Un viaggio in Inghilterra tra i villaggi delle Cotswolds, Bath, le contee Somerset, Devon, Dorset e la Cornovaglia

Terza parte: Cornovaglia

Undicesimo giorno

Entriamo in Cornovaglia dalla parte settentrionale di questa terra, per molti viaggiatori il prototipo della meta turistica ideale grazie alle sue meravigliose coste frastagliate, alle spiagge da sogno, al clime mite (è lambita dalla corrente del Golfo), ai pittoreschi porticcioli, ai coloratissimi campi coltivati e agli animati e molto accessoriati centri di vacanze.  E se tutto ciò non bastasse nel suo fascino c’è anche la leggenda di re Artù, la presenza di streghe,  lo spirito di indipendenza ed una lingua della famiglia celtica – il cornico o Kernewek – che si è estinta alla fine del XIX° secolo (noi abbiamo visto una lapide a Zennor al riguardo) ma che ora, però, è in via di recupero.

La prima meta è il villaggio di Boscatle (in cornico Kastell Boterel) che, purtroppo, divenne famoso nel 2004 per una devastante inondazione. La sua posizione è fantastica e tipica di molti villaggi della zona: circondato da pascoli verdissimi, si trova alla fine di un lungo fiordo che arriva al mare tra le scogliere e che ne fa un porto naturale. Facciamo una passeggiata: il villaggio, posto sotto la tutela del National Trust, ha tante graziose case, molte delle quali sono pub, negozi, bed and breakfast, e si sviluppa attorno al porticciolo. Tante sono le foto che ricordano l’infausto evento: tra queste c’è ne una che ritrae uno Sleek della Elnagh che allora era il nostro camper!

Dopo aver gustato un ottimo gelato alla fragola (uno dei migliori dei nostri viaggi fatto con il latte delle mucche dell’isola di Guersney), entriamo nel “Museum of Whichcraft and Magic”, a dir poco un insolito ed indipendente museo che raccoglie dal 1960 e nei due piani che lo compongono più di 3000 oggetti del mondo della stregoneria, della magia e dell’occulto (www.museumofwhichfyandmagic.co.uk).

Lambiamo Tintagel (Kastell Dintagell) famosa per le rovine del suo castello dove si dice sia stato concepito Re Artù (fonte: “La Storia dei Re di Britannia” di Geoffrey of Monmouth) ed in una caverna ci sia Merlino la cui voce può alle volte essere udita. A noi basta la splendida vista che ci riempie gli occhi: a picco sul mare, in cima alla scogliera.

Port Isaac (Porthysek) è la successiva pittoresca tappa. Lasciamo il camper in prossimità del porto e ci inoltriamo nei suoi tortuosi vicoli fiancheggiati da bianchi ed eleganti cottage (per chi ama le serie TV è stato la location di “Doc Martin” con il nome di fantasia di Portwenn). Bello il piccolo porto. Il villaggio è stato un porto molto attivo fino all’arrivo della ferrovia nel XIX° secolo per il commercio del carbone, del  legname, della ceramica, dell’ardesia (prodotti tipici della Cornovaglia). Da allora l’attività principale è ritornata ad essere la pesca (inizio così nel Medioevo). Ed allora non poteva mancare una cena a base di pesce. Scegliamo “The Old School Hotel and Restaurant” al numero 21 di Fore Street: è in una vecchia scuola vittoriana e ci gustiamo una cena con  gamberi, cozze, salmone, torta al cioccolato e creme brulè: tutto davvero buono.

Trascorriamo una notte tranquilla sul porto con una bella vista delle barche ormeggiate ed il garrito dei numerosi gabbiani.

Dodicesimo giorno

Iniziamo con la visita di una splendido area naturalistica posta sotto la tutela del National Trust: i Carnewas and Bedruthan Steps. E’ un tratto della costa settentrionale in prossimità di Pastow, nel passato legato alla storia mineraria della regione e poi divenuto una risorsa turistica a partire dal periodo vittoriano. Lasciamo il camper nel parcheggio e, dopo una breve camminata, come tutti i visitatori, seguendo il facile sentiero costiero verso Park Head e la piccola baia chiamata Porth Mear, restiamo affascinati  dalle vedute mozzafiato sull’oceano e sugli scogli dal colore rosso presenti nella sottostante spiaggia, sicuramente tra le più belle di tutta la Cornovaglia. Ci sono anche i gradini (Bedruthan Steps) per scendere alla spiaggia (la Bedruthan Beach, che non è del National Trust), con gli scogli, che prendono il nome dal gigante che, secondo la leggenda, li usava per camminare: sono tanti, a noi la discesa non sembra molto sicura (nel momento in cui scrivo questo articolo sono chiusi al pubblico a seguito di una frana) e così restiamo sul sentiero molto appagati di quello che vediamo.

