Un viaggio in Inghilterra tra i villaggi delle Cotswolds, Bath, le contee Somerset, Devon, Dorset e la Cornovaglia

Quarta parte: attraverso le contee del Devon e del Dorset e la conclusione del viaggio

Lasciata la Cornovaglia, entriamo nel Devon e percorriamo un tratto del Dartmoor National Park. Così la presentazione del parco nel sito ufficialedartmoor.gov.uk”:Wild, open moorlands and deep river valleys, with a rich history and rare wildlife, Dartmoor is a unique place” … “Dartmoor’s moorland core is the largest open moor in southern England and a place of remoteness and tranquillity. Radiating out from the moorland core are deep river valleys cutting through enclosed farmland with distinctive field patterns and historic features which evidence our historic relationship with the land … “Granite is a strong unifying feature across Dartmoor, found forming the distinctive tors of the high moorland and as a key element in many of the features of the enclosed landscape including stonewalls, hedgebanks and buildings”.

Il parco è stato, nel corso dei secoli, fonte di ispirazioni per artisti e letterati. Tra questi Sir Arthur Conan Doyle, in quanto i paesaggi del parco fanno da sfondo ad una delle sue opere più famose “Hound of the Baskervilles”.

Raggiungiamo Princetown, sempre nella contea del Devon, che si trova ad una considerevole altezza per il luogo:  456 metri sul livello del mare. La strada attraversa un altopiano che è una spettacolare brughiera con pecore e mucche allo stato brado che spesso vengono sulla strada. Non riusciamo ad andare a Widecombe (contea del Devon) perché la strada si fa stretta. D’altro canto nel sito del parcosi può leggere “If you want to enjoy Dartmoor in your motorhome or campervan, the size of your vehicle may mean some roads are off limits because of narrow roads and small bridges.Please don’t rely on satellite navigation systems to get you to your destination, but use the helpful Coach Driver and Motorhome Guide for Dartmoor map (PDF).” Ritentiamo un’altra via, ma è tardi e ci fermiamo a Postbridge, nel parcheggio del Visitors’ Centre. Siamo nel centro del parco ed in prossimità del parcheggio c’è un pittoresco ponte in pietra di granito costruito su due pilastri centrali, che si dice risalga al Medioevo e che forse venne costruito per agevolare il passaggio dei cavalli sul piccolo fiume.

Ventesimo giorno

Restiamo nel Dartmoor Nazional Park. Ed il grande spettacolo di ieri si ripete però, questa volta, sotto un diluvio. Alla fine raggiungiamo Widecombe, che sempre sotto il diluvio, scopriamo essere un piccolo villaggio con graziosi cottage in pietra ed un’interessante chiesa dedicata a St Pancras, costruita con il granito locale in più fasi a partire dal XIV° secolo (fu pesantemente colpita da un fulmine globulare nel 1638 mentre era in corso un servizio religioso tanto che ci furono morti e feriti mentre una leggenda locale vuole che fu opera del Maligno) e conosciuta con il nome di “Cathedral of the Moors” perché piuttosto grande per un piccolo villaggio come Widecombe e per l’alta torre (circa 40 metri) visibile in lontananza.

La tappa successiva è la Buckfast Abbey, al limite dell’Exmoor National Park, nella contea del Devon. Nacque agli inizi dell’anno 1000 come abbazia benedettina, poi divenne della congregazione di Savigny, fu soppressa da Henry VIII°, rifiorì alla fine del XIX° secolo, ed ora è un centro benedettino dove una comunità di monaci oltre alla diffusione della religione cristiano-cattolica dà grande importanza all’ospitalità (dal sito “buckfast.org.uk“: “Our site includes beautiful, spacious gardens, a restaurant, multiple shops, a conference centre, a hotel plus a range of guest accommodation”). Una ospitalità che, insieme a molti turisti, anche noi cogliamo.

