Un viaggio attraverso la Lituania, la Lettonia e l’Estonia

E’ un viaggio nei tre paesi Baltici di qualche anno fa (ma come è accaduto per altri viaggi, tutti i dati sono stati controllati nei giorni della scrittura per il nostro blog), della durata di quasi tre settimane, che si è concluso a San Pietroburgo (potete leggere il diario e non solo di San Pietroburgo nell’articolo pubblicato nel blog il 28 maggio 2020).

Dopo tre giorni di viaggio, con tappe a Norimberga ed in Polonia, alla sera raggiungiamo Marjampole in Lituania, non molto distante dal confine con la Polonia (circa 30 chilometri). In un grande parcheggio di un hotel, passiamo una tranquilla notte.

LITUANIA

Primo giorno

Alla mattina dopo ci spostiamo a Trakai percorrendo la A16/E28: in larga parte un lungo rettilineo di più di 100 chilometri che attraversa la campagna. E’ un mondo contadino: buoi e cavalli, qualche macchina agricola, piccoli campi coltivati, alcune belle case in legno che ricordano le izbe russe (quelle dipinte in ocra sono le migliori), nei loro nidi ammiriamo le nostre prime cicogne.

Trakai è l’antica capitale della Lituania, un piccolo gioiello che sorge su di una piccola penisola tra tre laghi. E’ molto visitata per la sua posizione e soprattutto per il suo bel castello gotico del XIV°/XV° secolo, con torri e mura merlati in mattoni rossi, costruito dapprima per scopi militari e poi trasformato in residenza dal granduca Vytautas (Vitoldo in italiano, che regnò dal 1401 al 1430), sorge su di un piccola isola del Galvé (uno dei tre laghi) e collegato alla terraferma con delle passerelle. Lasciamo il camper in un parcheggio e, come molti turisti, ci indirizziamo verso il castello e facciamo la passeggiata lungo il lago. Nella via principale ammiriamo molto case colorate: sono occupate dalla minoranza etnica dei Karaimi, una antica tribù guerriera di ceppo e lingua turche, originari della Crimea e professanti una forma di religione ebraica, che raggiunse Trakai durante il periodo in cui fu la capitale del granducato di Vytautas (formarono l’esercito personale del Granduca). Visitiamo il loro piccolo ed interessante museo al numero 22 di Karaimo Gatvé.

Abbiamo anche tempo per uno spuntino “etnico” in uno dei tanti ristoranti: gustiamo una specie di cannelloni fritti con ripieno di carne ed ortaggi. Beviamo una bevanda tipica della zona. Il cameriere che parla inglese e conosce qualche parola di italiano ci spiega che è a base di finocchio.

Per la sosta notturna ci spostiamo nel campeggio (in lituano: “kempingas”) “SLENYJE”. Il campeggio, negli elenchi di ACSI, è piuttosto spartano, ha un’area centrale piuttosto grande, è dotato di prese per l’elettricità, scarico per il WC chimico; il carico dell’acqua è possibile o con tanica o con canna; molto difficoltoso lo scarico delle acque grigie.

Secondo giorno

Siamo a Vilnius, la capitale. Lasciamo il camper in un parcheggio, aperto anche alla macchine, aperto 24 ore , comodissimo per la visita della città, in T. Kosciuškos gatvė N 54° 41′ 18″ N, E 5° 17′ 37”.
Vilnius ha un esteso centro storico medievale inserito nei siti Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco: si chiama “Senamiestis”, la “città vecchia”, è uno dei meglio conservati dell’Europa orientale, lo si può percorrere facilmente a piedi e sorge in un ampia ansa della riva meridionale del fiume Neris.

Nel corso della sua storia, Vilnius è stato il baluardo, da una parte, alla Riforma protestante e, dall’altra, all’ortodossia russa. Testimonianza di ciò sono i tanti monasteri e le splendide chiese, rinati dopo il crollo dell’URSS. Noi abbiamo molto apprezzato la chiesa di Sant’Anna (“Sv. Onos baznycia”) e la chiesa dei Bernardini (“Bernardinu baznycia”) nella Maironio gatvé. La prima è una chiesa luterana dalla splendida facciata gotica in mattoni, costruita tra il XV° e XVI° secolo, rimaneggiata in seguito, ma che conserva l’aspetto originario; la seconda, arretrata e parzialmente nascosta dalla chiesa luterana, è la chiesa gotica (1506-1513) del convento francescano, anch’essa più volte rimaneggiata e che conserva, al suo interno, dodici splendidi altari in legno, intagliati e scolpiti. In “Katedros aikstè”, piazza della Cattedrale, sorge la Cattedrale di Vilnius, dove sono stati incoronati e sepolti i sovrani lituani, in origine una chiesa gotica, in epoca sovietica galleria d’arte, ora una imponente chiesa neoclassica (“Arkikatedra”), con portico esastilo con frontone, peristilio laterale, grande cupola, mura perimetrali con nicchie con statue e all’interno tre solenni navate, altare a forma di tempio tetrastilo e la cappella di San Casimiro, bell’esempio del primo barocco lituano.

