello di Cahir, di origine normanna, ma più volte restaurato nel corso della storia, costruita su di un’isola nel fiume Suir, ora nel centro della cittadina. Gli interni sono spogli, ma la struttura è molto grande e ben conservata.
A 2 chilometri sud di Cahir, percorrendo la R670 (è l’unica via per l’accesso), visitiamo lo Swiss Cottage, costruito nel XIX° secolo, in pieno periodo romantico (https://www.heritageireland.ie/en/south-east/swisscottage). Ed infatti di quel periodo è una fedele testimonianza: come “cottage orné”, ha un che di rustico e naturale che si oppone alla formalità ed alla elaborazione degli stili barocchi e neoclassici che l’hanno preceduto. Gli interni però sono ricercati: splendide sono le stanze, la scala a spirale e la carta da parati che ricopre le pareti.
Dopo la visita, via verso il mare, tra strade panoramiche, con destinazione finale Kinsale. Tentiamo una sosta a Cork: grande città, molto traffico e, purtroppo, non riusciamo a trovare parcheggio. Nell’attraverso notiamo che molti edifici hanno uno stile architettonico risalente al periodo georgiano (1720-1840) e ci convinciamo che la città con le sue cattedrali, il municipio, l’ospedale, il mercato meriterebbe una visita. Da programmare in un altro viaggio.
Arriviamo a Kinsale alla sera, parcheggiamo in prossimità del mare, a circa un chilometro dal centro (il villaggio è sulla foce del fiume Bandon). Facciamo una passeggiata serale: le case sono molto colorate, spesso occupate da ristoranti e negozi. Bella atmosfera: rilassata e rilassante.
Da Kinsale proseguiamo lungo la costa. Da incorniciare nei ricordi: gli squarci sulla Roaringwater Bay ed i paesaggi di una delle più belle penisole d’Irlanda: la Beara Peninsula: la terza delle cinque penisole sud-occidentali dell’Irlanda, forse la meno turistica e più selvaggia (la strada è piuttosto stretta – ci sono delle rientranze – ma quello che la penisola ci regala annulla le difficoltà della guida).
Lungo la penisola, in un piccolo centro abitato, decidiamo di trascorriamo la notte. Il primo tentativo di sosta va a vuoto: uno scorbutico irlandese (il primo ed unico del viaggio) ci obbliga a spostare i camper perché occupanti il parcheggio di una funivia. Andiamo più avanti e troviamo delle persone intente ad innalzare uno striscione per una festa il fine settimana. Ci fermiamo, sfoggio il mio inglese oxfordiano, in men che non si dica diventiamo il centro della loro attenzione. Risultato: in un villaggio composto da forse cinque case, la cui popolazione è essenzialmente di pecore, esiste una “community hall” con l’adesivo del nostro camper club con l’indicazione “Estate 2002 – Viaggio in Irlanda”. Nel piazzale della hall trascorriamo la notte. Costo della notte: due confezioni di un ottimo vino italiano dal nome Tavernello (sic!).
Il giorno dopo completiamo il “Ring of Beara” e ci avviamo lungo il “Ring of Kerry”, quello più famoso di Irlanda: il verde smeraldo, le coste frastagliate, le insenature, le pecore con il loro bel muso nero, la terra che finisce nel mare, i gabbiani ,“attento alla macchina!” “si va be’, ma è l’Irlanda delle cartoline…” .
Visitiamo il nostro primo forte a struttura circolare, antichissimo, le cui mura sono state rifatte nell’’800, di grande fascino. Il nome: Staigue Fort, tre miglia a ovest di Sneem, nella penisola di Iveragh, una delle cinque penisole sud-occidentali. Attenzione: per raggiungerlo si deve percorrere, per 3 km. circa, una strada molto stretta: un camper ed una macchina passano con grande difficoltà. Pochi i rientri e quando transitiamo gli/le irlandesi che incontriamo sembrano poco esperti/e di guida (una signora accosta la macchina e, spaventata per il nostro arrivo, chiude gli occhi…).
