E’ stata la nostra prima uscita dopo il difficile tempo dei lockdown: siamo stati tanto contenti di essere risaliti sul nostro camper e di riassaporare il senso del viaggio: tanta voglia di lasciare il tran tran quotidiano di questo periodo limitato e limitante per andare là dove non siamo mai stati, per nuove conoscenze ed incontri.
PRIMO GIORNO
Abbiamo raggiunto il campeggio “Al Bosco” di Grado: è abbastanza vicino al centro, raggiungibile a piedi in circa mezz’ora (ma è anche fiancheggiato dalla pista ciclabile), non è certamente un “camping village”, i camper di oltre i 7 metri possono avere seri problemi di spostamento al suo interno, è però accogliente e soprattutto molto comodo se si vuole passare qualche giorno in spiaggia o fare gite in bicicletta.
SECONDO GIORNO
In bicicletta lungo il percorso FVG 2, nella parte che costeggia la Laguna di Grado, la Riserva Naturale della Valle Cavanata fino al villaggio di pescatori di Punta Sdobba (avremmo voluto raggiungere anche l’isola della Cona ma, ad un certo punto, quando la pista ciclabile è diventata un piccolo sentiero nei campi, ci siamo trovati immersi nel fango, che ci ha impedito di proseguire). Il tratto che noi abbiamo fatto è facile, quasi sempre la pista è asfaltata, e permette di cogliere pienamente le caratteristiche del luogo: una zona umida (di valore internazionale), con bacini salmastri, i canali, i terreni che periodicamente vengono sommerse dall’acqua, la vegetazione lagunare, i filari di vigneti, gli uccelli (nel sito, vallecavanata.it, ne dichiarano 260, tra migratori e rapaci, con l’oca selvatica, scelta a simbolo) e i mammiferi. A noi è capitato di vedere delle garzette, degli aironi, delle oche selvatiche, udire il gradevole canto di uccelli a noi sconosciuti e, per due volte, fermare la bicicletta per vedere, nel vicino prato, un capriolo.