A sud-ovest, distaccata dalla cattedrale, sorge la torre campanaria, popolare luogo di incontro, mentre dalla piazza si irradiano le vie principali della città vecchia. Noi abbiamo seguito la Pilies gatvé, a sud della piazza, una delle più antiche ora occupata da locali pubblici e negozi per turisti e, dopo il suo inizio, a sinistra, la Bernardinu gatvé, con interessanti case; la Mykolo gatvé che, in parte, costeggia il complesso dell’Università, la Auros Vartu gatvé. In questa nostra passeggiata abbiamo visitato altre chiese: “Sv Kazimiero baznycia”, la prima chiesa barocca di Vilnius, dall’alta cupola, nella grande e trafficata piazza Rotuses aikstè (che si trova alla fine della Pilies gatvé); la “Sventoios Dvasios cerkvé”, in Auros Vartu gatvé, luogo di culto ortodosso, che presenta elementi dello stile barocco romano; la “Sv. Teresés baznycia”, sempre nella stessa via; la “Sv Mikalojaus cerkvé”, chiesa ortodossa, dai molti stili architettonici, in Didzioji gatvé; la Sinagoga del 1894, in stile moresco, l’unica sopravvissuta delle 96 sinagoghe presenti in Vilnius prima dell’occupazione nazista (per molti secoli, Vilnius fu un punto di riferimento importante per la comunità ebraica) al n. 39 di Pylimo gatvé.

Siamo anche saliti alla verde collina di Gediminas (si sale da una strada riservata ai pedoni a nord-est della Cattedrale). Lungo la salita si incontrano il Museo Nazionale ed il Museo delle Arti Applicate (che a causa del tempo a nostra disposizione abbiamo tralasciato), mentre in cima sorge la “Gedimino botksa”, una torre alta tre piani, che faceva parte del fortezza costruita a difesa della città e dalla quale, ora, si ha una bella vista della città.

A mezzogiorno abbiamo pranzato al ristorante “Zemaiciu Smuklè”, in Vokieciu gatvé 24, nella città vecchia con un piatto tradizionale “cepelinai” costituito da patate bollite, grattugiate, con l’aggiunta di carne e di formaggio.

Terzo giorno

Ci muoviamo verso Kaunas. Due sono le tappe del nostro percorso:

“Rumsiske”, a circa 80 chilometri da Vilnius: un museo etnografico all’aperto che data la sua estensione può essere visitato sia a piedi che in camper. Presenta ricostruzioni di villaggi, di mestieri e della vita di contadini lituani del XVIII° e XIX° secolo con antiche abitazioni, fattorie, scuole, luoghi di incontro e mulini provenienti da tutta la nazione. Molti degli edifici sono aperti e si possono vedere artigiani in costumi tradizionali al lavoro;

“Pazaislis”, a circa 9 chilometri ad est di Kaunas: circondati da un grande parco, un monastero camaldolese ed una chiesa, che formano un grande complesso che è il migliore esempio del barocco lituano. La fondazione risale al 1662, mentre la costruzione continuò fino ai primi decenni del XVIII° secolo, con una innovativa chiesa a pianta esagonale ed una facciata concava grazie alla progettazione degli architetti italiani Carlo e Pietro Puttini e Giovanni Battista Frediani. All’interno numerosi sono gli stucchi e gli affreschi opera di un altro italiano, Michele Arcangelo Palloni. Abbiamo il piacere di una visita guidata che una delle monache ci regala. E così scopriamo che è anche un orfanatrofio. Lasciamo dei quaderni e l’impegno di futuri aiuti.

