Un viaggio in Inghilterra tra i villaggi delle Cotswolds, Bath, le contee Somerset, Devon, Dorset e la Cornovaglia.

Prima parte: le Cotswolds

Le Cotswolds sono una vasta area collinare, compresa tra sei contee, ad un centinaio di chilometri ad occidente da Londra e vicina a Oxford, dal 1966 classificata come Area of Outstanding Natural Beauty per il fascino, la bellezza e l’unicità del paesaggio. Ha anche un’importante valenza storica perché nel Medioevo divenne ricca e famosa per il commercio della lana: molti dei proventi vennero investiti nella costruzione di chiese  – le wool churches – e nelle abitazioni di allora tuttora esistenti. Ora invece è una zona di seconde case e di chi è alla ricerca del “buen retiro”. O di chi, come noi, è innamorato del Regno Unito, perché le Cotswolds sono una delle zone più tipicamente inglesi, con i suoi numerosi e pittoreschi villaggi, le case in pietra di provenienza locale, calcarea e dal bel colore dorato, i cottage che un tempo erano abitati dai tessitori, i giardini in fiore che sono una variopinta tavolozza di colori, le colline ondulanti percorsi da una fitta rete di sentieri, le grandi residenze storiche con i loro immensi parchi popolati da animali.

Primo giorno

Dopo essere arrivati con il traghetto a Dover, l’incantevole Rye, per una breve passeggiata lunghe le sue vie acciottolate risalenti al Medioevo e per un primo corroborante cream tea con clotted cream, e l’universitaria Oxford sono state le due tappe di avvicinamento alle Cotswolds.

E’ una tarda serata di luglio quando raggiungiamo la storica Woodstock (il primo insediamento risale al periodo Sassone ed il suo territorio è indicato nel Domesday Book), posta al limite delle Cotswolds. In un parcheggio, in prossimità della stazione di polizia, trascorriamo la notte.

Secondo giorno

Si apre con la visita al Blenheim Palace. E’ un imponente palazzo, costituito da un blocco principale con gli appartamenti stato ed il piano nobile, affiancato da due blocchi laterali di servizio, con grande parco sviluppato anche su disegni del grande paesaggista “Capability” Brown e dei giardini, costruito agli inizi del XVIII°. Il Palazzo, che è residenza di famiglia, mausoleo e monumento nazionale, è da sempre collegato al casato dei Churchill (qui nacque e visse Winston Churchill) e dal 1987 è nell’elenco dei patrimoni mondiali dell’umanità dell’Unesco.

La nostra visita ha inizio dagli interni: l’arredamento è sempre elegante e sfarzoso, gli spazi sono ampi e spettacolari, talvolta un po’ teatrali; i vari salotti, le sale di rappresentanza, lo studio, il salone dei ricevimenti, la cappella, la biblioteca, le opere in muratura ed in legno, i quadri, le decorazioni pittoriche, i ricchi arazzi illustrano il gusto e lo stile dei vari abitanti, la loro ricchezza e potenza.

Una volta usciti, nuovamente ammiriamo la facciata, molto composita, con tante e ricche (anche in oro 24 carati) decorazioni e statue, di chiara ispirazione eclettica, con molti rinvii all’architettura inglese. Non mancano la scalinata, il colonnato, il portico e le torri.

Entriamo nel parco, a nord del Palazzo (bellissima la vista che si ha dal Colonnato): il genio di Brown si vede nella quantità degli alberi piantati, nella creazione del grande lago e nella costruzione di un paesaggio che sembra assolutamente naturale. E mentre passeggiamo raggiungiamo la Colonna della Vittoria, con una statua in bronzo del primo duca,  e superiamo il Grande Ponte che attraversa il lago.

Lasciamo il Palazzo ed iniziamo la visita della cittadina. Che per noi è un piacevole introduzione alla zona perché riunisce tutti gli elementi che la rendono una delle più tipiche di tutta l’Inghilterra: ci sono cottage ricoperti di piante rampicanti, eleganti case in pietra, con facciate in stile georgiano, tetti dalla strana forma, gallerie d’arte e negozi di antiquariato, buoni coffee shops, una chiesa, la St Mary Magdalene Church, che conserva la facciata normanna, con un orologio musicale ed una interessante raccolta di inginocchiatoi con tessuti ricamati a mano (per non parlare dei due musei, dedicati alla storia, all’arte e al patrimonio militare della zona).

