A Berlino

Riecco Berlino. Fu una tappa del nostro primo viaggio in camper tanti anni fa. Berlino era ancora in via di trasformazione: ci era apparsa bella, stimolante e ricca di fermenti culturali. E quella percezione è stata confermata nel nostro recentissimo soggiorno: sette giorni pieni, di passeggiate tra i quartieri, di visita di alcuni siti e di acquisti nei mercatini dell’usato.

Per la sosta abbiamo scelto il campeggio “DCC-Campingplatz Berlin-Gatow”, in Kladower Damm 207/213: un’ampia piazzola, dei comodi e puliti servizi,  la posizione un po’ defilata rispetto al centro ma in prossimità di un bosco e di uno dei laghi che caratterizzano la zona di Berlino e, soprattutto, vicinissima alla fermata (all’uscita del campeggio) dei frequenti bus (3, di cui uno notturno) che, con direzione o Spandau o lo Zoo, lo collegano alle stazioni della metropolitana o della ferrovia leggera (ed in circa un’ora ci si trova in centro) sono stati i motivi della nostra scelta.

Per la visita della città ci siamo avvalsi della Berlin Welcome Card: noi abbiamo comprato quella al costo di € 50 che ci ha permesso di viaggiare senza alcuna limitazione sui mezzi pubblici nelle fasce 1 e 2 (il campeggio si trova appunto nella seconda fascia) e di avere degli sconti nell’acquisto dei biglietti di alcuni siti (ma le agevolazioni comprendono anche ristoranti, negozi ecc: per avere tutte le informazioni si può consultare il sito https://www.berlin-welcomecard.de/it)

Primo giorno

E’ il primo pomeriggio di un sabato di aprile quando arriviamo nel campeggio. Ci sistemiamo, dal garage del camper escono in men che non si dica le nostre biciclette e, usciti dal campeggio, prendiamo la prima via a sinistra, attraversiamo il bosco e raggiungiamo il lago. Che si chiama Grosser Wannsee o più semplicemente Wannsee. La pista ciclabile corre lungo la riva e regala qualche suggestiva vista sul lago e sulle abitazioni dei berlinesi per i quali la zona è una gradevole zona balneare. Sempre seguendo la pista lasciamo il lago, raggiungiamo il vicino Gatow, che è un quartiere di Berlino e che si trova sulla strada per il campeggio. Facciamo una piccola spesa al supermercato locale, un’occhiata alla chiesa ed in circa mezz’ora ritorniamo nel campeggio.

Secondo giorno

Lo dedichiamo ai mercatini delle pulci (flohmarkt in tedesco) così tanto presenti in Berlino (alcuni dei quali sono organizzati anche nella giornata di sabato e che ieri, data l’ora del nostro arrivo, non abbiamo potuto visitare).

Seguiamo gli orari di quelli italiani, ci alziamo presto ma sbagliamo perché l’ora di inizio oscilla tra le 9 e le 10. Puntiamo su quello di piazza Boxhagener (fermata della U-Bahn “Frankfurter Tor”) ma quando arriviamo stanno scaricando i tavoli e la merce. Così ci incamminiamo verso il RAW flohmarkt in Revaler Straße 99 che apre alle 9,00 e che raggiungiamo in circa quindici minuti. Il mercatino è organizzato all’interno di una stazione di riparazione di treni fondata nel 1867 (Reichsbahn-Ausbesserungs-Werk, di qui l’acronimo RAW) ed ora centro di una sottocultura urbana di Berlino. Ci sono edifici fatiscenti, spesso arricchiti da bei graffiti, e altri sedi di club, bar, ci sono anche una pista di pattinaggio a rotelle, una piscina ed un muro per le scalate. Le bancarelle sono all’esterno e presentano soprattutto abiti usati o frutto della creatività del venditore, altre (in minoranza) bigiotteria ed oggetti vari. Noi facciamo un unico acquisto (una bel trio dallo stile che rinvia agli anni ’60). Con l’ambiente quello che attira la nostra attenzione è la numerosa presenza di giovani, sia come venditori che visitatori, e siamo spiazzati considerando le persone che danno vita a quelli italiani, ma forse è il luogo la spiegazione della loro presenza. Siamo a Friedschshain, ad est nel centro di Berlino, in uno dei quartieri più interessanti, popolari e frequentati di Berlino: molti sono i ristoranti (spesso quelli che da noi chiamiamo etnici) e gli accoglienti bar: in uno di questi, sprofondati in due poltrone, all’esterno, gustiamo due ottimi ed abbondanti cappuccini, accompagnati da due squisite fette di torta, una cheese cake ed una di carote.