La chiesa di Pazaislis

A Kaunas parcheggiamo il camper nella piazza del municipio della città vecchia, dove trascorreremo, con tranquillità, anche la notte.
Facciamo una passeggiata nella città vecchia, “Senamiestis”, di impianto medievale e scopriamo due gioielli: la “Arkikatedra bazilika”, la più grande chiesa gotica a pianta basilicale della nazione, costruita a partire dal 1413 ma più volte ampliata e rimaneggiata; “Rotuses aiksté”, la piazza triangolare, il centro del nucleo storico, con il “Rotuse”, il municipio, del 1542, in origine gotico ma poi decorato in stile barocco, detto il “cigno bianco” per il colore bianco e la slanciata torre alta più di 50 metri. La passeggiata è interessante: vediamo tratti delle mura ed una torre dell’antica fortezza attorno a cui il nucleo originale della città si è sviluppata; molte sono le antiche case in mattoni rossi con elementi gotici e rinascimentali, altre ricordano le architetture civile delle città della Lega Anseatica (sulla piazza triangolare), e la lunga via pedonale, Vilniaus gatvé, che attraversa il centro storico, presenta anche interessanti librerie e negozi di antiquariato.

Quarto giorno

Siamo in viaggio verso la penisola di Neringa: una splendida striscia di sabbia, formatasi a seguito dell’azione combinata del mare, del vento e dell’uomo, celebrata da molti intellettuali europei (per Wilhelm von Humbolt paragonabile alle bellezze mediterranee di Italia e Spagna).
Raggiungiamo Klapeida per il traghetto: la traversata dura circa 20 muniti ed una volta sbarcati, prendiamo la sinistra, seguiamo la strada per Nida e ci incolonniamo per pagare il pedaggio per l’ingresso alla penisola. Al km. 23 della strada, parcheggiamo il camper (la piazzola è un po’ piccola) per visitare la collina della pecore (“Avikalnis”, in lituano), raggiungibile mediante sentiero, che regala una splendida vista su tutta la penisola. Al km 32, un sentiero porta sulle dune con vista sul “Sahara lituano”: il parcheggio è grande ma tutto occupato: sarà per un’altra volta.

Nida si trova a sud della penisola al confine con l’enclave russo di Kaliningrad (l’enclave è una apertura verso il mare voluta e mantenuta della Federazione Russa). Ha belle e colorate case, ma sono soprattutto le dune di sabbia, finissima e bianca, come quella di un deserto, con viste mozzafiato, che colpiscono la nostra attenzione. Per la cena scegliamo il ristorante “Seklycia”, in Latmiskio gatvé 1: buoni ed abbondanti i piatti di pesce (gustosi i gamberi di fiume), un buon rapporto qualità e prezzo, bella la vista sulla laguna dal nostro tavolo all’esterno.

Per la visita a Nida, abbiamo lasciato il camper in un parcheggio in prossimità del centro dove trascorriamo una tranquilla notte.

Sesto giorno

Lungo la strada di ritorno verso il traghetto, ci fermiamo al villaggio Joudkrantè per visitare la “collina delle streghe”, “Raganu kalnas” in lituano, sulla quale artigiani-artisti del posto hanno intagliato tronchi e creato demoni, streghe, totem, personaggi magici che accompagnano il visitatore lungo il sentiero.

Scesi dal traghetto, raggiungiamo Palanga, località di villeggiatura per i lituani, dalla bella spiaggia di finissima sabbia bianca. Dopo una passeggiata nella cittadina, visitiamo il museo dell’ambra, “Gintaro muziejus”, al n. 17 di Vytautas gatvé. Il museo è in un bel parco (con qualche scultura di figure mitologiche legate all’ambra), fu costruito dai russi su una terrazza artificiale in stile eclettico e per la guida del Touring Club (anno 2002) conserva più di 25.000 pezzi di ambra di varie grandezza e provenienza. La visita è di grandissimo interesse anche se le vetrine hanno, durante la nostra visita, spiegazioni in cirillico e solo qualche volta in inglese: l’ambra esposta è bellissima, i suoi colori cangianti, affascinante è vedere gli insetti in essa presenti, grande è la mole di informazioni riguardanti la resina fossile, la sua importanza per le genti e l’economia del Baltico: in conclusione una visita da non mancare per chi vuole visitare questa parte d’Europa.