Terminiamo la visita nel tardo pomeriggio, torniamo sul camper e restiamo per la notte nel parcheggio di Woodstock.

Terzo giorno

Witney è la prima tappa. Raggiungiamo, tra molto traffico, il centro della cittadina che è una grande piazza, con un prato centrale (Wood Green), attorno al quale ci sono delle belle case in pietra appartenute ai ricchi mercanti della lana,  la wool church dedicata a St. Mary the Virgin, l’ospizio di carità ed il mercato coperto. A piedi percorriamo l’elegante High Street: all’inizio c’è la Butter Cross (del sedicesimo secolo, ora una specie di torretta con orologio), anche qui belle case,  un settecentesco palazzo in stile barocco (Blanket Hall) che rinvia al fiorente periodo dell’industria laniera quando si producevano le coperte per cui la cittadina era famosa, ed il Victorian Corn Exchange.

Le altre tappe del giorno sono:

Minster Lovell: un incantevole villaggio, per noi uno dei più belli che abbiamo visitato. Si sviluppa su un lieve pendio che scende verso il tortuoso ruscello (Windrush). Il tempo sembra essersi fermato: i cottage sono in pietra, tutti con il tetto fatto con paglia e stoppie, e sono raggruppati attorno al vecchio pub. Un mulino lungo il ruscello e le rovine di una residenza quattrocentesca  (Minster Lovell Hall) sono altri due gioielli di questo splendido villaggio;

Burford: il villaggio si sviluppa lungo la via principale che dal ponte medievale sul Windrush sale su una ripida collina. Lungo la via (purtroppo però il traffico veicolare disturba non poco la visita) e nei tranquilli vicoli laterali ci sono cottages in pietra, tipiche town houses, e residenze di epoche elisabettiana e georgiana. La wool church è dedicata a San Giovanni Battista, con la torre normanna sormontata da un campanile, un interno con un soffitto con volta a costoloni e balaustre medievali che dividono le cappelle. Un altro sito di interesse in High Street è la Tolsey House, la Casa del dazio, dove si riunivano i ricchi mercanti dell’industria della lana, ora un museo che illustra le varie attività economiche che hanno fatta ricca questa zona;

Chipping Campden: un’altra perla, un villaggio che è una magnifica testimonianza di come era la vita in questa zona durante il Medioevo. La High Street che l’attraversa forma una grande curva e lungo il suo tratto e nelle piccole strade laterali ci sono, intatti, antichi cottage in pietra, locande e storiche dimore. Con i cottage in High street, ammiriamo la seicentesca Market Hall, per i suoi timpani e l’elaborato tetto, la wool church, quattrocentesca e dedicata a St James, in gotico perpendicolare e l‘immancabile torre, e nella vicina Church Street, le Case di carità del seicento, il Court Barn, un museo dedicato ad artisti ed artigiani del luogo legati al movimento Arts and Crafts, e ciò che rimane di una residenza, Campden House.

Quando visitammo il villaggio era luglio e quindi ci perdemmo una delle sue attrattive: i Cotswolds Olimpic Games, delle olimpiadi ante-litteram, iniziate nel 1612, citate da Shakespeare nella commedia “Le allegre comari di Windsor”, in cui valenti e coraggiosi atleti partecipano a stravaganti gare quali il calcio negli stinchi, il lancio degli stivali,  la corsa nei sacchi, l’arrampicata sul palo della cuccagna (per saperne di più il sito è: olimpickgames.co.uk).

E per chi, rispetto a noi, avesse più tempo delle due ore che noi qui trascorremmo, da non perdere è l’Hidcote Manor Garden, a circa quattro chilometri dal villaggio, un raffinato giardino, tra i più bei esempi di architettura del paesaggio di tutta l’Inghilterra;

Broadway: un altro bel villaggio, con tante sale da the, negozi di antiquariato, galleria d’arte, per noi dal sapore aristocratico, con tanti cottage in pietra dal colore dorato. E’ l’ultima tappa della giornata ed in un parcheggio trascorriamo una tranquilla notte.

