In Bourgogne

Chi legge il nostro blog sa che amiamo la Francia e che, appena possiamo, programmiamo un viaggio in questa nazione. Questa volta avevamo una decina di giorni (il Covid sarebbe arrivato di lì a poco) e ci è sembrato il tempo giusto per visitare un po’ la Bourgogne (ma non solo).

Primo giorno

In viaggio per circa 500 chilometri e alla sera siamo arrivati a Chatillon-sur-Chalaronne (dipartimento dell’Ain, Regione “Rhone-Alpes”), nell’Area in Av. Raymond-Sarbach, in prossimità della posta, GPS E 4.96018 N 46.11941.

Secondo giorno

Alla mattina abbiamo visitato la cittadina, davvero un piccolo gioiello medievale. Come dice il toponimo, è adagiata lungo le rive del fiume Chalaronne (non le manca la denominazione di “petite Venise”), è classificata tra le “Ville  & Villages Fleuris”  e nel 2018 è risultata “1ère ville fleurs d’Or dans l’Ain”. I fiori presenti un po’ dovunque hanno colorato la nostra passeggiata tra i ponti e lungo gli argini e le numerose e pittoresche case a graticcio. Di particolare interesse storico sono stati la medievale Porte de Villars (in quel periodo la cittadina era una città fortificata) costruita in mattoni rossi noti come “carrons savoyarde”, la struttura in legno del mercato coperto del XVII° secolo, la chiesa di Saint-André in stile gotico fiammeggiante,  le vestigia del vecchio castello.

E’ attorno all’una del pomeriggio che raggiungiamo, dopo circa 25 chilometri, la nostra seconda meta della giornata: Bourg-en-Bresse. Siamo in una regione (la Bresse) che è famosa per l’allevamento del pollo (poulet de Bresse) fatto secondo un rigoroso protocollo e che vanta dal 1957 la denominazione di origine controllata (Appellation d’Origine Controlleé (AOC) e dal 1996 l’europea l’Appellation d’Origine Protégée (AOP). E così la nostra prima tappa non poteva che essere culinaria. Una volta lasciato il camper nel parcheggio del Monastère Royal de Brou, scegliamo uno dei ristoranti lungo l’omonimo boulevard per gustarci la specialità in versione arrostita: la carne soda, profumata, con una buona quantità di grasso e con una croccante pelle fine di mezzo pollo per ognuno di noi, accompagnata da insalata e patate al forno, è la delizia del nostro pranzo.

La nostra visita della cittadina inizia dal Monastère Royal. Venne costruito agli inizi del XVI° secolo in stile gotico fiammeggiante, con un tetto di tegole smaltate policrome,  ed è famoso per le numerose e belle tombe di reali, tutte finemente e dettagliatamente scolpite da artigiani locali e fiamminghi e la cappella di Margherita d’Austria, la duchessa di Savoia che volle costruire il monastero per ricordare l’amore che la legava al defunto marito, Filiberto il Bello. Non meno importanti sono però le vetrate e gli stalli lignei del coro, la tribuna di pietra ed i tre chiostri.

Tralasciamo il Museo civico annesso al Monastero e dopo una breve passeggiata raggiungiamo il centro storico della cittadina. Indubbiamente interessante e del quale ricordiamo le numerose case antiche, molte della quali a graticcio del XV° e XVI° secolo, palazzi settecenteschi,  la chiesa di Notre-Dame, rinascimentale all’esterno ma gotico fiammeggiante all’interno.

Terminata la visita ritorniamo a Chatillon-sur-Chalaronne per trascorrere la notte.

