Frequentavo la scuola media e un pomeriggio, un po’ inaspettatamente, con mia madre, andai a comprare un mangiadischi. Quel giorno fu l’inizio della mia raccolta di 45 giri, andati poi perduti ed ora molto rimpianti.
Per quei dischi, c’era l’acquisto o la prenotazione nel negozio (le nuove uscite le trovavo nella rivista di allora che si chiamava “Giovani”). Ricordo ancora le prenotazioni: la lettura dell’uscita sulla rivista, il momento dell’attesa, l’entrata nel negozio e la corsa a casa. Poi l’ascolto fatto con grande emozione. Le prenotazioni sono continuate nel tempo: ricordo quelle degli album di Joan Armatrading negli anni’ 80, non sempre facili da trovare in Italia, mentre adesso, con forse meno passione (segno dei tempi?), mi avvalgo di Amazon (così ho fatto per “Letter to You” e l’album del “Concerto Ritrovato” di De André e la PFM).
Sono passati molti anni: l’ascolto dal mangiadischi è continuato con un registratore Geloso, poi con un impianto stereo JVC, uno micro sempre JVC ed ora un impianto hifi; dai 45 giri sono passato alle canzoni registrate, poi alle musicassette, ai 33 giri, ai CD.
Ora sono tornato ai 33 giri o vinili come si usa adesso, senza però escludere quella che si chiama musica liquida scaricata dalla rete. E così la mia collezione è ora composta da più di tremila titoli, molti dei quali, più di duemila, in vinile.
Eh sì perché è il vinile che preferisco. Vuoi perché ricorda l’adolescenza ed i primi soldi guadagnati (ahi l’età mi tradisce e si diventa sempre più romantici …), vuoi perché sono oggetti che tu puoi toccare e per questo ti danno una maggiore sensazione di appartenenza. Per non parlare della bellezza delle copertine (la loro grafica, le fotografie, i disegni, se non delle vere e proprie opere pittoriche) e della qualità del suono, molto più caldo, rotondo di quello scaricato dalla rete o dei CD (ma forse è anche una questione della qualità del servizio di streaming o del lettore CD…).
Così i miei giorni sono tornati pieni di musica.
Qualche recente acquisto. Riflettono i miei interessi molto variegati: dai “classici” “Letter to you” del Boss (a proposito: forse, se tutto va bene, ci sarà un ritorno a San Siro nel 2022) e “Rough and Rowdy Ways” di Bob Dylan, all’ultimo del Fontaines Dc “A Hero’s Death”, molto più ricco e bello rispetto all’album dell’esordio, ad un vecchio e seminale lp degli “Small Faces” dallo stesso titolo, a “Heartattack and Vine” del grandissimo Tom Waits, con la splendida “Jersey Girl”, poi cantata anche da Bruce Springsteen, a John Mayall con “Blues from Laurel Canyon” e ai Dexys Midnight Runners con l’album dell’esordio “Searching for the Young Soul Rebels”.
Sono tutti nuovi dato il momento, ma in genere i miei acquisti vengono fatto sul mercato dell’usato. E di questi da sistemare sui ripiani che un tempo erano tutti occupati dai libri (ora ne sono rimasti 7 dei 28 per loro) ci sono album di Grace Slick, Jethro Tull, Inspiral Carpets, Iron Butterfly, The Monkees, Crosby Stil Nash & Young, Styx, Uriah Heep, Windfall, The Doobie Brothers, Rosanne Cash, Steely Dan, per citarne alcuni.
Mentre dalla rete ho scaricato, tra gli altri, gli album dei Songhoy Blues, grande gruppo di blues rock proveniente dal Mali, e degli Alabama Shakes; “Them Again”, degli Them con un giovane Van Morrison. E John Lee Hooker, “Live at Montreux 1990 e 1983”: grande, grande blues. David Bowie, “Something in the Air”: un concerto dal vivo a Parigi del 1999, con una emozionante “Life on Mars” all’inizio: per larga parte, solo la sua voce ed il piano. Brian Eno, “Film music 1976/2020”, che contiene alcune delle sue colonne sonore per film, lungometraggi, documentari e serie televisive: brani impalpabili, rarefatti, sognanti. Olafur Arnalds, “Eulogy for Evolution”, la sua opera prima. “Gigaton” dei Pearl Jam con Eddie Vedder che da il meglio di se stesso in molte delle canzoni. E la musica alternativa di due gruppi: i Gorillaz, primo gruppo virtuale della storia, con “Song Machines Season One: Strange Timez” ed i Khruangbin con “Mordechai”
Vinili e viaggi. I vinili sono collegati anche ai nostri viaggi di cui potete leggere i diari nel blog. In due nazioni soprattutto: Paesi Bassi e Gran Bretagna.