La pista ciclabile 
La pista ciclabile 
Veduta con garzetta 
La riva dalla pista ciclabile 
Il villaggio di pescatori 
Il villaggio di pescatori
Quando rientriamo al campeggio c’è ancora tempo per una visita di Grado. Con la bicicletta, superata la parte turistica degli hotel, ci spostiamo nel centro storico: tante sono le calli ed i campielli, bella è l’antica Cattedrale di S. Eufemia, con il suo campanile quattrocentesco, l’insieme è davvero suggestivo (anche se, per i nostri gusti, un po’ troppo turistico).
TERZO GIORNO
Ci spostiamo a Trieste. Scegliamo come base l’area attrezzata “Mamaca Park”, in via del Pane bianco 16, (45°37’31.6″N 13°47’12.2”E): una bella area, ben gestita, all’esterno della quale c’è la fermata del bus che in circa 10 minuti vi porta nel centro della città (e qualche negozio dove fare la spesa). Prima di arrivare è consigliabile telefonare per avere il codice di accesso e qualche indicazione stradale (il loro sito è: www. mamaca.org).
Dedichiamo il giorno alla visita della città. Due gli aspetti che ci colpiscono e che vediamo costantemente presenti nel nostro percorso a piedi nelle vie e nelle piazze: la sua dimensione di crocevia culturale e la presenza del mare. Iniziamo da Piazza della Borsa, nel borgo teresiano (da Maria Teresa d’Austria che fece grande Trieste) con il Palazzo della Borsa vecchia e raggiungiamo Piazza dell’Unità d’Italia, il cuore della città antica, con la sua apertura verso il mare ed i suoi eleganti ed imponenti palazzi, di cui ci colpisce l’eclettico Palazzo comunale. Dopo di che ritorniamo nel borgo teresiano e qui il Canal Grande con i palazzi che lo fiancheggiano attirano la nostra attenzione. Così le targhe che ricordano i luoghi della vita di due grandi letterati legati a Trieste, James Joyce e Italo Svevo.
E’ mezzogiorno e non ci lasciamo scappare una tappa culinaria in un famoso ristorante: è il “locale storico” Buffet da Bepi, attivo da più di cento anni, con radici culinarie della tradizione austro-ungarica. Così nel loro sito, “buffetdapepi.it“: “…la tecnica originale della cottura in caldaia delle carni di maiale, variante locale del bollito in brodo. Potrete dunque essere deliziati dall’ineguagliabile piatto misto, che vi darà la possibilità di assaggiare insieme tutte le nostre specialità. Oppure, se siete di fretta, un rapido e gustoso panino di “porzina” (porcina, coppa di maiale aromatizzata), condito e profumato con senape e kren (rafano fresco grattugiato).” Noi optiamo per una porzione di jota triestina, antica zuppa composta da listarelle di cavolo cappuccio fermentato fagioli patate salsiccia pancetta brodo vegetale erbe e spezie, due piatti misti accompagnati da una porzione di patate in tecia: del piatto di carne ci stupisce la leggerezza e tutti e tre sono davvero una grande delizia per i nostri palati.
Dopo il pranzo, tralasciamo la visita dei musei (il tempo è tiranno) e saliamo sul colle di San Giusto. Alle pendici, profondamente trasformate da interventi di demolizione all’inizio del XX° secolo, ci sono due interessanti chiese: S. Maria Maggiore, con una bella facciata barocca e la piccola basilica di S. Silvestro, antica, dal bel rosone gotico che arricchisce la semplice facciata. Prendiamo la scalinata che termina nella Piazza della Cattedrale, lungo la quale trova posto l’Orto lapidario (con un pregevole elemento architettonico: un piccolo edificio classicheggiante dell’archeologo Winckelmann). Il primo settore della piazza è occupato da S. Giusto, che è il massimo monumento e simbolo della città, unione di due chiese risalente al trecento, e al suo fianco dalla piccola chiesetta gotica di San Michele al Canale. Sullo sfondo della piazza sorge il Castello, con i suoi bastioni, ai piedi del quale c’è la platea romana con i resti della basilica forense romana.
Ritorniamo in Piazza dell’Unità d’Italia e gustiamo un ottimo caffè nel famoso Caffè degli specchi, altro locale storico di Trieste. E concludiamo la nostra giornata passeggiando lungo il Molo Audace, dove il ricordo della Prima Guerra Mondiale si unisce ad una contemporanea passeggiata rilassante, e Le Rive, ovvero gli ampi viali sui quali si prospettano altri imponenti e begli edifici.

Piazza Unità d’Italia 
Il Palazzo comunale 
S. Giusto 
Il campanile di S. Giusto 
Il Canal Grande 
La Borsa Vecchia
QUARTO GIORNO
La prima tappa del giorno è il Sacrario di Redipuglia. Purtroppo è “temporaneamente chiuso”: vedere l’imponente scalinata e le croci alla sua sommità, sapere che conserva le salme di 100.000 caduti e che sui gradini sono incisi i nomi di chi ha perso la vita nelle violentissime e sanguinose battaglie che si sono combattute in queste zone, ti fa pensare alla Patria (o, per meglio dire, alla “Madre Patria”), a chi è morto per la sua difesa, ma anche a qualche poesia, a qualche pagina di romanzo, a qualche scena di film e, perché no, a qualche canzone, e allora non sai più che cosa prevale tra tristezza, amarezza e rabbia.
Gradisca di Isonzo, un “borgo d’Italia”, è stata la successiva tappa. Abbiamo lasciato il camper nel parcheggio in Via Trieste, la via che conduce verso il centro, tra un supermercato ed un distributore di benzina (GPS 45°53’08”N; 13°29’44.9”E). Una breve passeggiata di circa un quarto d’ora e ci troviamo sulla grande piazza che precede il centro della cittadina con il bell’edificio del teatro comunale.
Superata la porta entriamo nel centro storico. La sua peculiarità ed importanza è data da vie parallele collegate da minuscole vie e dai tratti di mura, bastioni, porte e torri che è tutto ciò che rimane del “luogo fortificato” (di qui il nome gradisca di derivazione slovena) fatto costruire dai Veneziani nel quattrocento. Qualche bella casa, il Municipio di impronta palladiana, il Duomo completano la nostra visita.