Lungo la strada che ci porta al confine con la Lettonia, nei dintorni di Siauliai, ci fermiamo per vistare la “Hill Of Crosses”, “Kryziu kalnas”, in lituano. E’ una piccola collina, ricoperta da migliaia e migliaia di croci di tutte le dimensioni infisse nel terreno o appoggiate le une sulle altre: da luogo di protesta politica contro le autorità locali (quando vennero poste le prime croci nell’ottocento) a luogo di rivendicazione della autonomia nazionale durante l’occupazione dei russi (i cui carri armati più volte rasero al suolo la collina), a luogo-simbolo della identità nazionale. Non è un caso che il sito venne visitato da Giovanni Paolo II nel 1993 che donò una grande croce in legno con un Cristo di bronzo posta nell’ampio slargo antistante la collina. Noi ci arriviamo nel tardo pomeriggio di una giornata piovosa. Il cielo è plumbeo, soffia un debole vento, che muove le croci, le corone di fiori ed i rosari. E produce un sibilo metallico che ci mette addosso paura.

In serata, passiamo la frontiera lettone e, dopo pochi chilometri, ci fermiamo, per la notte, nel grande parcheggio gratuito del palazzo “Rundales Pils, a circa 15 chilometri ovest dalla cittadina di Bauska. Al parcheggio arriviamo insieme ad un camper canadese. Ci sistemiamo mantenendo le giuste distanze. Facciamo conoscenza. Lui fa, in franco-inglese: “Capito subito che eravate italiani: tutte e due sorridenti!” Dentro di me: “Tra poco si arriva alla pasta, al mandolino e a …Berlusconi” (eh sì: allora era al Governo come Presidente del Consiglio). Alla faccia dei luoghi comuni! In realtà si dimostrano essere persone davvero molto in gamba, stanno girando l’Europa, collaborano ad un sito Internet di viaggi ed è stato bello conversare con loro. Un po’ meno piacevole quanto è capitato dopo. Arrivano tre camper italiani: in un parcheggio che può contenere trecento pullman ed occupato da solo due camper non trovano di meglio che fermarsi di fianco a noi. Parcheggiano con qualche difficoltà (sic!) ed iniziano le operazioni ahimè tipiche di alcuni camperisti: cofano alzato, controllo del motore, teste ciondolanti (“eh sì, ci deve essere qualcosa di grave”), mogli che, urlando, approntano la cena, bambini vocianti che giocano a palla, cani abbaianti. Ad un certo punto spunta anche una chitarra. Ci guardiamo con grande preoccupazione, li malediciamo, facciamo discorsi non propri urbani su certe attitudini italiane (“Guarda i canadesi: tutta un’altra civiltà!”) Appunto: alla faccia dei luoghi comuni!

LETTONIA

Settimo giorno

Visitiamo il palazzo “Rundales Pils”. Un imponente e bell’edificio, composto da tre corpi, una specie di “palazzo d’inverno” lettone, un capolavoro barocco con interni (per la nostra guida ammontano a 138) in stile rococò che fu costruito a metà del XVIII° secolo su progetto dell’architetto italiano Bartolomeo Rastrelli attivo in quegli anni a San Pietroburgo (cfr. il nostro diario del viaggio a San Pietroburgo pubblicato nel blog il…. ) con maestranze italiane ed i cui interni sono stati abbelliti, tra gli altri, da altri grandi italiani come Francesco Martini e Carlo Zucchi che dipinsero le pareti ed i soffitti. Durante la nostra visita abbiamo apprezzato gli interessanti arredi, lo scalone d’onore, le grandi sale (la migliore: la “sala dorata” per i suoi stucchi e gli affreschi dei due pittori italiani), le numerose stufe di maiolica e, all’esterno, l’ordinato parco disegnato dallo stesso Rastrelli. Un biglietto cumulativo ci ha permesso anche la visita di un interessantissimo museo che raccoglie i resti, gli arredamenti, le reliquie, i crocifissi di alcune chiese rupestri distrutte o trasformate durante l’occupazione russa in officine, granai, depositi, garage.