Nella capitale e nelle grandi del primo paese come pure dei piccoli centri sono ancora molti i negozi di dischi (una buona banca dati che consulto sia per l’estero che per l’Italia è “www.vinylhub.discogs.com“), ma interessanti acquisti di vinili usati possono essere fatti nei mercatini locali, quelli di frutta e verdura, come a me è capitato a Hoorn (vedi il diario del nostro secondo viaggio in quella nazione).
Per la Gran Bretagna, non è difficile trovare fiere del disco, “car boot sale” o “charity shops” (in modo particolare quelli del circuito di Oxfam, anche se forse un po’ cari) in cui acquistare vinili o cd usati ben conservati e spesso piuttosto interessanti. Per non parlare di Londra. Nella nostra ultima visita ho fatto grandi acquisti a Spitalfield Market, nell’East End, dove il primo ed il terzo venerdì di ogni mese, come risulta nel sito dell’oldspitafildsmarket.com , dichiarazione che totalmente confermo, “Sourced by the UK’s most dedicated and knowledgeable vinyl hunters, all musical styles are catered for from obscure psychedelic 60’s to 90’s New York hip hop. Browse alongside the great and good of rock n roll, who come to here each week in search of the retro and the rare”.
Nelle vicinanze ci sono il Brick Lane Market che merita assolutamente una visita (e non solo per i vinili) e, soprattuto, il grande negozio dell’etichetta discografica indipendente Rough Trade, “independent purveyors of great music since 1976”, vicino al Brick Lane Market, nella Old Truman Brewery, 91 Brick Lane, dove non solo è possibile trovare vinili dei gruppi e cantanti da loro prodotti e distribuiti (spesso di grande fama), ma anche partecipare a concerti e fare acquisti tra migliaia e migliaia di titoli, disponibili anche online nel sito roughtrade.com. (un altro negozio a Londra, che è poi la loro sede storica, è vicino al mercatino di Portobello in Landbroke Grove, 130 Talbot Road).
E già che ci siamo, dopo aver visitato tutti questi mercati, val la pena di fare una sosta a “Poppies”, (poppiesfishandchips.co.uk), ai n. 6-8 di Hanbury Street Old Spitalfield Market, per un ottimo e tradizionale “fish and chips” (ma non solo …)
I vinili recentemente ascoltati. Oltre a quelli comprati e scaricati dalla rete, altri vinili sono stati:
Monks, “Black Monk Time”, in una stampa di una casa discografica israeliana, un disco cult degli anni ’60, un esempio di garage rock ante-litteram o proto-punk, assolutamente da includere in ogni collezione di dischi (c’è una recente ristampa su Amazon);

Stevie Wonder, “Songs in the Key of Life”: un disco storico, l’eccellenza per il musicista statunitense;
Mark Knopfler, “Privateering”, testimonianza della grande classe del musicista;
Seasick Steve, “You Can’t Teach an Old Dog New Tricks”, grande blues;
Derek and the Dominos, “Layla and other Assorted Love Songs”, grande, grande album del migliore Eric Clapton;
Duane Allman, Eric Clapton, “Jamming Together in 1970”, strumentale, frutto dell’incontro di due grandi musicisti/chitarristi in sala di registrazione;
Hoodo Gurus, “Mars Needs Guitar”, scanzonato rock australiano;
Husker Du, “Candy Apple Gray” e “Warehouse: Songs and Stories”, i loro due ultimi album ufficiali, appassionato ed appassionante rock alternativo degli anni ’80, che molte tracce ha lasciato, della maturità compositiva rispetto ai precedenti (?).
Le foto


Dischi in un mercatino dell’usato 
Bay City Rollers 
Su un muro a Zwolle


