Un altro viaggio in Francia

Abbiamo iniziato a viaggiare in Francia sin dagli anni ’80 del secolo scorso quando eravamo campeggiatori: dalla Provenza a Perpignan, ai castelli della Loira e Parigi al nord della Bretagna e della Normandia. Prima dell’attuale “periodo sospeso”, con il camper abbiamo ripercorso molte delle zone allora visitate (vi invitiamo leggere gli altri nostri diari) e, quando tutto finirà, altre sicuramente se ne aggiungeranno. Perché forse l’avete capito a noi la Francia piace moltissimo. Il diario che state per leggere riguarda un viaggio di qualche anno fa (ma tutte le informazioni che vi diamo sono state controllate nel momento della sua pubblicazione sul blog) nella zona di Clermont-Ferrant e dintorni, il Limousin, la Dordogne e, per un giorno, nel Quercy.

Primo giorno

In un intero giorno di viaggio, alla sera, raggiungiamo Aubusson d’Auvergne in una bella area di sosta sulle sponde di un lago: “Aire de Camping-Car Lac d’Aubusson”, GPS E 3.61079; N 45.75377. 

Secondo giorno

Con il camper ci spostiamo a Clermont-Ferrant. Attraversiamo l’area suburbana: vediamo tanti capannoni, ciminiere e, non poteva essere altrimenti, gli stabilimenti Michelin e pregustiamo l’acquisto (che però non faremo) dell’omino, il Bibendum bianco, possibilmente d’annata.

Quando troviamo parcheggio lungo una via siamo quasi nel cuore della città e scopriamo un affascinante centro storico, dominato dalla cattedrale gotica di Notre-Dame. La cattedrale si trova in fondo a rue de Gras, fu costruita nel corso di molti secoli (tra il XIII° ed il XIX°), è tutta in pietra lavica nera (Clermont-Ferrant sorge in una zona ricca di vulcani) ha, all’esterno due torri ed una imponente facciata, mentre l’interno è caratterizzato da numerose cappelle poste ai lati delle due navate laterali, dalle vetrate policrome del transetto che, nelle giornate di pieno sole al pomeriggio, inondano di colori tutto l’interno dal bel coro in stile gotico ornato e dall’altare maggiore barocco.Usciti dalla cattedrale, ci spostiamo a nord per vedere la Fontaine d’Amboise, eretta nel 1515 con la pietra lavica nera, con elementi gotici e rinascimentali,  in posizione sopraelevata da cui si ha una bella vista delle montagne attorno, e a sud della piazza della cattedrale, per la boutique Michelin.

Proseguiamo nelle numerose stradine del centro storico: molti sono i palazzi del XVII° e XVIII° secolo, gli antiquari, i piccoli negozi di artigianato ed i caffè (soprattutto in Rue Blaise Pascal, Rue des Gras, Rue des Chausettes). Raggiungiamo la Basilique Notre-Dame du Port: è nel quartiere del “porto”, in stile romanico, molto antica (fu fondata nel VI° secolo, ma ricostruita dopo la distruzione ad opera dei Normanni nell’XI° e XII° secolo), ha un magnifico coro con capitelli scolpiti, tappa del cammino verso Santiago di Compostela, e dal 1998 inclusa nella lista dei patrimoni dell’Umanità dell’Unesco.

Per il poco tempo a disposizione tralasciamo i musei (da segnalare sono il Museo di Archeologia Bargoin, in rue Ballainvilliers, il più importante della città, il Musée du Tapis e des Arts Textiles, per i tappeti provenienti da tutto il mondo, il Musée d’Historire Naturale Henri-Lecoq) e terminiamo la nostra visita in Place de Jaude, dove si trova la statua di Vercingetorige (e non potevano trattenere la nostra fantasia dal rivolgersi ai fumetti di Uderzo e Goscinny, quelli di Asterix e Obelix e dei Romani), cuore pulsante della vita cittadina. Una volta ripreso il camper, ci spostiamo a Montferrant, il sobborgo a nord-est, l’altra parte della città, che venne unita a Clermont nel 1630 per volontà dell’allora re, Luigi XIII. Passeggiamo tra le vie e scopriamo molti edifici gotici e rinascimentali nella zona compresa tra rue de la Rodade e rue des Cordeliers, ma l’impressione che ne ricaviamo è che il sobborgo si presenta un po’ trasandato rispetto a Clermont. Visitiamo anche un mercatino dell’usato: non troviamo l’omino Bibendum d’annata (ed il tormentone di tutto questo viaggio sarà “lo compriamo o non lo compriamo?” o meglio  “lo troveremo?”), ma qualche giocattolo ed alcune scatole che faranno bella mostra sul nostro banco. Terminata la visita, lasciamo l’Auvergne, di cui Clermont Ferrand è il principale centro, ed entriamo nel Limousin.