Kuldiga è la seconda tappa della giornata. La nostra visita ha inizio dal “Ratslaukums”, la piazza del municipio, cuore del centro storico della cittadina, su cui si affacciano edifici di epoche e stili diversi. Curiosi sono i due municipi: quello vecchio in legno ed il nuovo con uno stile che rinvia al Rinascimento italiano. Dalla piazza si irraggiano le vie che attraversano il centro: li percorriamo e scopriamo interessanti case a graticcio, in legno, alcune dai bei colori. Bella anche la chiesa luterana in fondo alla via Baznicas iela (pregevoli l’altare intagliato, bianco e dorato e l’organo) dalla cui torre si ha una bella vista sulla cittadina ed il territorio circostante e da non perdere il ponte in mattoni del 1874, “Kuldigas tilts”, sul fiume Venta (Kuldiga è alla confluenza di due fiumi: il Venta ed il Aleksupite). E dopo il ponte c’è un bel mulino, una alta cascata ed un parco con statue ed una bella villa costruita in Francia, fatta ricostruire qua da un ricco mercante e che oggi ospita il museo di storia locale.

Alla sera arriviamo a Riga. Con un po’ di fatica troviamo un parcheggio lungo la via parallela alla grande arteria che corre lungo il fiume. E’ un parcheggio coperto che ha però dei posti all’esterno. Entriamo e chiediamo se possiamo fermarci per le due notti che intendiamo fermarci a Riga. La risposta è positiva: contrattiamo il prezzo: è davvero molto conveniente, ma quando lasceremo il parcheggio la sosta sarà pagata soltanto con una bottiglia di vino rosso italiano!

Ottavo giorno

Passeggiamo senza una meta precisa per Riga e ci convinciamo che è una bella città con una spiccata vocazione europea e cosmopolita come si vede dal bel centro storico che ricorda quello di molte città francesi, belghe, austriache ed olandesi (c’è anche un edificio, sede della corporazione dei mercanti, il cui aspetto attuale risale al rifacimento dell’800, il cui stile è quello del neo-gotico inglese).

La “vecchia Riga”, “Vecriga” in lettone, si trova sulla riva orientale del fiume Dvina ed è un dedalo di piccole vie chiuse al traffico, che ricorda le città anseatiche con tre punti di riferimento precise: le guglie del Duomo, di San Giacomo e di San Pietro. Dal 1997 è inclusa nell’elenco dei Siti Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco con la seguente descrizione: “Riga was a major centre of the Hanseatic League, deriving its prosperity in the 13th–15th centuries from the trade with central and eastern Europe. The urban fabric of its medieval centre reflects this prosperity, though most of the earliest buildings were destroyed by fire or war. Riga became an important economic centre in the 19th century, when the suburbs surrounding the medieval town were laid out, first with imposing wooden buildings in neoclassical style and then in Jugendstil . It is generally recognized that Riga has the finest collection of art nouveau buildings in Europe”.

Al centro si trova la “Doma Laukums”, una piazza che troviamo piuttosto eterogenea per quanto riguarda stili architettonici degli edifici che su di essa si affacciano e che è dominata dal “Doma baznica”, il Duomo, tempio luterano. Più volte rimaneggiato nel corso dei secoli presenta elementi romanici (i più antichi), tardo gotici (i prevalenti), barocchi nella guglia, uno dei simboli della città, e nell’altare ligneo. All’interno, ammiriamo l’organo, a sua volta un’insieme di elementi rinascimentali e barocchi, molto famoso nel mondo per l’ottimo suono prodotto dalle 6718 canne che lo compongono. Molto bello, infine, il chiostro del XIII° secolo.

A causa del tempo a nostra disposizione tralasciamo i musei e nella nostra passeggiata ammiriamo: il Castello del 1330, ma distrutto e ricostruito più volte nel corso dei secoli, ora residenza del presidente della Repubblica; il complesso dei Tre Fratelli, “Tris Brail”, tre case antiche sulla Maza Pils iela; la Cattedrale cattolica, “Sveta Jekaba baznica”, dall’alta torre gotica; nella Torna tela, ciò che è rimasto delle antiche mura; in Amatu iela, la sede della gilda dei mercanti, “Liela gilde”; nella Kaleu tela, il “Konventa seta”, l’ex convento femminile francescano; la “Sveta Jana baznica”, anch’essa molto eterogenea nello stile, in Skarnu iela; la “Sveta Petera baznica”, dedicata a San Pietro, altro elemento fondamentale nel panorama della città, capolavoro dell’architettura gotica e con torre e guglia barocche (c’è un ascensore per la salita e per gustare il bel panorama sulla città), distrutta nel corso della seconda guerra mondiale e faticosamente ricostruita.

