Questa volta avevamo tre località come meta del nostro viaggio: Briancon, Grenoble e, soprattutto, Lione. Poi, strada facendo, abbiamo seguito un po’ il nostro fiuto e un po’ le nostre fedeli guide Michelin e “Lonely Planet”, e così il percorso si è allungato ed abbiamo visitato centri e zone che all’inizio non avevamo assolutamente programmato. E’ stato il caso della regione collinare del Beaujolais a nord-ovest di Lione, dei Pays des Pierres Dorées, in cui gli edifici sono costruiti con pietra calcare dal bel ed intenso coloro dorato, dell’incantevole Perouges, della zona de La Dombes, una area punteggiata di stagni fatti dagli agricoltori locali dopo l’opera di bonifica di paludi malariche, che ospita una grande varietà di uccelli acquatici, di Hauterives, che offre al visitatore un esempio unico di cosa la passione, la genialità umana ed un sano livello di pazzia possono produrre, e di altre località.
Ma andiamo con ordine.
Primo giorno
L’arrivo in Francia è avvenuto dal Monginevro: eravamo all’inizio di aprile e la neve lungo la strada e quella che un po’ scendeva ci ha accompagnato verso il valico e la discesa a Briancon. Abbiamo trascorso una tranquilla notte nell’area di sosta comunale in Rue Georges Bermond-Gonnet, in realtà un grande parcheggio aperto anche alle macchine.
Secondo giorno
Briancon è famosa per le opere di ingegneria militare progettate da Sébastien Le Prestre, poi marchese de Vauban, molte delle quali eseguite dopo la sua morte (avvenuta a Parigi nel 1707), ma secondo i suoi criteri, che imponevano che la realizzazione del progetto dovesse esser fatta nel pieno rispetto dell’elemento naturale. Abbiamo iniziato la visita camminando lungo queste opere, ora inserite nell’elenco dei siti Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Ci siamo indirizzati verso le fortificazioni a stella che circondano la Città Vecchia e che compongono la Città alta: e la vista dal ponte d’Asfeld, costruito su uno strapiombo, è stata davvero spettacolare!
La passeggiata è continuata nella Città Vecchia: è attraversata da una strada in pendenza, la Grande Rue, che ha nel mezzo un canale di scolo (di qui il soprannome di Grand Gargouille), e che collega le due porte principali di ingresso (a nord Porte Pignerol e a sud Porte d’Embrun) lungo la quale (e sulle sue laterali) si possono notare, tra i molti negozi e bar e ristoranti, antichi edifici, alcune fontane e delle meridiane. Soprattutto interessante la Collegiale Notre-Dame et Saint Nicholas in place de Temple, sempre ad opera di Vauban, che attira la nostra attenzione per il suo colore rosa corallo, per la grande meridiana della facciata, e che presenta all’interno interessanti dipinti barocchi.
La Città Vecchia è dominata dal Fort du Chateau (che è parte nella Città Alta): la salita è molto ripida, piuttosto faticosa, si può fare su prenotazione, ma è riscattata dal paesaggio delle montagne attorno a Briancon che si può avere una volta raggiunto.



Nel pomeriggio ci trasferiamo Grenoble. Decidiamo di fermarci per una notte nel campeggio “Le Trois Pucelles”: un piccolo ed accogliente campeggio a gestione famigliare, sito nel comune di Seyssin, a circa 6 chilometri dal centro di Grenoble, raggiungibile con i mezzi pubblici.
C’è tempo per una prima visita della città. Considerata la “capitale delle Alpi francesi” nella guida Michelin (titolo meritato visto il panorama alpino che la circonda), è una città molto viva e ricca di stimoli: tanti ed importanti sono i suoi musei (tra questi: il Museo di Grenoble, con una prestigiosa collezione d’arte moderna ed arte classica, il Centre National d’Art Contemporain, sito all’interno de Il Magasin, in vetro ed acciaio, costruito da Gustave Eiffel, per l’arte contemporanea), intensa è l’attività teatrale ed è un grande polo tecnologico.
Dato il tempo (poco) a disposizione, passeggiamo per il centro storico e percorriamo le vie attorno a place Grenette e place Notre-Dame, in larga parte pedonali: molto interessanti sono gli edifici storici che si affacciano sulle piazze e su queste vie, la cui costruzione copre un periodo che va dal Medioevo al XIX° secolo. E non può mancare nella commerciale Grand-Rue il transito dall’abitazione al n. 14 che fu la casa natale di Sthendal (e al n. 20 della stessa via c’è il museo a lui dedicato: ah quanti ricordi universitari di ore passate a studiare ed amare “Il rosso ed il nero” o “La Certosa di Parma” o …).