Il resto della giornata è occupata dalla visita di località balneari, tutte fra loro vicine, famose e molto frequentate per le belle spiagge sabbiose ed il vento che regala ai surfisti esperienze uniche. Newquay è la prima,  dalla bella posizione sulla scogliera, con un rinomato Acquario e per la quale la fedele “Lonely Planet” scrive che la sua “chiassosità” ed “allegria” rimandano a “Ibiza”. Seguono Portreath, Porthowan, Saint Agnes.

St Agnes è designata come Area of Outstanding Natural Beauty: è un pittoresco villaggio, con cottage in pietra, sul pendio delle colline e lungo la strada principale, che scende ripida e raggiunge Trevaunance Cove, la spiaggia principale, racchiusa in una piccola e sicura baia.

Alla sera raggiungiamo St Ives. Ci sono molti campeggi, noi scegliamo “Ayr Holiday Park”, in Alexandra Road, per la vicinanza al centro e per la vista sulla baia.

Tredicesimo giorno

Facciamo una passeggiata lungo la costa seguendo il South West Coast Path, che con i suoi quasi 1000 chilometri è il sentiero più lungo di tutto il Regno Unito. Lo percorriamo per circa 10 chilometri fino a Zennor. Lo spettacolo che ci regala ci lascia senza parole: tante sono le piccole e racchiuse baie, molti gli scogli, l’acqua è limpidissima, la vegetazione è lussureggiante, mentre ci sono foche mollemente adagiate sugli scogli. Quando raggiungiamo il villaggio va bene dare un’occhiata alla medievale St Senara’s Church, al Wayside Folk Museum, ma quello che più conta  è l’ora passata nel Tinner’s Arms, la locanda/pub frequentata da D.H. Lawrence (ah gli studi letterari …) che qui e a Zennor visse ai tempi in cui scrisse uno dei suoi capolavori “Women in Love” (il Tinner’s Arms lo si ritrova come Tinner’s Rest nella short story “Samson and Delilah”). E a proposito del villaggio egli scriveva a ragione “At Zennor one sees infinite Atlantic, all peacock-mingled colours, and the gorse is sunshine itself. Zennor is a most beautiful place: a tiny granite village nestling under high shaggy moor-hills and a big sweep of lovely sea beyond, such a lovely sea, lovelier even than the Mediterranean… It is the best place I have been in, I think”(citato dal sito della locanda).

Terminata la visita del villaggio rientriamo a St Ives con il bus.

Quattordicesimo giorno

Lo dedichiamo interamente alla visita di St Ives. Del passato, di quando era un grande porto per la pesca delle sardine conserva molti vicoli, acciottolati e tortuosi, lungo i quali ora ci sono caffè, ristoranti, negozi, boutique e soprattutto gallerie d’arte, in una affascinante commistione tra località fulcro della vita artistica della Cornovaglia, elegantemente modaiola, e località balneare che si riempie di vacanzieri nell’alta stagione che si riversano sulle belle spiagge di Porthmeor, PorthminsterPorthwidden.

Passeggiare è indubbiamente un grande piacere. Nondimeno le visite alla Tate St Ives, un bianco edificio in cemento che si affaccia sulla Porthmeor Beach (bella la vista che si può avere della baia dall’ultima piano) e al St Ives Museum. La prima è una galleria che ospita pregevoli opere di artisti che, soprattutto, hanno trovato ispirazione e celebrato la Cornovaglia nelle loro opere. Il Museo, invece, che si trova nel vecchio quartiere di pescatori, raccoglie interessanti manufatti locali legati alla lavorazione del ferro, alla pesca e ai relitti delle navi.

