Come lo scorso anno, abbiamo deciso di trascorrere qualche giorno in Trentino (il diario del precedente soggiorno in Val di Non lo potete nella sezione “Viaggi in Italia”). Questa volta le mete sono due: la Val Rendena e la Val di Sole.
PRIMO GIORNO
Arriviamo al campeggio Val Rendena, in via Civico 117, a Daré. Il campeggio è ordinato, con 96 piazzole, alcune “superior” (noi occupiamo una di queste), con servizi puliti e non privi di una certa eleganza nel nuovo blocco, ha un parco giochi per i piccoli, una piscina, si trova sulla pista ciclabile che attraversa la valle e sul fiume Sarca.

Subito dopo aver scaricato le biciclette dal garage del camper, prendiamo la pista ciclopedonale in direzione Pinzolo. Siamo nel Parco Naturale Adamello-Brenta, in quanto la valle è inclusa tra la Presanella, con i suoi ghiacciai perenni, e l’Adamello ad ovest, e le Dolomiti di Brenta ad est. La pista si snoda tra campi, lambisce i i piccoli centri di questa parte della valle (a Strembo c’è la sede del Parco), costeggia spesso il fiume Sarca, è tutta asfaltata e non presenta particolari difficoltà. Davvero un bell’inizio!
SECONDO GIORNO
Riprendiamo la pista ciclabile, ma questa volta in direzione opposta verso Tione di Trento, che, all’andata, all’altezza del Centro sportivo, lasciamo alla nostra destra per proseguire per circa 8 chilometri in direzione Preore, Ragoli, con tappa finale nella zona riservata al barbecue del Lago di Ponte Pià, un bacino artificiale costruito negli anni ’50 del secolo scorso. Siamo nelle valli Giudicarie centrali, il percorso è facile, con qualche leggero saliscendi, in larga parte su asfalto e dal basso ci regala qualche bella vista dei borghi della zona.

La pista ciclabile (oltre Tione di Trento) 
La chiesa di Ragoli 
Il lago di Ponte Pià
Per ritornare decidiamo di abbandonare la pista ciclopedonale e percorrere, per avere un altro punto di vista, la strada provinciale (SP 34), quasi tutta in discesa, che da Stenico, uno dei comuni del lago da cui si scende verso il lago stesso, ci porta a Tione. Qui facciamo una breve sosta in un ristorante/bar/gelateria del centro dove gustiamo un ottimo gelato con fragole e frutti di bosco.
Riprendiamo la strada verso Daré: alla fine del paese troviamo un’indicazione per la pista ciclabile: la seguiamo e dopo una corta ma ripida discesa (c’è l’obbligo di portare la bicicletta a mano), ci ritroviamo su un ponte che attraversa il fiume Sarca e che ci collega alla pista ciclopedonale della Val Rendera, nel tratto già percorso in precedenza.

