Il soggiorno dello scorso anno, di cui potete leggere il diario nell’articolo “Una settimana a Livigno”, ci ha lasciato la voglia di ritornare in questa bella località montana (siamo a 1816). Tre sono state le volte che vi abbiamo soggiornato per alcuni giorni: la prima ancora alla fine del mese di giugno, mentre le altre due nel mese di settembre. E, diversamente dallo scorso anno, alle passeggiate si sono aggiunti dei bei giorni di pesca a mosca nel torrente Spool, che per un pescatore abituato ai laghi di pesca sportiva lombardi (sopra a tutti, per la qualità delle trote e l’ambiente, il ” Fialdini Fishing Area – Bellaria” a Mediglia) hanno rappresentato una appassionante novità vuoi per la bellezza del paesaggio vuoi perché le trote ed i temoli, anche se di recente semina, vivevano e sono stati insidiati, catturati e poi rilasciati in un ambiente naturale.
Nel primo soggiorno il campeggio scelto è stato “Aquafresca”, quello dello scorso anno. Negli altri due, invece, abbiamo scelto il campeggio “Pemont”, in via Pemont 521: è lungo il torrente Spool, sicuramente più vicino al centro, con piazzole grandi e servizi comodi e puliti.
Tre sono state le passeggiate del primo soggiorno: la prima ha avuto come destinazione la cascata della Val Nera; la seconda ha avuto inizio a Carosello 3000 (che abbiamo raggiunto con la cabinovia la cui stazione di partenza è in via Saroch 1242/G) e si è snodata lungo il sentiero sul costone sopra a Livigno e che, gradualmente, scende verso il paese; la terza, molto più agevole delle altre, al Rifugio Alpisella
La prima passeggiata è iniziata in bicicletta lungo la pista ciclo-pedonale che segue la strada che sale al passo della Forcola fino il parcheggio P8. Attraversata la strada, abbiamo seguito la parallela fino al primo bivio, girato a sinistra, superato il torrente Spool e raggiunto la malga Alpe Vago. Questa malga è uno dei posti che amiamo di Livigno: si trova all’imbocco dalla Val Nera, producono quello che qui si può mangiare su grandi tavoli all’esterno, ovvero degli ottimi salumi, formaggi e dolci (per saperne di più si può visitare la loro pagina Facebook). Tra i loro piatti troviamo squisita la slinzega, certamente “sorella minore” della bresaola per le sue dimensioni, ma non per suo gusto, molto più pronunciato, ed indimenticabile la ricotta ricoperta da uno sciroppo a base di pino mugo.
Dopo aver lasciato le biciclette alla malga, abbiamo preso il sentiero (cartello n.114 Casc’chéda da Val Néira) che inizia a destra della malga e che si addentra nel bosco tra alcune placide mucche all’inizio, la ricca vegetazione, i fiori, le vedute delle montagne un po’ innevate in lontananza ed il torrente in fondo alle valle. Il sentiero è facile, c’è qualche tratto in cui sale ma la pendenza è abbastanza morbida e così giungiamo nel punto in cui siamo sopra alla cascata. Per arrivare alla sua base, dobbiamo scendere dei gradoni e lo spettacolo che abbiamo una volta scesi è davvero bello, con l’acqua, impetuosa e limpida, che compie un salto di una decina di metri. L’acqua della cascata si unisce a quella che scende dalla montagna e per superare il torrente che si forma superiamo un ponte tibetano. Risaliamo i gradoni che a questo punto ci portano sulla strada del ritorno (il sentiero si sviluppa ad anello). Ora il sentiero è pianeggiante ed in discesa, ci offre altre belle vedute della cascata e tra prati in fiore, mucche e cavalli ritorniamo alla malga e ci ritempriamo con i loro piatti.






E’ una bella giornata di sole quando raggiungiamo Carosello 3000. Seguiamo il cartello che indica il sentiero 162: siamo in vetta e lo spettacolo delle cime delle montagne attorno è davvero maestoso. All’inizio il sentiero è sassoso, qualche bel fiore spunta tra le rocce, Livigno con il suo lago (quest’anno molto in secca) sono sotto di noi, poi, dopo il rifugio Costaccia (2362 metri di altezza) ritorna prepotentemente la vegetazione, troviamo le prime case e Livigno è raggiunta.






La passeggiata al Rifugio Alpisella è lunga circa 3 chilometri, costeggia il torrente Spool (un riferimento può essere la Latteria di Livigno), all’inizio procede su strada asfaltata poi su un largo sentiero sterrato, che ha un leggera pendenza prima del Rifugio, con belle viste sul lago (o quel che era rimasto data la siccità di quest’anno). Dopo aver incontrato un gregge di pecore, siamo arrivati al Rifugio e, come ogni volta che lo raggiungiamo, ci siamo gustati dei piatti tipici (polenta con ii funghi, salumi, formaggi).
Nei due lunghi fine settimana di settembre, la pesca ha invece avuto il sopravvento, e l’impavido pescatore non si è fermato anche quando la temperatura si è repentinamente abbassata e un po’ di neve ha imbiancato il paesaggio. Però, come sempre, a piedi ed in bicicletta, abbiamo percorso gran parte della pista ciclopedonale che costeggia lo Spool (è lunga complessivamente 17 chilometri perché attraversa tutta la valle), che è a corsie separate, una per i pedoni ed una per le biciclette e … gli sciatori di fondo in allenamento. Mentre la via centrale di Livigno è stata il luogo dove ci siamo fermati per qualche buon caffè, degli ottimi hamburger e squisite patatine da “Mauri’s Hamburgheria“, in via Ostaria 406, e qualche regalo.



Per concludere, la scoperta di un nuovo ristorante: si chiama “Dal Passero”, in via Rasia 300. In un ambiente accogliente, professionale e cortesemente informale al contempo, interpretano al meglio la cucina del territorio utilizzando ricercati prodotti freschi, stagionali e locali, che nobilitano con una attenta e sapiente innovazione. Noi abbiamo cenato tre volte e questi sono i piatti che ci hanno deliziato: i chiscioi, antico piatto valtellinese della zona di Tirano, il piccolo canederlo in brodo, i primi di pasta fatta in casa, con i loro sorprendenti sughi con erbe raccolte nei campi ed il ragù di anatra, gli gnocchi di patata ripieni di formaggio di capra, il bollito di pecora accompagnato da una speciale polenta (potol), lo stracotto d’asino con un prelibato purè di rape o la polenta, (per saperne di più vi rinviamo alla loro pagina Facebook dove trovate illustrati i loro piatti). Ottimi il pane ed i grissini, sempre fatti in casa, così il vino, servito al calice, di piccoli produttori valtellinesi.