E’ un viaggio che coincide con il periodo pasquale di qualche anno fa: siamo nella seconda metà di aprile, percorriamo per gran parte la regione che dopo la riforma del 2014 è chiamata Occitania e, come spesso ci capita, nei nostri frequenti viaggi in Francia, troviamo idee per la visita nella guida della Michelin per camper (“Escapades en Camping-car”).
Primo giorno
Superiamo il confine molto presto la mattina: la nostra intenzione è di arrivare a Tolosa per la sera dopo aver visitato Arles, che raggiungiamo nella tarda mattinata. Lasciamo il camper nell’area di sosta lungo il Rodano (la città sorge sul ramo più grande del fiume, “Grand Rhone”) lungo il “Quai de la Gabelle”, vicina al centro storico.
Arles è una gran bella città dove si possono ammirare importanti siti romani, capolavori medioevali e luoghi emblematici legati alla vita e alle opere di Vincent Van Gogh. Iniziò a prosperare nel 49 a. C. quando Giulio Cesare, al quale aveva dato appoggio, sconfisse Marsiglia che invece si era schierata a favore del rivale Pompeo. Del periodo romano, la città conserva importanti vestigia: “Les Arenes”, ovvero un imponente anfiteatro, le Thermes de Costantin, in riva al fiume in rue du Grand Prieuré, il Theatre Antique, in rue de la Calade, tuttora in uso, il Cryptoporticus du Forum, in place de la Repubblique, antichi magazzini sotterranei ed una necropoli, ritratta anche da Van Gogh e Gauguin, una vasta necropoli. La romanica Eglise Saint-Trophime, con il suo splendido portale ed il Chiostro, rappresenta la vestigia medioevale più importante. Per il grande pittore fiammingo, sono d’obbligo le visite all’Espace Van Gogh, in place Felix Rey, l’ex ospedale dove il pittore fu medicato all’orecchio e la Fondation Vincent Van Gogh, al 24bis Rond Point des Arenes, che illustra l’influenza del pittore su alcuni artisti moderni quali Botero, Bacon, Hockney. E poi l’itinerario a piedi, l’opuscolo del quale è distribuito presso l’Ufficio del Turismo, in Esplanade Charles de Gaulle, www.tourisme.ville-arles.fr, che conduce il visitatore nei luoghi ritratti dal pittore nelle sue opere (ci sono anche dei cartelli con la riproduzione dell’opera).

L’Anfiteatro 
Eglise Saint-Trophime 
L’Ospedale
Arriviamo a Tolosa, il capoluogo dell’Occitania, che è quasi sera. La sistemazione che scegliamo è il campeggio “Le Rupe”, al 21 chemin du Pont de Rupe, a Tolouse Nord, accreditato ACSI, a circa 7 chilometri dal centro città. Il campeggio è però dotato di una navetta per raggiungere la stazione della metropolitana che porta nel centro storico.
Secondo giorno
La visita di Tolosa ci occupa l’intera giornata. La città è ricca di storia, è dinamica, giovanile (ha una popolazione studentesca superiore alle 100.000 persone), accogliente e dal color rosa grazie ai suoi splendidi edifici in mattoni (il colore si esalta nelle ore notturne quando la città è tutta illuminata: insomma un buon motivo per ritornarci!). Considerato il tempo a disposizione tralasciamo i musei e la Cité de l’Espace, alla periferia orientale, in av. Jean Gonord, www.cite-espace.com, che regala l’emozione di un viaggio virtuale nello spazio (Tolosa è sede di fiorenti industrie high-tech, la più fiorente è quella aerospaziale).
Iniziamo la visita da Place du Capitole, la piazza principale, su cui si affaccia il Municipio (il Capitole, appunto), con la splendida facciata lunga più di 100 metri, con i suoi marmi rosa, mentre nel lato occidentale, sulla volta delle arcate, spiccano i 29 dipinti della artista contemporaneo Raymond Moretti, dedicati alla storia della città. Ci inoltriamo poi nel Vieux Quartier, una fitta rete di vicoli e piazzette. La nostra visita ha poi incluso: la Basilica di Saint-Sernin, dalla nostra guida, “l’edificio romanico più grande e completo di tutta la Francia”, l’Ensemble Conventuel des Jacobins, con la splendida chiesa gotica, ed il chiostro, la Cattedrale Saint-Etienne, nell’omonima piazza, un insieme di stili diversi, Les Abattoirs, l’ex macello comunale in mattoni rossi, Le Chateau d’Eau, al numero 1 di place Laganne, con una bella esposizione fotografica. E mentre passeggiamo ammiriamo i numerosi hotel particuliers, le grandi dimore privati risalenti in larga parte al XVI° secolo, e tra queste l’Hotel d’Assezat, nell’omonima piazza.