Tione di Trento – La gelateria 
Il ponte sul fiume Sarca 
Il fiume Sarca
Al rientro tolgo dal fodero la nuova canna per la pesca alla mosca che ho appositamente comprato per questo viaggio (il Trentino è un paradiso per i pescatori, soprattutto a mosca). Inizio gli allenamenti al lancio (ho qualche rudimento ma nulla più) e dopo qualche minuto ho il privilegio di un incontro con un maestro di pesca alla mosca. Proveniente dalla Polonia però, alla ricerca di un suo ragazzo, forse impegnato nella gara in corso lungo il fiume. E così, parlando in inglese, mi regala una lezione sul lancio che migliora di un po’ i miei tentativi (verificherò i progressi qualche giorno dopo).
TERZO GIORNO
Mi alzo molto presto e, tradendo la pesca a mosca, vado lungo il fiume Sarca con la mia canna da spinning e qualche artificiale (il permesso per una giornata di pesca “no kill” l’ho acquistato presso la reception del campeggio al costo di € 23). Aggancio qualche trota: tutte iridee e, purtroppo, molto piccole.
Dopo circa due ore rientro al campeggio e ci prepariamo per una visita a Madonna di Campiglio. Che raggiungiamo con il bus che ferma a Daré come in tutti i borghi della valle. La strada che sale è molto bella e regala delle belle vedute sulle montagne attorno. Madonna di Campiglio non ci lascia una grande impressione forse perché siamo in estate e forse perché non abbiamo tempo per le numerose passeggiate in quota che si possono fare. Il luogo è sicuramente elegante, prati abetaie e le cime delle Dolomiti di Brenta la circondano, ma tanti sono anche gli alberghi i ristoranti e i negozi, le macchine sono un po’ ovunque, c’è un laghetto artificiale per la pesca sportiva: chissà cosa avrebbe detto Giovan Battista Righi che la fondò alla fine dell’800?
Rientrati al campeggio, Cri si rilassa leggendo e andando in piscina, mentre io continuo la pesca sul fiume (c’è anche un laghetto di pesca sportiva nelle vicinanze che però ignoro perché non voglio riprodurre situazioni che trovo dove abito). Si ripete la situazione della mattina: qualche iridea fuori o appena in misura. Forse vale la spiegazione di due pescatori conoscitori del luogo incontrati alla mattina: sono trote di recente immissione (nel fine settimana precedente si è svolta una gara di pesca alla mosca), mentre la piena dello scorso anno che ha profondamente modificato il letto del fiume, unendosi alla presenza di un consistente stormo di cormorani che soggiornano in questa parte di fiume (anche da me notati durante le ore di pesca), ha allontanato le trote fario e marmorate di cui questo tratto di fiume era pieno.
Quarto giorno
Siamo nuovamente sulla bella pista ciclabile in direzione Pinzolo e raggiungiamo Carisolo. Breve visita del paese e ritorniamo a Pinzolo. Ci fermiamo al cimitero per vedere la chiesa di “San Vigilio”: con elementi gotici, è particolarmente interessante per gli affreschi a tre livelli presenti sulla facciata rivolta a settentrione. Di questi assai pregevole è la “danza macabra” a cura dal pittore Simone Baschenis datata 1539 (Simone è un esponente di una famiglia itinerante di frescanti originaria del bergamasco a cui si devono anche altri affreschi presenti nelle chiese della zona).

Lungo la pista ciclabile 
Lungo la pista ciclabile 
Un’area di sosta 
La chiesa di Pinzolo 
La Danza macabra (particolare) 
La Danza macabra (particolare)
Una volta terminata la visita, raggiungiamo il centro e gustiamo un ottimo gelato nella gelateria artigianale “Dolom’Ice” in piazza Carrera 11. Ha sia gusti tradizionali che ricercati: noi scegliamo ed apprezziamo lo yogurt, il lampone, con birra e miele e “Sicilia”, con arancia e mango.
Rientriamo in campeggio e prepariamo il camper per la partenza di domani per la Val di Sole.
QUINTO GIORNO
Percorriamo la SS 239 che da Daré sale, lambendo Madonna di Campiglio, al valico alpino di Campo Carlo Magno, per scendere a Dimaro ed innestarsi sulla SS 42 del Tonale e della Mendola che percorre la Val di Sole (per tutta la strada il paesaggio alpino è davvero molto bello).
Arriviamo al Camping Cevedale, in via di Sotto Pila, 4, Ossana (“campingcevedale.it“). E’ grande, ha un’area barbecue, accoglie anche tende ed ha molti chalet, è sotto al centro di Ossana, è ben gestito, con attività serali. E’ attraversato dal torrente Vermigliana (un ponte collega le due parti del campeggio), e si trova vicino all’inizio di interessanti sentieri e lungo la pista ciclabile che attraversa la Val di Sole.