Sempre nel Ring of Kerry, a sud-est della Iverah Peninsula, ci sono due piccoli isole, le isole Skellig: la più grande, chiamata Skellig Michael è un sito protetto dall’Unesco e fu il luogo scelto da alcuni monaci del primo cristianesimo (dal VI° al XII° secolo) devoti a San Michele (di qui il nome) per vivere una forma di ascetismo estremo: ognuno di loro infatti abitava in una specie di capanna a forma di igloo a picco sull’oceano dal nome “clochan” tuttora presenti e visitabili (l’isola ha anche un monastero) dopo una impegnativa scalata di più di 600 gradini. Nel 2014 l’isola è diventata famosa in tutto il mondo perché fu scelta come set cinematografico per le scene finali di “Star Wars: il risveglio della forza “ (per poi ricomparire nella puntata successiva della saga: “Star Wars: gli ultimi Jedi”). L’isola più piccola è invece un paradiso per i numerosi uccelli che lì nidificano. La Skellig Michael può essere raggiunta in barca con partenze contingentate da Portmagee, Ballinaskelligs o Cahirciveen , per la piccola, da Valentia (non è però autorizzato l’attracco).
Con i camper abbiamo cercato di vedere le isole dalla terraferma. In prossimità di Ballinaneskelligs, dopo aver lasciata la strada panoramica del Ring, seguano una strada che sale e si stringe e … si stringe sempre più. Conclusione: bloccati noi, bloccate sette/otto macchine, aristocratica signora irlandese con fazzoletto sulla bocca per proteggersi dagli scarichi dei nostri camper, un signore dell’ambasciata italiana che non sa se consolare l’amica, fumarsi una sigaretta o ridere della situazione, pecore dal muso nero che nel loro ruminante meditare ci indirizzano sguardi, un po’ altezzosi, molto ignoranti. Noi impegnati in una manovra al limite del possibile: in una strada che è diventata poco più di un sentiero, in retromarcia, in discesa, con rientranza da beccare sulla sinistra, stretta, in salita, con buche. Riusciamo nella manovra quasi impossibile però non vedremo dalla terraferma le isole Skellig e i loro volatili abitanti.
L’anello finisce a Killarney. Tra i campeggi della città scegliamo iil “Killarney Flesk Caravan and Camping http://www.killarneyfleskcamping.com. Con le biciclette visitiamo il parco, con i suoi laghi, la residenza ed ammiriamo le mucche nere (ci dicono che sono una rarità). Ci attrae la visita di “Muckcross Gardens and Traditional Farms” (http://www.muckross-house.ie): un centro di cultura popolare dove sono stati ricostruiti gli ambienti delle campagne irlandesi. Così tra stalle e case padronali, galline e giganteschi maiali, cani da pastore addestrati che sotto comando muovono greggi di pecore (ricordate “Babe, maialino coraggioso”?) e un palazzotto dei primi gelatai irlandesi (ora comprati dall’Algida), la ricostruzione di un vecchio pub e di un mulino, di una scuola dove si insegna il gaelico e la casa del dottore, ci scappa anche l’assaggio di un po’ di pane e di una torta fatta da signore in costume tradizionale.
Alla sera ci spostiamo, sempre in bicicletta, nella cittadina. Visitiamo una chiesa anglicana e conversiamo con il pastore. Nelle strade tanta gente, nei pub ancora di più, nell’aria musica. Raggiungiamo una specie di piazza: un piccolo palcoscenico, dei ragazzi, strumenti tradizionali: il nostro primo concerto di musica irlandese. Mentre gustiamo pinte di Guinness.

La successiva penisola è quella di Dingle. Dalle guide: “è concordemente ritenuta fra le migliori interpretazioni che l’Irlanda da di se stessa…”. Accidenti: è proprio così. Noi, per godercela fino in fondo, ci indirizziamo verso il capo chiamato Slea Head. Lungo l’anello è obbligatoria la visita al Gallarus Oratory, piccolo edificio costituito da pietre sovrapposte a secco in forma di chiglia rovesciata, dove prima dell’anno 1000, qualche monaco-eremita vi decise di trascorrere parte della sua esistenza. E’ l’evoluzione di edifici quasi simili che s’incontrano lungo la penisola.