Ritemprati ritorniamo a Boxhagener platz. Qui il mercatino è come quelli che vengono organizzati nel nostro paese. Le due file di bancarelle si sviluppano attorno al giardino della piazza, i venditori hanno tutti gli oggetti che si possono trovare nei mercatini dell’usato: io mi butto, con grande successo, alla caccia di vinili, mentre insieme ripassiamo due volte tutte le altre bancarelle e qualche oggetto, acquistato a prezzi convenienti,  ora arricchisce il nostro “magazzino”.

La piazza si trova nel mezzo del distretto Simon-Dach, del quale in una pagina del sito “visitberlin.de“, si può leggere “qui (Simon-Dach-Straße) il vero berlinese incontra l’hipster e il gourmet il punk. Questa diversità si riflette anche nei ristoranti, nelle caffetterie e nei bar del quartiere.” E così, in uno di questi, berlinese, all’interno data la temperatura, gustiamo un nutriente e saporito piatto che loro presentano come una colazione con salmone, uova strapazzate, verdura e frutta, accompagnato da un grande vaso dell’italiana Bormioli contenente una spremuta d’arancia. (Del ristorante come del bar non indichiamo il nome vuoi perché non ce lo ricordiamo vuoi perché, a parer nostro, rispetto alla nostra scelta, uno vale l’altro e tutti danno l’impressione di buona qualità).

E’ primo pomeriggio e sempre a piedi, in una trentina di minuti, passando vicino al RAW flomarkt, ora affollato di turisti e sempre più giovani, e superando il fiume Spree, raggiungiamo un altro mercato: è il Treptow Arena. Ci siamo andati grazie alla descrizione che abbiamo trovato nelle pubblicazioni della “Lonely Planet”, ma siamo però rimasti un po’ delusi. E’ vero che è coperto, molto grande, “labirintico” e “dall’atmosfera caotica”, ma sui banchi noi abbiamo trovato tanta polvere, paccottiglia varia, molti oggetti di metallo ed ottone, spesso brutti (per noi) vestiti di seconda mano, elettrodomestici usati, per non parlare dei mobili e lampadari dal dubbio gusto. Insomma pochi i banchi degni di nota ed anche i pochi vinili erano o di musica classica (di qualità piuttosto bassa) o impresentabili o di ignoti cantanti tedeschi del secolo scorso.

Poiché i mercatini finiscono alle 18,00 c’era ancora tempo per una veloce visita ad un altro. Abbiamo scelto quello in Marheinekeplatz, nel quartiere di Kreuzberg, un altro dei quartieri di tendenza e multiculturali di Berlino.  I banchi sono disposti lungo una bella piazza e presentano una collezione di abiti di seconda mano, giocattoli, articoli per la casa (sia nuovi che usati), libri, CD, vinili, nuovi oggetti di artigianato. Purtroppo arriviamo tardi e non abbiamo il tempo per fare un attento giro e per degli acquisti. Però scopriamo dove si trova Barcomi’s, un caffè ed una torrefazione, famoso per il caffè e le sue torte, soprattutto le cheese cake: è vicinissima alla piazza del mercatino, in Bergmannstraße 21. Ma, accidenti per noi, è chiuso.

Terzo giorno

Lo trascorriamo passeggiando nel centro storico (Mitte in tedesco). Scendiamo dalla metropolitana in Alexander Platz. Subito un’occhiata all’alta torre della televisione (Fernsehturn), che domina lo skyline della città e che è un must della visita a Berlino perché regala una vista dall’alto a 360° gradi di tutta la città.

Il grande spiazzo, il cui nome rinvia ad una visita dello zar russo Alessandro I agli inizi del XIX° secolo, è stato nella storia sia luogo di mercato che di esercitazioni militari, ha forti riferimenti culturali (gli hanno dedicato un romanzo, un film e … una canzone), è un grande snodo ferroviario e viario, e quello che vediamo oggi è il frutto della ristrutturazione degli anni ’60. Due sono i monumenti che attirano la nostra attenzione nel grande spazio della piazza: la Marienkirche, risalente al Medioevo, rifatta dopo un incendio nello stile gotico del nord della Germania, uno dei pochi monumenti rimasti intatti durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale ed il Berliner Rathaus, il municipio, costruito con mattoni cotti che gli danno il tipico colore rosso (di qui il nome popolare di Roter Rathaus), costruito in stile neo-rinascimentale nella metà dell’800, dall’alta torre e dalla facciata con formelle in terracotta che illustrano la storia della città.