Il castello di Ossana visto dal campeggio 
Il torrente Vermigliana con il mastro del castello
Noi ne approfittiamo subito e così, con qualche chilometro in direzione Malé, concludiamo il nostro primo pomeriggio in Val di Sole sulle nostre e-bike.
SESTO GIORNO
Come nel precedente campeggio, alla reception facciamo la Trentino Guest Card (scaricabile comunque anche da Internet): è gratuita e permette di viaggiare liberamente con i mezzi pubblici in Trentino, “accedere in più di 60 musei, 20 castelli e più di 40 attrazioni, compresa l’Arena di Verona, degustare prodotti enogastronomici del territorio e acquistarli a prezzi scontati fruire di oltre 60 attività in tutto il Trentino” (citato dal sito della Carta).
Con il treno raggiungiamo Daolosa per prendere la cabinovia che ci porta in Val Mastellina a 1376 metri sul livello del mare. Dalla stazione di arrivo seguiamo il facile sentiero che ci conduce al rifugio “Orso Bruno”: siamo in cima alle piste da sci di Folgarida/Marilleva/M.di Campiglio, a 2180 metri sul livello del mare. Decidiamo di pranzare all’esterno: mentre mangiamo un buon piatto di polenta con funghi, continuiamo ad ammirare il bel panorama che ci accompagna da quando siamo scesi dalla cabinovia: a nord le vette del Cevedale e a sud il Gruppo di Brenta.
Iniziamo la discesa a piedi perché vogliamo arrivare alla stazione intermedia della cabinovia. Però manchiamo il cartello, un funzionario della cabinovia che incontriamo lungo il sentiero ci dà un’indicazione sbagliata, noi non ci fidiamo di percorrere un sentiero dove compare l’indicazione “zona di presenza dell’orso bruno”. Conclusione: per più di sei chilometri camminiamo in discesa sulla strada provinciale che ci conduce a Marilleva 900, da dove prendiamo il treno per ritornare al campeggio.

Verso il rifugio “Orso Bruno” 
Verso il rifugio “Orso Bruno” 
Il rifugio “Orso Bruno” 
Dal rifugio “Orso Bruno” 
La discesa dall'”Orso Bruno” 
La discesa dall'”Orso Bruno”
Alla sera ci attende una attività del campeggio. Il titolo è “We taste”: il proprietario di un negozio della zona (“Maso dei Sapori”a Mezzana) ci intrattiene piacevolmente parlando di speck, salumi, formaggi e grappe. Ci offre dei piccoli assaggi: una serata interessante, che trabocca di passione per il territorio, delle sue genti e dei suoi prodotti, che ci permette di conoscere ed assaggiare grappe per noi insolite (ma buone: indimenticabile quella ai fiori di sambuco, da servire fredda con una foglia di menta), di apprendere la differenza tra speck artigianale e industriale, di gustare la mortandela, “tipico salume del Trentino che non viene insaccato ma bensì stagionato sotto cumuli di farina di polenta e affumicato”.
SETTIMO GIORNO
Dal centro di Ossana seguiamo il Sentiero de la Lec, che sale seguendo il corso di un torrente e al’’interno di una incantevole e rigogliosa abetaia che ci porta nella conca di Valpiana ,a m. 1221. Dopo una breve sosta per ammirare l’incantevole paesaggio, in prossimità del Rifugio Valpiana imbocchiamo la strada forestale che attraversa il fitto bosco di abeti del costone del Monte Salvat per raggiungere il lago di Fazzon o, come è meglio conosciuto, dei Caprioli (1321 m.s.l.). Molte sono le persone che o camminando sul sentiero che circonda il lago o sedute sulle rive si gustano il bel panorama e la bella giornata (e le canzoni della tradizione montanara cantate da un coro anche lui sulle rive del lago).

Il torrente del sentiero 
Composizione naturale di radici sul sentiero 
La conca di Valpiana 
La conca di Valpiana 
Un momento di riposo 
Verso il lago Fazzon
Il lago infiamma la mia passione per la pesca. Mi sono portato la canna per la pesca alla mosca: i turisti mi condizionano e raffreddano un po’ l’entusiasmo, ma alla fine sono pronto. Certo dovrò ancora di molto migliorare il mio lancio, capire con quale mosca pescare, però riesco a prendere la mia prima trota con questo tipo di pesca: c’è sempre una prima volta …

Il lago Fazzon 
Il lago Fazzon
Il pomeriggio sta finendo e anche se le trote hanno da poco iniziato a bollare (situazione ideale per la pesca) lasciamo il lago seguendo il facile “Sentiero degli Gnomi” (il nome deriva dalle opere in legno che ritraggono streghe, spiriti del bosco, animali e gnomi che si incontrano lungo il percorso) che ci porta a Pellizzano. Da qui, sempre a piedi, lungo la pista ciclabile, raggiungiamo il campeggio.