Quarto giorno

Iniziamo con la visita di Winchcombe: una cittadina dal prestigioso passato, ora testimoniato dalle belle case a graticcio bianche e nere e dai cottage lungo soprattutto Vineyard Street e Dents Terrace. Bella la St Peter’s church, una wool church abbellita, all’esterno, da numerose e raffinate gargoyles. Purtroppo l’umidità e la pioggia dei giorni della nostra visita hanno reso il sentiero, di circa 4 chilometri, che conduce a Belas Knap troppo fangoso e molto scivoloso e così abbiamo dovuto rinunciare alla visita di questo sito che è una camera funeraria di epoca neolitica (una delle meglio conservate del Regno Unito) e che offre una dei più bei panorami della regione. Un valido motivo per ritornare in questa cittadina! (Ma nella nostra visita mancano anche le rovine della cistercense Hailes Abbey ed il Sudenley Castle, una delle residenze preferite dalle due famiglie reali, Tudor e Stuart).

Case a Winchcombe

Segue Stow-on-the-Wold. Il centro della cittadina è la grande piazza del mercato che, come i vicoli che da essa si irraggiano, presenta begli edifici in pietra dal colore del miele, negozi di antiquariato, boutique, gastronomie, sale da the. Ma tante sono le automobili ed i turisti dei viaggi organizzati (Stow è crocevia e luogo di sosta per chi viaggia in questa terra sin dai tempi della presenza dei Romani). Ed allora ci rifugiamo in una sala da the ed apprezziamo la qualità di un Cotswold garden afternoon tea composto da sandwich al prosciutto, una fetta di Victorian cake, un cream tea with clotted cream.

Nel primo pomeriggio arriviamo a Bourton-on-the-water. Restiamo colpiti dalla quantità di persone che passeggia nei vicoli della cittadina, che è seduta nei numerosi bar e coffee/tea rooms, che si da allo shopping nei numerosi negozi, che prende il sole sui prati lungo il Windrush, che, tra molte anatre e germani,  si bagna i piedi nelle cristalline acque del ruscello e che si diverte sui ponti che l’attraversano. Perché il villaggio è sì bellissimo, ma si è votato al turismo di massa che percorre le Cotswolds (non poteva mancare l’appellativo di “Venice of the Cotswolds”).

Ed allora ci indirizziamo verso le Slaughters, Lower e Upper , che attirano anch’essi molti visitatori, ma che hanno mantenuto il fascino intatto dell’essere villaggi medievali. Il toponimo è deriva da un termine dell’inglese antico che significa palude, ma ora il fiume, il serpeggiante Eye che li attraversa, è canalizzato. Li raggiungiamo camminando lungo un sentiero che parte da Bourton e che attraversa i campi dove placide mandrie di bovini sembrano, con noncuranza, guardare i passanti.  Lower Slaughter, che raggiungiamo in circa mezz’ora, ha begli edifici, una residenza aristocratica del seicento (ora prestigioso albergo), ed un vecchio mulino. Un altro chilometro e mezzo, sempre attraverso i campi, e raggiungiamo Upper Slaughters: incantevoli sono i cottages, con i loro giardini, dove i fiori e le piante sembrano crescere casualmente ma, in realtà, con un ordine preciso, e la villa padronale.

Quando rientriamo a Bourton-on-the-water il pomeriggio sta finendo e molti turisti hanno lasciato il villaggio. E’ il giusto tempo per la visita e davvero splendide sono le tipiche case in pietra dal colore del miele,  pittoreschi sono i cinque ponti in pietra locale che attraversano il Windrush, bella, per gli splendidi scorci che ci regala,  è la camminata lungo il passaggio pedonale che unisce ponti, interessante, per il suo stile composito, la chiesa parrocchiale.

E’ ormai sera, ritorniamo sul nostro camper, che avevano lasciato nel parcheggio di un supermercato all’ingresso del paese, e trascorriamo una notte tranquilla.

Quinto giorno

Si apre con la visita di Bibury. Venne definito da William Morris come il “the most beautiful village in England”, giudizio riconfermato anche ai giorni nostri , tra gli altri, dall’Huffington Post website che lo include nella lista “The Most Charming Towns In Europe You’ll Want To Visit ASAP”. Mentre lo visitiamo, non possiamo che confermare: nella straordinaria Arlington Row, forse una delle vie più fotografate del Regno Unito, c’è una fila di meravigliosi cottage che si affacciano lungo il fiume Coln che attraversa il villaggio. La loro costruzione risale al XIV° secolo e da magazzini per la lana dei monaci della zona sono stati trasformati nel XVII° secolo in abitazioni per tessitori, mentre ora sono occupati da abbienti famiglie sicuramente amanti della tradizione inglese. Ma Bibury non è solo Arlington Row: nella nostra passeggiata tra un dedalo di vicoli ammiriamo un seicentesco mulino dove venivano asciugati i tessuti qui prodotti, Arlington Mill, che oggi funge da ricovero per animali, la Church of St Mary, con elementi architettonici risalente al periodo sassone ed ai secoli XII° e XIII° secolo, altri splendidi cottage costruiti dietro Arlington Row, vari edifici in pietra, e … molte starnazzanti anatre.

