In Bretagna

E’ un viaggio di due settimane, fatto nel mese di luglio di questo anno (2022),  che si è sviluppato da sud a nord della regione, un po’ lungo la costa e un po’ verso l’interno, tra suggestive “Petites Cité de Caratère” e porti, scogliere e capi che creano il fascino di questa terra e ne raccontano la storia (ma all’interno c’è anche la foresta Huelgot: un elemento in più per la bellezza questo paese).

Copriamo i circa 1200 chilometri che ci separano dalla prima tappa del nostro viaggio in circa un giorno e mezzo (transitiamo dal traforo del Monte Bianco, passiamo la notte nel gran parcheggio di Chamonix, e percorriamo, quasi sempre. le autostrade)

Primo giorno

Nel tardo pomeriggio arriviamo a La Roche Bernard, nel campeggio municipale “Le Patis”, al n. 3 du Chemin du Patis, “www.larochebernard.com/camping-le-patis“, dove passeremo due notti. Dato il periodo, l’avevamo prenotato dall’Italia: il campeggio è accogliente, lungo il porto turistico e ai piedi del villaggio, i servizi sono essenziali, le piazzole grandi e, in buon numero, coperte da alti alberi.

Secondo giorno

Navigando in rete nella preparazione di questo viaggio c’eravamo imbattuti nel sito delle “Petites Cités de Caractère”, una novità per noi (“petitescitesdecaractere.com“). Il progetto, di cui riportiamo una parte, ha attirato la nostra attenzione: “Le concept de Petites Cités de Caractère® est né au milieu des années 70 pour valoriser des communes atypiques, à la fois rurales par leur implantation, leur population limitée, et urbaines par leur histoire et leur patrimoine.Ces villes, autrefois centres administratifs, politiques, religieux, commerciaux, militaires, …Une Petite Cité de Caractère® s’engage à proposer à la découverte de tous un patrimoine remarquable, valorisé et animé, le tout dans une démarche d’accueil de qualité du visiteur…” (il movimento nato in Bretagna si è diffuso in tutta la Francia ed ora sono più di 200 queste “Petites Cité de Caratère”).

La Roche Bernard, nel dipartimento del Morbihan, è la prima di queste nel nostro viaggio e tutto ciò che apprezziamo durante la nostra visita conferma totalmente gli elementi del progetto. Il paese è arroccato sul promontorio roccioso che sovrasta la riva del fiume Vilaine. Numerosi sono i vicoli antichi che la percorrono e lunghi i quali ci sono begli edifici risalenti ai secoli XVI° e XVII° secolo, suggestivi sono la raccolta place du Bouffay ed il castello, costruito nella roccia, e che ora ospita il Musée de la Vilaine. Nondimeno il porto, che ora è turistico, con le sue case a strapiombo, ma che ricorda il tempo in cui il paese era un florido centro per il commercio del sale, la pesca e per il suo arsenale. E la visita non poteva concludersi con una passeggiata sul Pont du Morbihan, che è 40 metri sopra la Vilaine, e dal quale si ha una bella veduta di insieme del fiume , del porto e della cittadina.

Tanti sono i negozi, i bar ed i ristoranti e le creperie: in una di queste, la “Creperie de la Roche”, al numero 14 rue de la Saunerie, all’interno di una casa a graticcio che risale al XV° secolo, gustiamo due saporite e sostanziose galette (c’è, tra gli ingredienti, anche una salsiccia) ed una buona creme brulèe, accompagnate da una bolée a cidre.

Fa tanto caldo e la previsioni per il giorno successivo sono a dir poco infauste:  tutte concordano in 41° gradi (ed il caldo, soprattutto nella prima settimana, condizionerà un po’ il viaggio). E così alla sera decidiamo di cambiare il nostro itinerario: non le tre “Petites Cités de Caractère”  del programma preparato in Italia (Rochefort-en-Terre, Malestrot, Josselin) ma, alla ricerca di un po’ di frescura al mare, andremo a Quiberon, situato alla fine dell’omonima penisola (Presqu’il de Quiberon)

Terzo giorno

Prima di arrivare nella Penisola, decidiamo di fermarci a Vannes, situata in fondo al golfo di Morbihan, dal ricco passato, centro di potere religioso e politico. Abbiamo qualche problema nel trovare il parcheggio perché quello consigliato dalla fedele guida “Escapades en camping-car” della Michelin in Avenue-de-Tassigny ha spazi troppo stretti per il nostro camper e perché l’”Aire Camping-Car Park Vannes-Conleau,” al 188 avenue du Marechal-Juin, non solo è molto distante dal centro ma fa parte della rete europea “Camping-Car Park” che vincola l’ingresso a pagamento al possesso di una tessera che la macchina distributrice dell’Area non eroga (ed inutili sono state le telefonate al numero di telefono per le emergenze). Alla fine troviamo uno spazio lungo l’Avenue-de-Tassigny, all’inizio della Morte Maritime, che è il canale del porto turistico.

Per raggiungere il centro storico, percorriamo la Promenade La Rabine che si sviluppa vicino ai pontili: ha dei cartelli informativi sulla storia del porto della città (nel passato Vannes fu grande centro di commercio portuale), è un po’ protetta dagli alberi ed in circa mezz’ora siamo nel centro della città (facciamo il percorso a piedi anche se la Promenade ha la pista ciclabile). Notiamo le prime belle e colorate case a graticcio.  Una volta raggiunta Place Gambetta, che si trova difronte al porto, ampia, dagli eleganti palazzi e molti bar e ristoranti,  attraversiamo la porta Saint-Vincent ed entriamo nel centro storico. Passeggiamo senza una meta precisa: molti sono gli hotels particuliers che incontriamo (altra testimonianza del ricco passato), e quando siamo nella medievale place de Lices troviamo belle case a graticcio dalle colorate facciate (nella piazza c’è anche il grande mercato coperto, i cui banchi, offrono il meglio delle prelibatezze culinarie della regione: un’intera sala è dedicata ai frutti di mare!). Ammiriamo altre incantevoli case a graticcio in in Place Henri IV (la piazza ne è interamente circondata) , in Rue des Halles, in Rue Saint Salomon. Dopo una breve visita alla Cathédrale Saint-Pierre, con elementi gotici, percorriamo la Rue Saint-Gwénael, le cui antiche case sono caratterizzate dalle numerose finestre a crociera che fuoriescono dalla facciata. Raggiungiamo Port Prison, c’inoltriamo nel quartiere medioevale Saint-Patern. Proseguiamo lungo la passeggiata de la Garenne che costeggia le porte e le torri dei bastioni eretti nel XIII° secolo. Camminiamo tra giardini alla francese fino ad alcuni vecchi lavatoi,  costruiti lungo il fiume Marle con una copertura di ardesia. E qui, come altri visitatori, ci siamo fermati per un leggero pranzo al sacco, con un po’ d’ombra, un piccolo sollievo in una giornata dal tanto caldo afoso.

