Primo giorno

Partiamo molto presto ed arriviamo a Nave San Rocco, nella piana rotaliana, nel “CamperStop Bed&Breakfast Navis”. Il posto è davvero accogliente: le piazzole sono grandi, su un prato curatissimo, i servizi (due) paragonabili a quelli di un’abitazione privata, è nel mezzo della piana Rotaliana ed adiacente alla pista ciclabile dell’Adige (il loro sito, che contiene anche un’interessante spiegazione storica del nome “Navis” è: http://www.camperstopebnbnavis.com).
Ci sistemiamo (siamo gli unici) e, dopo un breve riposo, prendiamo le biciclette per visitare Egna. Il tratto di pista ciclabile che percorriamo è facile, tutto su asfalto, con dei punti di ristoro, e ci permette di ammirare la piana Rotaliana: siamo nel cuore del Trentino, tra Trento e Bolzano, è contornata da dolci colline dove si coltivano viti che danno rinomati vini (soprattutto il Teroldego Rotaliano) e montagne dai ripidi pendii (per saperne di più perché la Piana è anche altro rinviamo al sito dell’area di sosta e a quello ufficiale: http://www.pianarotaliana.it).

Dopo una ventina di chilometri raggiungiamo Egna. Lasciamo le biciclette all’inizio della via principale del centro storico, che percorriamo tutto a piedi. Egna fu un centro importante per il commercio nel Medioevo e di quel periodo conserva i portici che caratterizzano tutta la via principale, costruiti tra il 1300 ed il 1600, alcune case dalle belle facciate colorate e dall’architettura veneziana. Per tutto questo, la cittadina è compresa nell’elenco dei borghi più belli d’Italia.
Secondo giorn

Sempre in bicicletta e sempre seguendo la ciclabile dell’Adige, che in questo caso, per un tratto, segue anche un altro fiume – l’Avisio -, raggiungiamo Trento. Lasciamo le biciclette nel parco antistante la stazione ferroviaria, e quando entriamo nel centro storico della città subito apprezziamo la sua eleganza, costituita da insigni monumenti, molte vie dai begli edifici, dal Castello del Buon Consiglio, racchiusi da tre colli (di qui il nome dato dai romani di Tridentum) e dalla sponda sinistra dell’Adige. Il vero gioiello è piazza del Duomo e quando la percorriamo (è praticamente quadrata) restiamo affascinati dalla bella fontana del Nettuno, posta al centro e soprattutto dalla ricchezza e dalla varietà degli ambienti e delle decorazioni della facciata del Duomo (che sorge sul luogo del martirio di San Vigilio nel 400 d.C., a cui è dedicato, mentre la sua costruzione ebbe inizio nel 1212 e durò secoli). Da ricordare per noi: per la parte che dà sulla piazza il colonnato della galleria ad acrcatelle, il rilievo del Cristo Pantocratore, la Ruota della Fortuna; per la facciata su via Verdi, la torre campanaria, il grande rosone centrale e la copertura a bulbo del campanile; per il lato sud, che dà su una piazza, le tre figure, che con un leone, reggono il protiro; per la zona absidale a est, l’infinità di colonnine, di pilastri, di finestre ed il Campanile di San Romedio.

Ma la ricchezza della piazza non finisce con il Duomo ed i suoi esterni: c’è il Palazzo del Pretorio, con la Torre Civica, che ospita all’interno il Museo Diocesano, le case Cazzuffi Rella, del cinquecento, con i loro affreschi ed i porticati, ora occupati da bar e ristoranti.

Purtroppo non abbiamo tempo per visita gli interni del Duomo (sono tante le cose da vedere rispetto al tempo a disposizione), percorriamo la via Belenzani, una delle vie che fanno da cornice alla piazza, con numerosi ed sinuosi palazzi nobiliari (univa il potere religioso a quello secolare), e raggiungiamo il Castello del Buon Consiglio, per la guida “Lonely Planet” “forse il monumento più rappresentativo di Trento”. Fu una postazione di guardia , residenza dei principi-vescovi dal XIII° al XVIII° secolo , e per noi che restiamo all’esterno sembra proprio incombere sulla città.
Il caldo della giornata si fa sentire e dato che la parte della pista che precede Trento ci ha lasciato un po’ indifferenti, decidiamo di ritornare all’area di sosta con il treno: la linea è quella che collega Trento a Malé e Mezzana e la stazione di partenza in Trento si trova in prossimità della stazione ferroviaria principale. Così dopo circa 20 minuti siamo alla stazione di Nave San Rocco e dopo un quanto d’ora circa stiamo facendo una refrigerante doccia.
Terzo giorno

