Una settimana a Livigno

E’ la prima volta che raggiungiamo Livigno in camper: per non passare dalla Confederazione elvetica percorriamo le statali 36, 38 e 331,  superiamo il passo del Foscagno che collega la valle di Livigno alla Valdidentro e la Valtellina e tra i campeggi scegliamo “Aquafresca” in via Palibert 374, http://www.aquafresca.info. E’ un po’ defilato rispetto al centro di Livigno: la distanza è di circa 5 chilometri facilmente colmabile però con il servizio navetta gratuito gestito dal Comune o con la pista ciclabile che corre lungo il torrente Spoel. Accoglie una sessantina di camper e qualche tenda: tranquillità, pulizia ed ordine sono le tre caratteristiche che troviamo e che apprezziamo.

Non siamo soli: ci accompagnano alcuni parenti (loro soggiornano in una pensione) con cui trascorriamo i giorni facendo gruppo (noi siamo gli zii e … come tali ci comportiamo), tra passeggiate a piedi e in bicicletta,  e, chi scrive, anche pescando: un soggiorno stimolante, in un bell’ambiente naturale, rilassato e rilassante, sicuramente da ripetere in futuro. Sia in estate che in inverno perché Livigno offre grandi possibilità in entrambi le stagioni (per chi ne vuol sapere di più, consigliamo di visitare il sito livigno.eu)

PRIMO GIORNO

Partiamo con il camper molto presto da casa ed arriviamo a Livigno nella tarda mattinata. Subito saliamo in bicicletta e percorriamo la parte della pista ciclopedonale che dal campeggio va in centro Livigno.

Nel pomeriggio rifacciamo questo tratto a piedi: il torrente Spoel (Acqua Granda in italiano), con le sue acque impetuose, la lunga valle in cui si trova adagiata Livigno (c’è chi, un po’ enfaticamente, la definisce il “Piccolo Tibet”), le alte montagne che la circondano (Livigno è a 1816 metri sul livello del mare) ci regalano un’impressionante e meravigliosa vista.

In Livigno ci sono numerosi negozi, oltre a ristoranti hotel e pensioni di vario genere: infatti gode dello status di zona extradoganale (le origini risalgono a circa 500 anni fa, mentre è una legge dell’inizio del XX° secolo a stabilire lo status di porto franco) che ai visitatori permette di avere, ai giorni nostri, merci senza l’IVA nel rispetto di una spesa massima a persona di € 300 (risultano davvero molto convenienti i carburanti: abbiamo pagato il gasolio meno di 1 euro al litro).

SECONDO GIORNO

Ancora una passeggiata a piedi: prima sulla pista ciclopedonale, poi, una volta raggiunta la Latteria di Livigno,  in via Pemont 911, seguendo il sentiero n. 138, “un percorso breve, senza alcun dislivello”, che “costeggia, …, la riva destra del lago di Livigno fino a raggiungere, nell’amenita’ del Bosc’ch dal Re’ste’l, il Pont da li Ca’bra (Ponte delle Capre), raggiungiamo “dopo aver percorso 50 metri di leggera salita, il ristoro da l’Alpasge’la” ovvero “Apisella” (citazioni dal sito di Livigno). Il ristoro è molto frequentato, la vista sul lago molto bella, c’è uno spazio dedicato ai giochi dei bambini, mentre i piatti sono quelli che ti aspetti in luoghi come questi: affettati misti con formaggio, polenta e funghi, calici di vini valtellinesi, birra sono stati il nostro pranzo.

TERZO GIORNO

Per chi scrive, è pesca nel lago, che è un bacino artificiale tra Italia e Svizzera, costruito per scopi energetici. Per pescare bisogna far riferimento al “Regolamento per l’Esercizio della pesca nelle acque a salmonidi della provincia di Sondrio”: e così con l’acquisto di un permesso giornaliero No-kill di € 20 fatto presso il negozio “PB Pesca” in via Dala Gesa, 563, trascorro qualche ora dedicata ad una delle mie passioni. L’avevamo notato ieri: c’è poca acqua ed il lago è di molto rientrato rispetto alle sue rive.

Mi tengono  compagnia pochi altri pescatori: loro sono dediti con canna e galleggiante alla pesca del salmerino (ed ottengono qualche buona cattura), io invece a spinnning con piccoli ondulanti. Quando mi posiziono nella parte del lago dove entra lo Spoel ed un altro torrente che scende dal lato in cui c’è il Ponte delle Capre, riesco a catturare una bella fario ed alcune iridee di taglia media (nel lago vengono fatte delle semine nel corso del periodo estivo).

Mentre io pesco, il resto della compagnia cerca di riposarsi sdraiandosi nella parte in secca del lago (resisteranno meno di  un’ora) o intraprendere una passeggiata sul sentiero n. 138 che lambisce il Ristoro Val Apisella.

A mezzogiorno ci ritroviamo tutti al Ristoro e ai piatti di ieri si aggiunge anche una buona salamella alla piastra con polenta.

Nel pomeriggio io continuo la mia attività alieutica, mentre è tempo di shopping per gli altri.