All’altezza del Municipio, attraversiamo la strada ed entriamo nel Nikolaviertel (il quartiere Nikolai), la più antica zona residenziale di Berlino ed ora una delle zone turistiche più ammirate della città. In realtà quello che si vede oggi è la ristrutturazione che è terminata nel 1987,  in quanto tutto il quartiere fu distrutto durante un bombardamento nel 1944 e rimase per molti anni un mucchio di macerie. Ma prima di allora fu un fiorente quartiere di pescatori, artigiani e mercanti, con una bella chiesa in origine in pietra grezza dedicata a San Nicola, a cui venne aggiunta una cappella (Marienkapelle), con due torrette, grandi e inconfondibili guglie, in cui si tenne la prima funzione protestante del Brandeburgo. E oggi, nel quartiere, aristocratico ed elegante, si notano tanti negozi, ristoranti, qualche bel palazzo, qualche vicolo di impronta medioevale, mentre la chiesa, che è stata sconsacrata, è diventata un museo. 

Altra tappa della nostra passeggiata è stato il vicino Berliner Dom, un’imponente e per noi pomposa costruzione neo-barocca, la chiesa reale degli Hohenzollern, così voluta per volontà di Guglielmo II e dalla moglie alla fine dell’800 (il Kaiser autorizzo la demolizione della precedente basilica).

Un po’ a piedi a piedi e un po’ con la metropolitana raggiungiamo Hackescher Markt per visitare gli Hackesche Höfe, gli otto cortili, a pochi passi dalla stazione della metropolitana (l’ingresso principale è al numero 40 di Rosenthalerstrasse), tra loro comunicanti, il cui restauro è terminato nel 1997 e che, secondo il sito ufficiale di Berlino (www.berlin.de), “ha creato forse il più vitale luogo di aggregazione dalla riunificazione della città, tanto che Hackesche Höfe è da anni sinonimo di rinnovamento, di “Nuova Berlino”: un vivace mix di attività commerciali, uffici, abitazioni residenziali, luoghi di intrattenimento, gallerie d’arte, bei negozi, bar e ristoranti.” Molti degli edifici ristrutturati hanno mantenuto lo stile di quando furono costruiti all’inizio del XX° secolo ossia Jugendstil, mentre altri sono piuttosto anonimi (quelli degli ultimi cortili). Sono occupati da negozi, ristoranti e bar, da abitazioni private e, nell’insieme, sono una sicura attrazione turistica. Noi siamo entrati nel negozio di dolciumi Aseli: è attivo dal 1921 e produce delle specie di marshmellows a forma di topo dai vari gusti e dimensioni: una delizia per il palato e sì anche per la vista. E  pranzato nel ristorante Hackscher Hof, posto all’ingresso principale. E’ di antica data (l’apertura risale agli inizi del XX° secolo), è molto elegante con elementi d’arredo  in stile art noveau, ha personale molto professionale, e nel momento della nostra visita, a mezzogiorno, offre un lunch menu ricercato e davvero invitante: noi scegliamo quello a due portate composte da una crema di asparagi bianchi accompagnata da minuscole praline di carne al forno, delle fettine di arancia e un po’ d’olio d’oliva e da un’insalata di punte d’asparagi arrostite, con pezzi di butterfish affumicato,  una crema a base di erbe, una gelatina di pomodoro e un po’ di crescione. Una cucina che ci ha davvero deliziato.

La nostra passeggiata per il centro di Berlino è continuata per Under den Linden, che è una lunga e larga strada iniziata nel 1647, ampliata, modificata per permettere le grandi sfilate naziste, con molti edifici ricostruiti dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, usata durante la DDR come elemento di identificazione con lo stato prussiano e con quello che esso ha rappresentato.  Da un lato, ricorda molte vie che si possono trovare in Europa: moderni alberghi, negozi eleganti e per turisti, bar (ed uno di questi è anche … un museo dedicato a Bud Spencer!), macchine sfreccianti. Dall’altro, con la laterale Franzosische Str, insieme ai palazzi della ricostruzione durante la DDR e l’infilata dei tigli che fiancheggiano il suo corpo centrale pedonale, ci sono gli imponenti e maestosi edifici storici che nobilitano la zona: dalla Porta di Brandeburgo di fine XVIII° secolo, che separa Unter den Linden dal parco del Tiergarten e che funge da scenografica introduzione, con la quadriga della Vittoria posta in alto, con l’imponente arco in stile neoclassico e le sei colonne in stile dorico, ispirata all’Acropoli di Atene, dal grande valore simbolico, a Parisier Platz con l’hotel Adlon (e qui si trovano dei cartelli che, dettagliatamente descrivono la storia di Inter den Linden),  al Palazzo dell’università in stile neo-classico, alla Alte Bibliotehek, dalla facciata ricurva, all’edificio dell’Opera posto su un basamento, alla Neue Wache, uno dei massimi esempi del classicismo tedesco, dalla forma di un castrum romano ma con torrette angolari e portico dorico, che nel corso della sua storia (risale agli inizi del XIX° secolo) ha avuto più funzioni, all’Arsenale ora sede del Museo Storico. Per terminare con la Babelplatz, la piazza che in origine doveva essere il centro artistico e spirituale della monarchia (e solo l’Opera fu costruito), ma che è passata alla storia soprattutto perché qui i nazisti bruciarono i libri l’11 maggio 1933: e una semplice botola nell’asfalto da cui si può vedere una stanza bianca con ripiani vuoti è lì ad ammonirci a futura memoria.