Terzo giorno

Alla mattina raggiungiamo Tournus. In origine un castrum romano, la cittadina è adagiata lungo le rive della  Saone (ed in un parcheggio lungo il fiume abbiamo lasciato il camper). Dopo una breve camminata abbiamo raggiunto il centro e ci siamo persi nelle pittoresche stradine su cui si affacciano antiche case, molte occupate da antiquari, che si sviluppano attorno alla abbazia di Saint-Philibert. L’abbazia è un capolavoro dell’arte romanica in Borgogna, che per noi vale assolutamente una attenta visita: costruita, non senza qualche problema (incendi) a partire dal IX° secoli da monaci benedettini in fuga dal monastero di Noirmoutier a causa delle invasione vichinghe, si presenta praticamente intatta. Restiamo colpiti dalla facciata, dal campanile rosa che ne ammorbidisce l’aspetto, dall’altezza del nartece, dalla lunga e ben illuminata navata e dalla bellezza degli altri ambienti abbaziali (cripta, chiostro, sala capitolare, refettorio, recinto con le torri difensive), che segnalano la passata opulenza dell’abbazia. Nella nostra passeggiata abbiamo incontrato anche un’altra chiesa: l’Eglise Saint-Valérien, in  rue Alexis Bessard, trasformata in una interessante galleria d’arte contemporanea.

La seconda tappa della giornata è stata la vicina (30 chilometri circa) Chalon-sur-Saône. Parcheggiamo il camper nell’Area di sosta nella “Prom. Sainte-Marie” (dove passeremo anche la notte) a due passi dal fiume e dal centro storico. Dove apprezziamo la place Saint-Vincent, con la Cattedrale e su cui prospettano pittoresche case a graticcio. Dedicata a san Vincenzo di Saragozza, la costruzione dell’attuale chiesa venne realizzata nel corso di circa cinquecento anni (il primo cantiere risale al 1090) ed ora si presenta come un compendio dell’architettura religiosa della regione, con elementi che risalgono al periodo romanico e gotico.

Dopo aver prestato la giusta attenzione ai numerosi negozi che popolano il centro (eh va beh: ci sta anche questo …), la tappa successiva della visita è stato il Museo Nicéphore Niépce, dedicato al mondo della fotografia, con circa seimila tra macchine fotografiche e strumenti ottici e più di tre milioni di immagini (Niépce, nacque a Chalon-sur-Saone nel 1765, fu fotografo e ricercatore, ed è passato alla storia per essere stato l’autore del primo scatto fotografico della storia).

La nostra passeggiata si è conclusa sull’isola di Saint-Laurent, proprio difronte al Museo, con la visita dell’antica farmacia  e la salita alla sommità della torre Doyenné, da cui si può godere una bella vista della cittadina.

Quarto giorno

Eccoci nella bella e molto interessante Beaune. Dopo aver lasciato il camper nell’Aire de Beaune, in Av. Charles-de-Gaulle, raggiungiamo il vicino centro storico. Ci dedichiamo innanzitutto all’arte. Iniziamo da un capolavoro gotico-borgognone: l’Hotel-Dieu des Hospices de Beaune, un ospedale fondato nel 1443 e funzionante fino al 1971. Una volta entrati nel cortile il nostro sguardo viene colpito dalle numerose ed elaborate torrette che sormontano il tetto dalle multicolori tegole. L’interno non è da meno. Di grandissimo interesse sono: la Grand-Salle, o “chambre des povres”, di “50 metri di lunghezza, 14 di larghezza e 16 metri di altezza” (così la fedele guida Michelin), destinata ad accogliere i malati, dal soffitto con la volta a botte e dalle molte raffigurazioni di draghi per ricordare l’inferno, il perfetto allineamento di 28 letti a colonna, i mobili di ispirazione medioevale e, alla sua fine, il pregevole Christ aux liens, della fine del XV° secolo, ottenuto da un unico pezzo di quercia; la Cappella, divisa dalla Grand-Salle da una paratia in stile flamboyant, posizionata in modo che i malati potessero seguire i servizi religiosi senza alzarsi dal loro letto ed in questo sintesi perfetta dei due aspetti dell’Hospice; la Farmacia settecentesca con le numerose boccette che nel corso dei secoli hanno contenuto unguenti, oli, pillole o sciroppi; la Cucina con lo spettacolare spiedo azionato da un automa; le varie Corsie, ognuna con una precisa destinazione d’uso. Per finire con il pedagogico Polittico del Giudizio Universale, di Roger van der Weyden (ora visibile alla fine della visita, ma in origine, e non a caso, posto nella Cappella).