Terzo giorno

Ci alziamo di buonora per continuare la visita di Grenoble. La meta è il Fort de la Bastille, costruito sopra la città, a scopo difensivo, nel XIX° secolo. La raggiungiamo con la Téléphérique Grenoble Bastille, una delle prime ovovie ad essere costruite all’interno di una città (era il 1934), in partenza dal quai Stephane Jay, che copre un dislivello 264 metri e passa sopra l’Isère, il fiume che attraversa Grenoble. La fortezza è ben conservata, contiene un museo militare ed un centro di arte contemporanea, siamo tra i molti turisti che la vistano, e ciò che lascia affascinati è la vista che regala dei monti attorno (dal Monte Bianco alla vette del Vercors, tutti identificati da tavole esplicative) e del centro della città. Terminata la visita decidiamo di ritornare nel centro a piedi ed in circa mezz’ora percorriamo il sentiero che scende dalla collina.
Così termina il nostro soggiorno a Grenoble: riprendiamo il camper: è quasi sera. La tappa successiva sarà Perouges ed in un’area di sosta in un piccolo paese incontrato lungo la strada ci fermiamo per la notte. Troviamo l’ennesima conferma: la Francia è un paese molto amico dei camperisti: le aree di sosta sono dappertutto e con tranquillità ci si può fermare (questa è la nostra esperienza più che ventennale).
Quarto giorno
Pérouges si trova a circa una quarantina di chilometri da Lione, a sud della Dombes. Lasciamo il camper nel grande parcheggio (aperto anche alle macchine) alla base del villaggio. Una breve passeggiata ci conduce al suo interno e subito capiamo perché è classificato tra i più belli villaggi di Francia. E’ un borgo fortificato, medioevale, assolutamente ben preservato, con i suoi vicoli acciottolati, le numerose case in pietra e a graticcio con i piani superiori aggettanti, le dimore rinascimentali con belle bifore, la chiesa fortezza, la pittoresca piazza centrale, Place du Tilleul, con la locanda (Ostellerie) risalente al XIII° secolo, con una facciata fatta con i pannelli in legno e l’altra di impronta rinascimentale, il Museo du Vieux Pérouges, allestito nella Casa dei fu dei duchi di Savoia, e l’albero della Libertà, un tiglio (di qui il nome della piazza), piantato nel 1792.



Poiché siamo in aprile, la visita è abbellita anche da un evento che il borgo organizza all’inizio di questo mese: la “Sfilata Veneziana”. Tante sono le maschere in stile veneziano che percorrono i vicoli o sostano in prossimità delle antiche case e in piazza: e noi, insieme a molti altri visitatori, scattiamo a più non posso delle belle fotografie.



Mentre passeggiamo troviamo il tempo per gustarci una specialità: la galette de Pérouge, composta da pan brioche zucchero burro, con sopra un po’ coulis di frutta e panna montata, gustata tiepida e accompagnata da un bicchiere di Cerdon (un buon vino rosato frizzante) e da un caffè.
Finita la visita riprendiamo il camper e raggiungiamo il Parc des Oiseaux a Villars-les-Dombes. E’ un parco che accoglie, come si può leggere nel loro sito (www.parcdesoiseaux.com) “2000 uccelli” appartenenti a “250 specie” sparsi su una superficie di “35 ettari”, “La collection du Parc est la plus importante et la plus diversifiée que vous pourrez observer en Europe! Elle compte plus de 60 espèces inscrites au Livre Rouge des Espèces menacées dans la nature ; nous contribuons activement à plusieurs programmes de conservation exemplaires tels que celui du Gypaète barbu, le vautour le plus menacé d’Europe.” Uccelli in libertà tanti, uccelli in gabbia altrettanto (beh ci sono anche dei canguri: mah!), i loro colori sono una delizia per gli occhi, c’è anche uno spettacolo in cui alcuni rapaci, pappagalli ed altri uccelli dai vivaci colori si nutrono del cibo offerto dalla loro addomesticatrice oppure volano verso di lei e, con qualche timore, anche sopra le nostre teste. In conclusione: una bella visita!