Porta di Brandeburgo

Lasciata la porta, siamo entrati per un breve  tratto nel parco, per il Reichstag, ritornata ad essere la sede del Parlamento, che unisce un insieme di stili architettonici del passato e la moderna cupola in vetro. Mentre scattiamo qualche fotografia, notiamo il monumento per commemorare i i circa 500.000 Sinti e Rom trucidati dal Nazismo: è costituito da un bacino d’acqua rotondo con una stele di pietra triangolare. Le parole della poesia “Auschwitz” del rom italiano Santino Spinello sono scritte attorno al bordo della vasca, in inglese, tedesco e  romeno: “Volto affondato/ occhi spenti/ labbra fredde/ silenzio/ un cuore lacerato/ senza respiro/ senza parole/ senza lacrime”.

Ritorniamo sui nostri passi, usciamo dal parco e sempre poco lontano dalla Porta  entriamo in un altro Memoriale posto in quella terra di nessuno che una volta si trovava tra i due lati del Muro: quello che commemora gli ebrei vittime del nazionalsocialismo. E’ composto da 2711 blocchi rettangolari di calcestruzzo di diverse dimensioni, dal colore grigio scuro, tali da sembrare sepolture, sistemati a griglia ed in modo da creare un labirinto, con un centro informazioni sotterraneo sul genocidio. La realizzazione del progetto dell’architetto Peter Eisemann suscitò molte critiche e anche noi siamo rimasti spiazzati perché se l’intento era quello di indurre una riflessione sulla morte ed il genocidio, gli edifici civili che lo circondano, il traffico ed i vocianti bambini che, nonostante il divieto, corrono tra i blocchi e cercano di salire sui blocchi, rendono il tutto molto difficile.

Sempre a piedi percorrendo la Ebertstrasse abbiamo raggiunto Potsdamer Platz. La visitammo molti anni fa ed il ricordo era di molte gru in quanto era la fase di realizzazione dei progetti di alcuni dei più importanti studi architettonici del mondo (tra questi quello di Renzo Piano). E ora la piazza (o per meglio dire un grande spiazzo) che abbiamo ritrovato è un gioiello di architettura moderna composta da alti edifici in vetro ed acciaio, con soluzioni avveniristiche (il centro Sony) o molto creative (la torre Debis di Piano, in pietra e vetro), in cui si può trovare di tutto (teatro, casino, un centro commerciale, una sala cinematografica  ed il museo del cinema oltre a uffici ed abitazioni civili), che però conserva qualche spazio verde, con panchine ed alberi. Come il Tilla-Durieux-Park che percorriamo per raggiungere la fermata della metropolitana perché vogliamo chiudere la giornata passeggiando lungo Bergmanstrasse, tra le più famose del quartiere Kreuzberg

Bar, ristoranti, negozi, qualche interessante casa si alternano lungo la via, ripercorriamo Marheinekeplatz, quella del mercatino di ieri che senza bancarelle non riconosciamo, diamo un’occhiata a al mercato coperto di Marheinecke, ed entriamo nel caffè Barkomi’s. Stanno per chiudere (sono le 18,00), riusciamo a convincere la commessa ed una grossa fetta di cheese cake, gustata sul bancone all’esterno, è la degna (e squisita) conclusione di una intensa giornata.

Quarto giorno

Dedichiamo la mattina al ricordo di quella che era Berlino ai tempi del Muro e alla vita nella DDR. Evitiamo il turistico Check Point Charlie, il passaggio che fu tra la zona americana ed il settore orientale ai tempi del Muro, non raggiungiamo (perché già vista nel precedente viaggio) la East Side Gallery situata sulla Mühlenstrasse, a lato della dello Spree, tra la stazione Berlin Ostbahnhof e la fermata della metropolitana di Warschauer Straße, più di un chilometro di muro tutto ricoperto da bei graffiti, ma visitiamo il Memoriale e Centro di documentazione del Muro di Berlino (in tedesco Gedenkstätte Berliner Mauer) in Bernauer Strasse 111 ed il museo che illustra la vita quotidiana della DDR con circa 800 reperti e 200 documenti, film e registrazioni audio di testimoni.