Completiamo questa parte della visita con la Basilique Collégiale Notre-Dame, in stile romanico e dal bel portico, e con la piacevole passeggiata sui possenti bastioni di pietra.

Beaune si trova nella parte meridionale della Cote d’Or (che qui prende il nome appunto di Cote de Beaune, mentre l’altra a settentrione si chiama Cote de Nuits), una stretta fascia di vigneti coltivati sul versante occidentale di una una catena di colline che si sviluppa per circa 60 chilometri a sud di Digione ed in cui si producono i migliori vini, sia rossi che bianchi, di Borgogna (numerosi materiali informativi si trovano negli Uffici del Turismo della zona). Per questo, e non poteva essere altrimenti, l’altra parte della visita è stata dedicata al vino, con degustazioni ed acquisti in alcune enoteche che abbiamo incontrato in città.

A seguire Chateneuf-en-Auxois, un borgo d’origine medievale della Cote d’Or, ora classificato come uno tra i “plus beaux villages de France“, che fu crocevia di tre zone (la regione Beaune per il vino, quella di montagna per il legno e il carbone e quella di Auxois per l’allevamento degli animali ed il grano), nonché tappa di molti pellegrini sulla strada di San Juan de Compostela. Di quel passato conserva vestigia importanti che abbiamo ammirato nella nostra passeggiata:  il castello, una delle ultime testimonianza dell’architettura militare borgognona, le numerose e belle case d’epoca in pietra, costruite tra la fine del Medioevo ed il Rinascimento, con le loro torrette, sculture ed ornamenti vari che si protendono sulle strade e che furono le case dei ricchi mercanti, le tre porte d’accesso e quel che rimane dell’ Hôtel de Mépartistes, che accoglieva i pellegrini.

Terniamo la giornata a Semur-en-Auxois. Parcheggiamo il camper nell’Area di in Av. Pasteur, parking complexe sporti, GPS: E 4.3494 N. 47.49486. E’ tardi pomeriggio, ma c’è tempo per una visita della città vecchia. Dei quattro bastioni di granito rosa risalenti al Medioevo che la proteggono, restiamo particolarmente colpiti dalla Tour de la Orle d’Or, con le sue antiche crepe, che sembra debba crollare da un momento all’altro. Superiamo le due porte medioevali e ci incamminiamo lungo rue Buffon, pedonale e con molte case del seicento. Al n. 14 troviamo una pasticceria che produce le semurettes, che sono dei deliziosi cioccolatini fondenti: assolutamente da provare.

E’ buio e così interrompiamo la visita anche perché abbiamo deciso di ritornare a Semur-en-Auxois la domenica perché ci sarà un mercatino dell’usato, che ci lascerà sicuramente tempo per completare la visita di questa bella cittadina.

Quinto giorno

La prima tappa è l’affascinante (e turistica) Vezelay, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Il borgo è arroccato sopra uno sperone roccioso al vertice del quale si trova la Basilique Sainte-Madeleine e attorno al quale ci sono vigneti e campi di girasoli. I turisti sono tanti e con molti di loro  ci incamminiamo verso la Basilica lungo le vie principali (Rue Saint-Pierre e rue Saint-Etienne) sulle quali si affacciano antiche case dalle belle facciate, ora principalmente occupate da gallerie d’arte, botteghe, bar e ristoranti. La Basilica, di grande importanza religiosa e storica (fu ed è meta di pellegrinaggio per le reliquie di Santa Maddalena e perché è una delle tappe dell’itinerario verso San Juan de Compostela, mentre qui San Bernardo predicò la Seconda Crociata e Riccardo Cuor di Leone e Filippo Augusto si incontrarono prima di partire per le Terza Crociata) non ebbe una vita facile: la fondazione risale alla fine del IX° secolo, ma nel corso dei secoli fu più volte distrutta e ricostruita e quella che ammiriamo oggi è il risultato dei restauri compiuti nel corso del XIX° secolo. Anche noi non possiamo che restare affascinati dalla sua architettura caratterizzata da elementi romanici e gotici: splendido è il timpano del XII° secolo del portale centrale, in stile romanico, che presenta Gesù Cristo in gloria tra gli Apostoli, mentre la navata, molto luminosa, ha archi rotondi e piccole finestre tipiche dello stile romanico, diversamente gli archi del coro e del transetto, con finestre più grandi, sono gotici. Sotto il transetto c’è la Cripta del XII° secolo con un reliquiario che contiene un frammento osseo che, si dice, della Maddalena.