Mentre passeggiamo facciamo due acquisti. Il primo in place de Lices: nel negozio della Conserverie La Belle-Iloise, riempiamo le nostre borse dei loro prodotti: conserve di sardine tonno sgombri, con varie ricette, e le “tartinables”, poste in eleganti lattine dal gusto un po’ retro nel disegno ed impreziosite da una bella scelta cromatica, semplicemente squisite (li conosciamo perché hanno negozi in tutta la Francia ed il nostro primo incontro è stato a La Rochelle – cfr. il nostro diario di viaggio “Francia centrale: un viaggio tra i Castelli della Loira intorno a Tours e la costa atlantica“). Il secondo è per l’amante dei vinili quale io sono che non poteva lasciarsi scappare un negozio di dischi (in Francia trovo molto difficile fare acquisti nei mercatini dell’usato per i prezzi che per me sono piuttosto alti): è al 21 di Rue Burgault, è ben fornito, e vende dischi sia nuovi che usati. Tra gli scaffali, in bella mostra, vedo il vinile rosso di “Skinty Fia”, il terzo  grande disco dei Fontaines D.C., che sto cercando da un po’ di tempo e che ora è sul piatto del mio giradischi.

Raggiungiamo Quiberon nel pomeriggio: siamo nell’estremità della Penisola e tra i campeggi scegliamo “Les Joncs du Roch”, in Rue de l’Aerodrome: bello, dalle ampie piazzole, tutte con l’erba e delimitate da siepi, dai molti e comodi servizi, e la piscina. Il mare non è molto distante (un chilometro circa) e, in men che non si dica, siamo sulla spiaggia per un tonificante e refrigerante bagno.

Quarto giorno

Fa ancora piuttosto caldo (il termometro raggiungerà i 41 gradi!), ma non rinunciamo alla visita delle “Petites Cités de Caractère” che avevamo in programma. Scartata la distante Rochefort-en-terre, puntiamo su Josselin. Usciamo dalla Penisola e seguendo la D768 che ci regala belle vedute della costa selvaggia e di spiagge di sabbia fine, raggiungiamo la cittadina, che si trova nell’entroterra,  dopo un centinaio di chilometri. Lasciamo il camper nel parcheggio, per auto e camper in Place Saint-Martin e dopo una breve passeggiata a piedi siamo nel centro, in larga parte pedonale.

Le  vie sono strette e hanno tante e belle case a graticcio, dalle facciate molto colorate (forse le più belle sono quelle in prossimità della basilica Notre Dame du Roncier), tanti sono i negozi, i ristoranti e le creperie e in una di queste ci fermiamo per delle buone galette e crepe con l’immancabile sidro.

Terminato il pranzo entriamo nel Castello che domina Josselin in place de la Congrégation.  La costruzione risale all’XI° secolo e, con i molti turisti, ammiriamo, in primo luogo gli esterni, in stile gotico fiorito, che sono una bella testimonianza dell’architettura feudale e rinascimentale. Il castello è tuttora abitato dalla famiglia Rohan (sono i discendenti dei fondatori) ed è pertanto visitabile soltanto in una parte: i mobili i quadri le ceramiche  gli affreschi e l’ampiezza delle stanze denotano la ricchezza ed il buon gusto della Famiglia. Ma il nostro interesse è davvero alto quando entriamo nel Museo delle Bambole nell’ex-scuderie: provengono da tutto il mondo, risalgono al periodo compreso tra il XVII° ed il XX° secolo, sono regali o acquisizioni fatte dagli abitanti del Castello: alcune per giocare altre solo da collezione, in tutto circa 500: tutte davvero molto belle. Dopo il Museo, la visita ai giardini, alla francese, davanti alla facciata rinascimentale,  e all’inglese, fatti da un famoso paesaggista (Achille Duchene, celebrato soprattutto tra fine del XIX° e il XX° secolo), con un occhio sempre rivolto all’architettura del castello, ai suoi lucernari, gallerie a giorno e decorazioni.

Una volta usciti, scendiamo verso il fiume Oust: sul ponte abbiamo un’altra bella veduta del Castello e delle sue torri. Entriamo nel quartiere Sainte-Croix, un tempo abitato da conciatori e lavandaie: è antico quanto il castello e contiene dei begli esempi di case a graticcio, la più antica delle quali risale al 1538.

Lasciamo Josselin nel tardo pomeriggio e, un po’ per l’ora e un po’ per il traffico che troviamo lungo la strada, non ci fermiamo, come avremmo voluto, a Malestrot. 

Quinto giorno

Con le biciclette, in circa mezz’ora, raggiungiamo il porto di Quiberon perché abbiamo dedicato il giorno alla visita di Belle-Ile-en-Mer, la più grande isola bretone. Purtroppo non abbiamo prenotato e la possibilità che ci viene offerta è di fare la traversata senza però le biciclette. Ci sono momenti di indecisione perché la visita sarà sicuramente condizionata dalla loro mancanza, ma alla fine decidiamo di prendere il traghetto e leghiamo le nostre biciclette alla rete metallica vicino all’ingresso del pontile. La traversata ci porta a Le Palais, il principale centro dell’isola.  Ci indirizziamo verso il porto turistico, sul quale si affacciano belle case, numerosi bar ristoranti e la cittadella fortificata di Vauban. In una boulangerie acquistiamo due buoni panini e due “kouig-amann“, il tipico dolce bretone, composto da tante sfoglie, morbide all’interno e croccanti e caramellate all’esterno, in cui, come dice il nome (“amann“) il burro la fa da padrone: sarà il nostro pranzo lungo il sentiero costiero che seguiremo per qualche chilometro.

Il nostro percorso inizia alle spalle dell’Ufficio del Turismo, che si trova sulla banchina dove arriva il traghetto, in rue de Remparts. Camminiamo su quanto rimane della vecchia cinta muraria costruita nel XVIII° secolo a difesa della cittadina, per un breve tratto seguiamo la strada, incontriamo la prima spiaggia (plage de Ramonette), poi entriamo nel sentiero (GR 340, in direzione Locmaria). 