Alla sera siamo nell’”Aire de Montboucher”, in Place Maurice-Chamel, GPS E 1.6804; N 45.95147, nel centro del borgo, in prossimità del Comune.

Terzo giorno

Raggiungiamo Limoges. La storia della città è legata alla produzione della porcellana destinata alle aristocratiche famiglie francesi ma non solo. Oggi anche se l’epoca d’oro è tramontata Limoges offre la possibilità di conoscere la sua storia attraverso alcuni interessanti musei: il Musée National Adrian Dubouché in place W. Churchill, una dei più grandi di Francia, che raccoglie però non solo le porcellane di Limoges e quelli allestiti negli edifici di alcune fabbriche tuttora in produzione (Haviland, in av. President Kennedy, Bernadaud in av. Thomas). Noi, per questioni di tempo, abbiamo visitato la fabbrica di Haviland e quella molto antica Porcelaine Royale Limoges, in rue Donzalet, con il museo Casseaux che ospita il  Four des Casseaux, ovvero una fornace in mattoni usata per cuocere la porcellana e costruita all’inizio del XX° secolo, alta circa 20 metri, in grado di raggiungere temperature tra i 900° ed i 1400° gradi ed in grado di contenere dai 10.000 ai 15.000 pezzi. E non potevano lasciare i loro negozi con gli inevitabili, per la loro bellezza, acquisti (nel nostro caso di piatti e piattini).

Limoges però non è solo porcellana. Dopo aver riportato i regali sul nostro camper, parcheggiato lungo una via della cittadina, a piedi abbiamo percorso il quartiere Chateau, animato e cuore della città vecchia, ed il quartiere medioevale della Cité, a est del centro. Nel primo abbiamo ammirato molte case a graticcio in rue de la Boucherie; les Halles Centrale, con una specie di affresco in porcellana che ritrae l’attività del mercato (offre un ricco campionario di prodotti locali, dagli squisiti formaggi al pregiato manzo); l’Eglise Saint-Michel des Lions, con le reliquie di San Marziale, alcune finestre istoriate del XV° secolo e, soprattutto, la grande sfera bronzea che si trova sulla cuspide del campanile; il piccolo Coeur du Temple che si raggiunge attraverso un vicolo da rue du Temple, un piccolo cortile nel passato giardino privato degli adiacenti hotels particulier, con i suoi stemmi araldici ed l’interessante scala in pietra del XVI° secolo. La Cathédrale Saint-Etienne domina, invece, la Cité. E’ una grande chiesa gotica, una delle poche ad essere costruita a sud della Loira, la cui costruzione ha richiesto molti secoli (dal 1273 al 1888), con un grand bel portale, uno splendido rosone ed un pregevole ambone. Tutto attorno alla cattedrale si sviluppa il Jardin de l’Eveche, l’orto botanico.

Ripreso il camper, visitiamo Solignac, a circa 10 chilometri sud da Limoges. Importante tappa nel cammino dei pellegrini verso Santiago de Compostela, il paesino medievale conserva una splendida chiesa abbaziale in stile romanico dell’XI° secolo. Da ammirare sono il soffitto formato da una serie di cupole che raggiungono un’altezza di oltre 14 metri, le sculture in legno ed i capitelli delle colonne della navata centrale.

La campagna del Limousin è davvero molto bella: percorriamo strade che hanno sullo sfondo dolci colline e che costeggiano verdi prati con numerose piante di tarassaco: è primavera e tante sono le macchie di un intensissimo colore giallo e del colore bianco dei soffioni. Lungo un piccolo lago troviamo un parcheggio dove decidiamo di passare la notte.

Quarto giorno

Il Limousin conserva ricordi di Riccardo Cuor di Leone, che qui combatté battaglie e trovò la morte, colpito da una freccia di balestra in un momento di perlustrazione delle attività dei suoi soldati durante l’assedio al castello di Chalus-Chabrot. Negli uffici del turismo della zona si possono recuperare degli opuscoli dal titolo “Route de Richard de Lion” secondo i quali il percorso è “lungo circa 180 km con 19 siti aperti al pubblico” e interessa  “la strada dipartimentale 901 ed è indicato con cartelli con il logo della Route: un leone coronato con il suo cuore attraversato da una freccia che richiama il tragico destino di Riccardo”.