La giornata si chiude con la visita di Totnes, sempre nella contea del Devon, un’antica cittadina (le prime notizie risalgono attorno all’anno 1000: di quel periodo c’è un castello che fu costruito durante il regno di re William the Conqueror). Fu una ricca “market town” nel corso dei secoli XVI°e XVII° (testimonianza di ciò sono i numerosi ed eleganti edifici di chi allora era mercante) ed ora è conosciuta anche per la sua comunità New Age. La nostra passeggiata si svolge soprattutto lungo Fore Street e la bella High Street  fino a Eastgate, la porta di accesso alla città nel Medioevo (che fu fedelmente ricostruita dopo un incendio nel 1990).  Nel percorso, al n. 56 di Fore Street,  troviamo una tradizionale tea room, “Anne of Cleves”: con un bel servizio di tea, ci gustiamo una deliziosa crumble con frutti di bosco accompagnata da un buon darjeeling.

Trascorriamo una notte tranquilla nel parcheggio lungo il fiume Dart che attraversa Totnes.

Ventunesimo giorno

Siamo ancora nel Devon e visitiamo Exeter, famosa soprattutto per la sua bella cattedrale. Di lì è iniziata la nostra passeggiata: all’esterno notiamo il contrasto che contraddistingue l’edificio perché del periodo normanno rimangono le due torri del transetto, mentre l’architettura del corpo centrale è in stile gotico decorato. All’interno troviamo interessanti e pregevoli le numerose miniature, l’insolita ed unica “minstrels’ gallery” con gli angeli, scolpiti o dipinti, che suonano strumenti musicali medievali, l’orologio astronomico, il coro con la sedia vescovile e la lunga navata.

Usciti dalla Cattedrale, facciamo una breve passeggiata nella città.

Ci indirizziamo verso Lyme Regis, nel Dorset. Ci fermiamo in campeggio a Wood Farm Park. E’ sera e quando prendo qualche appunto della giornata (sono le 20,40) il cielo non sembra più esistere: tutto attorno a noi c’è un elemento grigio che tutto confonde.

Ventiduesimo giorno

Visitiamo Lyme Regis e la nostra prima tappa è un tea shop per deliziarci e riprenderci con un delizioso cream tea with clotted cream. Lyme Regis ci appare una località di vacanza, vittoriana, un po’ decaduta, in una baia della straordinaria Jurassic coast. Quando siamo sulla darsena (The Cobb), un po’ il simbolo di Lyme Regis, si accendono ricordi letterari perché nella cittadina sono ambientati “Persuasion” di Jane Austen (la scrittrice era entusiasta del luogo e vi soggiornò per due volte) ed il grande romanzo John Fowles, “The French Lieutenant’s Woman” (lo scrittore passò qui gli ultimi anni della sua vita).

La Jurassic Coast, nell’elenco dei siti Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, è una meraviglia geologica perché come si legge nel sito ufficiale jurassiccoast.org “ (…) a 95-mile long stretch of coastline in southern England (…) it is the only place on Earth where rocks from the Triassic, Jurassic and Cretaceous Periods can be seen in one place, representing 185 million years of Earth’s history. Within these rocks are countless stories of continents colliding, landscapes being formed and shaped by time and tide, and extraordinary creatures living, dying and evolving across millions of years, many of which we are lucky enough to discover, enjoy and study today through the fossils they’ve left behind.”

Seguiamo la strada lungo la bella costa fino ad Abbotsbury nel Dorset.   Mentre viaggiamo un altro ricordo letterario si affaccia alla mia mente: il bel romanzo storico e biografico dal titolo “Strane creature” (in lingua originale “Remarkable Creatures”) di Tracy Chevalier, ambientato a Lyme e basato sulla vita di Mary Anning, paleontologa e scopritrice di fossili e della sua amica Elizabeth Philipot che non solo sono legate da una burrasca ma intensa amicizia e scuotono le convenzioni ed i preconcetti della vittoriana Lyme,  ma trascorrono le loro giornata nella ricerca degli amati “ninnoli” della costa.

Ad Abbotsbury ci fermiamo per una breve sosta: siamo un po’ distanti dalla costa e le colline fanno da contorno al bel e tipico villaggio della campagna inglese, con cottage in pietra e tetti di paglia (per molti cottage le pietre sono quelle dell’abbazia che venne distrutta da Henry VIII° e da cui prese il nome il villaggio). Non a caso qui il grande Thomas Hardy trovò ispirazione per l’ambientazione dei suoi romanzi.