Il Municipio 
Il Duomo 
Sezione delle mura
Altra tappa della giornata è Gorizia. Lasciamo il camper nell’ Area Attrezzata in Viale Oriani, GPS 45,945936N; 13,616056E; GPS 45° 56′ 45″N; 13° 36′ 58”E. Dopo una breve camminata, sotto un tunnel, la nostra visita ha inizio dalla grande Piazza Vittoria, nel passato luogo di mercati e di cerimonie pubbliche, con la chiesa barocca di S. Ignazio e a fontana di Nettuno. Continuiamo in Via Rastello, la prima via (risale al trecento) della città, ora pedonale, con tanti edifici interessanti, di epoche diverse. Saliamo al Borgo Castello, per noi la parte più suggestiva di Gorizia. Sovrasta il centro storico, è cinto da bastioni eretti dai Veneziani agli inizi del XVI° secolo e rappresenta il nucleo primigenio di Gorizia. Entriamo dalla porta leopoldina degli inizi del XVII° secolo, passeggiamo nelle vie, notiamo quel che resta degli edifici medioevali (purtroppo la zona fu ampiamente distrutta nel corso della Prima Guerra Mondiale), soprattutto la gotica chiesetta di S. Spirito, con il suo campanile a vela, il rosone e il protiro pensile, ed il Castello.

Veduta di via Rastello 
La porta leopoldina 
S. Spirito
Alla sera ci siamo spostati a Capriva del Friuli, nell’Area Attrezzata in via degli Alpini, GPS 45° 56’47.8”N; 13°30’42.8”E. E’ immersa nel verde, di fianco alla pista ciclabile che attraversa il Collio, peccato però che le colonnine dell’elettricità non sono funzionanti.
QUINTO GIORNO
Alla mattina, quando ci svegliamo, decidiamo di cambiare programma: abbandoniamo l’idea di percorrere una parte della ciclabile del Collio (“Slow Collio”) per visitare Cividale del Friuli, l’Abbazia di Rosazzo e per ritornare a Grado.
Cividale ci sorprende per la sua bellezza. Passeggiamo nel centro storico medievale. C’è tanto rispetto ed amore per il passato: in molte vie notiamo delle targhe che ricordano le attività, le botteghe ed i proprietari che si sono succeduti nel corso del tempo (XX° secolo): un pezzo di storia della città, che ricorda ai giovani da dove veniamo. Interessante il Duomo, in forme gotico-venete, con la Piazza dove si trovano una copia della statua di Giulio Cesare in Campidoglio ed il Palazzo Comunale. Splendide sono le viste sul Natisone, il fiume che l’attraversa: dal Ponte del Diavolo, la cui origine risale alla metà del ‘400, oltre che del fiume, si ha un bel colpo d’occhio su tutto il centro storico. Ma dei monumenti è soprattutto il Tempietto longobardo, nel Borgo Brossana, uno dei più antichi di Cividale, che ci colpisce: fa parte del sito “Longobardi in Italia: i luoghi del potere”, iscritto alla Lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO nel giugno 2011. E’ un grande esempio di arte altomedioevale, inserito in un convento di religiose (fu costruito come una cappella palatina): si presenta come un’aula quadrata, con volta a crociera, con una parte absidale tripartita da due file di colonne. L’aula contiene degli stalli lignei (durante la nostra visita, per un’opera di ristrutturazione, portati nella Sagrestia), ha degli affreschi bizantineggianti, ma sono soprattutto gli stucchi figurati della parete di fondo che danno ulteriore e grande valore alla visita.

Il Natisone 
Il Natisone 
Piazza del Diacono (Centro storico) 
Il Duomo 
Il Tempietto Longobardo 
Il Tempietto Longobardo
Più che per la visita dell’Abbazia, di Rosazzo ci ricorderemo del roseto (d’altro canto il nome deriva appunto dal fiore): tante sono le rose, dalle molte varietà e quasi tutte in fiore, coltivate sul crinale dove l’abbazia venne costruita e la vista che dalle rose sale verso l’Abbazia o scende verso la valle è davvero molto bella.