Terminata la visita della penisola, transitiamo (con breve sosta) da Tralee e ci spostiamo lungo le coste della foce del fiume Shannon, il più lungo fiume irlandese. Trascorriamo la notte a Killaloe/Ballina: due cittadine collegate da un ponte che attraversa lo Shannon. Il parcheggio che scegliamo è prima del ponte lungo il fiume (se si arriva da Killaloe: ma ci sarà ancora?). In un vicino pub ci gustiamo il nostro primo Irish stew, uno dei (pochi) vanti della cucina irlandese, che è uno stufato di carne d’agnello (ma anche di manzo) con patate, prezzemolo, timo, cavolo rapa, carote. Lo mangiamo con pane integrale (‘brown bread’ in inglese), e nel rispetto della ricetta originale è denso e cremoso. E l’accompagnano con una O’Hara Irish Stout.
La mattina successiva visitiamo il Bunratty Castle, quattrocentesco castello, ampiamente ristrutturato negli anni ’60 del secolo scorso, con il Folk Park che è una ricostruzione di ambienti rurali irlandesi.
Via Ennis raggiungiamo Kilrush (con piccolo bel golfo) per puntare verso Loop Head. Alla fine della strada: un faro, erica, strapiombi sul mare, l’oceano che vi si incunea, i gabbiani, vento sferzante, in lontananza la penisola di Dingle, desolazione ma grande suggestione. Milano, con il traffico, le corse, gli abbonamenti, la pubblicità, la metropolitana, Berlusconi (siamo nel 2002 …) è lontana tanta quanto Plutone.
La tappa successiva sono le Cliffs of Moher, tra le più belle scogliere di Irlanda: qualche metro più in là del sentiero che le percorre si apre un baratro di circa 200 metri, roso dal mare, popolato di gabbiani, cromaticamente variegato.
Dopo la visita, ci spostiamo a Doolin, famosa nel mondo perché nei suoi tre pub tre si canta la migliore musica irlandese. Alla sera, ognuno di noi fumando 57 sigarette e 33 pipe, bevendo un po’ di birra, sgolandosi per comunicare con i compagni di tavolo e di bevuta, in lontananza sente della musica irlandese. Quasi sempre solo strumentale, di grande ritmo. L’Irlanda è anche questo. Dormiamo nel parcheggio dei traghetti per le isole Aran.

L’indomani attraversiamo il Burren, d’aspetto desolato, un tavolato calcareo che finisce in mare, in cui la pavimentazione è frammentata da moltissime fessure, molto suggestivo anche perché vi crescono, tra gli altri fiori che non consociamo, molte piccole orchidee.
Sotto una specie di diluvio, insolito per l’Irlanda e che ci disturba non poco, visitiamo, vicino al villaggio di Bellharbour, i suggestivi resti in stile romanico della Corcomonroe Abbey, che fu un monastero cistercense fondato all’inizio del XIII° secolo. Sempre sotto la forte pioggia, il nostro tragitto continua con Clonmacnoise, sulle rive dello Shannon, a sud di Athlone, un bel sito di grandissima importanza religiosa (Papa Giovanni Paolo II lo visitò nel 1979), che riunisce le rovine di una cattedrale, di sette chiese, di due torri rotonde, di tre alte croci celtiche, oltre a numerose pietre tombali.
La vivace città di Galway è la nostra successiva tappa. Sostiamo nel campeggio a Salthill (https://www.salthillcaravanpark.com); in prossimità, si trova la fermata dell’autobus per il centro.
La nostra visita si sviluppa nel centro, tra il “Quartiere latino” ed il porto, e occupa un giorno intero, anche perché ci piace molto la vivacità della città, i suoi numerosi negozi, bar, ristoranti ed artisti di strada. Partiamo da Eyre Square, una piazza alberata risalente al XVIII° secolo, circondata da pub e ristoranti, luogo d’incontro di chi abita e visita la città. In Shop Street ammiriamo il Lynch’s castle, un edificio medioevale, e lo Spanish Arch, che ricorda il periodo (XVI°/XVII° secolo) in cui le navi spagnole qui portavano spezie e prodotti non conosciuti nell’isola. La città è attraversata dal fiume Corrib, piccolissimo ma potente fiume che parte dal vasto Lough Corrib, situato poco più a nord della città: il fiume, che può essere ammirato dal ponte “O’Brien” è famoso per la pesca al salmone (in giugno/luglio si possono vedere i pesci risalire fiume) e per il canottaggio. Il porto merita una visita per le belle vedute che esso offre. Ci sono anche due chiese: la “St Nicholas’ Collegiate Church“, fondata nel XVI° secolo, protestante e la cattolica “Cathedral of Our Lady Assumed into Heaven and Saint Nicholas“, assai più recente, ma su modello delle chiese rinascimentali. Tra i molti ristoranti di pesce per cui Galway è famosa scegliamo il Mc Donagh’s al 22 di Quay Street. Sono sia “fish and chips bar” sia “seafood restaurant” ed i piatti che ordiniamo sono molto buoni ed i camerieri molto cortesi (ci scappano numerose foto ricordo …).