Ci sono siepi da una parte e dall’altra, talvolta ci sono brevi salite o discese (non particolarmente ripide) tra gli alberi e i numerosi scorci della costa sono davvero molti belli. Incontriamo anche due spiagge: la Plage de Port Guen e la Plage de Bordardoué, dove ci fermiamo per il pranzo: in entrambe, l’ambiente è molto naturale: la sabbia è fine, ci sono le alghe e qualche tronco trasportato dal mare, pochi sono i bagnanti in un mare cristallino. Tra le due spiagge, lungo il sentiero, si incontra un monumento storico: La Belle Fontaine, un serbatoio, costruito nel 1703 sotto il controllo di Vauban,  che raccoglie l’acqua piovana che nel passato veniva usata per rifornire le navi, che qui attraccavano, di acqua dolce.

Purtroppo quando siamo sdraiati sulla plage de Bardardoué, dal cielo grigio, che ci accompagna dall’arrivo sull’isola, inizia a scendere la prima pioggia. Ci spostiamo verso l’interno sulla strada asfaltata alla ricerca della fermata del bus che fa il periplo dell’isola. Mentre ci incamminiamo in direzione di Port Salio, vediamo un un birrificio, Brasserie La Morgat. Ci fermiamo: le loro birre hanno ricevuto dei premi così la loro salsiccia. Il posto è bello e la rinfrescante ed aromatica “La Morgat Blanche” che io bevo è davvero buona,  sapientemente aromatica (note di agrumi) ed equilibrata nel gusto.

Quando arriviamo alla fermata scopriamo che le corse del bus non sono frequenti (dobbiamo aspettare circa due ore) e così non ci rimane che tornare a piedi (e per un lungo tratto infastiditi dalla pioviggine) a Le Palais.

Una volta rientrati a Quiberon facciamo un piccolo giro in bicicletta vicino al porto anche alla ricerca di un ristorante di pesce per la sera. Tra le residenze, i negozi ed i numerosi bar e ristoranti c’è un faro! Rientriamo al campeggio seguendo la pista ciclabile: la direzione è quella della Pointe du Conguel, che è la punta estrema della Penisola, e la vista della riva tutta di roccia, del mare e del sole che tramonta è davvero suggestiva.

Tra i ristoranti visti prima, scegliamo Le Triskell, al numero 2 di Quai de Houat (è in centro, vicinissimo al molo per le isole). E’ un ristorante di pesce: l’attesa dei piatti è un po’ lunga, ma i gamberetti accompagnati da una salsa all’aglio, il Plateau de Fruits de Mer, il fish and chips sono buoni e soddisfano molto la nostra voglia di pesce (indimenticabili i crevettes grises del Plateau: per la quantità e, soprattutto, il sapore).

Sesto giorno

Lasciamo la Penisola. La prima tappa è Pont-Aven, nel dipartimento del Finistère o, se si vuole, nella regione storica della Cornouaille (la Cornovaglia francese).  Lasciamo il camper in un grande parcheggio all’ingresso del paese (l’ampia area di sosta in rue R. Louis-Lomenech, dell’associazione “Camping Car Park” è piuttosto distante dal centro). Il borgo è famoso perché, nel XIX° secolo, qui visse e fu attiva una colonia di grandi artisti, tra cui Gauguin (che fu a capo della scuola nota con il nome del borgo). Ancora adesso tante sono le gallerie d’arte, mentre gli appassionati di pittura possono percorrere il sentiero verso il Bois d’Amour dove i pittori posizionavano i loro cavalletti e trovavano fonte di ispirazione per i loro quadri (per poi entrare e/o fotografare la pensione Gloanec, in place Julia, dove l’artista visse, ma che ora è una libreria).

La breve passeggiata che facciamo nel centro è interessante: lungo il fiume Aven che l’attraversa e nel cui letto ci sono massicci blocchi di granito arrotondati dagli agenti atmosferici e dalla corrente del fiume (uno è soprannominato “Sabot de Gargantua”), abbiamo dei begli scorci sui ponti e sui muri in pietra, tutti abbelliti da composizioni floreali. Ammiriamo uno dei mulini che sono una delle caratteristiche della zona per ritrovarci alla fine nel mercatino dell’usato, che si tiene in prossimità del bel porto turistico.

Concarneau è la tappa successiva. Con difficoltà troviamo un posto nell’area di sosta in Avenue de la Gare, in corrispondenza del parcheggio della stazione. A piedi raggiungiamo la Ville-close la cittadella murata, costruita su di un isolotto a partire dal Medioevo, ma che fu più volte ampliata e ristrutturata (le forme attuali risalgono ai lavori della seconda metà del XV° secolo) ,  che è il nucleo originario della città. E’ una delle attrattive turistiche più famose e frequentate della Bretagna: così, anche noi, tra i tanti turisti entriamo dalla porta principale della cinta murale che si trova ad ovest della città e che è la parte più fortificata in quanto comprende un rivellino, una mezzaluna e due delle torri principali. Percorriamo Rue Vauban che l’attraversa e raggiungiamo la place Saint-Guénolé, con alcune belle e storiche case del XVIII° secolo. Continuiamo senza una meta precisa, ma con un occhio sempre all’esaustivo opuscolo che abbiamo trovato all’Ufficio del Turismo in Quai d’Aiguillon (vicino alla Ville-close): l’insieme è sicuramente suggestivo, ma per i nostri gusti un po’ troppo turistico.

Mentre passeggiamo due soste sono state dedicate al nostro palato: appena entrati abbiamo gustato un buon gelato da “Augustine artisan glacier” e, sempre in rue Vauban,  ci siamo deliziati con le “kouignettes” (e non solo…) della “Biscuterie et chocolaterie Larnicol,” la loro specialità, tipicamente bretone (www.larnicol.com).

L’ultima tappa è Quimper. Al “Camping Municipal” in Avenue des Oiseaux non c’è posto e, anche su indicazione di chi sta alla reception, troviamo un comodo parcheggio per la notte risalendo l’Avenue fino alla rotonda e girando a destra in corrispondenza della piscina.

Non siamo distanti dal centro che raggiungiamo in circa mezz’ora a piedi. Conosciamo Quimper perché visitata in un precedente viaggio (molti anni fa da campeggiatori): sono gli stessi giorni di allora e, come in quei giorni, la città è invasa da tanti musicisti per il “Festival della Cornovaglia”. Dal sito ufficiale del Turismo in Bretagna: “Concerti, eventi di ogni genere, concorsi per scegliere i migliori bagadoù (tipici gruppi bretoni), musicisti e ballerini… E il Grand Défilé della domenica che riunisce tutti in costume tradizionale. Ecco a cosa assomiglia il Festival de Cornouaille. Ogni estate, per un’intera settimana, 250.000 visitatori si godono il cuore storico di Quimper che pulsa al ritmo celtico. Fin dal 1923, questa celebrazione non ha mai deluso le aspettative. All’epoca, le belle ragazze di Concarneau, Quimper e Pont-Aven sfilavano con orgoglio nel costume tradizionale. Oggi il festival è diventato un palcoscenico per personalità di spicco: dai Simple Minds a Joan Baez e Cesaria Evora“. Da par nostro, possiamo dire che questa descrizione è molto fedele (anche se non intendo esprimere alcun commento circa gli Autori citati): sia nel precedente e lontano viaggio in cui restammo in città per più giorni (assistemmo al concerto e alla sfilata finale, e le cornamuse continuarono suonare nelle nostre orecchie per più giorni dopo Quimper) sia questa volta, nelle poche ore della nostra visita, il centro della città ci ha regalato ragazze e ragazzi in costume tradizionale e quella “cornucopia culturale” che è il festival.