Entriamo nella Dordogne, chiamata dai francesi Perigord e suddivisa, soprattutto per questioni turistiche e con riferimento alle sue caratteristiche, in quattro zone: “nera”, al sud, per le numerose foreste di querce; “bianca”, nella zone centrale, per il colore della sua pietra (qui si trova Periguex, il capoluogo); “verde” nella fascia a nord per la sua vegetazione, i fiumi ed il Parco Naturale Regionale del Périgord-Limousin; “rossa”, quella dei vini.  E’ terra ricca di storia: fu il confine tra i territori francesi ed inglesi durante la guerra dei Cento Anni (di qui il soprannome di “paesi dei 1001 castelli”) e, prima ancora, di insediamenti preistorici dell’Uomo di Cro-Magnon, dei quali conserva splendidi pitture rupestri. Di grande tradizione gastronomica: foie gras, tartufo nero, funghi, grandi formaggi, elaborati piatti di oche ed anatre, vini del Bergérac, ma anche noci, castagne, fragole. Di splendidi paesaggi rurali e di grandi residenze di campagna: rifugi idilliaci, che fanno di questa piccola regione del sud-ovest una meta molto amati dai turisti.

Visitiamo Brantome. E’ soprannaminata la “Venezia del Perigord” perché sorge lungo un’ansa del fiume Dronne, che qui è attraversato da cinque ponti medioevali. Una volta lasciato il camper nell’”Aire de Brantome”, in Chemin du Vert-Galant, GPS E 0.64829 N 45.36147, accogliente e vicina al centro, decidiamo di prendere uno dei battelli che partono difronte all’Abbazia benedettina, per avere una veduta d’insieme del posto. La bella gita dura circa un’ora e dopo esser scesi dal battello visitiamo il paese. E’ famoso per la sua abbazia dedicata a Saint-Pierre, costruita e ricostruita più volte dal’XI° al XVIII° secolo: troviamo interessante la chiesa abbaziale, gotica, il suo pittoresco campanile romanico dell’XI° secolo, il “Parcours Troglodytique”, una struttura dell’VIII° secolo, ricavato dai monaci nella parete rocciosa con un fregio quattrocentesco scavato nella roccia.

Facciamo degli acquisti culinari: soprattuto abbondanti porzioni di “paté de campagne” e di “canard” ed ovviamente di “fromage de chèvre”. Che delizieranno la nostra cena e che ci confermeranno che queste prelibatezze sono uno dei buoni, buonissimi motivi che ci fanno venire in Francia ed amare questa nazione.

Trascorriamo la notte nell’area di sosta.

Quinto giorno

Iniziamo con la visita di Périgueux. E’ il capoluogo della regione e per questo ha un aspetto di città moderna. Conserva però delle importanti testimonianze storiche risalenti al periodo degli insediamenti gallici e romani,  al Medioevo e al Rinascimento nella città vecchia chiamata Puy Saint-Front e nel quartiere della Cité. La città vecchia conserva la splendida Cattedrale Saint-Front, in place de la Clautre, costruita nel XII° secolo e rimaneggiata in seguito, con cinque cupole bizantine, a pianta greca, e tutto il quartiere medievale che si estende a nord della Cattedrale stessa, con il groviglio di strade acciottolate, le pittoresche case (alcune anche risalenti al Rinascimento), ed una sola delle 28 torri che formavano le fortificazioni di quel periodo.

E’ mercoledì e molte delle vie sono occupate dalle bancarelle del mercato: ci rivolgiamo a quelle dei prodotti locali e pregustiamo un’altra cena a base di formaggio e paté.

Facciamo una breve passeggiata nella Cité: la Tour de Vésone è ciò che rimane di un imponente tempio gallo-romano dedicato alla dea Vesunna (il nome latino della città è appunto Vesunna), mentre qualche arco coperto da rampicanti rappresenta i resti dell’anfiteatro ed i Jardins des Arénes sono ora quello che in passato era l’arena 

La seconda tappa è Uzerche: arroccata su una sporgenza sopra il fiume Vézère, è una caratteristica cittadina medievale. La prima cosa che notiamo sono le sue case a torretta (“maisons à tourelles”) del XV° e XVI° secolo che spuntano dalle mure che la cingono. Entriamo dalla Porte Bécharie e percorriamo la strada principale che sale fino all’Eglise Saint-Pierre, una interessante chiesa fortificata, con un’antica cripta, che si affaccia sulla place de la Lunade, dove un tempo si celebravano le feste del solstizio estiva.