Da Galway ci spostiamo a Rossaveel, una delle località (per noi la più conveniente) da dove partono i traghetti per le isole Aran. Delle tre, visitiamo la più grande: Inishore. L’isola non è più quella di pescatori resa famosa in un documentario degli anni ’30 (“Man of Aran” di Robert J. Flaherty). E’ turismo: biciclette (che possono essere noleggiate dove attraccano i traghetti), pulmini, negozi di maglioni ovunque, case dove signore fanno maglioni che, grazie ad Internet, spediscono in tutto il mondo, bar, ristoranti, le lingue di tutti i continenti…Ma la geometria dei muri a secco che delimitano le proprietà, la scarsa vegetazione arborea, il suolo brullo e la “bastionata pressoché continua di scogliere” che si può vedere dal Dun Ahongasa (un forte in pietra preistorico, uno dei tanti che si possono trovare sulle isole, nella zone meridionale dell’isola) sono alcuni dei ricordi incancellabili del nostro viaggio. Troviamo anche la casa dei nostri sogni: tutta da ristrutturare, ma con splendida vista. E palma (sì, palma!) nel giardino.
Alla sera, nel parcheggio a Rossaveel, un altro grande regalo: il cielo il mare e la terra di Irlanda, con i loro più intensi colori: un caleidoscopio dove il rosso l’arancione il viola del sole che tramonta ed il bianco delle nuvole mosse dal vento si incontrano, si mischiano con il verde smeraldo di alcune piccole isole, il blu del mare ed il bianco delle onde.
La tappa successiva è il Connemara con tutti i suoi paesaggi, splendidi e diversificati: dalle coste frastagliate alle spiagge sabbiose, dalle foreste ai laghi alle torbiere a perdita d’occhio. Ed una camminata indimenticabile nel parco nazionale: con due guide, attraversiamo nella nebbia una torbiera, con acqua dal cielo e i piedi che affondano nel suolo acquitrinoso (https://www.connemaranationalpark.ie; il centro visitatori è a Letterfrack).
Altre località visitate: Clifden, considerata la “capitale” del Connemara, Kylemore Abbey, sempre nel Connemara con i suoi bei giardini murati, Cong, nella contea del Mayo, alla ricerca dei posti del film “Un uomo tranquillo”, con John Wayne e Maureen O’Hara, che, con i suoi “tipi”, ha indubbiamente contribuito a creare il mito dell’Irlanda. Ma i resti della “Cong Abbey” valgono molto di più del piccolo museo, che, tra l’altro, troviamo chiuso. Bello il panorama del lago Corrib e delle sue innumerevoli isolette. La campagna del Mayo è però sicuramente la meno pittoresca di tutta l’Irlanda: non ci sono le pecore, si incontra qualche mucca, i campi non sono coltivati. Terra povera, di gente povera, che ha pagato ingenti contributi alle carestie e al fenomeno della emigrazione.
Westport e Achill Island (un’isola collegata con un ponte alla terraferma) sono le nostre successive tappe. Westport è incantevole: affacciata sulla bellissima baia di Clew, è un grazioso centro in stile georgiano, composto da stretti vicoli, piazzette, ponticelli in pietra, un “boulevard” tutti sempre addobbati di fiori. Quando raggiungiamo l’isola, ci spostiamo a Keel, il principale centro, e tra un parcheggio in prossimità del mare ed il campeggio, scegliamo quest’ultimo: “www.Keel Sandybanks Caravan & Camping Park”, nella parte orientale del villaggio. Infuria una bufera: fuori dai nostri camper è tutto grigio: non si distingue il mare dal cielo. In un momento di tregua, facciamo una breve passeggiata che si conclude in un pub (evvai un’altra pinta di “irish stout”). Avvistata anche una macelleria: per pochi soldi ci vendono mezzo agnello.
L’indomani mattina, in camper, visitiamo l’isola: la nebbia non ci aiuta, ma quando vediamo le scogliere scopriamo vedute mozzafiato. Su queste scogliere, si infransero molte delle speranze degli spagnoli della Invincible Armada.