Dopo aver gustato un ottimo panino con il granchio comprato in uno dei molti locali sparsi nei vicoli della cittadina (per la quantità di locali c’è solo l’imbarazzo della scelta), andiamo al porto e prendiamo una barca privata con destinazione Seal Island o Godrevy Island. Il tragitto di andata e di ritorno ci regala nuove prospettive della baia e di St Ives, mentre quando raggiungiamo l’isola vediamo, anche molto da vicino, numerose foche grigie (mentre al rientro una colonia di delfini scorta la barca).

Alla sera, per celebrare l’ultimo giorno in questa splendida località, ci regaliamo una cena a base di pesce in un ristorante della guida Michelin: il posto è elegante, i piatti ricercati e davvero molto buoni.

Quindicesimo giorno

Lasciamo St Ives e mentre percorriamo la B3306, una bella strada costiera, ci fermiamo a St Just-in-Penwith perché vediamo i cartelli di una fiera. Del paese, appunto. E’ colorata, insolita, un po’ hippy: nel giardino della chiesa e delle case private, dove veniamo accolti con molto calore, facciamo incetta di articoli che venderemo sulla nostra bancarella del mercatino e ci gustiamo un ottimo the accompagnato da fette di torta fatte in casa.

Percorriamo la A30 e, quando finisce, ci troviamo a Land’s End (Penn an Wlas o Pedn an Wlas), il capo della penisola di Penwith, il luogo più occidentale della dell’entroterra inglese (non britannico perché allora bisogna andare a Corrachadh Mòr nella Highlands scozzesi), che ha ad est il Canale della Manica e a ovest il Mar Celtico. La costa è rocciosa, ci sono i cartelli con le distanze che la separano dalla Scozia (1349 chilometri dalla punta più estrema, John o’ Goats) e dal resto del mondo, ci sono dei ricordi letterari legati ai suoi promontori (William Combe e Samuel Johnson), non mancano echi del ciclo di re Artù, ma per noi rappresenta una delusione perché è soprattutto un complesso turistico e di vacanze.

Tentiamo di raggiungere Mousehole, descritto come un pittoresco villaggio di pescatori, “uno dei centri più graziosi della Cornovaglia, con i suoi cottage dal tetto di ardesia raggruppati intorno al porto” (citato dalla guida “Lonely Planet”): tentiamo, appunto, perché le strada diventa molto stretta e siamo costretti ad invertire il senso di marcia in uno spazio ampio tanto quanto il camper (lungo più di 6 metri e mezzo e largo 2 metri e 30).

Ci spostiamo nella vicina Penzance (Pen Sans): una cittadina balneare  dove facciamo una breve passeggiata nei suoi vicoli e sul lungomare.

The Lizard peninsula è la successiva tappa con il capo più a sud della Gran Bretagna, che fu terra famosa per l’attività di contrabbando, spesso associata alla Cornovaglia, e pertanto ricca di storie di banditi che si appropriavano di barili di liquori, inutilmente contrastati dai battelli governativi. Tante sono le distese di brughiera ed indubbiamente belle le vedute sul mare, sulle spiagge, le piccole baie, la costa frastagliata e le scogliere nere.  

E’ sera quando raggiungiamo la cittadina di Marazion che si trova difronte al St Michael’s Mount: ci fermiamo lungo la strada e passiamo una notte tranquilla.

Sedicesimo giorno

La giornata si apre con la visita di St Michael’s Mount, che è in realtà un’abbazia/castello/residenza posta spettacolarmente in cima ad un isolotto, una delle attrattive turistiche più frequentate della Cornovaglia. A seconda delle marea, l’isolotto può essere raggiunto sia in barca che a piedi, lungo una strada lastricata, opportunità che noi abbiamo colto per l’andata e per il ritorno. 

Le origini dell’abbazia risalgono al V° secolo, mentre dopo la conquista normanna fu assegnata ai monaci benedettini del Mont Saint Michel in Francia. In seguito divenne una fortezza ed ora, amministrata dal National Trust, è la residenza della famiglia St Aubin che è titolare di una contratto di affitto di 999 anni e che ha in carico l’organizzazione della visita. Della visita noi abbiamo apprezzato soprattutto i giardini a picco sul mare, la chiesa abbaziale trecentesca e, degli interni, il salotto con elementi gotici e rococò e trovato interessante l’armeria.