La visita al Memoriale (gratuita)  inizia con la visione di due agghiaccianti documentari che testimoniano, sia con immagini di repertorio che con ricostruzioni fatte al computer,  il contesto socio-politico, la costruzione, manutenzione e ristrutturazione del Muro, le operazioni di polizia per i severi e sanguinari controlli per controllare ed impedire le fughe verso la parte occidentale della città ed il crollo del Muro nel 1989.

Usciti dal Centro di documentazione, che è l’ingresso del Memoriale e la sede in cui vengono proiettati i due documentari, attraversiamo la strada ed entriamo negli spazi che una volta erano occupati dal Muro, in realtà composto da due pareti con delle torrette situate ad intervalli regolari per la postazione dei militari, all’interno delle quali c’era uno spazio, tracciato con filo spinato e con strutture in metallo acuminate, in cui c’era anche una corsia  in cui sfrecciavano le camionette delle polizia per ulteriori controlli. Negli spazi esterni (in totale quattro per una lunghezza superiore al chilometro) si trovano un pezzo del Muro, indicazioni di dove si trovava il Muro, materiale informativo circa gli eventi drammatici legati al Muro che ebbero luogo nella via in cui si trova oggi il Memoriale, la Cappella della Riconciliazione (Kapelle der Versöhnung in tedesco), una costruzione ovale in argilla con un rivestimento in listelli di legno, che si trova sul luogo in cui sorgeva al Chiesa della Riconciliazione, fatta saltare nel 1985 e a sua volta situata proprio sul Muro, ed infine, nella parte della strada dove si trova il Centro di Documentazione, una torretta da cui si può vedere dall’alto tutte le zone.

Una sezione del Muro

Terminata la visita, prendiamo il tram 12 che passa lungo la strada e dopo poche fermate scendiamo per raggiungere la ex fabbrica di birra Schultheiss in Knaackstraße 97 che ora ospita la Kulturbrauerei ovvero circa 20 edifici completamente rinnovati ed occupati da cinema, teatri, club, ristoranti, e dal Museum in der Kulturbrauerei, una esposizione permanente (gratuita) di come è stato il regime della Repubblica Democratica Tedesca e di come dovesse vivere la gente in quel momento . Tra simboli del potere comunista, uomini e donne che con slancio guerriero guardano al futuro, siamo circondati da fotografie, oggetti e ricostruzioni di ambienti quotidiano che segnalano una vita modesta ma linda e soprattutto felice (ricordando il nostro Buestner restiamo basiti quando vediamo una Trabant,  la macchina del popolo e simbolo di quel periodo, trasformata in camper!). Ma poi ci sono le sezioni dedicate all’attività di spionaggio della Stasi (in una teca sono conservati, in piccoli contenitori di vetro, pezzi di tessuto impregnati del profumo del persone controllate) che rendono pienamente conto della dimensione totalitaria ed orwelliana dello stato comunista.

Finiamo la visita che mezzogiorno è passato da poco e in un kebab all’esterno prendiamo un buon piatto che gustiamo su una panchina nel cortile all’interno dell’ex birreria.

Nel pomeriggio visitiamo lo Schloss Charlottenburg (linea U2, fermata Sophie-Charlotte-Platz). In stile barocco è un grande edificio iniziato alla fine del XVII° secolo come residenza estiva alle porte di Berlino, ampliato nel corso della sua storia e nella sua imponenza è, per la guida del Touring Club, “uno dei pochi edifici rimasti a testimoniare i fasti degli Hohenzollern”, la grande dinastia reale di origine tedesca.

Goldene Galerie

La nostra visita si sviluppa nel Vecchio Palazzo (Altes Schloss in tedesco) e nella Nuova Ala (Neuer Flugel) . Le stanze e gli arredi sono lussuosi, i quadri alle pareti sono spesso dei capolavori (in modo particolare la collezione di pittori francesi nella Nuova Ala), la carta da parati che ricopre le pareti delle stanze ci appare spesso deliziosa, numerosi sono elementi di grande architettura ed arte barocca, rococò e neoclassica,  che evidenziamo la potenza, la ricchezza e gli interessi culturali dei loro abitanti e che sono stati riprodotti fedelmente agli originali dopo le distruzioni causate dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Del Vecchio Palazzo ricordiamo, in modo particolare,  il Gabinetto delle Ceramiche, per l’eccezionale raccolta e disposizione di ceramiche giapponesi e cinesi, la Cappella, la camera da letto di Federico II il Grande, tutta ricoperta di damasco giallo, la Galleria della Quercia, con i pannelli in quercia, lo Scalone rococò che porta al primo piano. Della Nuova Ala, invece, i grandi saloni in puro stile rococò la Sala  Bianca (Weiseer Saal) che fungeva da stanza del trono e da sala da pranzo,  la ricca ed opulente Goldene Galerie, “lunga 42 metri”, con marmi verdi e ornamenti dorati, sia sala della musica che sala da ballo. Interessanti sono anche il giardino situato dietro al Castello e la statua bronzea di fine seicento nel Cortile d’Onore, che ritrae un esponente della dinastia, tipicamente barocca nella base.