Sligo, Bundoran con la sua lunga spiaggia, Donegal Town (con la famosa veduta della montagna che si interrompe per degradare lentamente al suolo), Killybegs, porto peschereccio, suggestivo e piuttosto grande, sono le tappe del percorso del giorno dopo. Su di una banchina del porto di Killybags trascorriamo la notte. Due di noi riscoprono la loro passione per la pesca: alcuni sgombri in piena crisi esistenziale decidono di porre fine ai loro tormenti gettandosi sui loro ami. Per alcuni di noi, luculliana cena a base di pesce.
Il giorno dopo, raggiungiamo “Slieve League”, “Sliabh Liag” in gaelico (nella contea del Donegal ci sono due zone in cui il gaelico è la lingua parlata e anche quella dei cartelli stradali), “le più alte scogliere d’Europa”. Con il camper si può arrivare al parcheggio (il divieto di accesso è solo per i pullman). Breve tragitto a piedi, poi purtroppo con un po’ di nebbia, ammiriamo un’altra maestosa e selvaggia vista.
La successiva tappa è The Rosses, nella parte occidentale del Donegal, zona delimitate da montagne, fiumi e mare. E’ una delle zone in cui si parla gaelico (il nome deriva infatti da “ros”, promontorio). Iniziamo dalla parte vicina al mare: il paesaggio è roccioso, con molti piccoli laghi e ci sono punti in cui il mare si incunea nelle scogliere. Per noi è anche una piccola delusione (la prima e l’unica di questo viaggio) perché quando visitammo la zona cinque anni prima, trovammo poche case, roccia dal colore vagamente rosso, tante pecore e mucche lasciate libere a pascolare sulla roccia. Ora, invece, ci sono pochi animali e tante case per le vacanze di americani che tornano nel paese dei loro nonni (nel giardino della casa, alla bandiera irlandese si unisce quella americana).
Ci spostiamo leggermente all’interno per visitare il Glenveagh National Park, https://www.glenveaghnationalpark.ie., 24 chilometri a nord ovest di Letterkenny. Una area naturalistica con circa 100 ettari di boschi, brughiera, laghi, colline e montagne sullo sfondo ed un romantico castello sulle rive del Lough Veagh. Passeggiamo senza una meta precisa (al centro visitatori, dove lasciamo i camper, situato nella parte settentrionale del lago, si possono comprare le cartine con l’indicazione dei numerosi sentieri) e le vedute di questa natura incontaminata riempiono i nostri occhi.
Terminata la visita, ritorniamo sul mare e sulla spiaggia di Rathmullan, sulla costa occidentale del Lough Swilly (la strada R247), dopo una serata di musica irlandese e di … Guinness, trascorriamo la notte.
Il giorno dopo, passando da Letterkenny e dopo aver visitato il Grianan of Aileach (un altro forte circolare in pietra dell’Età del Ferro) entriamo nell’Irlanda del Nord. Non ci sono confini: sono stati cancellati agli inizi degli anni ’90; la sterlina inglese sostituisce l’euro, e tutto diventa più caro. Ci indirizziamo verso il mare nella contea di Antrim. A Bushmills, visitiamo il “Dunluce Castle“, cinquecentesco ma con aggiunte posteriori, romantico, in rovina, a picco sul mare; a nord della cittadina, camminiamo sulla “Giant’s Causeway“, “una delle più impressionanti formazione geologiche dell’isola”, massi e colonne di basalto che si protendono nel mare; ed infine ci dirigiamo nella distilleria “Old Bushmills”, in Distillery Road 2, la più vecchia d’Irlanda (conosciuta dal 1207, con licenza dal 1608), dove una guida ci presenta le diverse fasi della produzione, ci sottolinea i pregi del whiskey irlandese (soprattutto la triplice distillazione), ci accompagna in una grande sala dove possiamo gustare un po’ di whiskey (attenzione alle lettera “e” …) e qualche coraggioso (noi non siamo tra questi) impegnarsi in un distillato di corso di esperto bevitore (al termine, dopo mezz’ora circa, viene rilasciato un attestato. Il corso non è gratuito e comporta l’assaggio di una decina di whiskey. E la polizia, a proposito, è molto rigida con chi assume alcolici…).

