Tra laghi, “mostri” e mare nell’Italia centrale

Era l’inizio del mese di maggio quando siamo partiti, ma era come se fossimo in inverno: la temperatura era prossima allo zero, la neve ci ha accompagnato per buona parte del viaggio e, alla solita fermata al negozio/ristorante all’uscita di Fidenza, “Parma Menù Autobar”, un piatto di tortellini fumanti ha accompagnato quello solito di culatello e prosciutto (oltre all’acquisto di un pezzo di parmigiano reggiano, ovviamente delle vacche rosse).
Alla sera del primo giorno arriviamo a Castiglione del lago, nella bella area di sosta sul lago Trasimeno. Notte tranquilla e l’indomani mattina visita del paese, con una interessante passeggiata nel centro storico con vedute sull’isola Maggiore, raggiungibile in traghetto.

Nel pomeriggio ci spostiamo a Bolsena. Troviamo un’accogliente area di sosta, “Il Guadetto”, in viale Luigi Cadorna 131,  con larghe piazzole sull’erba ombreggiate dagli ulivi, prospiciente il lago, che vi consigliamo se decidete di passare qualche giorno sul lago ed intendete visitare i dintorni.

Bolsena rientra tra i comuni considerati “bandiera arancione” dal Touring Club (https://www.bandierearancioni.it) ed il suo centro storico è  facilmente raggiungibile dall’area di sosta o a piedi o in bicicletta grazie alla pista ciclabile che corre lungo la riva del lago.

Di origini etrusche, fatta oggetto di conquista da parte dei Romani, rinomata tappa della Via Francigena, Bolsena presenta un interessante centro storico medioevale, dominato dall’alto dal Castello Monaldeschi, sede del Museo Territoriale del lago. Nella passeggiata che vi consigliamo avrete modo di visitare il complesso monumentale della basilica di Santa Cristina, eretta nel secolo XI su antiche e in parte inesplorate catacombe Cristiane, luogo di culto per il sepolcro della santa, che include la Cappella Nuova del Miracolo (1693 ) in ricordo del miracolo eucaristico avvenuto in Bolsena nel 1263 dal quale è discesa, per volontà papale, la festa del Corpus Domini e di ammirare il rinascimentale palazzo del Drago.

Bolsena è anche una storica e rinomata località turistica grazie al lago, il più grande di origine vulcanica in Europa,  e ai venti che favoriscono il windsurf e la vela. I numerosi ristoranti offrono le specialità dei numerosi pesci che vivono nel lago: assolutamente da non perdere il pregiato coregone e l’anguilla.  Unitamente a questi due pesci, squisitamente cucinati, noi abbiamo trovato anche una buona frittura di lattarini ed una pasta con la tinca affumicata alla Trattoria del Moro, in piazza Dante Alighieri 5, con bella vista sul lago.

Nelle vicinanze abbiamo visitato Montefiascone che, con i suoi 600 metri circa di altezza, è considerata il belvedere della Tuscia, dal quale si può ammirare tutto il territorio circostante ed il lago di Bolsena. Da non mancare nella visita del centro storico la porta Aldrovandi, che introduce al vecchio borgo; la Chiesa di San Flaviano costituita da una particolare facciata dove spiccano tre archi gotici e costruita su due piani in epoche diverse; il Duomo (Cattedrale di Santa Margherita) simbolo possente di Montefiascone con la sua imponente cupola seconda solo a San Pietro; la Rocca di Montefiascone o Rocca dei Papi del XII° secolo (solo in parte visitabile),  edificato nel punto più alto del paese. Tutti questi edifici rendono conto dell’importanza storica del comune.

Noi ci siamo spostati anche alla cantina di Montefiascone, in via Grilli 2,  per l’acquisto del vino tipico della zona Est!Est!!Est!!! (abbiamo preferito il cru La Commenda e il Caveau).  A proposito del particolare nome di questo vino, una studiosa della cucina medioevale così ne spiega l’origine: “Nel 1111 Enrico V di Franconia, allora re Germania, si stava recando a Roma per ricevere da Pasquale II la corona di imperatore del Sacro Romano Impero. Al suo seguito si trovava anche il vescovo tedesco di Augusta, Johannes Defuk (o forse Deuc, De Fugger, Fugger). Appassionato del buon vino, il prelato aveva ordinato al servo Martino di precederlo lungo la strada, in modo da individuare le taverne con il vino migliore e segnarle con la scritta “est” (ossia: “c’è”, sottinteso “il vino buono”). Così il servo si comportò, anticipando il suo signore sul percorso; arrivato nella cittadina di Montefiascone, nel Lazio settentrionale, trovò del vino talmente buono che ripeté per tre volte il segnale convenuto con l’aggiunta di sei punti esclamativi. Così, accanto alla porta dell’osteria, scrisse a grandi lettere: “Est! Est!! Est!!!”. Il cardinale apprezzò così tanto questo vino che rimase a Montefiascone per tre giorni, prima di riprendere il suo viaggio verso Roma. Lungo la via di ritorno, però, non resistette alla voglia di assaggiare nuovamente quel vino meraviglioso; questa volta, probabilmente, esagerò con le bevute poiché si ammalò e morì. Venne seppellito a Montefiascone, nella chiesa di San Flaviano, dove è possibile ancora visitare la sua tomba …” (citato da “Mangiare medievale. Alimentazione e cucina medievale tra storia, ricette e curiosità” di Rosella Omicciolo Valenti).