Quimper però non è solo il Festival ed un importante centro della cultura celtica, ma è una grande città d’arte e di storia. Durante la nostra passeggiata nel centro della città incastonato tra i fiumi Odet e Steir (ce ne sono altri due – Front e Jet – e tutti ne accrescono il fascino),  abbiamo nuovamente ammirato: la Cattedrale di Saint-Corentin, con le alte guglie gemelle lo splendido portale e la navata centrale con l’insolita inclinazione rispetto al coro per ricordare l’inclinazione della testa del Cristo sulla Croce, e simbolo della città; la vecchia Quimper (noi siamo partiti dalla Cattedrale ed in cui è bello perdersi) con i suoi vicoli, acciottolati e contorti, con  le belle numerose colorate case a graticcio e le finestre fiorite; il mercato coperto (Les Halles Saint-Francois) a forma di scafo ribaltato.

Settimo giorno

Iniziamo con la visita di Pont-Croix, una delle “Petites Cités de Caractère” del Finistère, sulla strada per Pointe du Raz. Non c’è un’area di sosta e allora scegliamo il parcheggio di un centro commerciale.

Il borgo è costruito su un promontorio che si affaccia sul fiume Goyen. Scendiamo verso il fiume per poi risalire lungo la Grand Rue Chère ed arrivare in Place de la Repubblique: un bello scorcio del tempo che fu perché la Rue ed i vicoli di questa parte del borgo sono tutti lastricati e fiancheggiati da antiche case. Mentre la piazza è un grande slargo alberato, con i bar i ristoranti la boulangerie e, nel giorno della nostra vista, un mercatino dell’usato. Continuiamo la visita e in un’antica casa nobiliare del XVI° secolo, al n.8 di Rue de la Prison (una laterale di Place de la Repubblique) troviamo un interessante Museo (Musèe du Marquisat) che presenta mobili costumi utensili e nel quale sono ricostruiti degli ambienti di vita quotidiana. Concludiamo con un vero e proprio gioiello architettonico: la cattedrale Notre-Dame-de-Roscudon. Fu costruita tra il XIII° e il XVI° secolo, in stile tardo romanico e gotico, con un’alta guglia, uno splendido portico scolpito, ornato da alcuni rosoni ed un interno con numerose pale d’altare e magnifiche vetrate.

La tappa successiva è la Pointe du Raz. Lasciamo il camper nel parcheggio a pagamento e ci incamminiamo lungo il sentiero. Nel sito ufficiale del turismo bretone lo si definisce come luogo di “contemplazione”, l’attività sportiva essendo riservata a chi fa surf, mentre  la “curiosità e temerarietà” sono per chi si spinge fino al versante nord dell’Ender de Plogoff, “uno stretto sperone di roccia che domina le onde”. Noi restiamo sui sentieri e la vista che il luogo ci regala è spettacolare: il mare, l’erica, le falesie, il faro in lontananza, i sentieri che sembrano finire in un precipizio, sono un gran incanto.

A seguire Dournenez . Parcheggiamo il camper lungo il Boulevard Charles de Gaulle e ci incamminiamo verso il centro della città. 

Chapelle Saint-Michel

Sul Quai du Port Rhu camminiamo lungo il Bateaux Musée, nel quale sono ormeggiate imbarcazioni tradizionali, sia bretoni che di altre nazioni, e delle quali scorgiamo qualche particolare (rinunciamo alla visita per il poco tempo a disposizione).Il primo sito che visitiamo è la Chapelle Saint-Michel, al numero 20 di via Port Rhu (la cappella non è aperta tutti i giorni e per l’eventuale visita si può consultare il sito chapellesaintmichel.fr). La Cappella, la cui prima pietra venne posta nell’agosto del 1663 per ricordare il soggiorno a Dournenez del missionario Michel Le Nobletz qui inviato per riportare sulla retta via gli abitanti del luogo, è a pianta latina, con l’abside e i due transetti che terminano in un emiciclo. L’esterno è di un rigore classico, mentre l’interno è caratterizzato da molti elementi barocchi. Di pregevole fattura sono l’altare, ornato da una bella ancona, il tabernacolo, le varie statue, ma soprattutto i 56 pannelli lignei che ricoprono interamente la volta della cappella e che, in conformità con le disposizioni dei Concili di Nicea e Trento,  illustrano, a scopo didattico, la vita della Vergine, dei Santi e degli angeli.

Lasciata la Cappella ci indirizziamo verso il  centro della cittadina posto al vertice della penisola sopra cui la cittadina di sviluppa. Le strade sono strette, ci sono case antiche (abitate un tempo dai pescatori), un mercato coperto che si affaccia sulla piazza centrale. Ridiscendiamo verso l’altro lato della penisola e raggiungiamo il Quai du Grand Port: un’infilata di vecchi caffè (in uno di questi gustiamo un ottimo Muscadet Sèvre et Maine), piccoli ristoranti di mare, che si affacciano sulla spiaggia, con,  non distante, il porto di pesca famoso per il commercio delle sardine (e nel passato gli abitanti del posto venivano soprannominati “teste di sardine”).

Ritorniamo al camper e dopo un breve tragitto (10 chilometri circa) raggiungiamo Locronan. Come a Vannes, qui l’area di sosta fa parte della rete europea “Camping-Car Park”. Stavolta però la macchina all’ingresso eroga la tessera e possiamo entrare: non ci sono gli attacchi per l’elettricità, per il carico e lo scarico bisogna uscire nell’antistante piazza, è ombreggiata, su terra, giusta per la visita al borgo (e, se siete fortunati come noi, per una scorpacciata di squisite fragole vendute da un coltivatore che li vende, per qualche euro, a chi si è fermato nell’area).