Grianan Of Ailech 
Dunluce Castle 
Giant’s Causeway 
Giant’s Causeway 
Giant’s Causeway
Un angolo davvero suggestivo di questa contea sono le Glens of Antrims ovvero nove valli, strette e profonde, che dal mare si incuneano nell’entroterra fino alle sponde del Lough Neagh. La vegetazione è molto rigogliosa e la strada che corre lungo la costa offre squarci indimenticabili. In prossimità di Carnlough, in un parcheggio lungo la strada, trascorriamo una notte tranquilla.
Il giorno dopo, passando attraverso piccoli paesi che provocatoriamente segnalano la loro appartenenza alla fede protestante e, pertanto, al Regno Unito, con bandiere inglesi appese alle case, ai pali della luce e a qualsiasi altro appiglio e con murales che ritraggono uomini in arme, raggiungiamo Belfast. La città ci appare, almeno nel centro, ricca, con palazzi dalle architetture moderne, ma scopriamo che conserva vestigia ottocentesche piuttosto interessanti. In una di questa, un pub vittoriano (ma da allora ristrutturato), tutto maioliche vetri e pilastri, ancora illuminato a gas, pranziamo. Il nome del pub è “Crown Liquor Saloon,” la via Great Victoria Street al numero 46, è uno dei più famosi dell’Irlanda del Nord e prenotando si può mangiare nelle salette (una decina) dove le prostitute dell’epoca si intrattenevano con i loro clienti. Qualità e prezzo sono in linea con l qualità del locale.
Lasciata Belfast, rientriamo nella Repubblica d’Irlanda. Visitiamo i siti preistorici di Newgrange e Knowth. Molti tumuli con ingressi e passaggi che portano ad una camera sepolcrale centrale. Quello di Newgrange è stato costruito con così grande precisione che verso le nove del mattino di ogni 21 dicembre un raggio di sole penetra nel passaggio ed illumina la camera sepolcrale.
Vicino alla città di Drogheda, visitiamo Monasterboice, un antico sito monastico ora in rovina (ci sono due chiese ed una torre circolare), ma il cui recinto cimiteriale conserva alcune tra le più belle croci celtiche di tutta l’isola (risalgono al X° secolo).

Croce celtica a Monasterboice 
Croce celtica a Monasterboice
Proseguiamo con Kells, un altro sito monastico, che, con la chiesa di St. Columba, conserva cinque grandi ed interessanti croci celtiche. Infine, i resti della Mellifont Abbey, la prima abbazia cistercense costruita in Irlanda, il cui lavabo ottagonale, praticamente integro, è di stupefacente bellezza e grande eleganza architettonica.
Dublino è la tappa successiva. Sostammo quattro notti in un campeggio a sud della città che fu chiuso nel 2004. Nei nostri giri scoprimmo qualche possibilità di parcheggio a Howth: è il porto turistico di Dublino, lungo le banchine c’è tanto spazio e la fermata della metropolitana è molto vicina. Mentre controllo i dati di questo viaggio vedo che nel sito camperonline.it. compare una stessa indicazione. Comunque attorno a Dublino ci sono anche dei campeggi ed in rete è molto facile trovare una soluzione. A proposito di Howth, noi ci arrivammo per il King Sitric, https://www.kingsitric.ie, un ottimo ristorante dove gustammo una cena sopraffina di pesce, a prezzo giusto considerata la qualità della cucina. Sono inclusi in molte guide, sono molto professionali, il ristorante è di grande atmosfera, con bella vista sul mare e sul porto.