Il Municipio 
La basilica di Saint-Sernin 
Hotel Assezat 
Ensemble Conventuel des Jacobins – Interno 
Ensemble Conventuel des Jacobins 
Una piazza
Terzo giorno
Ci rimettiamo in viaggio, geograficamente siano nella zona di Tolosa, e tra colline e campi principalmente coltivati a vite arriviamo ad Albi, città antica di mattoni rossi. Visitiamo l’imponente cattedrale gotica di Sainte-Cecile, nell’omonima piazza, al centro del perimetro della città epistole, dal 2010 patrimonio mondiale dell’Unesco: dall’esterno più fortezza che chiesa (nel medioevo in Albi si sviluppò l’eresia albigese repressa nel sangue), ma quando si entra si rimane affascinati dagli affreschi che ne coprono l’intera superficie affrescabile, opere di artisti italiani. Assolutamente da non perdere sono quelli del Grand Choeur (Grande Coro), a cui si aggiungono 30 statue policrome scolpite nella pietra, ed il Giudizio Universale, dietro l’altar maggiore. Vicino alla cattedrale, si trova la chiesa collegiata di Saint-Salvi, con, al lato sud, un magnifico chiostro duecentesco.

La cattedrale di Sainte-Cecile 
La cattedrale di Sainte-Cecile 
Una delle statue policrome 
Il chiostro 
Alcune case 
Una piazza
Ad Albi nacque Tolouse-Lautrec ed in città si trova un grande museo a lui dedicato e che molto apprezziamo: è in place Sainte Cecile, all’interno del Palais de la Berbie, www.musee-tolouse-lautrec.com, e contiene circa 500 opere che illustrano, in maniera esaustiva il percorso artistico del grande pittore.
La seconda tappa del giorno, sempre nel mezzo della campagna, è Montauban, una bastide, la seconda più antica di Francia, piuttosto grande, tutta a portici, con una bella piazza centrale, place Nationale, quadrangolare porticata, con pregevoli edifici in mattoni ed archi.
Alla sera ci fermiamo nell’area di sosta nel villaggio di St-Nicolas-de-la-Grave, in Bd Georges Brassens, bas de ville, GPS: E 1.02471 N 44.06379. Facciamo una piccola passeggiata serale e scopriamo qualche bella casa.

Quarto giorno
La prima tappa del giorno dopo è Moissac. Si trova sul cammino di Santiago di Compostela, come molte località della zona.Troviamo un buon parcheggio vicino al fiume, in prossimità di un hotel. E’ Pasqua e nella cittadina è giorno di mercato. Il tempo è inclemente: la pioggia cade intensamente e così ci rifugiamo in un bar. Chiediamo due cappuccini ed, ancora una volta, almeno per noi, trova conferma il fatto che i francesi non sono capaci di fare il cappuccino: in questo caso, ci viene servito caffellatte con un po’ di panna ed una spruzzata di cacao.
Durante la visita scopriamo che Moissac ha una bella chiesa dichiarata patrimonio mondiale dall’Unesco, con un bel portale terminato nel 1130 con un timpano che rappresenta la visione di san Giovanni dell’Apocalisse ed un chiostro con più di 100 delicate colonne che terminano con capitelli finemente scolpiti con scene della Bibbia, motivi floreali e figure umane purtroppo rovinate ai tempi della Rivoluzione francese.

La Chiesa – Ingresso 
Il timpano 
Il chiostro 
Capitello 
Capitello 
Capitello
La seconda tappa è Agen, in Aquitania. Parcheggiamo alla stazione ferroviaria. Facciamo una bella passeggiata tra case medioevali in Rue Beauville, palazzi aristocratici, anche liberty, un po’ in rovina, e l’”esplanade Graviers”, con una bella vista sulla Garonne.