La cantina ha anche un ampio parcheggio per i camper, con carico, scarico ed elettricità.

Un’intera giornata abbiamo riservato alla visita di Viterbo.

Onde evitare difficoltà nella ricerca del parcheggio per il camper, anche su indicazione dei gestori dell’area di sosta, abbiamo raggiunto il capoluogo della Tuscia con l’autobus (le fermate distano circa 15 minuti a piedi dall’area di sosta e si trovano sulla via Roma/Cassia, mentre il capolinea a Viterbo è vicino al centro storico).

Come spesso facciamo, abbiamo camminato lasciandoci guidare, più che dalla cartina con l’indicazione dei siti da visitare, dalle impressioni e dalle suggestioni che ricevevamo guardandoci attorno. Comunque, nella visita del centro storico di Viterbo (a proposito: spesso set cinematografico e di serie televisive come evidenziano alcuni cartelli segnaletici) non si può prescindere da: Palazzo dei Papi con la sua splendida Loggia, la vicina Cattedrale di San Lorenzo che è il Duomo di Viterbo, le antiche chiese di Santa Maria Nuova e di San Silvestro, il vecchio quartiere medioevale di San pellegrino, intatto e poco distante dal Duomo, con le sue case con la scala esterna che termina in una piccola loggia antistante la porta di ingresso,  la piazza del Plebiscito (o Piazza del Comune) con i suoi leoni, emblemi di Viterbo, e le fontane.

Alcune volte i nostri viaggi si costruiscono da soli. Alla fermata dell’autobus per Viterbo, una gentile signora vede che siamo sfogliando la guida turistica del Touring Club e,  sentendo che stiamo parlando di Viterbo, si rivolge a noi suggerendoci la visita di due località che noi non avevamo previsto:  Villa Lante ed i suoi bei giardini a Bagnara ed il Parco dei Mostri a Bomarzo.

Così il giorno dopo la visita di Viterbo, con il camper ci spostiamo nelle due località. Costruita nella seconda metà del ‘500, più che per i suoi due edifici (interessante, però il soffitto a cassettoni della palazzina Montalto), la visita di Villa Lante si incentra sullo splendido  giardino all’italiana ed il suo percorso d’acqua, che grazie al lavoro comune degli architetti Tommaso Ghinucci e Pirro Lagorio (l’ideazione della villa è invece attribuita a Jacopo Barozzi da Vignola) rappresenta una forte affermazione della supremazia dell’uomo sulla natura. Gli architetti intervennero sul pendio su cui si sviluppa il giardino con la costruzione di terrazze e fontane attraversate ed alimentare da un ruscello che longitudinalmente scende dal pendio stesso. Il percorso è stato costruito in modo che si vengono a creare spettacolari giochi d’acqua. Una curiosità è certamente la “Mensa del Cardinale”, ovvero una tavola di peperino attraversata nel mezzo da un fresco ruscello realizzata per tenere freschi frutta e verdura durante i pasti degli antichi proprietari.

Il ruscello termina la sua corsa in quel capolavoro che è la Fontana del quadrato o dei Mori: uno specchio d’acqua suddiviso in quattro sezioni da eleganti balaustre su cui galleggia una barca con un putto zampillante e al centro un triplice cerchio di vasche culminanti nel gruppo dei quattro mori che reggono lo stemma di Papa Sisto V.

Facciamo una breve visita del paese di Bagnara, riprendiamo il camper che abbiamo lasciato in un parcheggio prima del ponte che precede il paese e ci dirigiamo a Bomarzo. La Villa delle Meraviglie, chiamata anche Sacro Bosco, spesso definito Parco dei Mostri (così nel profilo storico del sito web del parco, http://www.sacrobosco.it), è un posto unico, tutto da apprezzare per le enigmatiche figure che il conte Pierfrancesco, detto Vicino,  Orsini (1525-1585) pensò, disegno, realizzò e fece realizzare da artisti ed artigiani. Per lui il posto era il “Sacro Bosco”, luogo intellettuale, altamente simbolico (ma non sempre i simboli sono di facile comprensione),  di tensione spirituale,  lontanissimo dai canoni architettonici del secolo di appartenenza. Non è un caso, infatti, che all’ingresso sono state poste due sfingi, con una iscrizione nella quale si richiama la necessità di intraprendere la visita con l’adatta disposizione della mente, che deve essere pronta ad abbandonare i convincimenti ed essere predisposta ad una nuova visione delle cose. Sulla spalliera di un sedile di pietra nella radura davanti ad una delle figure più conosciute del parco, la bocca dell’Orco, si può leggere la seguente iscrizione

VOI CHE PEL MONDO GITE ERRANDO, VAGHI

DI VEDER MARAVIGLIE ALTE ET STUPENDE

VENITE QVA DOVE SON FACCIE HORRENDE

ELEFANTI LEONI ORSI ORCHI ET DRAGHI.