Lasciamo il Castello che è quasi sera, prendiamo i mezzi pubblici che ci riportano al campeggio.

Quinto giorno

Decidiamo di vedere Berlino da due prospettive diverse: dall’alto e dal fiume, lo Spree, che l’attraversa.

Per la visione dall’alto andiamo in Alexander Platz e saliamo sulla Berliner Fernsehturm, la torre della televisione aperta nel 1969, alta complessivamente 368 metri, con un ristorante girevole a 207 metri (obbligatoria la prenotazione), una galleria panoramica a 203 metri e due ascensori che viaggiano alla velocità di 6 metri al secondo (e guardare la salita dal tetto trasparente dell’ascensore fa a noi un certo effetto). Il numero delle persone che sale è contingentato ed una volta raggiunta la galleria si hanno 45 minuti per apprezzare la visione di Berlino. Attorno alla vetrata ci sono dei pannelli che sezionano la vista di Berlino e che danno indicazioni dei più importanti monumenti vie o punti di interesse presenti in ogni sezione. Anche noi, insieme a molti turisti e scolaresche, ci soffermiamo su ogni sezione e con i nostri iPhone cerchiamo di ritrovare quanto viene descritto per scattare qualche fotografia. E questa visione di Berlino dall’alto ci riempie la vista.

Quando scendiamo è quasi mezzogiorno e per un frugale pasto ci dirigiamo a Hackescher Markt. Passeggiamo per Rosenthalerstrasse e troviamo un cortile molto diverso da Hackesche Höfe. E’ un’altra Berlino perché quando entriamo troviamo molti e bei graffiti, un museo per non vedenti, un bar molto d’originale sia nell’arredamento che nella organizzazione degli spazi perché è sì bar ma anche, o così a noi sembrerebbe,  sala cinematografica (peccato però che restiamo seduti per cinque minuti senza esser serviti e così ce ne andiamo). Lungo la via troviamo una gastronomia e ci gustiamo un frugale pasto su delle panchine.

Per la visione di Berlino dallo Spree scegliamo la Reederei Bruno Winkler, una delle compagnie che offrono questo servizio. Il tragitto ha inizio di fronte al Tranenpalast, in Friedichstrasse (che fu un triste luogo di passaggio tra le due Berlino ai tempi del Muro e non a caso denominato il Palazzo delle Lacrime), è durata circa due ore, con un commento sia in tedesco sia in inglese,  ed ha unito punti di interessi della Berlino storica ad alcuni della città moderna. La prima direzione è stata quella verso la Berliner Dom, l’Isola dei Musei ed il Nikolaiviertel. Dopo l’inversione di marcia in corrispondenza della chiusa subito dopo il quartiere, l’imbarcazione ha percorso il fiume fino ad oltre la Casa delle Culture. Ed è in questo tratto che la vecchia Berlino si è unita alla nuova: l’architettura della Stazione Centrale e degli edifici governativi sorti dopo la designazione di Berlino come capitale ci hanno particolarmente colpito per la loro architettura in vetro ed acciaio, come gli spazi lungo le rive destinati a pista ciclabili o destinati al riposo e alla prima tintarella. Interessante anche la storica Haus der Kulturen der Welt (La Casa delle Culture del Mondo), cofinanziata dagli Stati Uniti ai tempi del Muro e luogo di un discorso di J.F. Kennedy ai tempi della sua visita nel 1963, dalla forma ad ostrica (è soprannominato “l’ostrica gravida”), ora centro culturale di primo d’ordine e sede del festival cinematografico di Berlino.

Quando la crociera termina con la S-bahn 7 ci spostiamo a Marham per la visita dei Garten der Welt (i Giardini del Mondo), un vasto parco con dieci giardini internazionali. Il tempo però ci è nemico: dalla stazione della metropolitana si può arrivare ai giardini (ed avere una bella vista dall’alto sia dei Giardini che di Berlino) con la funivia Leibner Selbahn, ma sono quasi le 4 del pomeriggio, la biglietteria è chiusa e così non ci rimane che arrivare all’ingresso percorrendo la strada che costeggia il parco. Dopo circa mezz’ora raggiungiamo l’ingresso in Blumberger Damn ma rinunciamo alla visita per il poco tempo a disposizione ed il giardino cinese, il balinese, il coreano, il giapponese li possiamo solo immaginare.