Alla sera arriviamo a Lione, al “Camping de Lyon”, “www.camping-lyon.com“, Porte de Lyon, Dardilly: è grande, con buoni servizi, con le fermate dei mezzi pubblici all’esterno.
Quinto giorno
Abbiamo deciso di dedicare l’intero giorno alla visita della città. Lione si trova alla confluenza di due grandi fiumi, la Saone ed il Rodano: su una penisola, Presqu’Ile, dalla lunghezza di circa un chilometro e delimitata dai due fiumi si trova il centro della città, con il famoso quartiere della Croix Rousse, mentre la Vieux Lyon, si estende sulla riva occidentale della Saone, con alle spalle la collina Fourvière.
Ci svegliamo presto e la nostra prima tappa è la Vieux Lyon. Di grande fascino per i suoi alti edifici medievali e rinascimentali che fiancheggiano rue du Boeuf, rue Saint-Jean (qui c’è anche un un interessante ed insolito Musée des Miniatures et Decors du Cinéma, una manna per gli appassionati), rue de Trois Maries, rue Juiverie. In quest’ultima, alzando lo sguardo, restiamo colpiti dai doccioni e da alcune strani personaggi scolpiti in pietra. C’è anche la Cattedrale: è dedicata a Saint Jean, si trova nella piazza omonima, dall’architettura con elementi romanici e gotici (la costruzione venne completata in tre secoli, dal 1175 al 1481), con un interessante orologio astronomico della fine del XVI° secolo nel transetto.



Attraversiamo la Saone per incamminarci nel centro della città (lasciamo la collina per il pomeriggio). La visita ha inizio con la Place de Terreaux, su cui si affaccia l’interessante Hotel de Ville, il Municipio costruito tra la seconda metà del ‘600 e gli inizi del ‘700, e che presenta un’imponente fontana in piombo, con quattro cavalli che rappresentano i quattro grandi fiumi francesi e altre 69 fontane in granito, incassate nel terreno, che quando sono in funzione sono una grande delizia per chi ama scorrazzarci nel mezzo (i getti d’acqua appaiono e scompaiono nell’arco di qualche secondo) per gioco e per refrigerio estivo. Proseguiamo senza una meta precisa e così scopriamo il Teatro dell’Opera, in place de Comedie, in stile neoclassico, altre fontane in place Louis Pradel e, nella stessa piazza, l’Homme de la Liberté, una scultura in metallo di recupero ad opera dell’artista César, il murales, fatto a metà degli anni ’90 del secolo scorso, Fresque des Lyonnais, all’angolo tra rue de la Martiniere e quai de la Pecherie, che occupa una palazzina di sei piani, nel quale sono ritratti trenta famosi personaggi nati in Lione (e qui Internet aiuta il visitatore nella scoperta …).



Tralasciamo i musei, mezzogiorno è passato, è tempo per un buon pranzo. Lione è famosa per la sua cucina: è la sede di tanti ristoranti stellati, ma anche di tanti “bouchon”, che qui è il termine con cui si indicano i bistrot dove si mangia e si beve nel rispetto nella tradizione dei cibi e vini locali. Noi scegliamo uno di questi: “Bouchon Chez Paul”, in Rue Major Martin, che si fregia di essere un “authentique Bouchon Lyonnais”. L’atmosfera c’è tutta: tavoli in legno ricoperti da tovaglie a quadri, alle pareti oggetti del tempo che fu e appartenenti al mondo contadino, gente del posto e persone in visita (con la vicina famiglia statunitense avremo condiviso osservazioni e favorevoli commenti circa gli ingredienti e la bontà dei piatti). Il pranzo è stato molto tipico (abbiamo scelto il “Menu Bouchon”): abbiamo iniziato con un abbondante piatto di squisita “charcuterie” con l’accompagnamento di quattro insalate (lenticchie, barbabietole, muso di maiale, fagioli bianchi), per proseguire poi con “tablier de sapeur”, ovvero un pezzo di trippa cotto nel brodo, marinato in vino bianco e poi impanato e con una “quenelle” dalla forma di un grande gnocco a base di farina e mollica di pane, ai funghi ed inondata da una salsa ai funghi, un pezzo di formaggio Saint-Marcellin, prugne al vino e crème caramel hanno degnamente chiuso un ottimo ed abbondante pranzo. Mentre nei bicchieri non poteva non mancare del Beaujolais.