La giornata continua con Gimel-les-Cascades, un piccolo e grazioso villaggio, dalle case dai tetti di ardesia e dai balconi fioriti e da una chiesa con un bel reliquiario smaltato opera di artigiani del luogo nel XII° secolo. Numerosi sono i turisti sia lungo le pittoresche viuzze sia lungo il sentiero lungo il fiume che l’attraversa e che conduce alle famose cascate (visita a pagamento) la cui altezza totale è di 143 metri (in realtà, nonostante la guida Michelin scriva “la Corrèze a son Niagara”, noi più che vederle le abbiamo immaginate per la scarsa portata d’acqua).

Alla sera arriviamo a  Turenne e ci sistemiamo, per la notte, nell’”Aire de Turenne”, in Avenue du Sénateur -Labrousse, GPS E 1.577991 N 45.0539. Il castello del villaggio è illuminato dal sole della sera: un paesaggio molto romantico, apprezzato mentre ci gustiamo, tra l’altro, due ottimi dolci comprati a Gimel-les-Cascades: ah la Francia ah …

Sesto giorno

Visitiamo Turenne.  Situato su una collina, è un magnifico villaggio medievale, dalle case in pietra color miele e dominato da qual che rimane del castello/fortezza costruito nel Medio Evo dai visconti di Turenne e dalla cui Tour de César si ha una bella vista a 360° della campagna circostante.

Collonge-la-Rouge è la successiva tappa. E’ uno dei più bei villaggi di Francia (è all’origine della creazione dell’etichetta “Plus beaux village de France”): un borgo medioevale dalle case in arenaria rossa e tetti di ardesia, con eleganti e sfarzose residenze nobiliari con torrette circolari (secondo la guida nel villaggio ce ne sono 25), con la  bella chiesa fortificata di Saint-Pierre, sempre in arenaria rossa, che conserva un timpano del XII° secolo ed un campanile romanico a frontoni.

La tappa successiva è il piccolo villaggio di Carennac, sulla riva sinistra della Dordogne: un piccolo gioiello di case in pietra, un castello ed un sito monastico cluniacense, fondato a metà dell’XI° secolo, la cui chiesa romanica di Saint-Pierre conserva un pregevole timpano, un chiostro ed una “Mise au Tombeau” (statua della Deposizione) del tardo Quattrocento, una volta dipinta con vivaci colori.

Lasciato il villaggio, purtroppo non riusciamo a trovare un parcheggio per il nostro camper a Beaulieu sur Dordogne (dalla guida “Lonely Planet”: “…un “bel luogo” … con un quartiere medievale perfettamente conservato … uno dei più pittoreschi della regione). Così puntiamo diretti a  Les Eyzies-de-Tayac,  nell’”Aire des Eyzies” in Promenade de la Vèzère, GPS E 1.0092 N 44.93875.

Settimo giorno

Les Eyzies-de-Tayac è il luogo in cui si trovano due importantissime grotte preistoriche, (la valle del fiume Vézère in cui le grotte si trovano è sito Patrimonio Universale dell’Unesco) che, in sequenza, visitiamo: Font-de-Gaume e Combarelles. Nella prima abbiamo ammirato pitture murali policrome di bisonti che, alle volte, grazie all’abilità di chi le ha dipinte circa 14.000 anni fa sfruttando i rigonfiamenti e le cavità delle pareti, danno l’impressione di tridimensionalità. Di queste, in rosso, sono principalmente pitturate le femmine, mentre altri animali sono mammut (finemente graffiti), renne, cavalli. Le pitture murali ed i graffiti che abbiamo apprezzato nella seconda, che si trova a circa un chilometro e mezzo a est,  sono stati di cavalli, renne (molto naturalistiche nel loro atteggiamento di bere acqua) orsi, leoni (uno dei quali sembra “saltar fuori dalla roccia), mammut, figure antropomorfe e, come nella precedente, indecifrabili segni tettiformi. La visita per entrambe le grotte è a pagamento, a gruppi contingentati, in lingua francese, nel periodo estivo assolutamente da prenotare qualche giorno prima (Covid-19 permettendo …)