A seguire Falmouth, una piacevole cittadina, che è un porto naturale che ebbe un periodo di grande prosperità tra il XVIII° e XIX° secolo per i traffici navali. Noi passeggiamo tra molti giovani, ammiriamo il bell’ingresso del porto, saliamo al Pendennis Castle, che è arroccato sul promontorio che domina la cittadina, che ha più di 500 anni storia (venne edificato da Enrico VIII° come il più grande di Cornovaglia) e che venne costruito, con il gemello dall’altra parte del fiume a scopi difensivi).

Lasciamo la cittadina in direzione Roseland Peninsula (nulla a che vedere con le rose, in quanto “ros” in cornico significa promontorio) per la visita di due villaggi: PortloeVeryan. Ma dobbiamo rinunciare perché sullo stradario la strada è bianca e “unsuitable for long and heavy vehicles”. E anche questa volta facciamo inversione con difficoltà.

Il tempo si mette al brutto e piove intensamente quando raggiungiamo il campeggio di fianco al Lost Garden of Heligan

Diciassettesimo giorno

Quando ci svegliamo la pioggia cade ancora molto intensamente, accantoniamo la visita del Lost Garden of Heligan e decidiamo di visitare l’Eden Project, che si presenta comeEducational charity, Social enterprise, Eco attraction, Global movement” la cui  “global mission is to create a movement that builds relationships betweenpeople and the natural world to demonstrate the power of working together for the benefit of all living things. Twenty years ago, a group of us transformed a china clay pit in Cornwall into a living theatre of plants and people. This visitor destination, cultural venue and global garden showcases our dependence on plants and demonstrates technological ingenuity and the regeneration of landscapes and livelihoods. It was our first ‘shop window’ for the future we want to make.” (citazioni dal loro sito edenproject.com).

Quando entriamo e seguiamo i percorsi a tema restiamo senza parole. Innanzitutto per l’architettura delle biosfere, alte 50 e 30 metri, che sono tra loro collegate, e che occupano la parte nord della cava: sono una struttura tubolare in acciaio autoportante, in pannelli esagonali rivestiti di una particolare polimero, alcuni dei quali apribili. Iniziamo la visita dalla “Rainforest Biome”, che contiene più di mille varietà di piante tropicali del sud-est asiatico, dell’Africa occidentale, del Sud America, una passerella con copertura per una visione dall’alto, un ponte a sospensione, una cascata, opere d’arte in legno, pitture murali aventi per oggetto le piante e loro relazione con gli umani e …molte pernici. Proseguiamo con la “Mediterranean Biome”, che è un grande giardino mediterraneo coperto nel quale sono raccolte più di 1000 varietà di piante provenienti non solo dal Mediterraneo ma anche dalla California, Sud Africa ed l’Australia occidentale e qualche scultura in legno o che ritrae il mito di Dioniso (nella parte dedicata al Mediterraneo ci scappa qualche sorriso per la scelta dei nomi per indicare vie e piazze italiani).

Un breve pranzo e poi via a visitare il Giardino esterno che occupa la maggior parte della superficie della cava e nel quale sono presenti circa 2000 specie di piante e coltivazioni, spesso accompagnate da installazioni artistiche e didattiche. La visita si chiude con “The Core”, che è lo spazio didattico, costruito in modo completamente sostenibile, e nelquale si trova “The Seed”, un macigno di granito-argenteo, che è un’installazione artistica dalla forma ovale, la cui superficie evoca la testa di un girasole. 

Ripreso il camper che avevano lasciato nel grande parcheggio esterno, abbiamo raggiunto Charlestown (Porthmeur). Che è un tipico porto cornico ossia una stretta insenatura con una spiaggia, una fila di piccole case colorate e, quando l’abbiamo visitato, un veliero (qui Tim Burton girò alcune scene di “Alice nel Paese delle Meraviglie”).

La visita di Mevagissey, un villaggio di pescatori il cui nome nasce dall’unione di due santi irlandesi St Meva e Saint Issey, chiude la giornata. Facciamo una bella passeggiata nelle sue strette vie su cui si affacciano molti ristoranti che ovviamente servono frutti di mare, raggiungiamo il porto dove sono attraccate le barche dei pescatori (in realtà i porti sono due) ed abbiamo una bella vista delle colline che circondano il villaggio.

Ritorniamo sul camper che abbiamo lasciato in un parcheggio, all’ingresso del villaggio, ceniamo e trascorriamo una notte tranquilla.