Le case medioevali 
Eglise Notre-Dame du Bourg 
Un palazzo
Percorrendo strade in mezzo alla campagna tra campi coltivati a cereali e ad alberi da frutto raggiungiamo Pujols, un piccolo villaggio medioevale, in cima ad una collina, e Grange-sur-Lot, con le sue coltivazioni di prugne. Qui visitiamo l’interessante Musée du pruneau, scopriamo tutte le possibili fasi di lavorazione e di commercializzazione del frutto e gli utensili ed oggetti vari per la sua lavorazione. Molto belli gli acquisti che facciamo al museo: due scatole in latta rifatte sugli originali di inizio XX° secolo e strutture in legno originali che venivano usati per far seccare i frutti.

Una piazza di Pujols 
Il museo a Grande-sur- Lot 
Antichi contenitori di prugne
Sempre percorrendo strade di campagna raggiungiamo Sarrant, nel dipartimento del Gers, città medioevale, a struttura circolare, con case in graticcio. Trascorriamo una notta tranquilla nella piazza del villaggio lungo la strada.

Sarrant 
Sarrant 
Sarrant
Quinto giorno
La mattina la dedichiamo alla visita del mercato delle pulci a Mondoville: in tutti i nostri viaggi – e sono tanti – non sono mai mancati i marchés aux puces o meglio i vide-greniers insomma i mercatini dell’usato e gli oggetti, come nel caso di quelli comprati a Mondoville, sono finiti in casa oppure sul nostro banco quando anche noi partecipiamo ad un mercato dell’usato nella zona in cui abitiamo.
Nel pomeriggio raggiungiamo Gaillac, nei Midi-Pyrénées. E’ una cittadina medievale con qualche bella casa in mattoni o a graticcio e l’antica abbazia di Saint-Michel. Gaillac è al centro di un territorio a vocazione vinicola così andiamo alla Maison des Vins de Gaillac – Caveau St-Michel, difianco all’abbazia, www.vins-gaillac.com, dove compriamo del buon vino del territorio.
Lasciamo Gaillac: la campagna è molto bella, a tratti ci ricorda quella della nostra Toscana, senza però gli ulivi. Visitiamo St Antonin-Noble-Val, bella ed uniforme nella sua dimensione medioevale. Alla sera sostiamo nella accogliente area di sosta di Cordes-sur-Ciel: “Aires des Tuileries”, Parking Les Tuileires, GPS: E 1.95802, N. 44.06453.

St Antonin-Noble-Val 
St Antonin-Noble-Val
Hotel de Ville
St Antonin-Noble-Val
Sesto giorno
Dedichiamo la giornata alla visite delle bastide di cui la zona è particolarmente ricca. Come la bella Mantauban visitata nel terzo giorno del viaggio, sono “… centri di nuova fondazione costruiti in Francia tra la prima metà del sec. 13° (1220 ca.) e la seconda metà del sec. 14° (1370 ca.). Si tratta di alcune centinaia di insediamenti, in prevalenza di piccola o media dimensione, fondati su iniziativa dei re francesi e inglesi, di abbazie o di signori feudali e costituenti nel complesso, per i caratteri di originale e spiccata regolarità di impianto, il più omogeneo e rilevante gruppo di città nuove medievali…” (citato dall’Enciclopedia Treccani).
La bella Cortes è una delle più antiche essendo stata costruita nel 1222. Il paese è posto sopra un colle: bella la vista sulla valle del Cérou che si ha dalla sommità dei bastioni. Percorriamo a piedi i suoi vicoli lastricati e, nella parte alta, restiamo affascinati dal suo patrimonio gotico (tutte le fasi – il primitivo, il radiante ed il fiammeggiante – sono rappresentate) che trova espressione nelle porte fortificate, nei bastioni e nelle facciate scolpite degli edifici (è nota come la “cité aux cent ogives” per la grande quantità di edifici civili in stile gotico). Tra questi: la “casa del Gran Falconiere” (“Grand Fauconnier”; grande è l’omonima festa che viene organizzata nel mese di luglio per ricordare la fondazione del paese), la “casa del Gran Scudiero”, la “casa del Guardiacaccia”, famosa per la sua scena di caccia scolpita, e la “Maison Prunet”, che ospita il “Museo delle Arti dello Zucchero e del Cioccolato”, creato dal Miglior Artigiano di Francia, Yves Thuriès. Nei vicoli molte sono le gallerie e le botteghe di artigiani e così non possiamo non comprare qualche dolce e soprattutto dell’ottimo cioccolato.