Una caratteristica di Lione sono le “traboules” (forse dal latino “trans ambulare”), ovvero passaggi pedonali che, sia nella Vieux Lyon che nella Croix Rousse (ma ce ne sono alcuni, meno famosi, anche in Presqu’Ile)si sviluppano sotto palazzi strade e cortili, molte includono suggestive scale a chiocciola, talune terminano in cortili o vicoli ciechi (ed allora prendono il nome di “miraboules”). Quelle della zona di Vieux Lyon risalgono all’epoca romana e al Rinascimento (fungevano da scorciatoie per i cittadini di allora che dovevano districarsi tra il reticolo di vicoli e medioevali ed i nuovi e numerosi edifici del periodo), mentre nella Croix Rousse sono state costruite per la maggior parte dai tessitori della seta nel XIX° per agevolare il trasporto della seta in condizioni atmosferiche sfavorevoli e usate durante la loro rivolta nello stesso secolo (la stessa cosa capitò con i partigiani della seconda guerra mondiale). Non tutte sono percorribili: per ricordarne solo alcune, noi nella Vieux Lyon abbiamo scelto, tra le più famose, quella che collega il n. 27 di Rue Saint-Jean al n. 6 di rue des Trois Maries, il n. 54 di Rue Saint-Jean con il n. 27 di rue du Boeuf, mentre per la Croix Rousse il nostro giro è iniziato dal n. 9 di place Colbert (l’Ufficio del Turismo di fornisce un’utile cortina dei due quartieri e delle traboules percorribili).

La visita di Lione finisce con la salita in funicolare (che parte da place Eduard Commette) alla sommità della collina di Fourvière. Qui visitiamo la Basilique Notre-Dame de Fourvière, in stile neo-bizantino, che dalla fine del XIX° secolo domina la città (è praticamente visibile in ogni parte di Lione), vediamo la Tour Metallique, simile alla Tour Eiffel, e, soprattutto, ammiriamo la vista spettacolare su tutta Lione.
Sesto giorno
La prima tappa della giornata è Trévoux, sulle riva della Saone. La nostra breve passeggiata inizia dal ponte sul fiume che ci regala una bella vista della cittadina. Entrati nel centro storico, notiamo dei bei palazzi risalenti al XVII°/XVIII° secolo quando Trévoux era la capitale del principato della Dombes (c’è anche quello dell’ex Parlamento, con un’aula di tribunale al suo interno). Altri invece risalgono al Medioevo, così il Castello che la domina dall’alto, con il suo torrione a base ottagonale, e la torre.
La seconda tappa è Villefranche-sur-Saone, la capitale del Beaujolais. Il centro è attraversato dalla Rue Nationale, che in larga parte percorriamo a piedi e lungo la quale ci sono degli interessanti edifici storici. In primo luogo le case: maison Dephelines con il suo viale con volte a ogiva, la maison de l’italien con il cortile principale e la torretta poligonale, la Pêcherie dalle facciate gotiche e rinascimentali, la maison de la Tourelle o la locanda Coupe d’Or, che un tempo era la più antica locanda di Villefranche-sur-Saône (c’è anche uno specifico percorso chiamato “Le circuit des trésors cachés”, che però dato il poco tempo a disposizione non possiamo seguire). Un altro bell’edificio è la collegiata di Notre-Dame-des-Marais, la cui costruzione iniziò nel XII secolo e fu completata nel XVI secolo ed è per questo che presenta sia elementi romanici che gotici.
E’ tempo di pensare dove sostare per la notte. La fedele guida Michelin consiglia di fermarsi presso i viticultori della zona dove possiamo trovare “cordialità e qualità”. Per due notti, noi scegliamo il Domaine Saint-Cyr, Les Perelles, 31 Chemin de Trenchen, a circa 5 chilometri da Anse. Ci regala una bella vista sui vigneti e grande tranquillità. C’è anche il negozio dove compriamo della buona charcuterie e, soprattutto, del buon Beaujolais.