Diciottesimo giorno

Visitiamo “The Lost Garden of Heligan”. La sua storia è particolare: il giardino visse il punto di massimo splendore alla fine del novecento,  ma “only a few years later bramble and ivy were already drawing a green veil over this “Sleeping Beauty” (citato dal sito ufficiale) e la sua fine coincise con lo scoppio della prima guerra mondiale perché le maestranze lasciarono il giardino e non tornarono più. Tutto ricominciò alla fine del XX° secolo: il restauro è stato apprezzato in tutto il mondo anche se lo spazio che attualmente occupa è di solo 220 acri (ma il progetto è ancora ben lontano dalla sua conclusione).

Il nostro percorso si snoda lungo le sezioni che lo compongono: il Productive Garden, un grande orto che raccoglie 300 varietà di frutta anche antica, verdura, insalate ed arte aromatiche, che risale al periodo vittoriano ed che ora è il luogo per un ricordo di chi qui lavorò e lo fece grande; i Pleasure Grounds, per la prima volta disposti duecento anni fa, con i loro molti sentieri e le romantiche composizioni di alberi, arbusti e fiori che provengono da tutto il mondo; la lussureggiante e molto umida Jungle, una vera e propria giungla, anch’essa vittoriana (ma accresciuta da contemporanee acquisizioni), con giardini e vegetazione tropicale in cui torreggiano da banani, palme, gigantesche piante di rabarbaro, di bambù che formano dei veri e propri tunnel.

Nel pomeriggio raggiungiamo Fowe (Fowydh), un villaggio dalla lunga tradizione marinara, che si sviluppa principalmente sulla collina e attorno al porto. Noi piacevolmente passeggiamo lungo i suoi vicoli su cui si affacciano molte case bianche o dai colori a pastello, e l’atmosfera che cogliamo è elegantemente vacanziera (Fowey uno dei luoghi preferiti per il turismo estivo e per l’acquisto della seconda casa)

Trascorriamo la notte in un campeggio tra Looe e Polperro. La pioggia che ci tiene compagnia per tutta la notte cade incessante.

Diciannovesimo giorno

Ci svegliamo ed è novembre: nebbia, vento, pioggia. Facciamo la seconda doccia perché carichiamo un po’ d’acqua.Visitiamo Polperro. E’ un porto di pescatori e, dopo aver lasciato il camper all’ingresso del villaggio, insieme a molti turisti camminiamo lungo i suoi stretti vicoli. Belli i cottage attorno al minuscolo porto: un luogo davvero pittoresco!

Looe è la tappa successiva. E’ posta sull’estuario del fiume omonimo e così è divisa in due parti West and East – da sempre un po’ rivali, una “soleggiata” l’altra “danarosa” (così la fedele “Lonely Planet” ). Del passato conserva l’importanza del porto peschereccio (il secondo in Cornovaglia) e la vocazione turistica che ebbe inizio nel periodo vittoriano. E difatti nella nostra passeggiata vediamo molti pescherecci in porto, turisti in visita e case di vacanza. In un posto così non potevamo sottrarci ad un gustoso “fish and chips” che troviamo da “The Coddy Shack” in  Great Tree Farm (coddyshack.com).

Terminata la visita ci spostiamo a Cotehele (Koesheyl) House, vicina alla cittadina di Saltash, il cui parcheggio raggiungiamo prendendo la A390: è una residenza nobiliare del periodo Tudor, con radici medievali, che non ha subito molte modifiche posteriori (un raro esempio da questo punto di vista), di proprietà del National Trust. Troviamo interessante la visita dei suo interni per l’antica Great Hall, la presenza di numerosi arazzi, mobili, armature ed armi e della Cappella , sul alto occidentale della Hall Court, collegata all’edificio principale da un passaggio che conduce alla sala da pranzo, che è una delle parti più antiche della residenza e che contiene un originale orologio del periodo Tudor ancora in funzione. 

Gli esterni si estendono per 1300 acri e sono percorsi da numerosi sentieri tra boschi, rovine industriali, fattorie. Noi visitiamo i bei giardini con molti fiori e frutteti.

Con la visita di questa residenza si conclude la nostra permanenza in Cornovaglia e la terza sezione del diario di questo viaggio.

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