Lasciata la Basilica ci spostiamo nel parco da cui si hanno delle belle vedute della valle (Vallée de Cure) e dei paesi vicini. Ritorniamo sui nostri passi, riprendiamo il camper per Auxerre.

Parcheggiamo il camper nell’Area sul Quai de l’Ancien-Abbaye, parc Roscoff, sulla riva destra del fiume Yonne che attraversa la città, non a caso porto fluviale che risale ai Romani. Dall’area di sosta ci spostiamo sul vicino ponte pedonale ad archi archi dal quale si ha un’ottima e bella veduta della città, abbarbicata sul fianco di una collina. Su tutto svetta l’imponente mole della Cattedrale Saint-Etienne, con il suo alto campanile. Dal ponte ci dirigiamo nella Città Vecchia. Visitiamo la Cattedrale: la facciata occidentale è in stile gotico e fu pesantemente colpita dagli Ugonotti durante le Guerre di Religione, l’interno conserva alcune stupende vetrate istoriate (nella cappella absidale e nel deambulatorio) e tra gli affreschi della romanica cripta dell’XI° apprezziamo quello del Cristo a cavallo. Usciti dalla Cattedrale ci indirizziamo verso l’antica Abbazia di St. Germain che si trova nella parte nord della città. Soprattutto per la sua Cripta con la tomba di San Germano, un capolavoro dell’architettura e dell’arte carolingia (solo visite guidate in francese, ma con opuscoli nelle varie lingue). Ci spostiamo poi verso il  Municipio: è il centro commerciale della città, in parte risalente al medioevo. Interessanti sono la Tour de l’Horloge, del 1483, ma con seicenteschi quadranti e la statua policroma di Marie Noel, poetessa di Auxerre.

E’ sera ormai e ritorniamo a Semur-en-Auxois.

Sesto giorno

Ci alziamo di buon’ora per il mercato: tante sono le bancarelle, facciamo qualche buon affare e, tra questi, un doppio vinile di un concerto dal vivo di Alan Stivell. Dopo il mercatino completiamo la visita di Semur-en-Auxios. Visitiamo la Collégiale Notre-Dame e seguiamo la Promenade du Rempart che ci regala delle belle vedute.

La tappa successiva della giornata è la cistercense abbazia di Fontenay, dichiarata patrimonio universale dall’Unesco. Il posto è idilliaco: l’Abbazia sorge in una valle tra boschi ed un ruscello. La visita ci regala l’opportunità di rivivere la vita dei monaci che la fondarono e che qui vissero, tra contemplazione, preghiera e lavoro manuale (c’è anche la “prima fabbrica metallurgica d’Europa”).

Alla sera raggiungiamo il “Camping du lac Kir”, al numero 3 di Bd. Chanoine-kir: ci resteremo i due giorni che dedicheremo alla visita di Digione e aut po’ di riposo.

Settimo giorno

Digione ha un passato importante (fu grandissima nei secoli XIV° e XV°) come testimoniano i molti eleganti edifici medioevali e rinascimentali, è sede di importanti musei e possiede un animato centro che dà al visitatore la possibilità di grandi acquisti (vino, cibo).