Ottavo giorno

Si apre con la visita di Locronan, che giustamente si onora dei titoli di “Petite Cité de Caractère” e di uno dei “Plus beaux Villages de France”. Si entra a piedi (il traffico veicolare è bandito) e subito si è colpiti dalla bellezza degli edifici, medievali e rinascimentali, costruiti tutti in granito. Passeggiare per le stradine è un grande piacere e quando si arriva in Place de l’Eglise, con il suo piccolo pozzo, si rimane meravigliati perché qui il granito delle antiche case è di un colore tra il grigio ed il bluastro. Tanti sono i turisti, molti  si riversano nei numerosi bar, negozi, ristoranti e boulangerie, tutti (e noi con loro) si impegnano a scattare più fotografie che possono (indubbiamente il borgo lo merita). La chiesa di Saint-Ronan,  il santo irlandese da cui il borgo prende il nome e che in una cappella riposa, è affollata,  così la piazza principale (place de la Mairie), quella dove c’è l’Ufficio del Turismo, che ricorda il tempo in cui era la città dei tessitori che producevano le vele che equipaggiavano le grandi navi europee (Caravelle di Colombo incluse) e delle ricchezze della Compagnia delle Indie. Mentre una piccola giostra, mossa da una bicicletta, attira l’attenzione di molti bambini.

E per chi scrive c’è anche un ricordo letterario suggerito da uno dei tanti depliant in distribuzione: Locronan è anche set cinematografico e qui Roman Polanski girò alcune scene di “Tess”, dal grande romanzo di Thomas Hardy.

La Pointe Saint-Mathieu è la tappa successiva. Siamo all’estremo occidentale della Bretagna, nel comune di Plougonvelin,  e ciò che ci colpisce, oltre alla bellezza della costa e del mare, è la presenza di un faro, finito di costruire nel 1835 (l’ultimo guardiano se ne è andato nel 2006) che è contiguo agli imponenti resti di una abbazia costruita a partire dall’XI° secolo (con annessi un giardino murato, nel quale si sta svolgendo una gara di trattori (!), i resti del dormitorio e la chiesa parrocchiale) e che ospitò monaci benedettini fino alla rivoluzione francese. In prossimità c’è anche il Memoriale nazionale dei marinai morti per la Francia: non ci sono tombe o ossari ma tre distinti elementi: una stele alta 17 metri, posta sulla Esplanade du Souvenir Francais che si affaccia sul mare, il cenotafio e le chemin de memorie di circa  3 chilometri.

Dopo un caffè sorseggiato su dei rilassanti divani in un bar posto difronte all’abbazia e nuovamente ammirato la vista della costa (il sentiero che la percorre è uno dei punti di partenza francesi del Cammino di Santiago di Compostela), riprendiamo il camper lasciato nel parcheggio a pagamento, percorriamo un tratto di strada costiera, ci indirizziamo verso l’interno per ritornare verso la costa ed arrivare per la sosta notturna a Le Port de l’Aber Wrac’h, nel parcheggio che da sul porto turistico. Siamo nella zona dei Pays des Aubers, una zona molto verde caratterizzata dalla presenza di molti fiordi (aber in bretone) dove l’acqua salata del mare si congiunge con quella dolce a seguito del movimento prodotto dalle maree. 

Quando arriviamo c’è ancora tempo per una breve passeggiata nel paese che ci regala qualche bello scorcio sulle barche in porto e per un’ora trascorsa leggendo sulle sdraio riscaldati dal sole della giornata che sta finendo, sul prato dietro ai camper parcheggiati che si apre sul porto e sul fiordo.

Nono giorno

La prima tappa del giorno è il piccolo villaggio di Meneham, nel comune di Kerlouan, nel cuore dei Pays Pagan (il termine “pagan”  è un falso amico e si deve intendere come “contadino“). Con difficoltà riusciamo a trovare un posto nel parcheggio e, dopo una breve passeggiata a piedi, raggiungiamo il villaggio. Poche sono le case, tutte sono state restaurate (l’atto di fondazione del villaggio è il 1756), non ci sono più i miliziani e i doganieri che furono i primi abitanti come pure i contadini, i pescatori ed i raccoglitori di alghe che presero il loro posto nella seconda metà dell’800 (c’è un piccolo museo che illustra la storia del viaggio e dei suoi abitanti), ma molti turisti. Per noi il posto è affascinante: certo le case in pietra, molte delle quali hanno il tetto in paglia, attirano l’attenzione, ma è soprattutto la loro posizione che colpisce: sono state costruite dietro alte rocce dalla strana ed enigmatica forma (quella dei miliziani/doganieri è stata costruita nel mezzo di due rocce). Mentre alcuni turisti si avventurano in una scalata, noi, come molti altri, cerchiamo quella che ricorda il cappello di Napoleone, un coccodrillo, un viso umano. Le rocce sono anche nel mare (molti, nel corso della storia, sono stati i naufragi) e tra alcune di esse ci sono delle piccole spiagge di sabbia bianchissima: un paesaggio grandioso che noi assoceremo sempre alla Bretagna!

La tappa successiva è la vicina Le Folgoet, un piccolo centro famoso per la gotica Basilica di Notre Dame (la prima pietra venne posta nel 1365). Di particolare importanza sono l’alto ed elegante campanile e, soprattutto, al suo interno, la tribuna ad archi, un capolavoro di leggerezza in stile gotico fiammeggiante.

La giornata si chiude con la visita di Roscoff, un’altra “Petite cité de caractère”. C’è tanta gente e con difficoltà riusciamo a trovare un posto dove lasciare il camper. Non è vicinissimo al centro (è lungo Rue de Great Torrigton), ma la passeggiata di circa mezz’ora (prendiamo come punto di riferimento l’Ufficio del Turismo in Quai d’Auxerre) ci regala una bella vista del lato ovest della baia su cui Roscoff è stata costruita, con il suo lungomare, il faro ed il porto. Alle spalle del porto si sviluppa il centro storico: le case sono in granito, con lucernari scolpiti, doccioni intagliati e con le entrate delle cantine affioranti, molte risalgono al XVI° secolo e vennero costruite dai ricchi mercanti ed armatori che fecero ricca la cittadina. Nella piazza principale, place Lacaze-Duthiers, si trova  l’interessante Eglise Notre-Dame de Kroaz-Bats, cinquecentesca, la cui costruzione fu finanziata dagli allora ricchi mercanti. Lo stile è composito: l’alto campanile, visibile quasi ovunque, è rinascimentale, mentre il resto della chiesa presenta molti elementi del tardo gotico.