Visitiamo la zona del mercato centrale, “Centralais tirgus”, alle spalle della stazione degli autobus lungo la Janvara iela ed in prossimità del fiume Daugava. Molte bancarelle sono sistemate in alcuni vecchi hangar degli Zeppelin rimontati in questa sede negli anni ’20/’30 del secolo scorso, altre sono all’aperto: con grande cura, fanno bella mostra frutta verdura pesci di ogni genere. Molti sono i frutti di bosco o raccolti direttamente dai negozianti oppure importati dalla Polonia, numerosi i latticini e tante sono le specialità da forno, le forme ed i tipi di pane. Ma sulle bancarelle si vendono anche stivali, abiti usati, cianfrusaglie.

Durante la visita abbiamo bevuto il kvas: una bevanda molto apprezzata nell’Est Europa, poco alcolica e molto dissetante, a naturale fermentazione, nel nostro caso ottenuta dalla linfa di betulla (ma la si può avere dai cereali o dal pane di segale o nero), stillata da una grande botte in metallo posta su ruote parcheggiata nella piazza antistante gli hangar. Ed una volta bevuta (non una ma due volte) abbiamo convenuto con gli abitanti di Riga: davvero dissetante e buona.

Incontriamo una giovane coppia tirata a lucido. Lui in abito scuro, con papillon, camicia bianca della pubblicità del detersivo, giacca corta, a doppiopetto, capelli con onda alla Little Tony. Lei con capelli biondi raccolti come quelli delle bambole che venivano messe sui letti delle nostre nonne, abito di tre taglie più largo, a fiorellini, verde-grigio-violetto, scarpe bianche anni ’50: tanto carini ma … (nei nostri viaggi nell’est Europa nei primi anni 2000, e non solo negli sperduti villaggi della campagna, di coppie così ne abbiamo incontrate davvero tante).


Nono giorno

Ci svegliamo molto presto e dedichiamo la mattina alla visita del quartiere a nord-est del centro storico che nelle vie Alberta, Elizabetes e Strelnieku presenta i grandi edifici in stile art noveau soprattutto ad opera di Michail Osipovic Eizenstein (e prima di lui di architetti e decoratori tedeschi). Gli edifici da lui costruiti sono alti, imponenti, una delizia per gli occhi, soprattutto per i grandi volti femminili, che sono la loro particolarità, ingranditi, distorti, con capelli scarmigliati e bocche spalancate, con braccia alzate, giallo ocra, con inserti di azzurre maioliche che, alle volte, allentano la tensione creata dai volti.

Lasciata Riga, la tappa successiva è Sigulda. E’ centro di villeggiatura estiva e centro sciistico invernale, si trova nel bel parco nazionale “Gauja” (la regione è soprannominata “la Svizzera lettone”, per le colline coperte da fitti boschi e percorsa da impetuosi torrenti e fiumi). Nella cittadina facciamo una piacevole passeggiata che ci porta alla pista artificiale da bob posta all’ingresso, alla “Siguldas baznica”, chiesa luterana del 1225, ma più volte rimaneggiata anche in stile Jukendstill, il centro d’informazione del parco nazionale, il castello nuovo, “Jaunapils”, con un giardino in stile Tudor e le rovine della fortezza teutonica.

A seguire, Cesis, al centro del parco nazionale, che fu fiorente città anseatica, ora centro turistico per la sua posizione, con un bel centro storico, chiuso al traffico. Finita la visita ci indirizziamo verso il confine con l’Estonia. E guardando il paesaggio, un ultimo pensiero prima del passaggio della frontiera. I lettoni dicono che il loro è il paese delle cicogne. E’ vero! Ogni camino, ogni palo della luce ha un nido, occupato da due, tre, anche quattro cicogne (sono i genitori più i piccoli, già grandi). In un prato, ne abbiamo contate circa cinquanta: stavano organizzando la partenza per l’Africa?

Alla frontiera grande confusione: vedendo la corsia dei camion libera, molti autisti lettoni subito se ne approfittano, superando bellamente i poveracci come noi che regolarmente rispettano la fila. Piuttosto lunghi i tempi di attesa, i doganieri però sono molto professionali. Trascorriamo la notte a Parnu, lungo il mare in Estonia

ESTONIA

Decimo giorno

Visitiamo Parnu. Conserva lungo l’asse della via principale qualche interessante edificio (la “Torre Rossa”, la “Elisabeth kirik”, luterana, il neo-classico “Municipio”, la “Jakateriina kirik”, ortodossa) ed ha un bel lungomare con una lunga e frequentata spiaggia che si estende sul golfo di Riga.