Ci spostiamo a Feltre, nell’area di sosta camper in via Achille Gaggia. E’ vicina al tunnel che porta nel centro della cittadina e così, dopo poco tempo, iniziamo la visita. Siamo nella parte bassa quando raggiungiamo la porta Imperiale in largo Castaldi (Feltre è una città murata) e passato sotto il suo arco entriamo in via Mezzaterra, che ci porterà nella parte alta del centro storico e lungo la quale ci sono alcuni dei palazzi cinquecenteschi con le facciate affrescate, uno dei vanti della cittadina (non a caso chiamata “la città dipinta”).

In cima al Colle delle Capre, sul quale la parte antica di Feltre si sviluppa, c’è la piazza Maggiore. Restiamo colpiti dalla sua eleganza cinquecentesca e dal suo scenografico impianto composto, a nord, dalla chiesa di Santi Rocco e Sebastiano, in posizione soprelevata rispetto all’intera area (e forse è il miglior punto di osservazione), dalla fontana del 1480 e dalle due statue di famosi personaggi locali nel centro, da una colonna bianca con in testa un leone che indica quale fu l’appartenenza territoriale di Feltre, dai Palazzi che la contornano (quello Pretorio ed il teatro della Sena), per finire, a destra della facciata della chiesa, dal castello di Alboino con la torre dell’Orologio con il Campanon, simbolo di Feltre.
Continuiamo la nostra visita senza una meta precisa: vediamo altri palazzi affrescati e decorati a graffito ed il pomeriggio sta finendo quando ritorniamo all’area camper.
Tra il restare per la notte o trovare una nuova destinazione, scegliamo questa opzione, anche perché vorremmo lasciare il caldo che ci ha accompagnato per tutta la giornata. La scelta cade sull’Area Camper Fiemme, in via Venezia, 44 lungo la statale 50, a Predazzo (www.areacamperfiemme.com), il comune più popolato della Val di Fiemme. E’ sera quando entriamo: è vicina al centro della cittadina, può accogliere molti camper (75), le piazzole sono grandi, ci sono le colonnine dell’elettricità, dei lavandini per lavare le stoviglie, è possibile il carico ed lo scarico delle acque, ma non ci sono i servizi igienici e le docce.
Durante la notte ci troviamo nel mezzo di uno dei temporali che hanno caratterizzato questa estate: la pioggia è fortissima, un po’ di grandine colpisce il camper (senza, però, lasciare alcun bollo) ed il vento soffia così forte che dà degli scossoni al camper.
Quarto giorno

Visitiamo, con grande calma, Predazzo. Nella piazza centrale del centro storico ci fermiamo all’esterno della chiesa neo-gotica dedicata ai santi Filippo e Giacomo e quando camminiamo nelle vie vediamo case con pitture murali ed interessanti fontane/lavatoi (c’è un itinerario a loro dedicato ed accanto ad ogni fontana, ristrutturata ed abbellita, ci sono cartelli con informazioni storiche e fotografie). Un vanto di Predazzo è il Museo Geologico delle Dolomiti, che raccoglie una ampia e preziosa collezione fossile che illustra la storia geologica delle Dolomiti (www.muse.it). Non ci facciamo mancare una tappa golosa: in via Don Lorenzo Felicetti al numero 9 c’è la sede del Pastificio Felicetti: da più di cent’anni producono pasta di eccellenza, anche monograno con varietà pregiate (per saperne di più il sito è http://www.felicetti.it), e nell’annesso negozio acquistiamo tante confezioni che, per ritirarle, saremo costretti a ritornarci con il camper la sera quando lasceremo Predazzo.
Un breve tragitto e raggiungiamo il Camping Catenaccio Rosengarten a Pozza di Fassa. L’abbiamo prenotato online (prenotazione che abbiamo allungato di due giorni sul posto): abbiamo una piazzola “superior”, abbastanza grande ma senza alcuna elemento di separazione con quella a fianco (e la macchina del vicino di piazzola è posta in maniera tale che solo parzialmente possiamo aprire la porta del garage del nostro camper), i servizi igienici sono tanti e ben tenuti, c’è un centro wellness (doccia, sauna e bagno turco per un numero contingentato di persone), la vista delle vette delle Dolomiti è impagabile, la pista ciclabile Val di Fiemme e Val di Fassa è appena fuori il campeggio, il centro di Pozza si raggiunge in cinque minuti, ma quando lo lasceremo i 60 euro al giorno che abbiamo pagato ci sono sembrati troppi (è il prezzo di alta stagione e la convinzione è maturata sulla base di quanto pagato in altri campeggi, anche nelle Dolomiti, e delle tariffe delle aree di sosta della zona).
Quinto giorno
Un giornata di assoluto riposo e di programmazione delle attività dei giorni che qui trascorreremo. Passeggiamo per Pozza di Fassa tutto il giorno: a noi sembra una elegante località di montagna, dove può essere piacevole trascorrere le ferie sia d’estate che d’inverno per le varie attività che qui si possono fare, con le vette delle Dolomiti che riempiono la vista.
Sesto giorno