Sesto giorno

Prendiamo le nostre biciclette per visitare Potsdam, il suo centro storico ed il Parco ed il Castello di Sanssouci. La città si trova a circa 20 chilometri dal campeggio (siamo nell’estremità sud-occidentale dell’area metropolitana di Berlino) e la raggiungiamo percorrendo quasi sempre una facile pista ciclabile, che talvolta ci regala degli squarci sulla zona che circonda la città, composta da boschi e laghi.

Dopo aver facilmente parcheggiato le nostre biciclette in una delle rastrelliere che si trovano lungo le strade, camminiamo senza meta nel centro storico. La città venne pesantemente bombardata durante la seconda guerra mondiale, ma questa parte, negli edifici antichi,  conserva ancora una certa dimensione aristocratica, neoclassica e barocca, che rende molto interessante la passeggiata.  Tra i luoghi ricordiamo: la piazza Alter Markt, la principale della città, la Branderburger Strasse, lunga e pedonabile, un’infilata di negozi ed interessanti edifici che si chiude con la Porta di Brandeburgo (Potsdam è la capitale ed il principale centro del Land), settecentesca, che ricorda un Arco di Trionfo romano e che presenta due lati principali diversi (due, infatti, furono gli architetti), e le altre due porte, la Jagertor (dei Cacciatori), in stile rustico-barocco, e la Nauener, neogotica.

Potsdam è nell’elenco dei siti Patrimonio Universale dell’Unesco per i suoi parchi e castelli. Dedichiamo l’intero pomeriggio alla visita del Parco di Sanssouci.  Siamo entrati nel parco con le nostre biciclette dal Portale dell’Obelisco che abbiamo poi lasciato all’inizio del viale principale, Hauptallee. E dopo pochi passi abbiamo iniziato ad ammirare il castello dal basso: purtroppo il vigneto che cresce sulle famose sei terrazze che dal basso salgono per tutta la sua lunghezza (il Castello fu costruito in soli due anni, dal 1745 al 1747, su di una collina) e la vegetazione sulle pareti laterali delle mura di sostegno non sono nel pieno del loro splendore (è aprile) ed il colpo d’occhio ne risente non poco. Rimane la bellezza del Castello: sul modello di Versailles, fu un rifugio per il re e la sua corte (si veda il nome francese senza preoccupazioni), è ad un solo piano, lungo un centinaio di metri (con i due gazebo laterali) e largo una quindicina, ha il lato settentrionale (quello che da sulle terrazze) con un una parte centrale semiovale sporgente, che termina con una cupola, all’interno della quale c’è la scritta “Sanssouci”,  e telamoni ai lati delle lunghe porte vetrate, mentre quello meridionale (che vedremo alla fine del nostro percorso) è abbastanza sobrio.

Dopo le immancabili fotografie, riprendiamo il percorso nel parco. La prima tappa, nella parte del parco chiamata il Giardino dei Caprioli,  è la pittoresca Casa cinese (Chinesiches Teehaus): a struttura circolare, ha tre pronai con colonne a forma di palma che hanno, alla base,  statue di personaggi esotici a grandezza naturale, ed un tetto decorato con motivi orientali, al vertice del quale c’è la statua di un mandarino con ombrello. Seguendo la Okonomieweg, incrociano il Tempio dell’Amicizia ed arriviamo al Neues Palais, costruito nel settecento, per magnificare la potenza della dinastia prussiana, un esempio di architettura neoclassica e barocca francese (per certi aspetti, in opposizione al rococò di Sanssouci), veramente imponente e, forse, eccessivo soprattutto nella parte centrale  per il grandissimo numero di statue e la cupola sormontate dalle Tre Grazie. Difronte ci sono i Communs, due imponenti edifici con colonnato neoclassico che fanno da sipario al Palazzo di fronte. Proseguiamo andando alla destra e ci ritroviamo sulla pista ciclabile in Maulbeerallee. Così vediamo l’Orangerie, con il giardino e la doppia scalinata, fortemente ispirato ai modelli architettonici rinascimentali italiani, l’Historische Muhle (vicino al quale poi gusteremo un dolce casalingo a base di mandorle), lo storico mulino del sette/ottocento, per rientrare nel Parco all’altezza del lato meridionale di Sanssouci. La differenza dell’architettura risulta subito evidente: qui abbiamo numerose sculture, la facciata è divisa in lesene corinzie, con un piccolo avancorpo centrale ed ali che la chiudono lateralmente,  ha un semplice cortile d’onore chiuso da un colonnato semicircolare,  composto da coppie di colonne che formano un colonnato che s’interrompe in corrispondenza della rampa di accesso. In comune con l’altra facciata, la copertura del tetto (e qui anche del colonnato) ha una balaustra con vasi in pietra arenaria. 