Una via lastricata di Cortes 
Case a graticcio a Cortes 
La casa del Gran Falconiere
Le altre tappe della giornata sono: Bruniquel, anch’essa posta alla sommità di una costa rocciosa, è tra i più bei borghi di Francia, con numerosi e begli edifici medioevali; Puycelsi e Castelnau-de-Montmiral, dalla bella piazza centrale con gli archi ad ogiva e la chiesa che conserva la croce di Montmiral, un reliquiario decorato con qualche centinaio di pietre preziose.

Bruniquel 
Bruniquel 
Puycelsi -Chiesetta sulle mura 
Puycelsi – Le mura 
La piazza di Castelnau 
Castelnau
Con il paesaggio che lentamente cambia (alla roccia delle bastide fanno seguito morbide colline), raggiungiamo l’area di sosta di Gimont, “Centrum”, in Avenue de Cahuzac: è in prossimità di un lago, ma anche delle strada che è piuttosto trafficata, e abbastanza vicino al centro (circa 600 metri).
Settimo giorno
Alla mattina ci indirizziamo verso il mercato di Gimont perché avevamo letto che è famoso per il fois gras. Ma ci ritroviamo in un mercato di frutta e verdura e ci dicono, quello del pois gras è terminato nel mese di marzo. Non ci rimane che visitare il paese, che però non troviamo interessante.
Ci spostiamo con il camper ad Auch e troviamo parcheggio nell’”Aire de Camping-Cars de L’Ile Saint-Martin”, in rue du General de Gaule. A piedi raggiungiamo la parte alta della cittadina in cui si trovano tutti i siti turistici con i ristoranti ed i negozi. E’ la cattedrale di Sainte-Marie che attira la nostra attenzione: sito Unesco, l’esterno è un insieme di stili che unisce il gotico al rinascimentale italiano, l’interno presenta magnifiche vetrate ed un capolavoro: il coro. Scendiamo dall’Escalier Monumental verso il fiume Gers: più di 200 gradini che terminano con la statua di d’Artagnan.

La cattedrale 
Una sezione delle vetrate 
Un particolare del coro
Decidiamo di pranzare a “La Table d’Oste”, al n. 7 di rue Lamartine, www.table-oste-restaurant.com, in pieno centro storico. Ci accomodiamo nel piccolo dehors e scegliamo piatti del territorio guascone: per antipasto, ”una sinfonia di fois gras”, ovvero fois gras leggermente cotto, con pane alle prugne, sale grosso e peperoncino, mentre i due piatti principali sono stati “maigret de canard” crudo e cotto e il “piccolo hamburger” guascone, dove un pezzo di fois gras fresco, leggermente cotto, è posto tra due grandi fette di petto di anatra. Una abbondante porzione di formaggio, un dolce di mele all’armangnac e due bicchieri di vino - bianco aromatico per il fois gras, rosso tannico per l’”hamburger” – hanno completato un ottimo pranzo.
Dopo Auch, in direzione Condom, a nord di Valence-sur-Baise, visitiamo l’abbazia cistercense di Flaran, per la nostra guida “la più graziosa della Francia sud-occidentale. Molto interessanti sono la Sala capitolare, con le sue colonne di marmo colorato, il refettorio (bella la finestra a tripla arcata), le celle dei monaci, il chiostro ed il dormitorio, che ospita mostre d’arte e che durante la nostra visita è occupato da una collezione con opere di Dalì, Toulouse Lautrec, Monet e altri grandi pittori.
A seguire Condom. Visitiamo la cattedrale Saint-Pierre, nell’omonima piazza, con un bel coro e soprattutto un magnifico chiostro, una delle tappe francesi del Cammino per Santiago di Compostela.

Abbazia di Flaran 
Abbazia di Flaran 
Condom – La cattedrale Saint-Pierre
Troviamo una bella area di sosta fuori Condom sulla D930, a Larroque-sur-l’Osse, in una fattoria (“Ferme de Parette”): tra un cane impiccione ma simpatico, rane, e scorci della bella campagna della regione passiamo la sera ed una notte tranquilla.
Ottavo giorno
La prima tappa è Fourcès sulla D29: un’altra bastide, in questo caso a struttura circolare, con molte case a graticcio: incantevole. Nell’enoteca del villaggio, compriamo del buon vino rosso della Guascogna. Da ricordare che il villaggio ha una bella area di sosta dove è possibile passare la notte.