Seppur un po’ decaduta rispetto ai fasti del passato, è ancora importante per le cure termali. A sud del centro storico si estende la stazione termale, con un grande parco ed il “Mudaravita”, un palazzotto in stile neo-classico, costruito nel 1926, dove si possono fare dei bagni di fango (molto apprezzati e famosi sin dai tempi della nomenclatura del PCUS).

Terminata la visita ci spostiamo a Virtsu per prendere il traghetto per l’isola di Muhu. Una volta arrivati seguiamo una strada lunga circa tre chilometri costruita su un terrapieno che ci porta nell’isola di Saaremaa, la seconda più grande del Baltico, con coste molto frastagliate e belle baie sabbiose, intensamente sfruttata dall’agricoltura ed oggi attentamente protetta.

Nell’isola, visitiamo:

Kuressare, il capoluogo, con un nucleo centrale, “Vanalinna”, ben conservato, con una famosa fortezza vescovile (la meglio conservata di tutta l’area del Baltico), con un Municipio, “Raekoda”, del 1670, con case in legno ed altre abbellite da decori neoclassici; un vecchio mercato; la “chiesa ortodossa di san Nicola” con delle belle icone;

Saare, in fondo alla omonima penisola, raggiunta dopo aver percorso una strada non asfaltata e sconnessa lunga circa 10 km, che ci regala solo qualche bella vista.
Ma una volta arrivati: due case, un faro, un cane sciancato, molto affamato, che è diventato nostro commensale, un camper, il mare, qualche sparuto gabbiano, qualche rondine: non è l’Irlanda, non sarà la Scozia, non è la Bretagna, non è la Normandia … un po’ delta del Po… ma il sole che tramonta, l’arancione del cielo che sfuma nell’azzurro del mare e che si incrocia con il verde della bassa vegetazione, la grossa ancora arrugginita lasciata in prossimità della spiaggia, i grossi sassi sparsi sulla riva, la luna, limpida e chiara, che prende il posto del sole ci regalano un romantico momento.

E qui, in prossimità di un ostello e con il cane che dorme tranquillamente fuori dal nostro camper dopo aver condiviso con noi un grande piatto di pasta al pomodoro, trascorriamo la notte.

Undicesimo giorno

Rientriamo a Kuressare continuando lungo la strada compiendo così il periplo della penisola. La strada è ancora non asfaltata e con i solchi lasciati dalle macchine agricole, ma oggi le vedute valgono tutta la sabbia che è penetrata nel camper. Però, considerate la velocità che siamo stati costretti a tenere (20/30 all’ora) e la quantità di sabbia nel camper, rinunciamo a Veere, “pittoresco” porticciolo di pescatori, ad Angla, famosa per i mulini a vento ben conservati ed al cimitero dell’isola, con le sue tombe tutte dipinte (il nostro viaggio risale a qualche anno fa e, mentre scrivo questo diario, mi chiedo – ma non ho la risposta – se la situazione delle strade dell’isola è ancora quella che noi abbiamo trovato).

Alla sera arriviamo a Tallin (c’è un ampio parcheggio sul porto, organizzato, sicuro e vicino al centro della città).

Dodicesimo giorno

Dedichiamo l’intera giornata a Tallinn, che per noi sarà la più bella delle tre capitali dei paesi Baltici (a proposito: paesi e non repubbliche perché questo ultimo termine rinvia ai tempi dell’URSS).

Il centro storico della città è, dal 1997, è nell’elenco dei siti Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco. C’è una Tallin bassa ed una alta; è contornata da mura, interrotte da torri rotonde dalla tipica copertura che ne disegnano il profilo; si presenta molto elegante, anche un po’ sofisticata, con una popolazione molto attaccata alle proprie radici (importanti e molto significativi a questo riguardo i festival di musica ed danza popolare e le feste tradizionali che vengono organizzati durante l’estate) e molto giovane (per noi una costante delle tre capitali) vuoi anche perché la sua università è famosa; ha un aspetto nordico (guardano con un occhio di riguardo la Finlandia e si dichiarano il primo paese nordico ex-comunista).