Ed è proprio quello che ogni visitatore incontra nella sua visita. E se ciò non bastasse, lungo il percorso si incontra una casetta pendente che fa sembrare storto il mondo esterno (ricordate l’iscrizione delle sfingi?), un tempietto funerario dedicato all’amata Giulia Farnese, fontane, sedili e obelischi su cui, il conte, fece incidere motti e iscrizioni.

C’è chi definì le figure “mostruose escrescenze “ (il grande anglista e uomo di cultura, Mario Praz), chi invece li apprezzò profondamente (Salvator Dalì, tra gli altri). Il fatto certo è che il Bosco, nel corso dei secoli, andò in rovina e solo nel XX° secolo è ritornato ad essere oggetto di studio, ammirazione e recupero. 

Bomarzo non è solo il “Sacro Bosco. Dopo aver lasciato il camper in un comodo parcheggio posto alla base del paese lungo la strada che porta al Bosco, visitiamo il borgo che è un gioiello medievale ben conservato, con elementi archeologici e architettonici di notevole bellezza, tra cui Palazzo Orsini, edificio rinascimentale costruito nel XVI secolo, e il Duomo che conserva il corpo del patrono Sant’Anselmo. Non a caso è bandiera arancione del Touring Club.

Alla sera ci dirigiamo all’Argentario. Come in passato scegliamo il campeggio “Feniglia”, in località Feniglia, Porto Ercole,  a 500 metri dalla Riserva Naturale Duna Feniglia, e-mail info@campingfeniglia.it

Il primo giorno, seguendo la pista ciclabile asfaltata, che offre delle belle vedute sulla laguna, visitiamo Porto Ercole ed Orbetello.

Il centro storico di Porto Ercole si sviluppa dentro le mura ai piedi della Rocca Spagnola. I possibili percorsi sono segnalati da cartelli e così percorrendo vicoli e piazzette, salendo scalette, avrete la possibilità di visitare la chiesetta, la Rocca e di ammirare il mare.

Il Mulino

Per arrivare ad Orbetello si deve percorrere la diga, costruita nel 1842, che attraversa tutta la laguna. Prima di entrare nella cittadina, alla sinistra, si può ammirare l’ultimo dei mulini rimasti dal tempo della presenza degli spagnoli (dal 1557 all’unità d’Italia).

Una volta lasciate le biciclette all’ingresso del paese, nella nostra passeggiata abbiamo modo di vedere le mura etrusche a grandi blocchi poligonali del IV secolo a.C. (le migliori si possono vedere subito dopo il mulino), il palazzo del Governatore spagnolo in piazza Plebiscito, la chiesetta di Santa Maria delle Grazie in piazza iV Novembre ed il Duomo in piazza della Repubblica e la curiosa polveriera Guzman, ora sede del Museo Archeologico, in via Mura di Levante n. 7, con i suoi obelischi davanti alle finestre costruiti per proteggere l’edificio, costruita dagli spagnoli e presso cui si approvvigionò di munizioni Garibaldi per la spedizione dei Mille.

Il secondo giorno lo dedichiamo alla visita di Porto Santo Stefano, che raggiungiamo con l’autobus. Apprezziamo il lungomare e ci inoltriamo nelle vie del paese per salire alla fortezza spagnola.

Ritorniamo in bicicletta ad Orbetello per cenare, come alla sera precedente,  al ristorante “I Pescatori”, in via Giacomo Leopardi 9. Di questo ristorante, conosciuto per la sua buona cucina casalinga in un precedente viaggio, avevamo un ricordo diverso perché, purtroppo, questa volta i piatti cucinati sono qualitativamente mediocri ed i tempi di attesa, soprattutto la seconda sera, troppo lunghi.

Sia il primo che il secondo giorno, una volta rientrati in campeggio, destiniamo del tempo per camminare lungo la spiaggia della Feniglia in prossimità del campeggio. Poiché inserita nella Riserva Naturale Duna Feniglia, è il mare che a noi piace: libero, selvaggio, con tronchi conchiglie alghe depositati dal mare, con pini domestici, sughere, lecci, gigli marini, ginepri ed arbusti della macchia mediterranea che fanno da cornice alla spiaggia. E’ anche popolata di animali (daino, cinghiali, volpi, tassi, donnole ed altri roditori, testuggine d’acqua) che però non vediamo, mentre abbiamo la fortuna di sentire il verso di qualche uccello (cuculo, upupa, ghiandaia). Romantico il paesaggio del giorno della partenza: e con il grigio, il vento, le onde ed il freddo lasciamo l’Argentario. 

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