QUARTO GIORNO

E’ giunto il momento di fare una bella camminata in montagna. Decidiamo di seguire il sentiero n. 167 della Val Federia che inizia dal parcheggio n. 3 di Livigno Pont de la Calchéira a m. 1850 (in realtà noi lasciamo l’auto in uno spazio in prossimità del lago e così allunghiamo un po’ il percorso con la parte che segue il torrente Federia).

Il sentiero non presenta particolari difficoltà (all’inizio coincide con un tratto di un Percorso Vita che dopo un ponte di legno prosegue a sinistra del sentiero): la chiesetta di Federia, gli alberi, il ruscello, un piccolo ghiacciaio, la verde spianata di Plan de l’Isoleta (m. 2050), la vista delle vette innevate davanti a noi ci riempiono gli occhi.

Dal Plan dell’Isoleta il sentiero sale un po’, mezzogiorno è passato ed in un prato in cui c’è un tavolo e delle panche ci fermiamo per il pranzo (e lì vicino una struttura conica in legno funge da toilette!). Terminato il pranzo noi continuiamo a salire un po’ lungo il sentiero: al margine ci sono molte tane di marmotte che purtroppo non vediamo. Però ci fermiamo: le successive mete Cheseira da Fedaria, il rifugio Casciana ed il Rifugio Carosello 3000 (il belvedere più alto di Livigno) saranno raggiunte nella nostra prossima visita a Livigno che sicuramente ci sarà (a proposito: per il rifugio Carosello c’è anche la funivia che parte in via Saroch 1242/G a Livigno).

Rientriamo per lo stesso sentiero a Livigno ed un meritato riposo serale ci aspetta.

QUINTO GIORNO

Per quanto mi riguarda, è dedicato interamente alla pesca (fruttuosa), mentre per gli altri è tempo di altro shopping (ah Livigno porto franco … che, poi, “molto franco” non sempre è…)

SESTO GIORNO

E’ giorno di un’altra passeggiata in quota. Decidiamo di salire con la telecabina che parte da via Bondi 43 al Mottolino (m. 2349). Da qui scendiamo lungo un sentiero, largo ed in parte in costruzione che, come camminatori,  ci lascia un po’ perplessi (è da ricordare però che Mottolino è soprattutto uno splendido snowpark e territorio per MTB). Perplessità che proviamo anche quando incontriamo un cacciabombardiere G9: nessuno scenario di Prima o Seconda guerra Mondiale, ma lì messo per “scatenare la fantasia di chi scende con gli sci o in mountain bike” (così nei depliant: !?).

Raggiungiamo Trepalle ed il passo Eira (m. 2210) e qui seguiamo il sentiero n 134, abbastanza facile,  che sale fino al Crap de la Paré, a m. 2393.  All’inizio ci sono delle stazioni della Via Crucis; poi, dopo aver svoltato a sinistra al cartello “Crap de la Paré“,  ci godiamo un altro spettacolo naturale: i fiori e la vegetazione che cambiamo con l’altezza, la meraviglia della vista del lago di Livigno dell’alto, le vette delle montagne innevate e no del vallone che racchiude Livigno, Livigno stessa vista dall’alto fanno di questa giornata un’altra giornata particolare del nostro soggiorno.

Al rientro noi scegliamo si ritornare sui nostri passi verso il Passo Eira e da qui scendere a Livigno per un comodo sentiero che ci conduce alla stazione di partenza della telecabina, a fianco del quale corre la pista per le MTB.

SETTIMO GIORNO

Un giorno in bicicletta. Dal campeggio ci muoviamo, lungo la pista ciclopedonale, in direzione opposta rispetto al centro di Livigno. Oltrepassiamo il parcheggio n.8 sulla strada che sale al passo della Forcola per prendere, a sinistra, la strada sterrata che ci porta, dopo aver attraversato il primo ponticello sul fiume Spoel, alla “Malga Alpe Vago”. La valle in cui ci troviamo  è la Val Nera ed  il sentiero prosegue fino alle cascate (dal parcheggio sono circa 6 chilometri per un dislivello di 255 metri).

Noi questa volta ci fermiamo alla malga. Si possono degustare prodotti tipici (per chi fosse interessato il loro sito è alpelivigno.it), ma noi preferiamo qualcosa di dolce (avevamo acquistato i salumi nel loro negozio in centro Livigno, Via Plan 93h) e  ci deliziamo con una piccola forma di ricotta ricoperta con sciroppo al pino mugo (con la ragazza che ci serve che racconta, tutta contenta, la sua raccolta delle pigne e la preparazione dello sciroppo).

Ritorniamo al campeggio percorrendo qualche chilometro della strada che scende dal Passo della Forcola, che d’estate, arrivando dal territorio svizzero, è una delle tre strade attraverso le quali Livigno può essere raggiunta (le altre due sono quella del Passo del Foscagno e la galleria stradale, a pedaggio e a senso unico alternato, “Munt La Schera”, che la collega all’Engadina). E’ ovviamente tutta in discesa  e senza mai toccare i pedali ritorniamo al campeggio.

La settimana è ormai finita ed il giorno successivo ritorniamo a casa.

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