Un’estate tutta italiana. Parte seconda: Val di Non

Conosciamo poco le Dolomiti ed allora quest’anno ci è parso la volta buona per una visita. L’indecisione iniziale relativa a quale settore visitare si è risolta nella scelta delle Dolomiti di Brenta e, più in particolare, la Val di Non.

Per tutti gli otto giorni del soggiorno ci siamo fermati nel “Camping Park Baita Dolomiti” a Sarnonico: un bel campeggio, con grandi piazzole tutte con erba ed ombreggiate, area giochi per bambini, due piscine con vista sulle montagne e pulitissimi servizi.

In ricordo di Depero, nato a Fondo, e degli antichi mestieri della valle (nella piazza del paese)

Primo giorno.  A piedi ci spostiamo a Fondo, il paese principale dell’alta Val di Non. Una breve visita del centro e ci indirizziamo verso il lago Smeraldo, un piccolo bacino artificiale, balneabile, a circa 1000 metri di altitudine, inserito in un bell’ambiente montano.

C’è un ristorante che si affaccia su lago: qui abbiamo gustato dei buoni tagliolini alla trota affumicata e un secondo a base di finferli. Come dolce, ovviamente, non poteva mancare una fetta di un casalingo strudel di mele accompagnato dalla panna montata.

Ritemprati dal buon pranzo abbiamo camminato lungo il sentiero che circonda il lago: in un quarto d’ora tutto il sentiero è percorso. Mentre camminavo ho notato dei piccoli spazi tra la vegetazione della riva che mi hanno fatto ricordare che siamo venuti in Val di Non anche per qualche seduta di pesca e decido che il giorno dopo mi sarei dedicato a questa attività.

Terminato il sentiero lungo la riva abbiamo seguito quello che si snoda nello spettacolare canyon (profondo circa 60 metri) che collega il lago al centro del paese di Fondo. Il sentiero, nella parte iniziale, è piuttosto stretto e ricavato nella roccia in quanto segue il rio Sass,  poi, sempre seguendo il rio,  si apre ed è comodo da percorrere (nella parte alta ci sono comunque delle passerelle che aiutano nella discesa: noi abbiamo visto famiglie con carrozzine; inoltre è illuminato). Da notare, lungo il percorso, il vecchio mulino. Il sentiero termina in prossimità de “La Casa dell’Acqua” con il Mulino Bertagnoli: un piccolo museo, interattivo, dedicato all’acqua e al territorio di Fondo. Per chi vuole è possibile fare una visita guidata di circa due ore in un altro canyon della zona: per informazioni e prenotazioni: Cooperativa Smeraldo, in piazza San Giovanni, 9 a Fondo, tel. 0463/850000.

Per il ritorno al campeggio non seguiamo la strada della mattina: ci spostiamo nei prati al confine del comune di Fondo per raggiungere il sentiero n. 16 denominato “Passeggiata tra le Praterie de i Pradiei”. Il sentiero, che è anche pista ciclabile perché è parte della pista ciclopedonale dell’Alta Val di Non (un anello di 25 chilometri), è rilassante e molto panoramico perché si sviluppa nelle “distese praterie” dove i contadini ricavano il foraggio per il loro bestiame. Ed infatti raggiungiamo Sarnonico fiancheggiando campi con qualche mucca e cavallo (le coltivazioni di mele non sono presenti in questa parte della valle), ammirando il gruppo delle Dolomiti Adamello Brenta sullo sfondo ed ascoltando (forse) il verso di alcuni re di quaglie che, dai cartelli informativi lungo il percorso, veniamo a sapere essere un uccello per il quale è in atto un’azione di salvaguardia in quanto “specie di di interesse comunitario legata agli ambienti di parato pingue di media e bassa montagna“ (citato dal progetto).

Secondo giorno

Canna ed esca con il lago

Quando ci svegliamo, il tempo è un po’ incerto: ho qualche dubbio però alla fine decido di pescare nel lago Smeraldo. Compro il permesso giornaliero nella pizzeria alla fine del laghetto ed inizio in uno dei pochi accessibili posti lungo la riva. La pesca è un insuccesso: solo una piccola trota insegue l’esca artificiale fin sotto alla riva. Anche gli altri pescatori non sono fortunati. Rimane la bellezza del posto, il piacere di aver lanciato le mie esche in un lago alpino, il buon piatto di funghi mangiato a mezzogiorno e la passeggiata da e per il campeggio, come ieri, lungo il canyon ed in mezzo ai prati.