La nostra prima tappa è stata il grandioso Palais des Ducs e des Etats de Bourgogne: è nel cuore del centro storico e con la sua facciata neoclassica si affaccia sulla semicircolare e spettacolare place de la Libération, progettata alla fine del ‘600 da uno degli architetti di Versailles. Dopo aver dedicato delle fotografia alla facciata e alla piazza, andiamo nell’ala occidentale del palazzo dove, all’interno dell’arco che si trova di fronte al n. 92 di Rue de la Liberté, si trova una sfarzosa scala marmorea con una ringhiera dorata. Ci spostiamo a pochi passi dalla Cour d’Honneur, il cortile delimitato dalla cancellata, per salire sulla Tour Philippe le Bon: è alta 46 metri, venne costruita nella metà del XV° secolo e dalla sua sommità riusciamo ad avere un’ottima veduta di tutta la città.

Una volta scesi ci spostiamo nella zona a nord del Palazzo e passeggiamo lungo rue Verrerie, rue Vannerie, rue de Forges e le vie limitrofe per ammirare le più belle residenze aristocratiche (hotels particuliers, in francese): la Maison des Cariatides, dalla ricca facciata che oltre alle figure femminili presenta corni e piante rampicanti; l’Hotel Aubriot, la cui facciata è decorata di ghirlande, leoni e strani volti umani; la Maison Maillard, rinascimentale; l’Hotel Chambelles, seicentesco, dal bel cortile con una elegante scala a chiocciola, l’Hotel de Vogue, con l’armonico cortile rinascimentale; la Maison Millière, sul cui tetto si possono vedere un gatto ed un gufo.

La giornata continua con il Musée des Beaux-Arts, situato nell’area orientale del Palazzo dei Duchi. E’ tra i più prestigiosi di Francia: nella sala comunemente nota come Salle des Garden  si trovano tre retabli gotici dorati e i pregevoli sepolcri dei duchi di Borgogna, Filippo l’Ardito e di Giovanni senza Paura (con la moglie). Molti sono gli oggetti d’arte e i dipinti di grandi pittori, dal Medioevo al Rinascimento (e le sale dedicate sono sicuramente, per la quantità e la quantità delle opere, le più importanti di tutto il Museo) e ai giorni nostri.

Una volta usciti, senza una meta precisa, passeggiamo nel centro della città: facciamo acquisti di formaggi (soprattutto di capra. E si rinnova la diatriba: meglio quelli italiani o quelli francesi?) e una buona bottiglia di vino per la cena in camper.

Ottavo giorno

Eglise Saint-Michel

Iniziamo con la visita di alcune chiese: l’Eglise de Notre Dame, a nord del Palazzo dei Duchi, nella cui facciata si trova il trecentesco Horloge a Jacquemart, trecentesco, un trofeo di guerra portato qui dalle Fiandre da Filippo l’Ardito, l’Eglise Saint-Michel, nell’omonima piazza, un po’ gotica ed un po’ rinascimentale, che vanta una bella facciata decorata, per la nostra guida, “considerata una delle più belle di Francia”; la Cathedrale Saint-Benigne, in place Saint-Philibert, in stile gotico-borgognone.

Il Musèe de la Vie Bourguignonne, in rue Saint-Anne, l’altra tappa della giornata. E’ allestito in un convento cistercense del XVII° secolo. E’ per noi di grande interesse perché con i molti oggetti che raccoglie e le ricostruzioni degli ambienti illustra la vita quotidiana della popolazione rurale ed urbana della Borgogna.

E la giornata si chiude con la celebre moutarde de Dijon: entriamo nel  negozio di Maille, in rue de la Liberté 32: il pungente aroma che ci colpisce quando entriamo, la vista che cade sui barattoli dei 36 (così troviamo scritto:?!) tipi di senape, il fatto che non si può lasciare Digione senza uno dei suoi prodotti tipici ci convince ad acquistare alcuni (piccoli) barattoli che faranno bella mostra di sé (ma che verranno poco consumati) nella nostra casa.

Lascia un commento