Il roseto – Abbazia di Rosazzo 
Il roseto – Abbazia di Rosazzo 
Il roseto – Abbazia di Rosazzo
Alla sera ci ritroviamo nel campeggio “Al Bosco” di Grado.
SESTO GIORNO
Un’altra bella passeggiata in bicicletta su una pianeggiante pista ciclabile, in larga parte asfaltata, di circa 60 chilometri (andata e ritorno dal campeggio), una sezione della Ciclovia Alpe-Adria.
La prima tappa è Aquileia. Ed ovviamente restiamo incantati dalla Basilica, “tra i più grandiosi e importanti monumenti religiosi del periodo romanico, nonostante i successivi rifacimenti intervenuti mantiene le forme della sistemazione voluta dal patriarca Popone nel secolo XI°” (così la guida del “Touring Club”), dal suo pavimento a mosaico dei primi del IV° secolo, diviso in 9 grandi riquadri con varie figurazioni, “è la più vasta testimonianza di mosaico paleocristiano dell’Occidente” (così ancora la guida del “Touring Club”).

La Basilica (dalla pista ciclabile) 
L’interno della Basilica 
Una sezione del pavimento
Abbiamo una giornata piuttosto piena e ciò ci obbliga ad accorciare la visita: tralasciamo la Cripta degli Scavi nella basilica, il Cimitero dei Caduti, il Museo Archeologico Nazionale, le rovine del porto che avremmo voluto visitare: una ragione per ritornarci!
Così lasciata la Basilica, raggiungiamo Strassoldo, uno dei “Borghi più belli d’Italia” nel Friuli Venezia Giulia, “con i suoi due castelli costituisce un raro esempio di antico borgo medievale, estremamente ben conservato e di raro fascino”, anche se il complesso che appare oggi è il frutto del rimaneggiamento settecentesco. E’ tuttora abitato dai discendenti della famiglia germanica dei Strassoldo-Graffemberg, importane famiglia patrizia che ha dato molti funzionari all’impero austro-ungarico. Lasciata la bicicletta alla Porta Cistigna, entriamo nel Borgo vecchio che è quello del Castello di sopra per poi arrivare al Castello di sotto: la via in acciottolato, gli edifici in pietra, gli esterni del Palazzo principale del Castello di Sopra, la chiesa di San Nicolò, l’imponente edificio in pietra del Castello di sotto, un ponticello superato il quale si entra nel Borgo Nuovo, forse del XIII° secolo: ci sentiamo in un’altra dimensione temporale, molto lontana dalla vita dei giorni nostri.

L’ingresso al Castello di sotto 

La Chiesa di San Nicolò
Continuiamo la nostra passeggiata e raggiungiamo Palmanova, dichiarato nel 2017 dall’Unesco uno dei siti italiani Patrimonio Universale dell’Umanità. Una volta passata la cinta muraria ed entrati da una delle porte, ci spostiamo nella grande piazza centrale dalla quale risulta chiaramente la sua struttura di borgo fortezza a pianta poligonale a stella con 9 punte pianificato dai veneziani nel 1593 che gli è valsa la classificazione dell’Unesco e la designazione di monumento nazionale dal 1960.
E Palmanova è la tappa finale della nostra passeggiata.
SETTIMO GIORNO
Restiamo a Grado e facciamo una lunga passeggiata sulla spiaggia. Il mare è di molto rientrato e la spiaggia è molto estesa (il toponimo Grado deriva dal latino “ad aquas gradatas” che forse allude al declivio della spiaggia), gli stabilimenti balneari con i bar le cabine e le sdraio, che hanno fatto da sempre la fortuna della cittadina anche all’estero nelle terre della Mitteleuropa, sono solo a ridosso del centro ed il luogo ha un che di “selvaggio” che a noi piace tanto: una bella passeggiata che conclude la nostra prima e tanto attesa uscita.



Bel giro. Io arrivando da nord faccio una sosta al santuario dei Monti Lessini a Tarvisio, poi sosta riposo ai laghi di Fusine. Per il resto il vostro giro lo copio in pieno. A Trieste mi fermerò al camping Obelisco in collina con belvedere su baia di Trieste. A Grado vado a visitare il Santuario di Barbana. Ci si arriva in barca dal centro città. Un giretto in laguna.
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Terrò presente i luoghi che non abbiamo visitato quando ritorneremo in Friuli (per il Santuario abbiamo avuto problemi di orario; però una visita da non perdere). Grazie e … buon viaggio.
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