Ritorniamo sui nostri passi, ci gustiamo un aperitivo in uno dei bar che si affacciano sul lungomare, riprendiamo il camper per raggiungere l’”Aire de Camping-Car du Laber”, in Route du Laber, N 48.712020, E 3.999750: è su asfalto, per una trentina di camper, lungo una strada che porta in centro Roscoff (all’ingresso c’è la fermata della navetta gratuita per il centro). Facciamo una breve passeggiata sulla spiaggia difronte: c’è la bassa marea, la vegetazione cresce spontaneamente lungo la riva, qualche gabbiano garrisce, una garzetta si nutre tra l’acqua stagnante, una barca è mollemente abbandonata nel terreno lasciato libero dall’acqua, mentre il sole tramonta.

Decimo giorno

Iniziamo la giornata con la visita di Morlaix. C’è un’area comunale gratuita per la sosta dei camper ai numeri 62-64 di rue de Brest: in realtà è parte di un parcheggio per le macchine, contiene pochi posti e non molto grandi (noi che abbiamo  un camper di oltre 6 metri e mezzo abbiamo qualche problema nella manovra), è su asfalto e vicina al centro storico della cittadina (15 minuti circa a piedi).

Per chi come noi ama passeggiare e perdersi nei centri storici, Morlaix è piccolo grande tesoro: tanti sono i vicoli, che salgono e scendono, alcune volte sono intervallati da ripide scale in pietra, un dedalo che si percorre con lo sguardo rivolto verso le numerose e tipiche case a graticcio del XV° o XVI° secolo, vanto della cittadina, denominate  “maison à lanterne”, o “à pondalez”, per le gallerie (“ponte d’allée”), illuminate dal tetto, con camini e scalinate,  che collegano le varie parti che le compongono (l’Ufficio del Turismo, al n. 10 di Place Charles-de-Gaulle) offre una utile e dettagliata cartina). E camminando percorriamo la Grand’Rue, pedonale, un’infilata di case a graticcio abbellite da statue di santi e da figure grottesche (la casa al numero 9 è uno dei gioielli di Morlaix; un’altra, ma al n. 33 du Rue Du Mur, è quella della Duchessa Anna),  saliamo i gradini che ci portano alla chiesa di Sainte-Melaine, ben inserita nel panorama cittadino, e, dalla chiesa, continuiamo a salire fino al viadotto. Che è un grande prodigio dell’ingegneria ottocentesca, con la sua struttura a ponti ad arco semicircolare, alto 62 metri, lungo 292, con 14 archi superiori e 9 inferiori (la fonte è il sito “franciaturismo.net). Insieme ad altri visitatori ci ritroviamo al primo piano (il secondo è per la rete ferroviaria, che, dopo il porto, fu strategicamente importante nel passato per lo sviluppo economico della cittadina che si sviluppa tra due contrafforti): oltre a pensare alla grandezza del genio umano, la posizione regala ancora delle belle vedute di Morlaix e del suo centro storico perché il viadotto taglia in due il centro della città e separa il porto, ora turistico e indubbiamente pittoresco per gli edifici che lo circondano, dal resto della cittadina.

Mentre ritorniamo al camper la nostra attenzione cade su alcuni murales che abbelliscono gli esterni di alcuni edifici: non vediamo quello famoso del “Vecchio ed il Mare” ispirato all’opera di Hemingway, ma altri che ci indicano che Morlaix è diventata, in questi ultimissimi anni, un centro rinominato per la Street Art.

Lannion – Place du Marhallac

Lasciamo la città per Lannion. Lungo la D756, lambiamo la bella e grande spiaggia nel comune di Plestin-les-Graves. Una volta raggiunta Lannion, lasciamo il camper lungo il fiume Léguer. Siamo nella parte inferiore della cittadina e, dopo una breve passeggiata, raggiungiamo la sua parte superiore. Che è il centro storico, dalle molte case a graticcio o in ardesia, le più antiche delle quali risalgono al XVI° secolo (si trovano in rue des Chapeliers). Ci fermiamo nella pittoresca Place du Marhallac, per le sue due case a torretta, vorremmo, ma poi rinunciamo, salire i molti gradini che portano al quartiere e alla chiesa di Brélévenez, che sorge a strapiombo sulla cittadina e da cui, leggiamo,  si gode un bella vista (un’altra interessante chiesa è l’Eglise Saint-Jean du Baly, che incontriamo all’inizio della nostra passeggiata).

Nel tardo pomeriggio raggiungiamo l’”Aire de Trégastel”, in rue du Poul-Palud, https://www.aire-service-camping-car-panoramique.fr/panoramique/cote-armor/22: è grande, con carico e scarico, a pagamento, in prossimità di un supermercato, vicino alla spiaggia e al centro di Trégastel: ci troviamo infatti nel centro della Cote de granite rose.

C’è il tempo per una breve visita in bicicletta del centro di Trégastel: un elegante centro balneare, con tanti turisti, hotel ristoranti e negozi, un acquario ed una bella spiaggia di sabbia fine protetta da grandi scogli. Prima di rientrare, sul piccolo viale che porta all’ingresso dell’area di sosta, notiamo un furgone con i colori della nostra bandiera ed il nome “Cabana pizza”: siamo un po’ incerti, ma la fame è tanta: ordiniamo due pizze da asporto (una “margarita” ed una “vegetarienne”) che quando mangiamo sul nostro camper scopriamo essere superabbondanti di formaggio ma, soprattutto, buone.

Undicesimo giorno

In bicicletta lungo il tratto della Costa di Granito Rosa (“Côte de Granit Rose“) in prossimità di Tregastel. Prendiamo la pista ciclabile che inizia fuori dall’area di sosta e, con grande grande piacere per lo spettacolo naturale composto dalle spiagge, dal mare, dai grandi massi di granito sparsi nell’acqua, dalle barche del porto, dalle case tra i grandi massi, e dal cielo percorso da bianche nubi, ci muoviamo tra Tregastel, la Plage de Tourony, di sabbia fine,  e  Ploumanac’h. Sul porto di Ploumanac’h si sta svolgendo un piccolo mercato. Su un furgone arancione vediamo scritto “je cuisine aver des products bio e locaux” e troviamo esposte delle brioche, molte in formato extra large. Ci buttiamo a capofitto: e così, mentre ci deliziamo della vista del porto, gustiamo una delle più buone brioche della nostra vita, soffice e delicata nonostante il burro, deliziosamente saporita. E anche l’accompagnamento non è da meno: un ottimo caffè speziato preparato da una signora originaria delle Antille francesi.