Maison de l’Italien

Una casa sulla Rue Nationale
Settimo giorno
Con il camper ci inoltriamo nei Pays des Pierres Dorées e lungo la strada che si snoda tra colline e vigneti ci fermiamo in due paesi: Bagnols, con il suo rimarchevole castello, e Oingt, l’unico villaggio del dipartimento del Rodano (nel quale il territorio è inserito) che è nell’elenco dei “Plus Beaux Villages de France”. L’insieme del territorio ci impressiona: le colline del Beaujolais, da una parte, e, dall’altra, i paesi con i loro vicoli e gli edifici fatti con la pietra calcarea che, ricca di ossido di ferro, assume la sfumatura di un bel color dorato che diventa più o meno intensa a seconda delle luce del giorno.



Nel percorso ci fermiamo presso un’altra cantina del Beaujolais: Oedoria, nella loro “Boutique” di Lettra: e anche qui ci scappa l’acquisto di bottiglie di ottimo Beaujolais.
Ottavo giorno
La giornata si apre con la visita di Sainte Croix en Jarez. Siamo nel cuore del Parc Naturel Régional du Pilat, tra i dipartimenti del Rodano e della Loira. Il Parco è grande ed è un territorio molto vario con boschi, pascoli e pendii ricoperti di vigneti, e dall’interessante e ricco patrimonio architettonico composto da villaggi, chiese, castelli, antichi palazzi, fabbriche e mulini.
Sainte Croix en Jarez è una piccola perla nascosta: è classificato tra i “più bei villaggi di Francia”, in origine era una certosa (fu fondata nel XIII° secolo), mentre ora è un villaggio, in quanto i residenti (qualche centinaio) vivono, in gran parte, negli antichi edifici religiosi, tutti adeguatamente preservati. Lasciato il camper nel parcheggio, ci inoltriamo a piedi nel villaggio e la suggestione è grande.
La tappa successiva è Vienne, a circa 30 chilometri a sud di Lione. La fondazione della città risale ai periodo gallo-romano ed infatti nella nostra visita apprezziamo il Temple d’Auguste et de Livie, in place de Gaulle, risalente al 10 a.C., dalle belle colonne corinzie , il Thèatre Romain, in rue du Cirque, un anfiteatro molto ampio, costruito attorno al 40-50 d.C., che spesso ospita i concerti del famoso festival jazz che viene organizzato nella cittadina nel mese di giugno (www.jazzavienne.com). Interessante anche la grande Cattedrale di San Maurizio, dai molti capitelli romanici ed i tre portali gotici (fu anche sede di un Concilio della Chiesa cattolica nel Medioevo).



Cattedrale di San Maurizio
E’ quasi sera quando transitiamo da Tain-L’Hermitage, sulla riva sinistra del Rodano. Lungo la strada vediamo un campeggio: è il “Camping les Lucs”, N7-56 Avenue du President Rooselvelt, dove ci fermiamo per la notte. C’è tempo per una breve visita del paese: è contornato da colline che sono tutte coltivate a vite (intenso è il commercio vinicolo perché qui si produce il Crozes-Hermitage), c’è la Cité du Chocolat del famoso e buonissimo cioccolato Valrhona, un ponte sul Rodano regala qualche bella vista sul paesaggio circostante, non può mancare la chiesa dedicata ai santo patrono dei vignaioli, mentre lassù sulla collina si trova la cappella Hermitage, che avrebbe dato riparo ad un eremita (però noi non riusciamo vederla).
Nono giorno
La prima tappa del giorno è Hauterives, ad una cinquantina di chilometri da Valence, nella regione Auvergne-Rhone-Alpes, dipartimento della Drome. Siamo arrivati in questo paese per ammirare un’impresa dell’immaginazione, del genio, della passione e dell’eccentricità del sig. Ferdinand Cheval. Di professione postino, visse tra il XIX° secolo e XX° secolo, e occupò più di trent’anni della sua vita a sognare e costruire il Palais Idéal, uno straordinario esempio di architettura naive e/o art brut, apprezzato da artisti quali André Breton e Pablo Picasso, costruito con pietre raccolte nel luogo della futura costruzione e collezionate sistematicamente dal postino. Il quale, senza alcuna nozione di architettura e di materiali da costruzione, li unì con malta e cemento. E l’edifico che ne è risultato ha prodotti in noi, come ai molti visitatori, meraviglia ed ammirazione: non ha alcuno spazio abitativo, ma è un labirinto di corridoi, grotte, camminamenti, scale e terrazze che si sviluppano senza un’apparente logica, con un ricchissimo apparato decorativo composto da figure zoomorfe (nella facciata nord, il Tempio della Natura), antropomorfe ed allegoriche, derivate dalla Bibbia, dalla mitologia dell’antica India e dalla storia (ci sono le figure di tre Giganti che stanno ad indicare Giulio Cesare, Vercingetorige ed Archimede), e che, nella parte ovest, in piccole nicchie, presenta una moschea, un tempio egizio, uno indù, uno chalet svizzero, un castello medioevale, La Maison Carrée di Algeri.