Veduta dal “Sentiero degli Gnomi” 
L’attraversamento di una zona umida 
Uno gnomo del sentiero 
Uno gnomo del sentiero 
Uno gnomo del sentiero 
Uno gnomo del sentiero
OTTAVO GIORNO
Lo trascorriamo in bicicletta perché percorriamo la parte centrale o “valle bassa” della pista ciclabile che attraversa la Val di Sole che si sviluppa da Ossana a Malé. Dal depliant dell’Azienda per il Turismo della Val di Sole che abbiamo trovato alla reception del campeggio: “Pisa ciclabile easy … si sviluppa quasi per intero lungo il percorso del fiume Noce per 35 km da Cogolo di Pejo fino a Mostizzolo ricalcando il tracciato di antiche strade di collegamento o di strade arginali e di campagna. Il percorso non è impegnativo e copre un dislivello complessivo di 565 metri. Si possono scegliere vari percorsi, utilizzare il treno Dolomiti Express (servizio Bike Train/Bus) organizzato per il trasporto delle bici per integrare più itinerari o risalire comodamente dal fondovalle.” La parte che noi abbiamo fatto, tutta asfaltata, è composta da tratti pianeggianti a lievi discese, offre belle vedute sul fiume Noce (spesso percorso da canoe e gommoni impegnati in gare e/o spericolate discese lungo le rapide del fiume) e dei prati attorno, e da Daolana (a proposito: questo comune come tutta la valle sono un grande territorio per gli amanti della mountain bike) a Malé “è probabilmente il tratto più semplice di tutta la ciclabile” (citato dal depliant).

La pista ciclabile 
Il fiume Noce visto dalla pista 
Una finestra a Pellizzano lungo la pista ciclabile
Arrivati a Malé, che è il capoluogo della Comunità della Val di Sole e si trova in ottima posizione rispetto al Parco Naturale Adamello Brenta, Madonna di Campiglio ed il Parco dello Stelvio, facciamo una breve visita del paese (per chi fosse interessato, interessante è la visita al Museo etnografico della civiltà solandra in via Trento nel Palazzo della ex Pretura).
Alla sera, ceniamo in un ristorante Michelin “Antica Osteria”, che si trova nel centro di Ossana. Per la guida: “piacevole ristorante ricco di fascino montano ed antico al tempo stesso. Tutta la famiglia è dedita all’attività, con risultati proverbiali: sapori regionali in ricette sfiziose, nelle quali si utilizza il meglio degli ingredienti stagionali della zona. In primis, carne e cacciagione”. Non possiamo che confermare questo giudizio. Il ristorante è composto da piccole ed accoglienti sale, che ricordano gli interni di case montane, tutte arredate con gusto, il titolare ed il personale sono cortesi e professionali e la nostra eccellente cena è consistita in piatti che hanno valorizzato alcuni prodotti del territorio come la battuta di carne di cervo, le erbe selvatiche di campo poste sopra alla battuta di cervo (in agrodolce) o contenute nel pesto del risotto (più noci, nocciole tritate finemente e formaggio grattugiato), la consistente e saporita fetta di formaggio prodotto dal locale caseificio cotta alla brace. Crostoni con lardo locale dal sapore delicato e che si scioglieva in bocca, fiori di zucchina ripieni di ricotta, due ottimi calici di vino hanno completato la cena, che, tra l’altro, ha avuto un ottimo rapporto qualità/prezzo.
Una bella conclusione di una settimana che ci ha confermato che il Trentino è davvero una bella ed accogliente regione, in cui sicuramente ritorneremo.