E’ circa mezzogiorno quando lasciamo l’area di sosta. Raggiungiamo la vicina Treguier, “Petite Cité de Caractère”. Lasciamo il camper lungo il porto turistico ed entriamo nella cittadina percorrendo la rue Ernest Renan: tante sono le case a graticcio che risalgono al XV° e XVI° secolo, tra queste una delle più belle è quella dedicata a Ernest Renan, grande orientalista, storico del cristianesimo e filologo, nativo della cittadina. Place du Martray e rue Saint-Yves: sono altri due punti per ammirare le case a graticcio e, per quanto riguarda la piazza, l’importante cattedrale Saint-Tugdual, la cui architettura unisce elementi gotici con elementi romanici ed altri più moderni, e che è un grande insieme, unico in Bretagna, formato oltre dalla cattedrale, dal chiostro (XIV°/XV° secolo), il palazzo episcopale ( presente sin dal Medioevo, ma quello che si vede oggi risale al XVIII° secolo) e il cimitero.

Altra tappa della giornata è la “Petite Cité de Caractère” di Pontrieux. Come spesso ci capita in Francia, ci indirizziamo verso un grande supermercato e nel suo parcheggio lasciamo il camper. In poco tempo siamo nel centro della cittadina: ci sono due piazze triangolari collegate da una via lastricata Rue Saint-Yves, con antiche case, alcune a graticcio (in una delle piazze, Place Yves le Trocquer c’è un’insolita casa a graticcio dal colore blu denominata “la Tour Eiffel”). Vediamo il fiume Trieux, sappiamo che Pontrieux è famosa per i suoi lavatoi abbinati alle case in granito dei ricchi borghesi che si affacciavano sul fiume (Pontriuex fu una fiorente cittadina legata ai commerci fino alla fine del XIX° secolo), vediamo un cartello che segnala gite in barca sul fiume ed un chiosco con una fila di persone: è il posto dove si comprano i biglietti per il percorso, su barche elettriche e con guida francese (sono ragazzi/e del luogo), lungo il fiume per apprezzare l’insolito patrimonio della cittadina. Che è stato  riconosciuto nel 2022 nelle Guide Verdi della Michelin come  “una cinquantina di lavatoi splendidamente restaurati e ornati di fiori si allineano sulle rive del Trieux. Il modo migliore per ammirarli rimane la barca elettrica, ma la visita a questo patrimonio rappresenta una passeggiata incantevole sia che vi si arrivi dall’acqua che vi si acceda dalla terra”. E anche per noi è proprio così!

Un lavatorio di Pontrieux

Alla sera raggiungiamo l’”Aire Camping-Car Park de Fréhel“, La Ville OieLa Ville Oie 22240 Fréhel GPS: 48.650627° -2.353177°: è nella rete europea “Camping-Car”, è su terreno battuto, ha 45 posti disponibili e tutti i servizi, si trova  in mezzo al verde, a circa tre chilometri dalla cittadina di Frehel, ma soprattutto sulla pista ciclabile che conduce a cap Frehel (5 chilometri circa)

Mentre stiamo per preparare la cena, sentiamo bussare al nostro camper: è un signore, di antiche origini italiane, che vende del pesce marinato secondo una ricetta famigliare: ne compriamo due vassoi: una squisitezza.

Dodicesimo giorno

Con le nostre biciclette ci dirigiamo verso Cap Fréhel. Il percorso ha inizio dall’area di sosta: una volta attraversata la D34, la pista ciclabile corre lungo alcune case e campi coltivati per aprirsi poi sulla costa. La vista è di quelle che lasciano un segno indelebile per noi che amiamo la costa ed il mare del nord Europa: la brughiera con i campi di ginestra e di erica dai vari colori che compongono una tavolozza di colori – giallo rosa, viola, porpora – che finiscono in spiagge con finissima sabbia bianca, le falesie, i piccoli golfi che si incuneano nella costa rocciosa, bianche e spesse nubi che percorrono e lasciano strisce nel cielo azzurro, gli uccelli marini, tanti, che nidificano e volano lungo le falesie.

Ed il faro in lontananza. Quello di Frehel è stato costruito su una falesia (il primo, chiamato anche Torre Vauban, risale al periodo di Luigi XIV, l’attuale al 1950), è alto e a strapiombo sul mare. Siamo in tanti (abbiamo lasciato le biciclette nel parcheggio), passeggiamo sulla falesia, la giornata è davvero molto bella (ma non riusciamo a vedere le isole del Canale della Manica), quando ci sporgiamo vediamo gli uccelli in volo (il sito è una riserva ornitologica).

Ma le meraviglie della giornata non finiscono qui perché decidiamo di lasciare la zona del faro per raggiungere il Fort La Latte. Siamo in bicicletta e quindi seguiamo la strada che in circa quarto d’ora ci porta nel parcheggio del Forte (c’è anche un sentiero in cima alla scogliera che che collega il Capo al Forte della lunghezza di circa 5 chilometri). Siamo in luglio ed il parcheggio è piuttosto pieno (vediamo dei camper che sostano nel prato che si trova al suo esterno), ma per le nostre biciclette non c’è problema. Una sentiero piuttosto largo ci conduce all’ingresso del Forte: una breve coda, il biglietto costa, al momento della nostra visita, € 7,20 (il castello è privato), superiamo i due ponti levatoi e siamo nel suo interno. Con i tanti visitatori seguiamo il percorso che si snoda lungo le mura, i cortili, le torri. Più che per le caratteristiche dell’edificio noto anche come Chateau de la Roche Goyon (venne costruito nel XIV° secolo in ardesia rosa e nel corso della sua storia venne trasformato da castello in fortezza per la difesa della costa), è la sua scenografica posizione a colpirci: a picco sul mare, sulla scogliera che si proietta nel mare.

Torniamo al parcheggio seguendo il breve sentiero lungo la costa: all’inizio ci sono belle vedute del Castello e in circa mezz’ora siamo al parcheggio. Ritorniamo al Capo, ripercorriamo la pista ciclabile per tornare all’area di sosta, ripartiamo e nel tardo pomeriggio siamo nel campeggio, che avevamo precedentemente prenotato, a Cancale, nella baia del Mont Saint-Michel.  E’ “Le Bois Pastel”, al n. 13 di Rue de la Corgnais: è un “tre stelle”, la piazzola è grande, molto pieno considerato che siamo alla fine di luglio (e la prenotazione è risultata davvero necessaria), abbastanza vicino alla spiaggia e al centro di Cancale, raggiungibile in bicicletta in circa quindici minuti o in bus, con fermata appena fuori dal campeggio.

Destiniamo la sera ad una cena di pesce perché Cancale è porto di pesca e, soprattutto, grande centro di allevamento delle ostriche (in passato si pescavano ed anche i Romani ne erano deliziati). Arriviamo in bicicletta: dalla ripida rue du Port scendiamo in place de la Chapelle: a sinistra e a desta si aprono due quai i café ed i ristoranti sono tanti e tutti pieni, non sappiamo quale scegliere. Alla fine siamo fortunati e troviamo un tavolo da Chez Victor al n. 8 di Quai Admis en Chef Thomas: ha tante e buone recensioni in Tripadvisor, che trovano conferma nei due piatti ordinati: un “fish and chips” e un discreto “Plateau du Bourlinguer”, composto da ostriche, mezzo granchio, gamberi, scampi e varie lumache di mare.