Terzo giorno. Con il camper saliamo agevolmente (percorriamo il versante trentino) al Passo della Mendola (1363 m.), tra fine ottocento ed inizi novecento una delle più note località turistiche dell’arco alpino. Nel grande parcheggio comunale del passo non è possibile lasciare il camper e all’Ufficio Turistico ci viene detto di spostarci nel parcheggio della seggiovia per il monte Roer (c’è una segnalazione sulla via principale). Poiché abbiamo deciso di raggiungere Caldaro con la funicolare che parte dal passo, per ritornare facciamo una bella passeggiata di circa mezz’ora nel bosco e così cogliamo l’occasione di fermarci al rifugio “Genzianella” per un caffè ed una fetta di strudel e di ammirare alcune belle residenze in legno. Arrivati nel piazzale antistante la stazione della funicolare, grazie alla bella giornata di sole, apprezziamo la vista panoramica che si apre sul versante altoatesino della strada  (molto meno agevole rispetto a quello da noi fatto), l’Oltradige, il lago di Caldaro e la città di Bolzano.

La funicolare venne inaugurato durante il periodo di splendore turistico del passo: era il 1903 ed in quell’epoca rappresentò un vero e proprio capolavoro ingegneristico: era la più lunga e ripida del mondo! E’ stata rimodernata negli anni ’80: in soli 12 minuti supera un tracciato di 2.374 metri, un dislivello di 854 metri  (dai 510 m di altitudine di S. Antonio, la frazione di Caldaro, ai 1363 m. del passo) e una pendenza del 64%; è in funzione tutto l’anno, con partenza ca. tre volte all’ora.

Dalla frazione di S. Antonio, ci siamo incamminati verso il lago di Caldaro. La discesa al lago non è stata facile: con un po’ di difficoltà abbiamo trovato una stretta strada asfaltata destinata essenzialmente al transito di mezzi agricoli con vedute sul lago e che, in maniera molto suggestiva, costeggiando alberi di mele e filari di viti, ci ha portato però sulla strada provinciale n. 14. Siamo così stati costretti a camminare lungo questa strada in contromano rispetto al traffico veicolare per qualche centinaio di metri fino a quando abbiamo trovato un strada asfaltata che  ci ha condotti al lago. Vuoi per il gran caldo vuoi perché l’ambiente del lago è molto bello (è definito, tra l’altro, come il più caldo dell’arco alpino), molti erano i villeggianti sulla spiaggia o che facevano un giro sul lago in barca o in pedalò.

Dopo un leggero pranzo e qualche fotografia del lago, abbiamo raggiunto Caldaro a piedi lungo una parte del “Sentiero del vino” (segnavia n. 12), un percorso pedonale e ciclabile lungo le piantagioni di mele ed i famosi vigneti (Caldaro è un paese vinicolo di fama mondiale). C’è stato il tempo per una breve visita del centro: una bella piazza del mercato, in posizione centrale, con una fontana barocca ed una chiesa con un interessante interno, e qualche case dalla tipica architettura alpina.

In un bar della piazza, abbiamo sorseggiato degli sciroppi: di ribes rosso, di bacche di sambuco e di fiori di sambuco. Quest’ultimo è stato una gradevolissima scoperta: servito in un grande bicchiere (40 ml), con l’aggiunta di acqua molto fredda (può essere frizzante e non a seconda del gusto) e di una fetta di limone è davvero molto rinfrescante e gradevolissimo nel suo gusto non troppo dolce e floreale.

Affaticati dai chilometri percorsi a piedi e, soprattutto,  dal molto caldo della giornata, decidiamo di ritornare alla stazione della funicolare con il bus navetta che parte dalla piazza sopra a quella del mercato. Ritornati al Passo rifacciamo la camminata nel bosco: non vediamo l’ora di arrivare in campeggio per tuffarci nella piscina.