Painswick è la tappa successiva, un altro gioiello della zona (e anche non molto visitato dai turisti). Ci indirizziamo verso la wool church, che  è la St Mary’s Church, in stile gotico perpendicolare e contornata da un giardino con pietre tombali e 99 e 1 alberi di tasso: l’ultimo venne piantato per festeggiare l’anno 2000 e, seconda una leggenda,  quell’albero avrebbe causato la comparsa del diavolo perché avrebbe dovuto dissecarlo (ma il diavolo non è ancora arrivato …). Attorno alla chiesa, oltre ad una gogna in ferro,  ci sono molte strade che seguiamo senza una meta precisa. Painswick ci appare in tutta la sua intatta bellezza medioevale:  molti sono i cottage, le taverne, le town houses, in pietra grigia e per noi aristocratiche.

Raggiungiamo Berkeley Castle. Una bella ed interessante visita perché il castello è rimasto praticamente intatto da quando, nel periodo normanno, venne costruito come fortezza. E’ legato alla storia delle famiglie reali inglesi perché qui venne imprigionato ed ucciso il re Edoardo II nel 1327 (nella King’s Gallery, è ancora possibile vedere la sua cella e la prigione sotterranea). La nostra visita ha incluso anche le Sale di Rappresentanza, la Great Hall, medioevale, la pinacoteca e le cucine. All’esterno del castello abbiamo passeggiato nei bei giardini terrazzati e visitato un’interessante “Butterfly Farm”.

A seguire la bella, elegante e molto ben preservata Tetbury. Fu un fiorente centro per il commercio laniero e testimonianza di ciò sono i numerosi palazzi a più piani del periodo georgiano, le numerose town houses del XVII° e XVIII° secolo ed i bei cottage medioevali che abbiamo avuto modo di ammirare nella nostra passeggiata. Due sono i luoghi dove abbiamo maggiormente apprezzato l’eredità architettonica della cittadina: la Market square per le town houses e la via che sta alla base della ripida collina collina chiamata Chipping Steps per i cottage. In Market square c’è inoltre una particolare Market House del seicento e, nelle vicinanze, l’interessante  Church of St Mary the Virgin, espressione del revival gotico del XVIII° secolo in Inghilterra (come i numerosipalazzi), con un’imponente guglia e begli interni.

Durante la nostra passeggiata, ovunque ci giravamo, abbiamo visto negozi di antiquariato, boutique di alto livello, raffinate gastronomie, panifici, macellerie. E l’Highgrow shop, al n. 10 di Long Street, “Inspired by the Royal Gardens at Highgrove and the personal interests of His Majesty The King Charles III, the shop is filled with an exciting array of sustainably sourced products, artisan crafts and ranges designed exclusively for Highgrove.” (citato dal sito del negozio, ma quando l’abbiamo visitato l’attuale re era Prince of Wales…).

Lasciamo la cittadina e ci indirizziamo verso Castle Combe. Attraversiamo Malmesbury che ci colpisce per la quantità di cottage e le numerose testimonianze storiche. Però il tempo è tiranno, non ci possiamo fermare e rimandiamo la visita ad un altro viaggio.

Castle Combe è una meraviglia. Lunghi i vicoli molte sono le tipiche case costruite con solide pareti in pietra dal color miele, mentre gli antichi cottage sono raggruppati attorno al ponte medioevale che attraversa il ruscello. C’è la Market Cross del XII° secolo e, a poco distanza, la Church of St Andrew, con la tomba colpita del del signore del castello medioevale (che ora non esiste più) che combattè nelle Crociate.A Castle Combe passiamo la notte, la nostra ultima notte di questo viaggio nelle Cotswolds. Ma altre località sarebbero entrate nell’itinerario e … nella seconda parte di questo diario.

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