Iniziano le nostre attività nella valle ed in bicicletta, lungo la pista ciclabile Val di Fiemme e Val di Fassa, raggiungiamo Canazei. La pista è asfaltata fino a Campitello di Fassa poi diventa sterrata, ha qualche saliscendi, ci sono fontane, aree picnic e parchi giochi per i bambini, corre lungo il fiume Avisio tra prati e boschi, con le meravigliose vette delle Dolomiti sullo sfondo.
Come Pozza di Fassa, anche Canazei è un luogo ideale per il turismo estivo ed invernale poiché, nelle sue vicinanze, ci sono i gruppi montuosi del Sella, Sassolungo, Pordoi e Marmolada. Nella nostra passeggiata vediamo tanti hotel e case per le vacanze, alcune delle quali che hanno conservato l’antico architettura sono state sapientemente ristrutturate.
Rientrati n campeggio, ci rilassiamo per circa un’ora nel centro benessere
Settimo giorno

E’ il giorno della nostra prima escursione nella valle. A piedi ci spostiamo alla stazione della Funivia Buffaure in Piazza de San Nicolò 4 (che è mezz’ora circa dal campeggio). Più che la Piana del Buffaure vogliamo raggiungere il Colle del Valvacin (a 2354 m.s.l) e per questo acquistiamo il biglietto cumulativo che ci permette di raggiungere la piana con la cabinovia ed il colle con lo skilift. Qui iniziamo l’escursione, non particolarmente impegnativa, sulla cresta della montagna (attenzione: è sconsigliata a chi soffre di vertigini anche se io, un po’ sofferente di vertigini, non ho avuto alcun problema): il sentiero è il numero 613 e ci porta in cima al Sass d’Adam (2430 metri) con una meravigliosa vista sul Catinaccio, il Gruppo del Sella ed il Sassolungo e che noi percorriamo fino a Sella di Brunech a 2438 metri.
Per il ritorno non scegliamo di seguire il consiglio di ripetere lo stesso percorso: prendiamo il sentiero che scende a fondovalle, ma ad un certo punto scopriamo che per risalire al Colle del Valvacin dobbiamo seguire un ripidissimo sentiero. Dopo molte soste per recuperare fiato raggiungiamo il rifugio sul colle: si chiama “El Zedron“. E qui per ritemprarci prendiamo due abbondanti porzioni di Kaiserschmarren, tipico dolce della regione, di origine austriaca, che è una specie di frittata dolce, spezzettata, servita tiepida, ricoperta di zucchero a velo, ed accompagnata da marmellata di ribes rosso e panna montata.
Lo ski-lift e la cabinovia ci riportano a Pozza: una giornata impegnativa ma da incorniciare!
Ottavo giorno