Terminata la visita ci spostiamo a Sarlat-la-Canéda. Lasciamo il camper nell’area in Avenue du General de Gaulle, in prossimità del centro, e visitiamo la città. Ci perdiamo nelle piccole vie che s’intersecano nel centro: edifici medievali, gotici e rinascimentali lo rendono incantevole: la rue Jean Jacque Rousseau, la zona del Presidial, la rue des Consuls, la Cathédral Saint-Sacerdos, le rue de Consuls con i suoi “hotel particuliers”, la Maison de la Béotie (la casa a graticcio dove nacque lo scrittore) e le Cour des Fontaines e des Chanoines, due cortile medievali, les Jardin desEnfeus, l’antico cimitero, la Lanterne des Morts, una antica torre che sembra un missile costruita per ricordare la visita di San Bernardo nel 1147, sono alcune delle tappe del nostro giro. Rientrati al camper decidiamo di trascorriamo la notte nell’area in Avenue du General de Gaulle.

Ottavo giorno

E’ sabato e Sarlat-la-Canéda è famosa per il suo mercato che anche noi decidiamo di visitare. Si svolge attorno alla Cattedrale (place del la Liberté e rue de la Repubblique): molti sono i banchi che espongono i prodotti del territorio (siamo nel “Perigord nero”): fois gras, funghi, specialità a base di anatra ed oca, tartufo nero. Per noi: prelibatezze, certo, ma anche grande atmosfera tipicamente francese.

Le altre tappe della giornata sono:

La Roque-Gageac, su un’ansa del fiume Dordogne, a ragion veduta inserito nell’elenco dei “più bei villaggi di Francia”, con le sue casa in pietra color ocra, i vicoli tortuosi che conducono al Jardin Exotique, alla chiesa, e soprattutto allo spettacolare ed insolito  Fort Troglodyte, ovvero un complesso difensivo di epoca medioevale scavato nella roccia;

Beynac-et-Cazénac, sempre lungo la Dordogne, con una ripida salita al castello che la domina;

Domme, arroccata su una falesia che domina il fiume, una “bastide” ben conservata con quasi tutti i suoi bastioni del XIII° secolo, oltre a tre porte d’accesso originali. La sua posizione ci regala splendide vedute su tutta la vallata ed il fiume (in modo particolare dall’Esplanade du Belvédère e della Promenade de la Barre).

Nell’”Aire du Pradal”, a Le Pradal, sulla D. 46E, a circa 500 metri da Domme, GPS E 1.22173 N 44.80108, trascorriamo la notte.

Nono giorno

Iniziamo il rientro in Italia. Entriamo nel Quercy, una regione storica, parte dell’Occitania. La prima tappa del giorno è Rocamadour, in bella posizione su uno sperone roccioso. Un tempo – Medioevo – ospitava molti pellegrini (famosa la sua Madonna nera), ora invece molti turisti. Noi Visitiamo la Cité Religieuse, una delle due parti che la compongono (l’altra è l’Hospitalet, un sobborgo moderno che sorge sul pianoro della collina). Entriamo dai bastioni del castello e percorriamo a piedi la scalinata che i pellegrini facevano in ginocchio. A metà altezza della collina ci sono i santuari, in realtà una serie di cappelle che custodiscono le reliquie, tra cui quelle della Madonna nera.

A seguire Figeac, un piccolo centro, che, nella città vecchia,  ha mantenuto il suo aspetto originario caratterizzato da splendidi edifici in pietra medioevali e rinascimentali, molti dei quali terminano con una loggia aperta, in passato usata per seccare le pelli.

Saint-Cirq Lapopie chiude la giornata. E’ uno dei luoghi più visitati della regione per la sua splendida posizione: un grappolo di case dai tetti in cotto, medievali, arroccate sulla cima di un dirupo a strapiombo sul fiume Lot. Non mancano i resti di un castello ed una chiesa gotica.

Celebriamo la fine del viaggio con un’ottima cena a base di piatti e vino locali nel ristorante “La Table du Producteur”, in Rue du Sombral.

E la mattina dopo via per l’Italia attraverso soprattutto strade dipartimentali e nazionali per gustarci fino alla fine paesaggi e villaggi della provincia francese. Con la certezza che in Francia, a breve, ci saremmo ritornati.

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