Quarto giorno. Lo dedichiamo al lago Tovel, un gioiello naturalistico del parco Adamello Brenta, a quota 1.178 metri, a circa 30 chilometri dal campeggio. Il lago si trova nella valle omonima percorsa dal torrente Tresenica: all’inizio è piuttosto stretta e boscosa poi si apre e prende quota nei pressi della località Glare ed il paesaggio cambia radicalmente e diventa quasi un ambiente lunare.

Per accedere al parco ci sono alcuni parcheggi e, in una situazione di normalità, una navetta. Il parcheggio per i camper è il numero 4: in realtà uno spiazzo non asfaltato ai margini della strada per una trentina di mezzi. Noi abbiamo fatto la prenotazione online il giorno prima e dopo aver lasciato il camper nel parcheggio, abbiamo preso il sentiero, in alcune parti piuttosto ripido,  che porta al lago.

E’ una bella giornata e ci indirizziamo, seguendo il sentiero che costeggia il lago, all’albergo “Lago Rosso” per l’acquisto del permesso di pesca giornaliero. Lo so che non prenderò alcun esemplare di salmerino che popola queste acque (la pesca dalla riva è fruttuosa solo per un breve periodo dopo il disgelo), ma il vecchio adagio circa la speranza e l’incantevole posto mi spingono a tentare: ed una grossa trota iridea abbocca alla mia esca siliconica.

Mentre pesco e quando passeggiamo sul sentiero che corre lungo il lago (è lungo circa tre chilometri, quasi sempre è molto agevole, ha un minimo di dislivello ed un tempo di percorrenza di circa un’ora) restiamo affascinati dalla bellezza del posto: il lago, di un verde smeraldo (a proposito non si colora più di rosso dagli anni ’60 ed una cartello lungo la sponda ne spiega dettagliatamente i motivi), è incastonato nelle Dolomiti di Brenta, le cui vette sfiorano i 3000 metri, con boschi di conifere lungo le pareti, in cui si possono trovare molte specie di animali. A proposito, nella valle sono stati reintrodotti grazie al progetto “Life Ursus” gli orsi bruni (cartelli circa il comportamento da tenere in caso di presenza dell’orso li abbiamo trovati sul sentiero tra il parcheggio ed il lago). Per chi fosse interessato ai diversi aspetti naturalistici è consigliabile una sosta al centro visitatori “Casa del Parco Lago Rosso”, che s’incontra percorrendo il sentiero che corre lungo la riva del lago.

Quinto giorno. Visitiamo il castello di Thun, il secondo della regione dopo quello del Buonconsiglio a Trento, costruito, in bella posizione panoramica su una collina contornata dai meleti, nella metà del XIII° secolo. Fu la sede della potente famiglia dei Thun ed è stato riaperto al pubblico 10 anni fa dopo un’impegnativa ed accurata opera di restauro, studio e recupero ed acquisizione di  beni.

Nel sito del castello, castelthun.com, si può leggere che “… è un esempio tra i più interessanti di architettura castellana trentina, la struttura civile-militare è tipicamente gotica ed è circondato da un complesso sistema di fortificazioni formato da torri, bastioni lunati, fossato e cammino di ronda; imponente la “porta spagnola” (1566) … Oltrepassata la porta del ponte levatoio (1541) e superato il primo cortile, a sua volta percorso sul lato settentrionale da un lungo colonnato, formato da diciotto poderose colonne di pietra, si incontra l’ingresso del palazzo comitale. Al piano terra si trovano le stanze pubbliche, mentre al primo piano si trovavano le stanze dei signori. Fra le numerose sale, ancora riccamente arredate, la più pregevole è la “stanza del vescovo”, interamente rivestita di legno di cirmolo, con il soffitto a cassettoni e una porta monumentale (1574), abitata dal principe-vescovo Sigismondo Alfonso Thun…”. Nelle sale ci sono molti dipinti di pregevole fattura; interessante la visita nelle cucine come pure quella nei giardini meridionali, da ci si può godere una bella vista della valle.