Nel pomeriggio ci spostiamo a Die, nel dipartimento della Drome, ad est di Valence ed ai piedi delle montagne del Vercours, e ci fermiamo nell’Aire de Meyrosse, in Bd. du Maréchal Leclerc, GPS E5.37311 N 44.75124. L’area è in prossimità del centro e nella nostra passeggiata abbiamo modo di cogliere l’interessante patrimonio storico della cittadina: dalla presenza di resti romani (i bastioni e la porta fortificata di Saint-Marcel), alla cattedrale di Notre-Dame la cui origine risale al XII* secolo (distrutta durante le Guerre di Religione fu ricostruita nel XVII° secolo), all’ex palazzo episcopale con la cappella di San Nicola, ed ai numerosi vicoli dell’impianto medioevale del centro.
Troviamo qualche interessante negozio e ristorante: in uno di questi gustiamo una buona cena e del buon vino: la Clairette de Die, una AOC, che è uno spumante “fermentato uno sola volta” (“méthod dioise”), dal gusto floreale e fruttato, ottenuta da un vitigno coltivato sin dai tempi dei romani.
Veniamo a sapere che il giorno dopo Die ospiterà un mercatino dell’usato: e così decidiamo di fermarci anche il giorno dopo: acquisti ed un pomeriggio di riposo.
Decimo giorno
Al mercato troviamo qualche buon oggetto e l’appassionato di vinile quale io sono riesce a scovare per pochissimi euro ed in ottimo stato “The Million Dollar Quartet” che raccoglie una jam session del 4 dicembre 1956 con Elvis Presley, Carl Perkins e Jerry Lee Lewis (il quarto componente del “Quartet” era Johnny Cash): certo non una rarità, forse più per “completisti”, però è pur sempre molto piacevole sentire le loro voci che interpretano alcuni classici e le loro conversazioni da sala da incisione.
Undicesimo giorno
La prima tappa del giorno è Saint-Antoine-l’Abbaye, un piccolo villaggio alle porte del Vercors e ad una ventina di chilometri a nord-est di Romans-sur-Isère, nell’elenco dei “plus beaux villages de France”, così chiamato perché ospita una straordinaria abbazia gotica, una delle più grandi del sud-est francese. Costruita tra il XIII° ed il XV° secolo, nel Medioevo e nel Rinascimento fu la la meta di numerosi pellegrinaggi e visite da parte di re, principi, nobili e benefattori da tutta l’Europa (fu tappa nel cammino verso Santiago di Compostela).
Lasciamo il camper nell’ampio parcheggio posto sotto il paese, a piedi risaliamo verso l’Abbazia e troviamo qualche interessante casa antica. Una volta entrati nell’Abbazia, restiamo colpiti dalla chiesa abbaziale, dal ricco portale gotico scolpito, e dagli interni (la cui visita ci è un po’ ostacolata dalla funzione in corso) con pregevoli pitture murali, stalli, arazzi ed il monumentale altare maggiore che custodisce il reliquiario di Sant’Antonio Abate. C’è anche il Museo, posto nell’antico Noviziato (che però non visitiamo) ed il Giardino medievale nella corte delle Grandi Scuderie.

Ingresso

La facciata della chiesa

Pittura murale
L’ultima tappa del giorno è Chambery. Seguiamo le indicazione per il parcheggio per i camper e con una breve passeggiata a piedi siamo nel centro storico. E’ perfettamente restaurato, signorile, con ricchi palazzi, ci sono facciate con trompe-l’oeil, c’è il massiccio castello che è l’antica residenza dei conti e duchi di Savoia, l’insolita fontana con gli elefanti, emblema della città e costruita in omaggio al generale Benoit de Boigne, che qui nacque nell’800, e la cattedrale di Saint-Francois-de-Sales.
E qui termina questo viaggio in Francia.