Dublino è una grande città: moderna, viva, rumorosa, giovane, con interessanti possibilità di visite culturali. Che sfruttammo fino in fondo. E quello che segue ne è l’elenco:
- il “Trinity College”, la più blasonata università di Irlanda (fu fondata da Elisabetta I nel 1592) e una delle più prestigiose al mondo. Qui abbiamo ammirato: il “Book of Kells”, o in gaelico “Leabhar Cheanannais”, uno splendido manoscritto miniato risalente al IX° secolo, opera di anonimi monaci, grande opera d’arte per la bellezza delle numerose illuminazioni e delle colorate miniature, che contiene i quattro Vangeli in lingua latina, unitamente a delle note introduttive ed esplicative; “The Old Library” ovvero “The Long Room”, nelle quale, lungo i suoi 64 metri, sono raccolti in file di librerie in quercia circa 200.000 preziosi. la più antica arpa irlandese e la Proclamazione della Repubblica d’Irlanda, letta durante la l’insurrezione di Pasqua. Nota di colore: la stanza sembra che sia stata fonte di ispirazione per quella degli archivi dei Jedi in “Guerre Stellari”;
- le due cattedrali, la “Christ Church Cathedral”, cristiano-cattolica, con i suoi interni in stile romanico e la cripta del 1200, e la “St. Patrick Cathedral“, protestante, la più grande d’Irlanda, fondata nel 1191, che contiene la tomba di uno dei grandi di Irlanda nato in Dublino, Jonathan Swift;
- “Henrietta Street“, con le sue case georgiane dell’alta borghesia del XVIII°/inizi del XIX° secolo, alte, in mattoni rossi, con inferriate alle finestre e porte molto colorate (gialle, blu, rosse). Ora quella al numero 14 è aperta al pubblico: 5 piani in cui si può notare la netta distinzione delle tre funzioni per cui queste case furono costruite: pubblica, privata e domestica (la vita si svolgeva prevalentemente tra il piano terra ed il primo piano);
- “Guinness Storehouse“, in St. James’ s Gate, la sede del famoso birrificio, 7 piani, con negozi, ristoranti, bar e possibile, interessante ma cara visita (per il dettaglio: https://www.guinness-storehouse.com/it/guinness-brewery-tour);
- gli iconici “Temple Bar,” pub, antico (XIV° secolo) dalle pareti rosse ma anche quartiere con vicoli acciottolati, negoziati vintage, sulla riva sinistra del fiume Liffey, stracolmi di giovani turisti; “Ha’penny Bridge”, costruito nel 1816, il primo ponte pedonale sul fiume Liffey (il nome deriva dal pedaggio che si doveva pagare: a halfpenny); Grafton Street, la via pedonale che ormai si trova in tutto il mondo; O’Connell Street, una delle arterie principali della città, con il General Post Office, un elegante edificio georgiano, uno dei monumenti più emblematici perché luogo della proclamazione della Repubblica irlandese durante la Sollevazione di Pasqua del 1916; “Molly Malone”, la statua di bronzo (con immancabile fotografia) che ricorda la protagonista, moglie di un pescatore, di una famosa canzone folkloristica diventata l’inno non ufficiale di Dublino (la statua ora si trova di fronte all’Ufficio del Turismo, in Suffolk Street).
Dublino ha anche una dimensione letteraria vuoi perché qui sono nati alcuni tra i più grandi autori della letteratura irlandese (J. Joyce, G.B. Shaw, W.B. Yeats, O. Wilde, S. Beckett, S. Heaney) vuoi perché è a Dublino che si svolgono le 24 ore di uno dei più grandi libri che il mondo abbia conosciuto ovvero l’”Ulisse” di Joyce. E per gli amanti ci sono tutta una serie di percorsi (e soste nei pub) per ricordare i luoghi natali di questi grandi e quelli visitati o associati ai personaggi dell’”Ulisse”. Sono facilmente recuperabili nelle guide, mentre il nostro suggerimento è https://www.dublinpubcrawl.com, un passeggiata di due ore e mezza, con alla guida degli attori professionisti (però è indispensabile la conoscenza della lingua inglese).
Il cibo. Un vecchio detto irlandese recita: “Eat breakfast like a king, lunch like a prince and dine like a pauper”. La tradizionale colazione è quella che noi italiani abbiamo appreso dai libri della nostra scuola media, con in più, tipicamente irlandese, una sostanziosa fetta di sanguinaccio (“black pudding”) con l’aggiunta al suo interno di qualche fiocco di cereale (orzo e avena). Molti sono i pub che offrono questa colazione: tra questi perché facile da raggiungere (in centro, in Suffolk Street 2, vicino alla statua di Molly Malone e all’Ufficio del Turismo), e perché è di grande atmosfera (è un pub storico), l’“O’Neills Pub & Kitchen”, http://www.oneillspubdublin.com. Per un ottimo “fish & chips” si può andare nella sede centrale di “Leo Burdock”, uno “shop” a conduzione famigliare e attivo dal 1913, al numero 2 di Werburgh Street, Christchurch Place (per mangiare, se non c’è spazio – cosa che accade quasi sempre – ci si può spostare nei giardini della cattedrale). Da notare la “Wall/Hall of Fame” , con l’elenco di tutte le importanti persone che qui sono venute per il tradizionale piatto (anche il Boss!). Per un buon caffè o tè, con qualche fetta di dolce, il posto scelto fu “Bewley’s”, in Grafton Street, storico locale.