Al rientro facciamo una sosta a Cles, il centro amministrativo della Val di Non, con un passato importante sin dai tempi dei romani. Nella breve camminata ammiriamo la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta ed il Palazzo Assessorile e troviamo un centro arredato con composizioni di fiori e piante con poltrone e sedie in legno che rendono piacevole sorseggiare una bevanda e la conversazione.

Sesto giorno. In ogni nostro viaggio, non è mai mancata almeno una visita a dei giardini: in questo è stata la volta dei Giardini di Castel Trauttmansdorff a Merano, in via S. Valentino 51a, www.trauttmansdorff.it.

E’ stata indubbiamente una bella visita e gli scenari molti vari ci hanno regalato forti emozioni. I giardini infatti constano di 4 settori e 3 sentieri panoramici, con oltre 80 diversi ambienti botanici su un’area di 12 ettari, con 100 metri di dislivello, 7 km di rete sentieristica, con 3 ore di permanenza consigliata, e sono stati eletti il “Parco più bello d’Italia” e “Giardino Internazionale dell’anno 2013” (dati raccolti dal depliant in distribuzione all’ingresso). I 4 settori sono: “Boschi nel mondo. Boschi in miniatura dell’America e dell’Asia”, “I Giardini del sole. Atmosfera mediterranea”, “I Giardini acquatici e terrazzati. L’arte del giardinaggio in Europa”, “Paesaggi dell’Alto Adige. Tradizione & avventura per i più piccoli”, mentre i sentieri, tutti panoramici, conducono alla “Spiaggia delle Palme”, alla voliera (con molti pappagalli), al binocolo di Matteo Thun, una spettacolare piattaforma panoramica con binocolo tridimensionale che regala una vista mozzafiato sulla piana dell’Adige, la conca di Merano e lo sfondo dei rilievi circostanti.

Nel pomeriggio, con lo stesso biglietto dei giardini, la visita è continuata nel castello, dove un tempo ha alloggiato la principessa Elisabetta d’Austria, e che ora ospita il Museo provinciale del Turismo (“Touriseum”). Il percorso del museo si snoda in venti sale interattive nelle quali il visitatore viene accompagnato attraverso i 250 anni di storia del turismo alpino, da quando le montagne incutevano timore, alla scoperta del Tirolo e del viaggio in ferrovia con l’arrivo dell’imperatrice ed i primi forestieri, alla conquista della montagna e al “prodotto” Alto Adige/Sudtirol”. Si termina con delle composizioni in legno  che ironizzano sui luoghi comuni del turista italiano e tedesco, sulle signore che gestiscono le pensioni della zona alpina, e con un grande flipper, lungo 10 metri circa, intagliato nel legno di cirmolo da uno scultore della Val Gardena, ed in questo caso l’ironia è rivolta all’Alto Adige.

I giardini ed il castello si trovano a circa 40 chilometri dal campeggio. La strada principale che abbiamo seguito è stata la statale 238 del Passo delle Palade (Gampenpass o Gampenjoch in tedesco, 1.518 m), che abbiamo percorso tranquillamente e che ci ha regalato dei bei scorci montani. Noi non abbiamo avuto tempo però al passo può essere visitato il “Gampen Bunker”, un bunker  a scopo difensivo che Mussolini fece costruire nel 1940 per prevenire un’eventuale invasione tedesca a dispetto del “Patto di Acciaio” firmato pochi giorni prima dell’avvio dei lavori, ora sede di mostre temporanee.

Settimo giorno. Alla mattina visitiamo uno dei simboli religiosi della Val di Non: il santuario di San Romedio. Sono quasi le 9 quando lasciamo il camper nel parcheggio del Museo Retico nel comune di Sanzeno (via Rezia 87) perché vogliamo raggiungere il santuario con il sentiero che inizia difronte al museo: un affascinante percorso di circa 2,5 chilometri, in larga parte scavato nella roccia e per questo in alcuni tratti stretto e basso (all’inizio, un cartello consiglia di indossare un casco protettivo), realizzato sul percorso di un vecchio acquedotto costruito per scopi irrigui. Il sentiero termina sulla strada asfaltata che sale da Sanzeno e al termine della quale c’è un ampio parcheggio e che può essere un’alternativa al sentiero da noi scelto o agli altri che portano al santuario. Al santuario di arriva a piedi o sulla strada asfaltata oppure prendendo un breve sentiero che inizia sulla destra dopo il cartello di divieto di acceso. Noi abbiamo seguito il sentiero che ci ha regalato degli ottimi scorci del santuario.