Per il tempo a disposizione (poco!) non abbiamo potuto visitare gli interni sia di Sanssouci che del Neues Palais: del primo le poche (per un palazzo reale) stanze in perfetto stile rococò, in cui Voltaire fu l’ospite più assiduo, dell’altro la magniloquenza dell’esterno che ritorna all’interno, con le numerose stanze, gli arredi ed i dipinti.

Settimo giorno

Riserviamo l’ultimo giorno alla visita del Botanischer Garten (orari di apertura: dalle 9 alle 20; ingressi in König-Luise-Straße o König-Luise Platz e raggiungibile mediante la S-Bahn, fermata Botanischer Garten, l’U-Bahn, fermata Rathaus Stiglitz e le altre due successive,  l’autobus M48) e ad un’ultima passeggiata nel centro di Berlino.

Il Giardino Botanico, parte integrante dell’Università di Berlino, costruito tra la fine dell’Ottocento ed i primi anni del Novecento,  è uno dei più grandi al mondo ed ospita circa 22.000 piante su una superficie totale di circa 43 ettari (attenzione: il materiale informativo distribuito all’ingresso è solo in tedesco). La prima tappa della nostra visita sono le serre, in vetro ed acciaio, molte delle quali collegate direttamente tra loro. Tra queste ci ricordiamo soprattutto quella con le piante tropicali, per le sue dimensioni (costruita nel 1907, è alta 25 metri e con una superficie di 1700 metri) e per la quantità e bellezza delle piante raccolte. Lasciate le serre abbiamo passeggiato nella parte Pflanzengeographische Abteilung, con le tre sezioni (Europa, Asia, America) che presentano, suddivisi in ambienti, la vegetazione di una particolare sezione del relativo territorio (esempi: Alpi, Carpazi, Europa del sud, steppe asiatiche, Cina, Corea, praterie americane, Nord America …). E nell’Arboreo attraversato da numerosi sentieri

E’ primo pomeriggio ed è tempo per un currywurst, tipico cibo da strada berlinese: un würstel di vitello, tagliato a piccoli pezzi, e cosparso di abbondante salsa speziata al pomodoro e curry. Scegliamo un imbiss storico (sono attivi dal 1930): il Konnopke’s Imbiss, http://www.konnopke-imbiss.de, in Schönhauser Allee 44B (sotto il viadotto): tre piatti di currywurst, due con le patatine fritte ed uno, con il würstel non tagliato a pezzi, con un’insalata di patate: birra e … coca cola accompagnano un ottimo e gustoso esempio di cibo di strada.

Il pomeriggio finisce con una passeggiata senza una meta precisa nel Mitte di Berlino. Tra le vie, percorriamo tutta Mulackstrasse, che è diventata, per la presenza di boutique e negozi di arredamento, una delle strade di moda di Berlino. E come gli altri giorni, mentre camminiamo, tra automobilisti corretti, agli attraversamenti pedonali la nostra attenzione è attirata dall’”omino del traffico” (Ampelmänn) presente sui semafori, a braccia aperte quando è rosso e nel movimento della camminata quando è verde. L’omino fu ideato da uno psicologo della Germania Est negli anni ’60 del secolo scorso (la direzione della camminata è verso sinistra …), è rimasto o è stato reintrodotto dopo la Riunificazione ed ora è sia simbolo della nostalgia per la vita di tutti giorni della DDR sia oggetto di culto (un abile grafico, con un fiuto per gli affari, ha fondato una società che ha  trasformato i semafori originali in lampade da casa) sia curiosità turistica (la stessa società, “Ampelmann”, è presente con alcuni negozi nel centro di Berlino,  ed ora produce magliette, borse, portachiavi ecc, con l’omino ritratto).

Cosi si conclude il nostro soggiorno. Ma a Berlino sicuramente ritorneremo: ci sono i cinque Musei (soprattutto il Pergamon ed il busto di Nerfertiti al Neues Museum), Patrimonio Universale Unesco, nell’Isola omonima (Museuminsel) che in questo viaggio non abbiamo visitato e … altri mercatini.  Come a Potsdam, per percorrere le altre e numerose piste ciclabili, tra i suoi parchi e sulle rive dei suoi laghi. E a Spandau, in questo soggiorno solo tappa per il percorso bus-metropolitana: altra località abbastanza vicina al campeggio, con il suo antico centro storico e la Zidatelle, imponente e ben conservata fortezza rinascimentale. E …

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