Fourcès 
Fourcès 
Fourcès
Lasciato il villaggio attraversiamo il territorio dove si producono l’armagnac ed i vini della Guascogna: filari di viti si susseguono a vista d’occhio: è davvero un bel panorama.
Raggiungiamo Larressingle sulla D507, classificata come la “plus petite cité fortifiée de la France”. Ed è proprio così, solo che ora deve fronteggiare la quantità di turisti e pellegrini sulla strada di Santiago di Compostela che la visitano. Tutto il complesso è stato restaurato: il ponticciolo in pietra e la porta fortificata che danno accesso al villaggio, la cerchia di mura originali in gran parte intatte, i resti del torrione castellare (il paese è stato l’antica residenza dei vescovi di Condom), la chiesa romanica di Saint-Sigismond, le belle case rendono la visita molto suggestiva. C’è anche un museo delle cere dedicato alla vita medioevale (La Halte auxPelérins) e per chi è interessato alle armi, all’esterno delle mura, c’è la Cité des Machines du Moyen Age.

Larressingle 
Larressingle 
Larressingle
Lasciamo il villaggio ed il paesaggio cambia: ora ci sono morbide colline ed il terreno è coltivato a cereali. Giungiamo a La Romieu. Numerose sono le case in pietra ma è soprattutto la bella Collegiale che attira la nostra attenzione (Collégiale Saint-Pierre): ha due torri (da quella ottagonale, dopo la salita di più di cento gradini, si ha una bella vista sulla campagna circostante), un bel chiostro gotico con un gradevole giardino; all’interno, in sagrestia, si possono ammirare affreschi medioevali originali con angeli caduti, personaggi biblici e simboli esoterici. La Collegiale è classificata Patrimonio Mondiale da parte dell’Unesco.

La Collegiale 
Veduta del chiostro 
Parte degli affreschi
Nella piazza centrale del villaggio ci siamo fermati per il pranzo e mentre ci gustavano il piatto del giorno il nostro sguardo è caduto sulle case di pietra che la contornano: tutte hanno delle graziose sculture di gatti! Sono opera di uno sculture del luogo – Maurice Serrau – e dedicati a quei gatti che la leggenda narra hanno salvato il villaggio durante una lontana carestia (1338): una bambina di nome Angeline, una amante dei gatti, considerato che stavano scomparendo perché erano l’unico cibo a disposizione degli abitanti, decise di salvarne due (un gatto ed una gatta) che divennero poi venti e si moltiplicarono sempre più così da essere di grande aiuto agli abitanti perché nel frattempo il villaggio, vista la mancanza dei felini, si era riempito di topi che vennero scacciati dai gatti salvati dalla lungimirante Angeline.

La Romieu – La piazza 
La Romieu – Una delle sculture
Altro importante sito sono “Les Jardins de Coursiana” (noi abbiamo acquistato un unico biglietto per la visita della Collegiale ed i giardini). I giardini sono opera di un ingegnere agricolo del luogo e comprendono più di 700 alberi e piante rare, tutte minuziosamente etichettare, raccolte in tre sezioni: giardino botanico all’inglese, giardino delle erbe aromatiche e nell’orto.
Alla sera raggiungiamo l’Aire de Cahors, in Chemin de la Chartreuse, prè du Port Louis-Philippe, E 1.4415, N 44.4401.
Nono giorno
Visitiamo Cahors. La città è famosa soprattutto per il ponte, Pont Valentré, sicuramente uno dei ponti medioevali più belli di Francia, classificato come patrimonio mondiale da parte dell’Unesco. Si trova nella parte occidentale, venne progettato come parte del sistema difensivo della città, è composto da sei campate e tre alte torri, due delle quali hanno dei parapetti aggettanti da cui si potevano lanciare proiettili agli assalitori. Interessante è anche la chiesa romanica di Sant-Etienne per la grande navata sormontata da due larghe cupole e per il chiostro in stile gotico fiammeggiante. Abbiamo passeggiato nel quartiere medioevale: edifici dai colori pastello ornano piccole piazze, numerosi sono i vicoli e i cul-de-sac, tanti i negozi bar e ristoranti. E qui abbiamo trovato una ottima fromagerie dove abbiamo acquistato del formaggio di capra (preferiamo questo tipo di formaggio e quando siamo in Francia ci piace fare dei confronti con quello prodotto nel nostro paese, ma non vi diciamo chi per noi vince) ed in una enoteca un ottimo vino prodotto dal locale liceo vinicolo.