Il santuario sorge su di uno sperone roccioso dove, secondo la leggenda, visse da eremita il nobile Romedio in compagnia di un orso, ed è composto da cinque cappelle e chiesette, che possono essere tutte raggiunte mediante una ripida ma spettacolare scalinata, costruite a partire dall’anno 1000 e terminate nel 1918. Lungo tutte le pareti del santuario i numerosi pellegrini e visitatori possono ammirare degli interessanti e curiosi ex voto offerti al Santo (all’ingresso c’è anche un piccolo museo).

Dagli anni ’50, in ricordo della leggenda, il santuario ospita anche un’area faunistica all’interno della quale vive in semilibertà un orso. L’attuale, che abbiamo avuto modo di vedere, è un esemplare anziano, di circa trenta anni, dal pelo molto scuro e dai lenti movimenti.

Quando rientriamo al camper decidiamo di visitare il Museo:  è un interessante centro di storia antica della valle, che conserva tanti reperti archeologici che vanno dall’era glaciale  alla tarda antichità.

Nel pomeriggio ci spostiamo ad Andalo con l’intenzione di fare una puntata al lago di Molveno. La strada statale 421 che ci porta ad Andalo è molto bella perché offre degli scorci spettacolari sulla Val di Non e le Dolomiti di Brenta. Ad Andalo parcheggiamo nell’area di sosta “Rindole” in via Rindole 6: è molto grande, tutta asfaltata, con carico e scarico, ha possibilità di alcuni attacchi luce ed è vicina al centro.

Della località ci colpisce la quantità di alberghi che formano una fila continua lungo le vie del centro e che ospitano i numerosi turisti che qui vengono, d’inverno, per  le piste da sci e, d’estate, per le numerose passeggiate ed il vicino lago di Molveno.

Purtroppo quando raggiungiamo il lago non riusciamo a trovare un parcheggio per il camper: ci rimane negli occhi l’immagine del lago, della sua bellezza incontaminata, nonché della sua cornice naturale, il gruppo del Brenta ad ovest ed il massiccio del monte Gazza e della Paganella a sud est, ed il desiderio di ritornarci.

Ottavo giorno. L’ultimo giorno di questo viaggio lo vogliamo dedicare ad una passeggiata in montagna. Lasciamo il camper nel parcheggio della seggiovia del Monte Roen al Passo della Mendola. La seggiovia ci porta a quota 1596 metri da dove iniziamo a seguire il sentiero 500 fino alla malga Romeno (1771 m.) e da qui alla cima del monte Roen a 2116 m. La lunghezza è di circa 5 chilometri, il tratto più impegnativo,  perché tutto in salita ed il più ripido, è quello che va della malga alla vetta, ed il tempo di percorrenza di più di due ore. La passeggiata è stata faticosa, ma ci ha regalato anche grande piacere per la vista della vegetazione ed il suo variare durante il percorso, degli animali e quella spettacolare che si può avere dal monte Lira (con una piccola deviazione dal sentiero) e a 360 gradi dalla cima del monte Roen sulla piana dell’Adige e sulle cime delle Dolomiti e del gruppo di Brenta.  E per il riposo, una volta raggiunta la vetta,  in un campo di stelle alpine (facendo però attenzione a non calpestarle).

Durante la discesa ci siamo fermati, prima, alla malga dove abbiamo pranzato con un buon piatto di affettati e formaggio ed uno di polenta taragna con i funghi, poi, al rifugio Mezzavia, in prossimità della stazione di arrivo della  seggiovia. E per completare la discesa non abbiamo preso la seggiovia perché, sempre seguendo il sentiero 500, siamo tornati a piedi al punto di partenza.

E questa giornata, con quello che ci ha regalato, è stata la giusta conclusione della settimana trascorsa in Val di Non.

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