Per l’acquisto dell’ennesimo capo di lana mohair ci siamo rivolti ad un negozio di “Avoca”. La cui interessante fabbrica con annesso piccolo villaggio avremmo poi visitato durante il transito nelle Wicklow mountains (si trovano in prossimità di Arklow, lungo il fiume Avoca ed il loro sito è: http://www.avoca.com).
Lasciata Dublino, le ultime tappe del nostro viaggio in Irlanda sono state:
- Glendalough, importantissimo sito monastico in rovina (fondato dall’eremita Kevin nel VI° secolo fu distrutto da truppe inglesi alla fine del XIV° secolo), che conserva una piccola chiesa con lo strano nome di “Kevin’s kitchen”, la croce di San Kevin ed una torre circolare;

Glendalough 
Glendalough
- Powerscourt Estate, House and Gardens, https://powerscourt.com, nel cuore delle Wicklow mountains, vicino ad Enniskerry, GPS 3°11’05”N 6°11’13”O / 53.18472°N 6.18694°O, di cui visitiamo il grande e maestoso parco ed i giardini (in particolare, quello giapponese ed italiano) che occupano 47 acri. Una curiosità: i Gardens ospitano il “Pets Cemetery”, considerato il più grande d’Irlanda, in cui risposano, tra azalee rododendri e rose, gli amati animali domestici dei proprietari. A 6 chilometri circa dai giardini, ci sono delle spettacolari cascate: con i loro 121 metri, sono le più alte d’Irlanda.

Powerscourt Estate – House 
Powerscourt Estate 
Powerscourt Estate

- le Wicklow Mountains ed il Sally Gap, un passo, lungo una strada che corre attraverso una sterminata brughiera con l’erica in fiore, in una tavolozza di colori in cui si mischiano il bianco, il rosa, il viola, il porpora, il bronzo, il giallo, l’azzurro, che costeggia piccoli laghi e foreste e lungo la quale possono essere avvistati caprioli selvatici.
Alla fine raggiungiamo Rosslare. Il traghetto ci porta in Inghilterra. Inizia il viaggio di rientro, le cui tappe sono state: Bath, Stonehenge, Salisbury, Brighton, Dover. A Calais, infine, saluti e baci per tutte/i.
Personaggi ed interpreti. I viaggiatori ed i camper nella parte di loro stessi. I gabbiani e le black-face sheep: nella parte di loro stessi/e. La navigatrice-che-non-sbaglia-mai-una-strada-mai: Cri. Verità rivelata: collaboratrice (immaginaria) nonché grande studiosa di Bruce, contesa dai maggiori cartografi mondiali, oggetto di ricerca avanzata nelle facoltà di geografia (e non solo) delle tre più prestigiose università australiane. L’Irlanda, nella parte dell’“emerald island” con il suo splendido e cangiante cielo (beh non potevo non scriverlo …). La Guinness e le altre Irish stout nella parte di loro stesse. Gli sgombri nella parte di loro stessi (a futura memoria). I “baracchini” nella parte di loro stessi. La voce un po’ sproloquiante, un po’ interessante, un po’ professorale e un po’ “da flebo”: Umberto (avevo dato sfogo a tutta la mia cultura in lingua inglese e la mia anglofilia…).
Conclusione. Questa non fu l’unica volta a capo di un gruppo di camperisti. Due anni dopo, in un complicato viaggio nella Federazione Russa, ci ritrovammo a guidare un gruppo di dieci camper in uscita da Mosca senza alcuna preparazione ed adeguata cartina (in un momento di grande crisi, Cri riesci a sfoggiare, con un basito signore, il suo russo imparato durante la lontana frequenza scolastica!!!), ma soprattutto durante tutto il viaggio di ritorno da Samara (sul Volga, nella parte centro-orientale della Russia europea), con sosta di alcuni giorni a Kiev organizzata quando eravamo in marcia. Una bella sfida che però, nella valutazione, ci portò alla decisione di non ripetere più questa esperienza.
Ricordi di Irlanda