Pont Valentré 
Pont Valentré 
Un negozio del centro storico
Continuiamo il viaggio in direzione Millau: attraversiamo la provincia del Quercy ed il dipartimento dell’l’Aveyron: dapprima il paesaggio è brullo (parco regionale Des Causses du Quercy), poi fanno seguito le morbide colline francesi: la natura fa da padrona, tante sono le possibilità per gli escursionisti, mentre l’agricoltura, la viticoltura e l’allevamento sono le principali attività (rinomato l’allevamento dell’agnello, l’agnello del Quercy, che proviene da una razza rustica, conosciuto da circa tre secoli per la sua carta tenera e dal gusto delicato).
Arriviamo a Millau, troviamo una bella area di sosta: Aire Camping-car du Millau, in rue de la Saunerie, GPS E 3.08599 N 44.0959.
Facciamo una breve sosta: passeggiamo nella città vecchia con l’interessante piazza Marechal-Foch ed il beffroi in rue Droite: un campanile con una base quadrata risalente al XII° secolo e che termina con una torre ottagonale del XVII° secolo da cui si ha una bella vista d’insieme della città. Da ricordare che la città è celebre per il suo avveniristico ponte strallato che attraversa l’ampia valle del Tar.
Lasciata Millau ci spostiamo nelle gorges du Tarn: la strada è talvolta piuttosto stretta, siamo però nel mezzo della gola percorsa dal fiume Tarn ed impressionano le pareti rocciose a strapiombo sul fiume. Ci sono luoghi unici come il ponte medievale di Quezac ed il piccolo villaggio di Saint Enimie, proprio al centro della gorge. Vediamo una bella area di sosta lungo il fiume e decidiamo di fermarci.
Il borgo è abbarbicato sulle colline, è medioevale, ha stradine lastricate su cui si affacciano case in pietra calcarea, ha una chiesa romanica (Notre-Dame-du-Gourg), resti di un monastero benedettino, ottima base per visitare la zona: non è un caso che infatti è incluso nella elenco dei più bei borghi di Francia. C’è anche una leggenda legata al borgo che spiega anche il suo nome: la leggenda narra che la principessa merovingia Enimie, bella ma di salute cagionevole, nel VI° secolo qui giunse per abbeverarsi alla fonte che la guarì. In questo luogo dovette però ritornare a seguito della ricomparsa della malattia e stabilirsi definitivamente (e per chi vuole fare una bella scarpinata in tre/quattro ore, andata e ritorno, si può visitare l’eremo in cui la principessa visse).

Veduta delle Gorges 
Saint Enimie 
Saint Enimie
La giornata si conclude a Mende, nella comoda area di sosta dove passiamo la notte (Aire Camping-Car Park, Aérodrome de Mende – Brenoux).
Decimo giorno
Visitiamo Mende. Il centro storico è di forma ovale, medioevale, ha una interessante cattedrale, con una architettura un po’ disomogenea nella facciata esterna. È giorno di mercato: da due venditori compriamo del buon pane alle noci e una porzione di aligot (un composto di patate e formaggio fresco vaccino). E, per concludere, da un traitor, delle cosce di anatra all’arancia.

Mende – La Cattedrale 
Mende – Il centro storico 
Mende – Il centro storico
Dopo Mende inizia il viaggio di ritorno in Italia. Bellissimo soprattutto all’inizio quando attraversiamo il parco nazionale dell’Ardeche: un altopiano dove crescono spontanee le giunchiglie ed i crocus. Facciamo tappa a Lamastre. Dopo un frugale pasto nella piazza centrale, scopriamo un negozio di cose usate. Ha un piccolo contenitore con dei vinili: il collezionista aguzza l’occhio e scopre due possibili chicche: un’edizione francese de “Il nostro concerto” di Umberto Bindi ed un disco di Dalida (lato A “Ciao amore ciao” del grande Luigi Tenco in francese) che potranno fare bella mostra di sé (e magari procurarci qualche guadagno) sul nostro banco del mercatino dell’usato, mentre la mia raccolta personale si arricchisce di qualche 33 giri.
Il viaggio continua verso Grenoble. Lungo la strada vediamo una grande quantità di piante di noci, le famosi e buone noci di Grenoble. Passiamo il Frejus e siamo in Italia.