Oggi una passeggiata facile lungo il sentiero panoramico che collega Pozza a Vigo di Fassa. Le vedute dei due paesi dall’alto e le vette delle Dolomiti abbelliscono il tragitto.
Vigo è nell’elenco dei Borghi più Belli d’Italia per la sua identità ladina testimoniata dall’interessante Museo Ladin de Fascia che qui ha la sede centrale (la Val di Fassa è una delle valli dolomitiche in cui abitano i Ladini, i discendenti dei Reti che popolavano una zona compresa tra l’attuale Svizzera ed il Friuli Venezia Giulia e che furono sottomessi dai Romani nel 15 a.C.) e le bellezze naturali.
Rientriamo al campeggio un po’ camminando lungo la statale e poi seguendo il sentiero che ci porta lungo il fiume Avisio.
Nono giorno
Riprendiamo le nostre biciclette per raggiungere Moena. Diversamente dall’altro giorno quando la pista era quasi sempre in piano, oggi il dislivello si fa più evidente e, fortunati noi, perché per noi sono soprattutto lunghe discese. Visitiamo Moena a piedi: si vedono ancora le ferite dell’alluvione del 2018, ma come le altre località visitate è evidente la sua elegante vocazione turistica.
Al teatro Navalge, nell’omonima piazza, c’è una mostra evento dedicata alla Grande Guerra: “Un percorso nella storia tra trincee, uniformi originali, cimeli, immagini, suoni, voci e ricostruzioni che vi farà entrare nella Grande Guerra 1914-1918. A cent’anni dall’evento che ha sconvolto l’Europa e provocato un’incolmabile frattura tra il mondo antico e quello attuale. Un invito a conoscere i fatti compresi tra il 1914-18, come hanno vissuto gli uomini con addosso un’uniforme: italiani, austriaci, russi, ungheresi, bosniaci, tedeschi. Un fronte lontano: montanari mandati al macello, contadini divenuti alpinisti combattenti. In Galizia e Dolomiti.” (così recita la loro presentazione). Però è lunedì e la mostra è chiusa …
Ritorniamo sulla pista ciclabile, in direzione Predazzo, fino a Forno di Moena. Ci fermiamo ad una fermata del Bike Express, il bus con il rimorchio per trasportare le biciclette che avevamo prenotato e che, insieme ad altri ciclisti, ci riporta a Pozza.
Decimo giorno
Con la navetta (che prendiamo in piazza del Comune a Fassa) andiamo a Vigo, alla stazione della funivia, che ci porterà, in pochi minuti, al Ciampedie (1998 m.s.l.; il nome è in ladino e significa “campo di Dio”), che è un pianoro in mezzo al bosco con una bella vista sulle Dolomiti di Fassa. Tante sono le persone e, sul pianoro, numerose sono le possibilità di rilassarsi e ristorarsi. Ci indirizziamo verso il rifugio Ciampedie e, dopo una breve risalita, siamo al rifugio Negritella. E’ l’inizio del sentiero n. 540, chiamato della Foresta, che insieme agli altri seguiamo. E’ piuttosto facile (ci sono anche genitori che spingono carrozzine da trekking), attraversa il bosco soprattutto a pino cembro, è tematico (ci sono molti cartelli dedicati alla natura d’alta montagna), e ci regala delle meravigliose vedute sulle guglie frastagliate e le fratture rocciose delle pareti del Larséch e dell’imponente parete est del Catenaccio.

Quando arriviamo ai rifugi della conca di Gardeccia, ci riposiamo sui prati e ci riempiamo gli occhi con lo splendido panorama. Siamo a 1949 m. s.l.m. nel gruppo del Catinaccio, fa piuttosto caldo ed il sole batte forte. Così, dopo qualche tratto, abbandoniamo il sentiero che ci avrebbe portato al rifugio Vaiolet.

Ritorniamo sui nostri passi fino al Rifugio Ciampedie e qui, piuttosto di prendere la funivia, decidiamo di seguire il sentiero n. classificato come “escursione per famigliefacile”. In realtà facile non è: spesso stretto, sempre in forte pendenza, con massi sparsi ovunque (forse portati dai temporali di questi giorni) si dimostra davvero impegnativo. Quando poi seguiamo la segnaletica per Pozza le difficoltà per noi aumentano perché si fa ancora più stretto, alcune volte è a strapiombo sul fondovalle e quando, finalmente, raggiungiamo il sentiero panoramico dell’altro giorno, tiriamo un sospiro di sollievo perché qualche pericolo l’abbiamo davvero corso.
Undicesimo giorno
Percorriamo a piedi un tratto della pista ciclabile per fermare negli occhi la splendido panorama della zona. L’intenzione era quella di procedere fino a Campitello di Fassa per visionare l’area di sosta campeggio, ma la stanchezza di ieri si fa sentire nelle nostre gambe, così ci rinunciamo e ritorniamo a Pozza.
Le previsioni del tempo per i prossimi giorni sono piuttosto nefaste: i siti concordano nel prevedere pioggia e temporali. Allora decidiamo di lasciare la Val di Fassa per andare in una località di mare (e questo cambiamento sta nelle molte opportunità che il camper ti permette). E un po’ perché la conosciamo e un po’ perché le previsioni sembrano essere clementi andiamo a Sottomarina di Chioggia, nell’area di sosta “Le due Palme”, dove resteremo, mangiando pesce camminando sulla spiaggia ed in Chioggia, fino a domenica.
Ma nelle Dolomiti ci ritorneremo ..