Tredicesimo giorno

Trascorriamo l’intera giornata a Saint-Malo, che raggiungiamo, in circa due ore scarse, con il bus che ferma appena fuori dal campeggio. Appena scesi dal bus, ci spostiamo sulla Plage de l’Eventail: la giornata è davvero molto bella: il cielo è percorso da bianche nuvole, la temperatura è mite, molti sono i bagnanti e le descrizioni della Saint-Malo dal cupo cielo e dal mare tempestoso che violentemente s’infrange contro i bastioni sembrano impossibili.  Siamo all’inizio della Grand Plage du Sillon, difronte ai resti del Fort National, posto a difesa del borgo ed ex-prigione, costruito alla fine del XVII° secolo, che riusciamo a raggiungere perché è periodo di bassa marea (Saint-Malo è famosa per le sue forti maree e un’altra meta durante questo periodo è l’Ile du Grand Blé per la visita alla tomba di René Chateubriand raggiungibile dalla Plage de Bon-Secours, nativo di Saint-Malo). Di un certo effetto scenografico i frangiflutti in legno costruiti nei secoli scorsi per proteggere la città dalla violenza del mare, tuttora esistenti sulla spiaggia.

Ritorniamo sulla Esplanade St-Vincent e, dalla omonima porta, entriamo nell’antica città fortificata di Saint-Malo, nota anche con il nome di “Intra-Muros” o “Ville Close” (Saint-Malo, in realtà, è una conurbazione urbana costituita dalle città portuali di Saint-Malo e Saint-Servan e da due moderni sobborghi). Per ammirarla al meglio saliamo sui bastioni costruiti alla fine del XVII° secolo dall’ingegnere militare Vauban: una passeggiata di circa due chilometri grazie alla quale si hanno delle belle vedute della baia, del porto e delle spiagge (la Grand Plage du Sillon, a nord-ovest, la Plage du Mole, la Plage de Bon Secours) che la circondano, dell’interno della “Ville Close”, con i suoi alti e severi edifici in pietra grigia e tetti di ardesia (quasi tutti fedelmente ricostruiti dopo che circa l’80% venne distrutto durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale) ed i vicoli, tutti occupati da turisti, negozi, bar, creperie e ristoranti.

Una volta terminata la passeggiata, scendiamo e ci uniamo alla fiumana di visitatori. E camminando senza una meta precisa scopriamo angoli davvero suggestivi: la bella Rue du Pelicot, con case le cui facciate hanno pannelli in legno; l’Hotel Magon, ovvero la Demeure de Corsaire, originale del XVIII° secolo, costruita da Auguste Magon, armatore, direttore delle Compagnie delle Indie e corsaro ai tempi di Luigi XIV° (Saint-Malo fu grande porto mercantile ma anche centro di corsari, che dotati di una apposita autorizzazione denominata “lettera di corsa” agivano per conto della Corona contro i nemici inglesi); il Bastion de la Hollande, con i suoi cannoni e la statua dell’esploratore Jacque Cartier, che arrivò in Canada; la Cathedral Saint-Vincent, in place Jean de Chatillon, gotica, anch’essa ricostruita dopo i bombardamenti; il Castello con il Museo in place Chateaubriand, con la sua alta torre; Rue de Vieux Remparts, con le sue arcate in legno.

La giornata sta finendo, non c’è più tempo per la visita al Grand Aquarium in rue du General Patton (più di 11000 sono le creature marine qui presenti e c’è anche il sottomarino Nautilus che porta i visitatori alla scoperta degli animali e di alcuni ambienti contenuti in una grande vasca), la Saint-Malo battuta dal vento e scossa da forti temporali è rimasta sulla carta e nei ricordi di una nostra precedente visita di tanti anni fa, un’ultima occhiata alla “Ville Close” e alla Grand Plage du Sillon, e con qualche difficoltà (il bus che salta una corsa) rientriamo in campeggio.

Quattordicesimo giorno

Con la bicicletta ritorniamo nel centro di Cancale. Ancora a perdifiato scendiamo lungo la Rue du Port, lentamente imbocchiamo il Quai Admis en Chef Thomas (tanti sono i turisti) ed in fondo, vicino al faro di Houle, raggiungiamo il mercato delle ostriche. I banchi, coperti con delle tende bianche e blu, sono degli allevatori della zona: tutti hanno in bella vista piatti su cui sono raccolte le ostriche. Ce ne sono di vario calibro (più è piccolo – 0, 1, 2 – e più grosse sono), alcune sono cave altre sono piatte, alcune rotonde altre lunghe, ci sono le huitres creuses, piccole e meno costose, le Cacalaises, più grosse e polpose. Alla fine mi delizio con una ventina di ostriche di vario genere, che accompagno con un bicchiere di Muscadet, e, una volta terminato il paradisiaco assaggio, come usanza, getto le conchiglie sulla spiaggia.

Concludiamo la mattinata passeggiando nel centro: c’è un parte bassa a ridosso del porto, in passato occupata dai pescatori, ed un parte alta dove vivevano i ricchi armatori e nella quale si trova la chiesa di Saint-Méen, nella cui piazza (Place de la Repubblique) c’è la fontana in bronzo “Le laveuses d’huitres”, un omaggio alle donne che nel passato lavavano le ostriche mentre i loro compagni erano in mare.

Rientriamo in campeggio e trascorriamo un pomeriggio di assoluto riposo nella bella plage du Verger vicina al campeggio (dista circa un quarto d’ora in biciletta).

Alla sera, sempre in bicicletta, ritorniamo in Cancale perché vogliamo degnamente concludere il viaggio con una sontuosa cena di pesce. La scelta è questa volta ricaduta sul ristorante A’ Contre-courant, al n. 3 di Place du Calvaire, che avevamo prenotato alla mattina. E la scelta non poteva essere delle migliori: un bell’ambiente, servizio cortese, due sontuosi plateau, ognuno dei quali con in testa un’intera e grande granseola, un’infinità di ostriche gamberi lumache di mare, una buona mezza bottiglia di Muscadet, ed un indimenticabile dolce, la specialità bretone Kouign Amann, con il gelato e la panna montata, ricoperti di caramello e mandorle tritate.

La migliore conclusione per un bel viaggio. Che prima o poi continuerà perché i  posti da visitare in questa bella terra sono tanti e molti li abbiamo esclusi per il tempo (poco) a disposizione. E perché viaggiare è …

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