Lacciato il villaggio ci spostiamo ad Abbotsbury Swannery. In questa zona i monaci della vicina abbazia benedettina allevavano i cigni. Ed ancora adesso, su una superficie di circa 25 acri, tanti sono i cigni muti che vi abitano, che volano liberi e che condividono gli stagni con altrettante starnazzanti e simpatiche anatre (un avvertimento: il biglietto di ingresso è davvero molto caro!).

Trascorriamo la notte in un campeggio della zona.

Ventitreesimo giorno

La prima tappa è Dorchester, che come il suffisso -chester indica fu un castrum romano. Durante la piacevole passeggiata notiamo molte eleganti case risalenti al XVIII° secolo. Dorchester è la città dove visse Thomas Hardy e che spesso ricorre nei suoi romanzi. Così a piedi raggiungiamo Max Gate in Arligton Avenue per visitare la casa vittoriana da lui progettata, fonte di ispirazione ed in cui visse fino alla morte, e poi con il camper ci spostiamo di qualche miglia, a Higher Bockampton, per il suggestivo e tipico cottage, come la casa ora tra i beni del National Trust, dove nacque e scrisse i suoi primi romanzi (tra questi “Far from the Madding Crowd”, uno dei miei preferiti).

Maiden Castle, la successiva tappa sempre nel Dorset, è davvero suggestiva: sono dei contrafforti coperti da erba di un insediamento e forte risalente al’Eta del Ferro.

La giornata continua con la visita di Cerne Abbas (contea del Dorset): un tipico villaggio con numerosi cottage, elegante, con famosi pub. E con la figura in gesso di un gigante (Cerne Giant) sulla ripida collina che lo sovrasta. L’origine del Gigante, ora tra i beni del National Trust, è materia di discussione: recenti studi lo attribuiscono al periodo sassone, ma c’è chi lo ritiene la rappresentazione di Ercole o di un dio pagano della fertilità (durante una delle nostre visite di alcuni anni fa, al suo fianco, qualcuno aveva disegnato un personaggio dei Simpson: tempi moderni!).

Sherborne nel Dorset è l’ultima tappa della giornata. C’è tempo per una passeggiata: bella è la cattedrale la cui origine risale al periodo sassone, interessante la neo-classica Manor House degli inizi del XVIII° secolo, molti sono gli edifici medioevali e del periodo georgiano, costruiti con la tipica pietra locale dal colore del miele.

Per la notte, che trascorreremo tranquillamente,  ci spostiamo sotto il Corfe Castle (contea del Dorset). Il castello fu costruito da William the Conqueror, venne parzialmente distrutto durante la Rivoluzione borghese ed ora rimangono delle suggestive e romantiche rovine su una collina. Che fanno da sfondo alla nostra cena.

Ventiquattresimo giorno

Iniziamo la giornata con una breve visita non prevista a Swanage (contea del Dorset), nella punta orientale della penisola chiamata Isle of Purbeck. Facciamo una breve passeggiata e scopriamo una tipica città inglese di mare, che fiorì nel periodo vittoriano e che mantiene ancora quell’atmosfera con il suo molo ed il lungo mare.

Ritorniamo a Corfe Castle o, per meglio dire, al villaggio. Ci sono molti cottage in pietra e l’insieme è davvero bello e pittoresco.  Pranziamo con gusto nel famoso “The Greyhound Inn”. Come la sera precedente , anche la passeggiata nel villaggio ci regala delle vedute delle rovine del castello, mentre pecore e capre, di una rara razza nera, pascolano liberamente nei prati ed in mezzo alle rovine.

Lasciamo Corfe Castle e facciamo una breve sosta a Wareham sempre nel Dorset. E’ una città le cui mure risalgono al periodo sassone ed ha una piacevole camminata lungo i due fiumi che la bagnano. Ci accorgiamo però che le visite sono state tante, siamo un po’ stanchi e senza più tappe intermedie raggiungiamo Brighton, che non può non mancare nei nostri viaggi in Inghilterra. Nei suoi bric-a-brac, nel quartiere North Laine, al “Mock Turtle” con il loro delizioso cream tea , e perché no, abbandonati sulle sdraio nella spiaggia di ciottoli, concludiamo questo viaggio.

(Post scriptum. Ai nostri lettori ricordiamo che nel nostro blog possono leggere il diario di un altro viaggio nel sud dell’Inghilterra dal titolo “Attraverso il sud”)

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