La nostra visita inizia dalla “Vanalinn”, la città vecchia che è la parte bassa e murata, con le sue vie strette e tante piazzette, monumentali chiese ed edifici alti e stretti, con frontoni appuntiti o a gradini. Restiamo affascinati dalla “Raekoja plats”, la piazza del Municipio, per lo splendido ed austero municipio (nel passato fungeva anche da tribunale), uno dei pochissimi edifici civili gotici dell’Europa del Nord. E’ in pietra grigia, fu costruito tra la seconda metà del XIII° secolo ed i primi anni del XIV° secolo, ha una snella torre ottagonale che presenta elementi che ricordano i minareti islamici con una guglia, aggiunta nel 1627/28, barocca ed una loggia, nella facciata nord dove si trovava la gogna dei condannati, disegnata seguendo modelli fiorentini. E’ possibile la visita delle interessanti sale interne, che però noi non facciamo per il poco tempo a disposizione.

Oltre alla piazza abbiamo ammirato:

la “Puhavaimu kirik”, la ducentesca chiesa dello Spirito Santo;

la via sulla quale si trova la chiesa, Pikk Tanav, “la via lunga”, dove abitavano i mercanti più facoltosi come si può vedere da begli edifici, sedi delle gilde che la costeggiano; sempre nella stessa via, al n. 71, il complesso del “Kolm Ode”, tre belle case chiamate “le tre sorelle” da mettere in relazione al complesso dei “Tre fratelli” di Riga;
la “Oleviste kirik”, di antica fondazione (1267), con la sua affilata guglia, più volte ricostruita ed il cui aspetto ora è neo-gotico;

la cinta muraria, che abbiamo percorso per tutti i suoi circa 2 chilometri, costruita in più fasi tra XIII° ed il XVI° secolo, in origine composta da 35 torri che ora però sono 25;

la “Toompea”, “la collina della Cattedrale”, ovvero la parte alta di Tallinn, che sovrasta il porto e che abbiamo iniziato a percorrere entrando dalla porta del 1380 “Pikk jack torn”. E di questa parte: la “Lossi Plats”, la spianata su cui sorge la Cattedrale di rito ortodosso, pittoresca, ma associata al potere russo ed ora non amata dal popolo estone; la “Toompea loss”, i resti della “fortezza piccola”; la Toomkirk, la Cattedrale sede della chiesa luterana estone; il “Ruutelkonna hoone”, il Palazzo della Cavalleria, e la “Kohtu tanav”, a destra del Palazzo della Cavalleria, una via dalle belle case.

Nella piazza del Municipio si trovano molti ristoranti e bar. In uno di questi, “Anglais Café”, abbiamo gustato un’ottima insalata di salmone affumicato da loro e ci siamo deliziati con squisite fette di torte. Altra tappa culinaria è stato il caffè “Maiasmokk Kohvik”, “Il goloso”, in Pikk tanav 16, in funzione dal 1865, con una bella sala da the Art Noveau, dove abbiamo sorseggiato una ottima tazza di the accompagnata da squisite fette di torta.

Tredicesimo giorno

Con il camper ci spostiamo nella parte occidentale di Tallinn per visitare l’”Esti Vabaohumuuseum”. E’ un interessante museo all’aria aperta, per la guida del Touring “uno dei più grandi e completi d’Europa”, che riunisce circa un centinaio di edifici, prevalentemente dei secoli XVIII°/XX°, provenienti da tutto il territorio estone. Molti di questi hanno conservato arredi e utensili originari e al loro interno abbiamo avuto dimostrazioni pratiche di antiche tecniche artigianali per la produzione di tessuti, ricami, merletti e recipienti in legno.

Lasciato il museo, iniziamo la parte del viaggio verso San Pietroburgo. Percorriamo il “Lahemaa rahvuspark”, il parco nazionale più antico e grande dell’Estonia, con molte foreste, laghi, fiumi e quattro penisole con le relative baie che si protendono verso la Finlandia. Nel parco facciamo tre soste: Palse, uno delle principali attrazioni per il suo castello con il suo parco e gli stagni dove nel Medioevo (allora il sito era abitato da monache cistercensi) si praticava la piscicoltura; Vosu, una località di villeggiatura molto frequentata per la sua spiaggia; Kasmu, delle penisole la più bella, all’estremità orientale.

Così ha termine la parte del viaggio dei tre paesi Baltici. A Narva, al confine con la Federazione Russa, arriviamo nel tardo pomeriggio. Inizia un’altra parte del nostro itinerario: quella che ci porterà alla bellissima San Pietroburgo. Di questa, se non l’avete già fatto, vi invitiamo a leggere il diario (ma non solo) che abbiamo pubblicato nel nostro blog il 28 maggio dello scorso anno.

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